• TRENTINI – il caso si complica adesso

    È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti.
    Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”.
    Il quadro si è oggettivamente complicato.

    L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante.

    A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi.

    Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti.

    L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.
    L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo.

    Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza.

    L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto.
    Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere.

    #FreeAlbertoTrentini
    #DirittiUmani
    TRENTINI – il caso si complica adesso ⚖️🌍 È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti. Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”. Il quadro si è oggettivamente complicato. L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante. A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi. Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti. L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare. L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza. L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto. Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere. #FreeAlbertoTrentini #DirittiUmani
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  • L’intelligence britannica e alcuni segmenti della ClA (intelligence USA) stanno facendo di tutto per sabotare i negoziati. - L. C. Johnson, ex analista ClA

    Nel 1991 la Russia rese l’Ucraina indipendente con la promessa (inserita nella Costituzione ucraina) che il Paese restasse neutrale e non desse accesso a eserciti stranieri.
    Nel 2019 l’Ucraina rimosse la clausola di neutralità, dichiarandosi disposta a entrare addirittura nella NAT0 (alleanza che si oppone agli interessi russi di difesa e sicurezza). Come riportato a feb 2024 da New York Times, gli USA hanno installato in Ucraina, a partire dal 1992, ben 12 basi ClA.

    Le azioni della NAT0, dal 2008, sono diventate sempre più aggressive (come riportato da varie riviste di geopolitica dell’epoca) fino ad esporre l’Ucraina al rischio attuale, e l’Europa intera a una guerra devastante, dalla quale gli USA vogliono ora sfilarsi.

    https://youtu.be/IAEXy7xKvx8?si=y8_cmOayC-jTq4Rm
    L’intelligence britannica e alcuni segmenti della ClA (intelligence USA) stanno facendo di tutto per sabotare i negoziati. - L. C. Johnson, ex analista ClA 🟣Nel 1991 la Russia rese l’Ucraina indipendente con la promessa (inserita nella Costituzione ucraina) che il Paese restasse neutrale e non desse accesso a eserciti stranieri. 🔻Nel 2019 l’Ucraina rimosse la clausola di neutralità, dichiarandosi disposta a entrare addirittura nella NAT0 (alleanza che si oppone agli interessi russi di difesa e sicurezza). 🔻Come riportato a feb 2024 da New York Times, gli USA hanno installato in Ucraina, a partire dal 1992, ben 12 basi ClA. 🔴Le azioni della NAT0, dal 2008, sono diventate sempre più aggressive (come riportato da varie riviste di geopolitica dell’epoca) fino ad esporre l’Ucraina al rischio attuale, e l’Europa intera a una guerra devastante, dalla quale gli USA vogliono ora sfilarsi. https://youtu.be/IAEXy7xKvx8?si=y8_cmOayC-jTq4Rm
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  • Elementi Per Parco Giochi Da Giardino

    Acquista elementi per parco giochi da giardino come il trapezio ginnico AKROBATA, ideale per arrampicata e attività ludiche in totale sicurezza.

    Visit us:- https://otitu.it/product-ita-1320-Trapezio-ginnico-AKROBATA.html
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    Trapezio ginnico AKROBATA
    Volete che i vostri figli si divertano? Il trapezio Acrobat è una soluzione ideale, un elemento del parco giochi che può essere utilizzato in molti modi. Il bambino può dondolarsi tradizionalmente o utilizzare come dispositivo di sollevamento.
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  • Pesticidi, Corte Ue: “Bruxelles ha riapprovato la Cipermetrina senza prove di sicurezza”
    https://ilsalvagente.it/2025/12/19/pesticidi-corte-ue-bruxelles-ha-riapprovato-la-cipermetrina-senza-prove-di-sicurezza/
    Pesticidi, Corte Ue: “Bruxelles ha riapprovato la Cipermetrina senza prove di sicurezza” https://ilsalvagente.it/2025/12/19/pesticidi-corte-ue-bruxelles-ha-riapprovato-la-cipermetrina-senza-prove-di-sicurezza/
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    Pesticidi, Corte Ue: “Bruxelles ha riapprovato la Cipermetrina senza prove di sicurezza”
    Il tribunale europeo ha accolto il ricorso di Pan-Europe: "La Commissione nel 2021 ha agito illegittimamente riapprovando la cipermetrina perché non ha valutato la tossicità a lungo termine e ha preso per buone alcune misure di riduzione dei rischi non scientifiche"
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  • MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza

    Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci.
    E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo.
    Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva.
    Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario.
    Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane.
    È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì.

    Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra.
    Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025?
    Eccolo.

    A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia.
    Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene.
    Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità.
    Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario.
    Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland.
    Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita.
    E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato.
    Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana.

    Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale.
    La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale.
    Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere.
    E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro.

    Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica.

    Esistono gruppi politici di potere? Vero.
    Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo.
    Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro?
    Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio.

    Milano oggi merita di essere liberata.
    Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita.
    Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza.
    E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano.

    Vogliamo davvero questo?
    Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla.
    Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo.
    Il primo passo si fa sempre da qui.
    Dal nostro metro quadrato di sofferenza.

    #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita
    #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
    🚨 MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza ⚠️🏙️ Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci. E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo. 📉 Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva. Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario. ❤️‍🩹 Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane. È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì. Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra. Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025? Eccolo. 🧾🔥 A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia. Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene. Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità. Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario. Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland. Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita. E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato. Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana. Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale. La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale. Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere. E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro. Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica. Esistono gruppi politici di potere? Vero. Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo. Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro? Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio. 🪧 👉Milano oggi merita di essere liberata. Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita. Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza. E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano. 🍞 Vogliamo davvero questo? Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla. Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo. Il primo passo si fa sempre da qui. Dal nostro metro quadrato di sofferenza. 📐🔥 #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
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  • Panoramica del mercato della carta per imballaggio alimentare: tendenze, fattori di crescita e dinamiche competitive

    Il mercato globale della carta per imballaggio alimentare continua a evolversi, con la sicurezza alimentare, la sostenibilità e la praticità che assumono un ruolo centrale nell'industria alimentare. Dai prodotti freschi e da forno ai pasti pronti e al fast food, la carta per imballaggio rimane una soluzione di confezionamento fondamentale, in grado di bilanciare protezione, presentazione e responsabilità ambientale.

    Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato della carta per imballaggio alimentare - https://www.skyquestt.com/report/food-wrapping-paper-market
    Panoramica del mercato della carta per imballaggio alimentare: tendenze, fattori di crescita e dinamiche competitive Il mercato globale della carta per imballaggio alimentare continua a evolversi, con la sicurezza alimentare, la sostenibilità e la praticità che assumono un ruolo centrale nell'industria alimentare. Dai prodotti freschi e da forno ai pasti pronti e al fast food, la carta per imballaggio rimane una soluzione di confezionamento fondamentale, in grado di bilanciare protezione, presentazione e responsabilità ambientale. Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato della carta per imballaggio alimentare - https://www.skyquestt.com/report/food-wrapping-paper-market
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Food Wrapping Paper Market Size, Share | Analysis [2033]
    Food Wrapping Paper Market size is $405.45 billion in 2025, estimated at $631.74 billion by 2033, CAGR 5.7%.
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  • Panoramica del mercato delle motociclette connesse: tendenze, segmentazione e prospettive

    Il mercato globale delle motociclette connesse sta guadagnando slancio grazie alle tecnologie digitali che stanno trasformando sempre più il settore dei veicoli a due ruote. Un tempo limitate alla semplice ingegneria meccanica, le motociclette si stanno ora evolvendo in veicoli intelligenti e connessi, integrando software, sensori e servizi basati su cloud per migliorare la sicurezza, le prestazioni e l'esperienza di guida.

    Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato delle motociclette connesse - https://www.skyquestt.com/report/connected-motorcycle-market
    Panoramica del mercato delle motociclette connesse: tendenze, segmentazione e prospettive Il mercato globale delle motociclette connesse sta guadagnando slancio grazie alle tecnologie digitali che stanno trasformando sempre più il settore dei veicoli a due ruote. Un tempo limitate alla semplice ingegneria meccanica, le motociclette si stanno ora evolvendo in veicoli intelligenti e connessi, integrando software, sensori e servizi basati su cloud per migliorare la sicurezza, le prestazioni e l'esperienza di guida. Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato delle motociclette connesse - https://www.skyquestt.com/report/connected-motorcycle-market
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Connected Motorcycle Market Size, Share| Growth Report 2033
    Connected Motorcycle Market projected to record 45.3% CAGR, climbing from $383.78 million to $7624.34 million.
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  • I migliori casino online garantiscono elevati standard di sicurezza e affidabilità. Offrono un vasto catalogo di slot, giochi da tavolo e casinò live di alta qualità. L’assistenza clienti efficiente e i software certificati li rendono molto apprezzati.https://dedalomultimedia.it/
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  • I casino online non AAMS permettono di giocare su siti esteri regolamentati da autorità come Malta o Curacao. Queste piattaforme garantiscono software certificati e sicurezza dei dati. Sono ideali per chi cerca un’esperienza di gioco moderna e dinamica.https://www.myrobotcenter.eu/
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  • CARI AMICI, GRAZIE DEI VOSTRI LIKE. IN ITALIA PER VOLONTA' DEL PESSIMO GOVERNO IN PIEDI, LA ECONOMIA INDUSTRIALE ED ARTIGIANALE SI STA TRASFORMANDO IN ECONOMIA DI GUERRA !!!! QUINDI, ACQUISTO DI ARMI E TUTTO QUANTO NECESSITA PER LA COSIDDETTA SICUREZZA !!!! MA LA GUERRA CONTRO LA RUSSIA NON LA VEDRANNO. SE SCOPPIERA' IL TERZO CONFLITTO MONDIALE , NON SARA' PER COLPA DELLA UE MALEDETTA E STRAMALEDETTA O DELLA RUSSIA. BUONA GIORNATA ED UN ABBRACCIO A TUTTI. BUONA DOMENICA.
    CARI AMICI, GRAZIE DEI VOSTRI LIKE. IN ITALIA PER VOLONTA' DEL PESSIMO GOVERNO IN PIEDI, LA ECONOMIA INDUSTRIALE ED ARTIGIANALE SI STA TRASFORMANDO IN ECONOMIA DI GUERRA !!!! QUINDI, ACQUISTO DI ARMI E TUTTO QUANTO NECESSITA PER LA COSIDDETTA SICUREZZA !!!! MA LA GUERRA CONTRO LA RUSSIA NON LA VEDRANNO. SE SCOPPIERA' IL TERZO CONFLITTO MONDIALE , NON SARA' PER COLPA DELLA UE MALEDETTA E STRAMALEDETTA O DELLA RUSSIA. BUONA GIORNATA ED UN ABBRACCIO A TUTTI. BUONA DOMENICA.
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