• Blog | Cara Bartolozzi, i giovani se ne vanno dall'Italia per colpa della politica, non della magistratura
    di Roberto Celante Ospite ad un programma tv sul referendum costituzionale del 22-23 marzo, il Capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, Giusy Bartolo...

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/10/cara-bartolozzi-i-giovani-se-ne-vanno-dallitalia-per-colpa-della-politica-non-della-magistratura/8319128/
    Blog | Cara Bartolozzi, i giovani se ne vanno dall'Italia per colpa della politica, non della magistratura di Roberto Celante Ospite ad un programma tv sul referendum costituzionale del 22-23 marzo, il Capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, Giusy Bartolo... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/10/cara-bartolozzi-i-giovani-se-ne-vanno-dallitalia-per-colpa-della-politica-non-della-magistratura/8319128/
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    Blog | Cara Bartolozzi, i giovani se ne vanno dall'Italia per colpa della politica, non della magistratura
    di Roberto Celante Ospite ad un programma tv sul referendum costituzionale del 22-23 marzo, il Capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, Giusy Bartolo...
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  • Separazione delle carriere, sorteggio, Csm e politica: tutte le bugie nel video di Meloni sul referendum
    La premier sui social invita a votare Sì spiegando a suo modo la riforma. Ma moltissime delle sue affermazioni sono false o distorte

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/03/09/referendum-giustizia-meloni-video-false-affermazioni-notizie/8318073/
    Separazione delle carriere, sorteggio, Csm e politica: tutte le bugie nel video di Meloni sul referendum La premier sui social invita a votare Sì spiegando a suo modo la riforma. Ma moltissime delle sue affermazioni sono false o distorte https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/03/09/referendum-giustizia-meloni-video-false-affermazioni-notizie/8318073/
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    Separazione delle carriere, sorteggio, Csm e politica: tutte le bugie nel video di Meloni sul referendum
    La premier sui social invita a votare Sì spiegando a suo modo la riforma. Ma moltissime delle sue affermazioni sono false o distorte
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  • GRANDISSIMA Federica Angelini del Comitato Ascoltami. QUESTO è ALTO TRADIMENTO e NON C'E' NIENTE d'AGGIUNGERE.
    NON POSSIAMO DIMENTICARE e NON POSSIAMO PERDONARE.
    CHIEDIAMO che SIA FATTA GIUSTIZIA!
    MASSIMA DIFFUSIONE!

    Approfondimento: https://lanuovabq.it/it/danneggiati-da-vaccino-fuori-dal-ghetto-infranto-il-tabu-del-parlamento

    #ionondimentico
    #iononperdono
    #giustiziaperidanneggiati
    GRANDISSIMA Federica Angelini del Comitato Ascoltami. QUESTO è ALTO TRADIMENTO e NON C'E' NIENTE d'AGGIUNGERE. NON POSSIAMO DIMENTICARE e NON POSSIAMO PERDONARE. CHIEDIAMO che SIA FATTA GIUSTIZIA! MASSIMA DIFFUSIONE! Approfondimento: https://lanuovabq.it/it/danneggiati-da-vaccino-fuori-dal-ghetto-infranto-il-tabu-del-parlamento #ionondimentico #iononperdono #giustiziaperidanneggiati
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  • IO OBIETTO

    La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione.

    Eppure sta accadendo di nuovo.
    Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione.

    Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti.
    Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo.

    Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”.
    Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi.

    Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva.
    “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”.
    Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza.

    E forse vale la pena ascoltarli.
    Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive.
    È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale.
    Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra.

    Dire “io obietto” non è uno slogan.
    È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi.

    #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
    IO OBIETTO ✋ La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione. Eppure sta accadendo di nuovo. Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione. Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti. Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo. Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”. Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi. Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva. “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”. Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza. E forse vale la pena ascoltarli. Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive. È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale. Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra. Dire “io obietto” non è uno slogan. È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi. #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
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  • NON È SOLO UN’APP
    (A fare la differenza)

    Qualcuno potrà storcere il naso o mugugnare che si tratti solo di “materia nazionale”.

    Ma quando si parla di lavoro, una città come Milano non può tirarsi fuori dal dibattito politico né sottrarsi al peso della propria istituzione.
    Negli ultimi anni le istituzioni hanno spesso scelto la neutralità, che è una forma elegante di "assenza".
    E mentre Milano celebrava la sua crescita, nelle sue strade si consolidava un modello fatto di consegne pagate pochi euro, turni infiniti, nessuna tutela reale.

    Proprio questo ultimo sabato di febbraio, nel silenzio generale, i rider sono scesi in piazza per rivendicare condizioni più umane.
    Come ha ribadito l’avvocata giuslavorista Giulia Druetta:
    “Le leggi ci sono. Ma puntualmente nessuno le fa rispettare.”

    Non è una questione ideologica.
    È una questione di dignità.
    Una metropoli che ambisce a guidare l’innovazione non può farlo comprimendo i diritti.
    La modernità non può essere misurata con il parametro della precarietà permanente.
    Qui entra in gioco una responsabilità che è anche comunale.

    Il Comune non firma i contratti nazionali, è vero.
    Ma può scegliere che città essere.
    Può promuovere protocolli con le piattaforme.
    Può pretendere trasparenza negli appalti.
    Può vincolare concessioni pubbliche al rispetto di standard minimi di tutela.
    Può aprire tavoli permanenti sul lavoro (digitale e non).
    Può decidere davvero di stare dalla delle persone. E il sogno di una "Milano Libera" nasce proprio da questo concetto:
    la crescita economica deve essere compatibile con la giustizia sociale.
    Perché non esiste innovazione senza responsabilità, come non esiste progresso finché le disparità restano evidenti.

    Il tema dei rider non è una parentesi, ma lo specchio di una città che rischia di diventare sempre più veloce…
    e sempre meno umana.
    Quando parliamo di “città in 15 minuti”, dovremmo chiederci:
    si intende il tempo massimo consentito per consegnare un pasto dal punto A al punto B tramite la corsa pericolosa di un moderno "schiavo"?!

    Da come Milano risponde a queste istanze si capisce se vuole essere solo efficiente…
    o anche giusta.

    #MilanoLibera
    #DignitàDelLavoro
    #MilanoReale
    #PoliticaCivica
    #LavoroDigitale
    NON È SOLO UN’APP 🚲 (A fare la differenza) Qualcuno potrà storcere il naso o mugugnare che si tratti solo di “materia nazionale”. Ma quando si parla di lavoro, una città come Milano non può tirarsi fuori dal dibattito politico né sottrarsi al peso della propria istituzione. Negli ultimi anni le istituzioni hanno spesso scelto la neutralità, che è una forma elegante di "assenza". E mentre Milano celebrava la sua crescita, nelle sue strade si consolidava un modello fatto di consegne pagate pochi euro, turni infiniti, nessuna tutela reale. Proprio questo ultimo sabato di febbraio, nel silenzio generale, i rider sono scesi in piazza per rivendicare condizioni più umane. Come ha ribadito l’avvocata giuslavorista Giulia Druetta: “Le leggi ci sono. Ma puntualmente nessuno le fa rispettare.” Non è una questione ideologica. È una questione di dignità. Una metropoli che ambisce a guidare l’innovazione non può farlo comprimendo i diritti. La modernità non può essere misurata con il parametro della precarietà permanente. Qui entra in gioco una responsabilità che è anche comunale. Il Comune non firma i contratti nazionali, è vero. Ma può scegliere che città essere. Può promuovere protocolli con le piattaforme. Può pretendere trasparenza negli appalti. Può vincolare concessioni pubbliche al rispetto di standard minimi di tutela. Può aprire tavoli permanenti sul lavoro (digitale e non). Può decidere davvero di stare dalla delle persone. E il sogno di una "Milano Libera" nasce proprio da questo concetto: la crescita economica deve essere compatibile con la giustizia sociale. Perché non esiste innovazione senza responsabilità, come non esiste progresso finché le disparità restano evidenti. Il tema dei rider non è una parentesi, ma lo specchio di una città che rischia di diventare sempre più veloce… e sempre meno umana. Quando parliamo di “città in 15 minuti”, dovremmo chiederci: si intende il tempo massimo consentito per consegnare un pasto dal punto A al punto B tramite la corsa pericolosa di un moderno "schiavo"?! Da come Milano risponde a queste istanze si capisce se vuole essere solo efficiente… o anche giusta. #MilanoLibera #DignitàDelLavoro #MilanoReale #PoliticaCivica #LavoroDigitale
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  • CARI AMICI, STO PENSANDO CHE IN UNA ITALIA PIENA DI QUESTIONI DELICATISSIME, CHE APPUNTO AFFLIGGONO IL POPOLO ITALIANO, SI PARLA SOLO DI REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. IO VOTERO' PER IL NO E STO FACENDO PROPAGANDA PER IL NO. LE RAGIONI SONO MOLTEPLICI E SPERIAMO CHE NON ABBIA ESITO FAVOREVOLE LA VOTAZIONE PER IL SI' !!!! A PARTIRE DALLA PROSSIMA SETTIMANA SARO' ESPLICITA SULLE RAGIONI A SOSTEGNO DEL NO.BUONA GIORNATA ED UN ABBRACCIO.
    CARI AMICI, STO PENSANDO CHE IN UNA ITALIA PIENA DI QUESTIONI DELICATISSIME, CHE APPUNTO AFFLIGGONO IL POPOLO ITALIANO, SI PARLA SOLO DI REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. IO VOTERO' PER IL NO E STO FACENDO PROPAGANDA PER IL NO. LE RAGIONI SONO MOLTEPLICI E SPERIAMO CHE NON ABBIA ESITO FAVOREVOLE LA VOTAZIONE PER IL SI' !!!! A PARTIRE DALLA PROSSIMA SETTIMANA SARO' ESPLICITA SULLE RAGIONI A SOSTEGNO DEL NO.BUONA GIORNATA ED UN ABBRACCIO.
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  • PER NON DIMENTICARE! SONO PASSATI 4 ANNI...
    Rovesciamo il paradigma - Prof. Sergio Barbesta alla manif. di Libera Piazza Genova - 19/02/22

    "Proprio ieri ho sentito dire dal Presidente del Consiglio imposto, davanti alla solita pletora di giornalisti compiaciuti e compiacenti: “Governo Bellissimo”.
    Si guardi in giro Signor Presidente, alberghi chiusi, bar e ristoranti vuoti, città d’arte deserte, ponti che crollano, negozi con le scritte Affittasi/Vendesi.

    Un governo che spaventa, terrorizza, non fa entrare in università, in biblioteca, nei musei, nei cinema, in palestra, in piscina, sui mezzi pubblici i suoi giovani e che uccide i propri figli, non è un “Governo Bellissimo” ma è il peggior Governo che questa Repubblica abbia mai avuto e sarà ricordato per questo!

    CHI SI VACCINA MUORE e FA MORIRE!
    SI' FA MORIRE di dolore e di crepacuore le persone che gli stanno accanto!

    GRAZIE A TUTTI!"

    https://www.scenario.press/posts/24361

    #ionodimentico
    #vogliogiustizia
    #giustiziaperidanneggiati
    PER NON DIMENTICARE! SONO PASSATI 4 ANNI... Rovesciamo il paradigma - Prof. Sergio Barbesta alla manif. di Libera Piazza Genova - 19/02/22 "Proprio ieri ho sentito dire dal Presidente del Consiglio imposto, davanti alla solita pletora di giornalisti compiaciuti e compiacenti: “Governo Bellissimo”. Si guardi in giro Signor Presidente, alberghi chiusi, bar e ristoranti vuoti, città d’arte deserte, ponti che crollano, negozi con le scritte Affittasi/Vendesi. Un governo che spaventa, terrorizza, non fa entrare in università, in biblioteca, nei musei, nei cinema, in palestra, in piscina, sui mezzi pubblici i suoi giovani e che uccide i propri figli, non è un “Governo Bellissimo” ma è il peggior Governo che questa Repubblica abbia mai avuto e sarà ricordato per questo! CHI SI VACCINA MUORE e FA MORIRE! SI' FA MORIRE di dolore e di crepacuore le persone che gli stanno accanto! GRAZIE A TUTTI!" https://www.scenario.press/posts/24361 #ionodimentico #vogliogiustizia #giustiziaperidanneggiati
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    Rovesciamo il paradigma - Prof. Sergio Barbesta alla manif. di...
    PER NON DIMENTICARE! Rovesciamo il paradigma - Prof. Sergio Barbesta alla manif. di Libera Piazza Genova - 19/02/22 "Proprio ieri ho sentito dire dal Presidente del Consiglio imposto, davanti alla solita pletora di giornalisti compiaciuti e compiacenti: “Governo Bellissimo”. Si...
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  • Franco Fracassi sul referendum del prossimo 22/23 marzo: "Usciamo dalla logica di sinistra e destra..."

    ESCLUSIVO: Franco FRACASSI sul REFERENDUM costituzionale sulla RIFORMA della GIUSTIZIA

    In Italia il 23 marzo 2026 (e la domenica precedente, 22 marzo) si svolgerà un referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.

    Gli elettori saranno chiamati a confermare o respingere una legge costituzionale approvata dal Parlamento che modifica l’ordinamento giudiziario italiano.
    Il cuore della riforma riguarda:

    1. la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri;
    2. la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti per funzioni;
    3. l’istituzione di una Alta Corte disciplinare per i magistrati.

    https://youtu.be/-2hjH5SRfTA?si=vbdGcLx-xl_qld4Z
    Franco Fracassi sul referendum del prossimo 22/23 marzo: "Usciamo dalla logica di sinistra e destra..." ESCLUSIVO: Franco FRACASSI sul REFERENDUM costituzionale sulla RIFORMA della GIUSTIZIA In Italia il 23 marzo 2026 (e la domenica precedente, 22 marzo) si svolgerà un referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Gli elettori saranno chiamati a confermare o respingere una legge costituzionale approvata dal Parlamento che modifica l’ordinamento giudiziario italiano. Il cuore della riforma riguarda: 1. la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; 2. la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti per funzioni; 3. l’istituzione di una Alta Corte disciplinare per i magistrati. https://youtu.be/-2hjH5SRfTA?si=vbdGcLx-xl_qld4Z
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  • Anche traditrici le assistenti sociali, prima chiedono alla mamma del bosco disperata di confidare le sue lagnanze e poi usa queste dichiarazioni per affermare che non accetta il confronto
    Stanno distruggendo la vita della famiglia e non lo ammettono.
    Perché il ministro della giustizia non può trasferire tutti questi traditori a Perdasdefogu per una promozione?
    Ecco perché voterò SI al referendum.
    Anche traditrici le assistenti sociali, prima chiedono alla mamma del bosco disperata di confidare le sue lagnanze e poi usa queste dichiarazioni per affermare che non accetta il confronto Stanno distruggendo la vita della famiglia e non lo ammettono. Perché il ministro della giustizia non può trasferire tutti questi traditori a Perdasdefogu per una promozione? Ecco perché voterò SI al referendum.
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  • MA CHE ***** NEANCHE MEZZA GIORNATA di PRIGIONE???
    LA GIUSTIZIA È UGUALE PER TUTTI!
    LA MONARCHIA È MORTA!
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/19/caso-epstein-principe-andrea-arresto-rilascio-news/8298190/
    MA CHE CAZZO NEANCHE MEZZA GIORNATA di PRIGIONE??? LA GIUSTIZIA È UGUALE PER TUTTI! LA MONARCHIA È MORTA! https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/19/caso-epstein-principe-andrea-arresto-rilascio-news/8298190/
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    Andrea d'Inghilterra rilasciato dopo 12 ore: indagato per legami con Epstein
    L'ex principe, fratello di re Carlo, arrestato e rilasciato. È accusato di aver condiviso informazioni riservate con Jeffrey Epstein
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