• Un presente chiaro e molto oscuro

    L'attacco immediato di Israele contro il Libano per spezzare al suo sorgere la tregua tra Trump e l'Iran è la dimostrazione di chi comanda veramente il mondo.
    Infatti, dimostra che Trump è completamente nella mani di Netanyahu, e quindi gli USA nelle mani di Israele, e quindi il mondo nella mani di Israele.
    E non solo perché Trump è sotto ricatto per la trappola creata diabolicamente tramite Epstein. Questo è palese, ma non basta a spiegare la dipendenza ossessiva degli USA dal mondo ebraico, che risale al dopoguerra e non certo dal 2025. Gli ebrei sono incastonati in ogni posto di potere, soprattutto economico-finanziario e mediatico, negli USA (e non solo negli USA, come in Italia sappiamo bene).
    Chiunque al mondo avesse fatto un centesimo di quello che ha fatto Netanyahu negli ultimi tre anni, sarebbe già stato ucciso, o almeno deportato all'Aja e condannato, o almeno il suo Paese, ovvero Israele, distrutto economicamente con sanzioni pesantissime e isolato dal consesso delle nazioni.
    Pensate cosa sarebbe accaduto se Putin avesse fatto un decimo di quello che stanno facendo Trump e Netanyahu.
    Invece Netanyahu è al suo posto di comando e Israele domina indisturbato, al punto che può fare guerra a chi vuole, quando vuole, come vuole. E ha in pugno Trump e gli USA. E quindi l'Italia.
    Ma, chi legge questo mio commento, capirà che non deve fidarsi dei nostrani sostenitori di Israele, né seguirli? No. Sia per la ormai vastissima dissociazione che colpisce strutturalmente gli intelletti di milioni di persone, ormai ridotte a vivere di sentimenti e non più di logos.
    Sia per interessi personali (questi comandano sempre).
    Sia per non dover ammettere a se stessi e agli altri di non aver capito niente seguendo i sostenitori dell'inferno in terra, magari sotto la maschera della fede cattolica o della difesa della vita.
    Sia per affezionamento sentimentale a forze clericali e partitiche dalle quali non ci si vuole scrollare.
    Tanto, a morire sotto i bombardamenti sono i palestinesi, i libanesi o gli iraniani (per ora).
    Al massimo, qualche soldato americano (strano che non ci siano notizie di soldati ebrei caduti in Iran, vero? Cadono solo gli americani).
    Ma tutti si consolano seguendo Mentana, il quale ha manifestato il suo appoggio al movimento "No Kings" mettendo una foto di Trump e Putin. Ma senza Netanyahu, ovviamente, il quale per Mentana non è cattivo.
    Ben gli sta a Trump, che è diventato il bersaglio dell'odio del mondo intero anche con il carico del suo amico e ricattatore Netanyahu, ben più furbo di lui. Questo è il prezzo di essersi venduto ai piaceri della vita cadendo nella trappola di un mostro creato ad arte dai servizi segreti.
    Quali servizi segreti? Provate a indovinare.
    Nel frattempo, quella parte di mondo ci sta preparando il servizio a noi, con il prossimo blocco energetico, che sarà il proemio del tentativo di realizzazione dell'Agenda 2030 nel mondo.
    E la nostra vita diventerà un inferno.
    Ma i seguaci dei sostenitori di Israele continueranno imperterriti a seguire i propri carnefici. Perché combattono l'aborto.
    Mentre i loro eroi massacrano un numero immenso di bambini, come di adulti e di anziani. E finanziano le onnipotenti organizzazioni abortive del globalismo.
    Qualcuno lo capisce?
    E che dire di Trump, che da un lato combatte, anche efficacemente, questo globalismo abortista, genderista, post-umano woke, e, dall'altro, è schiavetto dei signori del globalismo woke?
    Meglio, in questi giorni, non fare grandi proclami di comprensione del presente e tanto meno di future previsioni.
    Meglio limitarsi a descrivere i fatti per quello che sono. E poi vedere cosa accade.
    Tentando di far ragionare l'immensa marea degli insipienti "benpensanti". Di più, non possiamo fare.
    In attesa, che il governo degli schiavi che è al potere in Italia ci proibisca, in nome della Costituzione più bella e democratica del mondo, di poter parlare liberamente per denunciare il male del mondo. (MV)
    Un presente chiaro e molto oscuro L'attacco immediato di Israele contro il Libano per spezzare al suo sorgere la tregua tra Trump e l'Iran è la dimostrazione di chi comanda veramente il mondo. Infatti, dimostra che Trump è completamente nella mani di Netanyahu, e quindi gli USA nelle mani di Israele, e quindi il mondo nella mani di Israele. E non solo perché Trump è sotto ricatto per la trappola creata diabolicamente tramite Epstein. Questo è palese, ma non basta a spiegare la dipendenza ossessiva degli USA dal mondo ebraico, che risale al dopoguerra e non certo dal 2025. Gli ebrei sono incastonati in ogni posto di potere, soprattutto economico-finanziario e mediatico, negli USA (e non solo negli USA, come in Italia sappiamo bene). Chiunque al mondo avesse fatto un centesimo di quello che ha fatto Netanyahu negli ultimi tre anni, sarebbe già stato ucciso, o almeno deportato all'Aja e condannato, o almeno il suo Paese, ovvero Israele, distrutto economicamente con sanzioni pesantissime e isolato dal consesso delle nazioni. Pensate cosa sarebbe accaduto se Putin avesse fatto un decimo di quello che stanno facendo Trump e Netanyahu. Invece Netanyahu è al suo posto di comando e Israele domina indisturbato, al punto che può fare guerra a chi vuole, quando vuole, come vuole. E ha in pugno Trump e gli USA. E quindi l'Italia. Ma, chi legge questo mio commento, capirà che non deve fidarsi dei nostrani sostenitori di Israele, né seguirli? No. Sia per la ormai vastissima dissociazione che colpisce strutturalmente gli intelletti di milioni di persone, ormai ridotte a vivere di sentimenti e non più di logos. Sia per interessi personali (questi comandano sempre). Sia per non dover ammettere a se stessi e agli altri di non aver capito niente seguendo i sostenitori dell'inferno in terra, magari sotto la maschera della fede cattolica o della difesa della vita. Sia per affezionamento sentimentale a forze clericali e partitiche dalle quali non ci si vuole scrollare. Tanto, a morire sotto i bombardamenti sono i palestinesi, i libanesi o gli iraniani (per ora). Al massimo, qualche soldato americano (strano che non ci siano notizie di soldati ebrei caduti in Iran, vero? Cadono solo gli americani). Ma tutti si consolano seguendo Mentana, il quale ha manifestato il suo appoggio al movimento "No Kings" mettendo una foto di Trump e Putin. Ma senza Netanyahu, ovviamente, il quale per Mentana non è cattivo. Ben gli sta a Trump, che è diventato il bersaglio dell'odio del mondo intero anche con il carico del suo amico e ricattatore Netanyahu, ben più furbo di lui. Questo è il prezzo di essersi venduto ai piaceri della vita cadendo nella trappola di un mostro creato ad arte dai servizi segreti. Quali servizi segreti? Provate a indovinare. Nel frattempo, quella parte di mondo ci sta preparando il servizio a noi, con il prossimo blocco energetico, che sarà il proemio del tentativo di realizzazione dell'Agenda 2030 nel mondo. E la nostra vita diventerà un inferno. Ma i seguaci dei sostenitori di Israele continueranno imperterriti a seguire i propri carnefici. Perché combattono l'aborto. Mentre i loro eroi massacrano un numero immenso di bambini, come di adulti e di anziani. E finanziano le onnipotenti organizzazioni abortive del globalismo. Qualcuno lo capisce? E che dire di Trump, che da un lato combatte, anche efficacemente, questo globalismo abortista, genderista, post-umano woke, e, dall'altro, è schiavetto dei signori del globalismo woke? Meglio, in questi giorni, non fare grandi proclami di comprensione del presente e tanto meno di future previsioni. Meglio limitarsi a descrivere i fatti per quello che sono. E poi vedere cosa accade. Tentando di far ragionare l'immensa marea degli insipienti "benpensanti". Di più, non possiamo fare. In attesa, che il governo degli schiavi che è al potere in Italia ci proibisca, in nome della Costituzione più bella e democratica del mondo, di poter parlare liberamente per denunciare il male del mondo. (MV)
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  • Sottotitolato ita

    Un nuovo trattamento del cancro meno invasivo. I tumori vengono letteralmente liquefatti dalle onde sonore.

    Nessun bisturi. Nessuna chemioterapia. Nessuna radioterapia.

    Nessuno di quei terribili effetti collaterali.

    Questa è l'istotripsia:

    “gli impulsi di ultrasuoni focalizzati distruggono meccanicamente le cellule tumorali in pochi minuti, risparmiando completamente i tessuti sani”
    Sottotitolato ita 🔥 Un nuovo trattamento del cancro meno invasivo. I tumori vengono letteralmente liquefatti dalle onde sonore. Nessun bisturi. Nessuna chemioterapia. Nessuna radioterapia. Nessuno di quei terribili effetti collaterali. Questa è l'istotripsia: “gli impulsi di ultrasuoni focalizzati distruggono meccanicamente le cellule tumorali in pochi minuti, risparmiando completamente i tessuti sani”
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  • Ecco un elenco ragionato e completo delle principali inchieste giudiziarie che hanno coinvolto Claudio Lotito nel tempo. Le dividiamo per ambito e anno, distinguendo tra procedimenti penali, sportivi e situazioni concluse (archiviazioni, prescrizioni, assoluzioni).

    Principali inchieste e procedimenti
    1. Inchiesta appalti Regione Lazio (1992)

    Accusa: turbativa d’asta e irregolarità negli appalti pubblici

    Fatti: coinvolto in un’indagine su gare per servizi di pulizia

    Esito: arresto all’epoca, ma vicenda poi rientrata senza sviluppi penali rilevanti nel lungo periodo

    2. Caso “Calciopoli” (2005–2013)

    Ambito: sportivo e penale

    Accuse: illeciti sportivi e rapporti con il sistema arbitrale

    Esiti:

    Sportivo: squalifica (ridotta a 4 mesi)

    Penale: condanna in primo e secondo grado, poi prescrizione nel 2013

    Coinvolto nello scandalo generale del calcio italiano Calciopoli

    3. Aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza (2009–2014)

    Accuse: manipolazione del mercato e ostacolo agli organi di controllo

    Esito:

    Condanna in primo grado (2 anni)

    In appello: parte dei reati prescritti

    Residuo reato ridimensionato con pena convertita

    4. Omessa alienazione partecipazioni (anni 2010)

    Collegata ai procedimenti finanziari sulla Lazio

    Esito: condanna definitiva lieve (pena pecuniaria)

    5. Inchiesta “Iodice” / telefonate FIGC (2015)

    Accusa: tentata estorsione

    Contesto: intercettazioni e polemiche su gestione campionati

    Esito: procedimento senza sviluppi penali rilevanti (archiviazioni/paralleli)

    6. Inchiesta Napoli – tentata estorsione (2015)

    Accusa: tentata estorsione nell’ambito di dinamiche del calcio

    Azioni: perquisizioni anche in FIGC

    Esito: non risultano condanne definitive

    7. Inchiesta “Fuorigioco” (2016–2020)

    Accuse:

    evasione fiscale

    false fatturazioni nella compravendita di calciatori

    Esito: assoluzione

    8. Caso multe cancellate Roma (2019)

    Accusa: falso e truffa

    Fatti: coinvolto in un’indagine su annullamento illecito di multe

    Esito: indagine, senza esiti penali definitivi noti
    Ecco un elenco ragionato e completo delle principali inchieste giudiziarie che hanno coinvolto Claudio Lotito nel tempo. Le dividiamo per ambito e anno, distinguendo tra procedimenti penali, sportivi e situazioni concluse (archiviazioni, prescrizioni, assoluzioni). 🧾 Principali inchieste e procedimenti 🔴 1. Inchiesta appalti Regione Lazio (1992) Accusa: turbativa d’asta e irregolarità negli appalti pubblici Fatti: coinvolto in un’indagine su gare per servizi di pulizia Esito: arresto all’epoca, ma vicenda poi rientrata senza sviluppi penali rilevanti nel lungo periodo 🔴 2. Caso “Calciopoli” (2005–2013) Ambito: sportivo e penale Accuse: illeciti sportivi e rapporti con il sistema arbitrale Esiti: Sportivo: squalifica (ridotta a 4 mesi) Penale: condanna in primo e secondo grado, poi prescrizione nel 2013 Coinvolto nello scandalo generale del calcio italiano Calciopoli 🔴 3. Aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza (2009–2014) Accuse: manipolazione del mercato e ostacolo agli organi di controllo Esito: Condanna in primo grado (2 anni) In appello: parte dei reati prescritti Residuo reato ridimensionato con pena convertita 🔴 4. Omessa alienazione partecipazioni (anni 2010) Collegata ai procedimenti finanziari sulla Lazio Esito: condanna definitiva lieve (pena pecuniaria) 🔴 5. Inchiesta “Iodice” / telefonate FIGC (2015) Accusa: tentata estorsione Contesto: intercettazioni e polemiche su gestione campionati Esito: procedimento senza sviluppi penali rilevanti (archiviazioni/paralleli) 🔴 6. Inchiesta Napoli – tentata estorsione (2015) Accusa: tentata estorsione nell’ambito di dinamiche del calcio Azioni: perquisizioni anche in FIGC Esito: non risultano condanne definitive 🔴 7. Inchiesta “Fuorigioco” (2016–2020) Accuse: evasione fiscale false fatturazioni nella compravendita di calciatori Esito: assoluzione 🔴 8. Caso multe cancellate Roma (2019) Accusa: falso e truffa Fatti: coinvolto in un’indagine su annullamento illecito di multe Esito: indagine, senza esiti penali definitivi noti
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  • UN'ALTRA PRESA per IL CULO ai DANNI dei CONTRIBUENTI. 120 milioni di Euro per una pista da Bob che non utilizzerà più nessuno. A parte il grande danno ambientale!
    La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro durante i Giochi
    Nuove voci di spesa per la pista olimpica: spuntano gli incarichi assegnati senza gara pubblica.

    La pista da bob di Cortina d’Ampezzo ingoia altri due milioni di spesa, oltre all’appalto per costruirla vinto da Impresa Pizzarotti (82 milioni di euro) e le altre voci che completano il piano finanziario arrivato a oltre 120 milioni di euro. Proprio Pizzarotti si è visto assegnare, non con una gara aperta, ma con una procedura negoziata, l’incarico di manutenzione e di conduzione dell’impianto. La determina risale ancora alla fine di novembre, ma solo da pochi giorni è stata pubblicata sul portale del Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di un incarico per un importo di un milione e 617mila euro che Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), ha deciso di conferire senza pubblicazione di un bando di gara. Il periodo dei servizi prestati da Pizzarotti è iniziato il 24 novembre 2025 e si è concluso il 27 febbraio 2026, ovvero nell’arco di tempo in cui la pista è passata sotto il controllo di Fondazione Milano Cortina 2026 per l’effettuazione delle gare di bob, skeleton e slittino alle Olimpiadi invernali. Infatti, la conclusione è fissata cinque giorni dopo la fine dei Giochi.

    Il commissario si è avvalso di due motivazioni contenute nell’articolo 76 del Codice degli appalti. La prima è prevista “quando i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico” per “assenza di concorrenza per motivi tecnici”. La seconda è dovuta a “ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante” quando non possono essere rispettati i termini per le procedure aperte o competitive con negoziazione.

    Durante le Olimpiadi, Simico ha anche assegnato un incarico speciale alla società Its Engineering di Pieve di Soligo, che ha come amministratore delegato l’ingegnere Michele Titton, che è anche direttore dei lavori nello stesso cantiere della pista da bob. È lui che, progettando 31 varianti in corso d’opera e trovando le soluzioni più adatte per il cemento, è riuscito a ridurre i tempi di lavorazione, consentendo di completare il budello di ghiaccio in tempo per la pre omologazione avvenuta nel marzo 2025. Il 5 febbraio 2026, il giorno prima della cerimonia di apertura dei Giochi, la società di Titton ha ottenuto un affidamento diretto per 204.600 euro (l’importo a base di gara era di 220mila euro) con il compito di assicurare “la manutenzione, la sorveglianza e il pronto intervento ai fini di garanzia di perfetta funzionalità del nuovo impianto sportivo”. Praticamente è diventato il controllore di Simico durante le gare, quando la responsabilità era in carico a Fondazione Milano Cortina 2026.

    Grazie a quell’incarico, Titton ha potuto (assieme alla società di ingegneria ambientale Energytech di Bolzano) redigere un dossier di 45 pagine, corredato da 112 fotografie, che hanno documentato i danni arrecati all’impianto durante il periodo degli allenamenti e delle competizioni. Il documento ha suscitato l’allarme del Comune di Cortina d’Ampezzo che ha dato l’incarico a uno studio legale di Padova di occuparsi di un pre-contenzioso legato alla riconsegna della pista da parte di Fondazione e di seguire le procedure di conferimento finale (da parte di Simico) nel momento in cui sarà ultimato. Con l’incarico assegnato a Its, la spesa aggiuntiva per lo Sliding Centre è così arrivata a sfiorare i due milioni di euro.

    L’ingegner Titton è anche il direttore dei lavori della nuova cabinovia di Socrepes, che avrebbe dovuto essere pronta per le gare di sci alpino femminile. Problemi tecnici, la ristrettezza dei tempi e gli accorgimenti da adottare perché i piloni insistono su una frana, hanno impedito di rispettare i termini. Infatti solo in questi giorni i tecnici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) hanno cominciato a far girare alcune cabine, per testare affidabilità e sicurezza dell’impianto.

    Soltanto il 6 marzo è stato pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’esito della procedura negoziata, senza pubblicazione di un bando, che risale in realtà al 28 ottobre 2025, quando il cantiere di Socrepes era già stato aperto da un paio di mesi. Si tratta dell’affidamento della direzione lavori a Its per un importo di 484mila euro. È stato Titton a redigere il 5 marzo il verbale di fine lavori, a seguito del collaudo statico. “L’infrastruttura funziona a uso privato per consentire le attività propedeutiche alle prove (da parte di Ansfisa, ndr), nonché al trasferimento di materiali da monte a valle e viceversa”, ha annunciato Simico.

    Source: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/17/olimpiadi-pista-bob-cortina-milioni-spesa-nuove-voci/8326248/
    UN'ALTRA PRESA per IL CULO ai DANNI dei CONTRIBUENTI. 120 milioni di Euro per una pista da Bob che non utilizzerà più nessuno. A parte il grande danno ambientale! La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro durante i Giochi Nuove voci di spesa per la pista olimpica: spuntano gli incarichi assegnati senza gara pubblica. La pista da bob di Cortina d’Ampezzo ingoia altri due milioni di spesa, oltre all’appalto per costruirla vinto da Impresa Pizzarotti (82 milioni di euro) e le altre voci che completano il piano finanziario arrivato a oltre 120 milioni di euro. Proprio Pizzarotti si è visto assegnare, non con una gara aperta, ma con una procedura negoziata, l’incarico di manutenzione e di conduzione dell’impianto. La determina risale ancora alla fine di novembre, ma solo da pochi giorni è stata pubblicata sul portale del Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di un incarico per un importo di un milione e 617mila euro che Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), ha deciso di conferire senza pubblicazione di un bando di gara. Il periodo dei servizi prestati da Pizzarotti è iniziato il 24 novembre 2025 e si è concluso il 27 febbraio 2026, ovvero nell’arco di tempo in cui la pista è passata sotto il controllo di Fondazione Milano Cortina 2026 per l’effettuazione delle gare di bob, skeleton e slittino alle Olimpiadi invernali. Infatti, la conclusione è fissata cinque giorni dopo la fine dei Giochi. Il commissario si è avvalso di due motivazioni contenute nell’articolo 76 del Codice degli appalti. La prima è prevista “quando i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico” per “assenza di concorrenza per motivi tecnici”. La seconda è dovuta a “ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante” quando non possono essere rispettati i termini per le procedure aperte o competitive con negoziazione. Durante le Olimpiadi, Simico ha anche assegnato un incarico speciale alla società Its Engineering di Pieve di Soligo, che ha come amministratore delegato l’ingegnere Michele Titton, che è anche direttore dei lavori nello stesso cantiere della pista da bob. È lui che, progettando 31 varianti in corso d’opera e trovando le soluzioni più adatte per il cemento, è riuscito a ridurre i tempi di lavorazione, consentendo di completare il budello di ghiaccio in tempo per la pre omologazione avvenuta nel marzo 2025. Il 5 febbraio 2026, il giorno prima della cerimonia di apertura dei Giochi, la società di Titton ha ottenuto un affidamento diretto per 204.600 euro (l’importo a base di gara era di 220mila euro) con il compito di assicurare “la manutenzione, la sorveglianza e il pronto intervento ai fini di garanzia di perfetta funzionalità del nuovo impianto sportivo”. Praticamente è diventato il controllore di Simico durante le gare, quando la responsabilità era in carico a Fondazione Milano Cortina 2026. Grazie a quell’incarico, Titton ha potuto (assieme alla società di ingegneria ambientale Energytech di Bolzano) redigere un dossier di 45 pagine, corredato da 112 fotografie, che hanno documentato i danni arrecati all’impianto durante il periodo degli allenamenti e delle competizioni. Il documento ha suscitato l’allarme del Comune di Cortina d’Ampezzo che ha dato l’incarico a uno studio legale di Padova di occuparsi di un pre-contenzioso legato alla riconsegna della pista da parte di Fondazione e di seguire le procedure di conferimento finale (da parte di Simico) nel momento in cui sarà ultimato. Con l’incarico assegnato a Its, la spesa aggiuntiva per lo Sliding Centre è così arrivata a sfiorare i due milioni di euro. L’ingegner Titton è anche il direttore dei lavori della nuova cabinovia di Socrepes, che avrebbe dovuto essere pronta per le gare di sci alpino femminile. Problemi tecnici, la ristrettezza dei tempi e gli accorgimenti da adottare perché i piloni insistono su una frana, hanno impedito di rispettare i termini. Infatti solo in questi giorni i tecnici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) hanno cominciato a far girare alcune cabine, per testare affidabilità e sicurezza dell’impianto. Soltanto il 6 marzo è stato pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’esito della procedura negoziata, senza pubblicazione di un bando, che risale in realtà al 28 ottobre 2025, quando il cantiere di Socrepes era già stato aperto da un paio di mesi. Si tratta dell’affidamento della direzione lavori a Its per un importo di 484mila euro. È stato Titton a redigere il 5 marzo il verbale di fine lavori, a seguito del collaudo statico. “L’infrastruttura funziona a uso privato per consentire le attività propedeutiche alle prove (da parte di Ansfisa, ndr), nonché al trasferimento di materiali da monte a valle e viceversa”, ha annunciato Simico. Source: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/17/olimpiadi-pista-bob-cortina-milioni-spesa-nuove-voci/8326248/
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    La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro durante i Giochi
    Nuove voci di spesa per la pista olimpica: spuntano gli incarichi assegnati senza gara pubblica
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  • A​desso hai capito perchè l'America ha attaccato il Venezuela qualche mese fa?
    C’è una narrazione che racconta come se tutto ciò che accade nel mondo sia frutto di coincidenze:

    – gli Stati Uniti si infiltrano in Venezuela per caso;
    – il Venezuela ha enormi risorse di petrolio per caso;
    – l’America finisce a controllare quei giacimenti per caso;
    – l’Iran blocca rotte e risponde con colpi di scena per caso;
    – Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran a fine febbraio sempre per caso.

    E la narrativa ufficiale ci dice che tutto questo è una coincidenza storica.
    Ma fermiamoci un attimo e guardiamo i fatti reali.

    All’alba del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare contro il Venezuela. Era un’operazione da tempo in preparazione, con centinaia di assetti e forze speciali coinvolte. L’obiettivo dichiarato? Catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e trasferirli negli USA, accusati di narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi.

    Quella notte, esplosioni hanno scosso Caracas e diverse basi militari venezuelane, mentre le forze statunitensi hanno portato via il leader venezuelano insieme alla sua compagna, ora detenuti a New York in attesa di processo.

    Non è stato un semplice raid: è stata un’operazione di regime change con trasporto forzato del capo di Stato.

    Come sappiamo da anni, il Venezuela siede su alcuni dei giacimenti petroliferi più vasti del pianeta. Ma non è solo geologia: è potere.

    Negli ultimi mesi prima dell’attacco, gli USA avevano già iniziato:
    – sequestri di petroliere venezuelane sospettate di aggirare sanzioni;
    – blocco navale per fermare le esportazioni di greggio;
    – pressione diplomatica e sanzioni crescenti.

    Tutto preparava il terreno per l’assalto definitivo del 3 gennaio: un passo dopo l’altro, calcolato, pianificato, e non certo casuale.

    Da parte sua, l’Iran non è rimasto in silenzio. Dopo mesi di tensioni crescenti con Washington, e con la situazione globale più instabile che mai, alla fine di febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno coordinato un attacco militare contro obiettivi iraniani. Secondo i resoconti più recenti, il raid di fine febbraio ha colpito dirigenti e infrastrutture strategiche di Teheran, tra cui la figura di spicco della leadership iraniana, dando il via a una nuova fase di conflitto e ritorsioni.

    È significativo che questo attacco sia avvenuto subito dopo che gli Stati Uniti avevano consolidato il controllo su enormi risorse energetiche in Venezuela — risorse che possono dare potere e leva economica in un eventuale confronto con Teheran.

    La reazione dell’Iran è stata netta e strategica: blocco di traffico marittimo in aree chiave, attacchi a rotte petrolifere, e una serie di contrattacchi che hanno ulteriormente innalzato i costi geopolitici dell’energia globale. Non è stato un gesto emotivo o improvvisato, ma una risposta ponderata alla pressione militare e alle minacce.

    Dietro queste grandi mosse non c’è caos.
    Non ci sono “accidenti storici” isolati.
    Non esiste un piano basato su coincidenze.

    Ci sono:

    pianificazioni di mesi;

    preparazioni di anni;

    esperti geopolitici che leggono scenari;

    strateghi energetici che sanno che controllare il petrolio significa avere potere politico;

    think tank che simulano ogni possibile reazione avversaria.

    Ci sono uomini e donne seduti in stanze con mappe gigantesche e calcoli che nessuno vede, decidendo come usare il potere per influenzare il mondo.

    E mentre la gente continua a dire “tutto è per caso”, la realtà è che ogni capa di petrolio, ogni attacco, ogni mossa militare è già stata pensata, calcolata e prevista.

    Questa volta non si tratta di destino, né di coincidenza storica.
    È strategia, è potere, e gli scenari sono stati studiati in anticipo.
    Chi pensa che sia tutto un caso… non sta guardando la partita reale.

    ​e tu cosa pensi? è tutto per caso?

    ​forse essere pronti a quanto sta succedendo nel mondo non è poi una cosa così folle...
    A​desso hai capito perchè l'America ha attaccato il Venezuela qualche mese fa? C’è una narrazione che racconta come se tutto ciò che accade nel mondo sia frutto di coincidenze: – gli Stati Uniti si infiltrano in Venezuela per caso; – il Venezuela ha enormi risorse di petrolio per caso; – l’America finisce a controllare quei giacimenti per caso; – l’Iran blocca rotte e risponde con colpi di scena per caso; – Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran a fine febbraio sempre per caso. E la narrativa ufficiale ci dice che tutto questo è una coincidenza storica. Ma fermiamoci un attimo e guardiamo i fatti reali. All’alba del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare contro il Venezuela. Era un’operazione da tempo in preparazione, con centinaia di assetti e forze speciali coinvolte. L’obiettivo dichiarato? Catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e trasferirli negli USA, accusati di narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi. Quella notte, esplosioni hanno scosso Caracas e diverse basi militari venezuelane, mentre le forze statunitensi hanno portato via il leader venezuelano insieme alla sua compagna, ora detenuti a New York in attesa di processo. Non è stato un semplice raid: è stata un’operazione di regime change con trasporto forzato del capo di Stato. Come sappiamo da anni, il Venezuela siede su alcuni dei giacimenti petroliferi più vasti del pianeta. Ma non è solo geologia: è potere. Negli ultimi mesi prima dell’attacco, gli USA avevano già iniziato: – sequestri di petroliere venezuelane sospettate di aggirare sanzioni; – blocco navale per fermare le esportazioni di greggio; – pressione diplomatica e sanzioni crescenti. Tutto preparava il terreno per l’assalto definitivo del 3 gennaio: un passo dopo l’altro, calcolato, pianificato, e non certo casuale. Da parte sua, l’Iran non è rimasto in silenzio. Dopo mesi di tensioni crescenti con Washington, e con la situazione globale più instabile che mai, alla fine di febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno coordinato un attacco militare contro obiettivi iraniani. Secondo i resoconti più recenti, il raid di fine febbraio ha colpito dirigenti e infrastrutture strategiche di Teheran, tra cui la figura di spicco della leadership iraniana, dando il via a una nuova fase di conflitto e ritorsioni. È significativo che questo attacco sia avvenuto subito dopo che gli Stati Uniti avevano consolidato il controllo su enormi risorse energetiche in Venezuela — risorse che possono dare potere e leva economica in un eventuale confronto con Teheran. La reazione dell’Iran è stata netta e strategica: blocco di traffico marittimo in aree chiave, attacchi a rotte petrolifere, e una serie di contrattacchi che hanno ulteriormente innalzato i costi geopolitici dell’energia globale. Non è stato un gesto emotivo o improvvisato, ma una risposta ponderata alla pressione militare e alle minacce. Dietro queste grandi mosse non c’è caos. Non ci sono “accidenti storici” isolati. Non esiste un piano basato su coincidenze. Ci sono: pianificazioni di mesi; preparazioni di anni; esperti geopolitici che leggono scenari; strateghi energetici che sanno che controllare il petrolio significa avere potere politico; think tank che simulano ogni possibile reazione avversaria. Ci sono uomini e donne seduti in stanze con mappe gigantesche e calcoli che nessuno vede, decidendo come usare il potere per influenzare il mondo. E mentre la gente continua a dire “tutto è per caso”, la realtà è che ogni capa di petrolio, ogni attacco, ogni mossa militare è già stata pensata, calcolata e prevista. Questa volta non si tratta di destino, né di coincidenza storica. È strategia, è potere, e gli scenari sono stati studiati in anticipo. Chi pensa che sia tutto un caso… non sta guardando la partita reale. ​e tu cosa pensi? è tutto per caso? ​forse essere pronti a quanto sta succedendo nel mondo non è poi una cosa così folle...
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  • «In Iran una situazione tragica, migliaia di morti e nessuno si interessa» - 13 Feb 2026

    di Emanuele Paccher
    Il racconto di uno studente iraniano che ora vive in Trentino: «Ho perso due amici, la mia famiglia è ancora lì»

    Dal 28 dicembre 2025 in Iran sono scoppiate le proteste contro il regime della Repubblica Islamica, guidato dalla guida suprema Ali Khamenei. Le manifestazioni nelle piazze, cominciate per motivi economici – inflazione dei prezzi, svalutazione della moneta, crisi economica –, sono ben presto esplose e tramutate in motivi politici. Ciò che gran parte della popolazione sogna, infatti, è un cambio di regime. Le manifestazioni pacifiche hanno, però, avuto vita breve: dopo aver bloccato l’accesso a internet e ai servizi telefonici, tra l’8 e il 9 gennaio 2026 il regime iraniano ha compiuto un vero e proprio massacro verso i propri cittadini. Le stime sono discordanti, ma variano dalle tremila persone uccise (come dichiarato da Teheran) a più di trentamila. Anche il numero dei feriti non è certo, ma sembra attestarsi tra i 300.000 e i 360.000. Molti di questi sarebbero stati accecati dalle forze di sicurezza. Le reazioni globali non sono mancate. Di recente l’Unione Europea, per il tramite del Consiglio Affari Esteri, ha inserito il Corpo delle Guardie della rivoluzione iraniana (i cosiddetti Pasdaran) nella lista dei terroristi. Ancora più forte è stata la reazione degli Stati Uniti. A parole il presidente Donald Trump ha minacciato a più riprese un intervento armato, nei fatti ha aumentato – e in modo notevole – la presenza militare statunitense nella regione. La popolazione iraniana come sta vivendo tutto questo? Com’è visto realmente il regime di Khamenei? Queste domande le abbiamo poste a un giovane studente iraniano attualmente in Trentino, che per motivi di sicurezza teniamo anonimo. Per agevolare la lettura, lo chiameremo Ali Mohammadi. La visione del giovane iraniano è netta: non può esistere un futuro di libertà finché la Repubblica Islamica rimarrà al potere. E un cambio di regime, purtroppo, non può prescindere da un intervento armato straniero. Per questo, la popolazione iraniana sta aspettando, con speranza, l’intervento degli Stati Uniti d’America.

    Ali Mohammadi, può dirci quali sono i suoi legami con l’Iran?

    «Sono nato in Iran e lì ci sono rimasto finché sono giunto in Italia per studiare. Attualmente in Iran ho entrambi i genitori, precisamente nella città di Tabriz, mentre mia sorella si trova a Teheran. Ora che la connessione internet è tornata, seppure in modo non stabile, ci sentiamo tutti i giorni. In Iran tutti i social più noti, come Instagram, YouTube, Twitter sono inaccessibili. Per connetterci è necessario utilizzare la Vpn, impostando un indirizzo IP da un Paese europeo o dagli Stati Uniti».

    Com’è visto il regime di Khamenei dalla popolazione iraniana?

    «Premetto che, secondo me, il regime della Repubblica Islamica non è da considerare legittimo e neppure iraniano. Perché gli iraniani che uccidono la loro stessa gente non sono considerabili iraniani. È come se, in Italia, Giorgia Meloni facesse uccidere 50.000 italiani in due giorni. La considerereste la legittima rappresentante degli italiani? No, la considerereste come un animale. Io, come tutti gli iraniani, siamo sconcertati da ciò che ha posto in essere il regime della Repubblica Islamica. Le proteste delle persone erano pacifiche e sono state soppresse con il sangue. La mia percezione è che più del 90% della popolazione vorrebbe un cambiamento radicale nel Paese. Nella Repubblica attuale le votazioni sono quasi una mera formalità, perché chi comanda è il leader supremo, non eleggibile dalla popolazione».

    La risposta del regime alle proteste è stata disumana. Oltre ai morti e ai feriti, numerose persone sono detenute illegalmente. Com’è la situazione da questo punto di vista?

    «La situazione è tragica. Molte persone sono detenute e sottoposte a torture. Anche per i morti non c’è pace: il governo chiede denaro alle famiglie per poter riavere i corpi indietro. Stanno vendendo i corpi chiedendo oltretutto alle famiglie di dichiarare che erano dei sostenitori del governo. Ti ricattano: se vuoi riavere il corpo indietro, paga e dichiara questo. Poi molti corpi vengono restituiti mutilati. Alle donne viene estratto l’utero per non lasciare traccia delle violenze a cui sono state sottoposte».

    Come pensa che potrebbero cambiare le cose?

    «L’unico scenario possibile per sovvertire la Repubblica Islamica è un intervento militare dall’esterno. So che questo può suonare come strano, perché chi è che vorrebbe una guerra nel proprio Paese? Ma la triste realtà è che non c’è altra soluzione. Un intervento militare esterno ci aiuterebbe moltissimo, perché cambiare il regime da soli, dall’interno, è quasi impossibile. Pensiamo al 1945, alla Germania soggiogata da Hitler: la popolazione come avrebbe potuto liberarsi del proprio dittatore senza un aiuto esterno? Era difficilissimo. E onestamente non ci sono differenze tra Hitler e la Repubblica Islamica. Anzi, per me la Repubblica Islamica è molto peggiore: Hitler non uccideva i tedeschi con questa intensità».

    Pensa che un intervento militare degli Stati Uniti, magari coordinato con Israele, sarebbe accolto favorevolmente dalla popolazione?

    «Sì, le persone lo stanno sperando, anche se tutti gli iraniani sanno che né Trump né Netanyahu si interessano davvero delle persone che sono state uccise. Ciò di cui si interessano è del petrolio iraniano, del fatto che la Repubblica Islamica non si doti di armi nucleari e di missili balistici, della possibilità di eliminare i proxy della Repubblica Islamica in giro per il mondo. Ma noi, come iraniani, non abbiamo bisogno né di missili, né di armi nucleari, né di terroristi. Il nostro Paese è molto ricco: potremmo utilizzare le nostre risorse per costruire scuole, industrie. Armi nucleari, missili, terroristi: sono tutte cose che originano dall’ideologia malata della Repubblica Islamica. Per questo, gli iraniani sperano in un intervento congiunto di Stati Uniti e Israele. Se accadrà, le persone torneranno nelle piazze per ottenere il cambio di regime».

    Ha perso degli amici in queste proteste?

    «Purtroppo sì. Due miei amici iraniani che studiavano in Italia, uno all’Università di Bologna e un altro all’università di Messina, sono tornati in Iran per fare visita alle loro famiglie. In quei giorni sono scoppiate le proteste. Hanno deciso di scendere in piazza per la libertà del loro Paese. In risposta, gli hanno sparato nel petto».

    Qualcuno nelle piazze inneggiava al ritorno dello Shah, sperando in una transizione di potere guidata dal principe Reza Pahlavi, figlio di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah iraniano. Lo vede come uno scenario auspicabile?

    Personalmente è ciò che spero per il mio Paese. È vero che con lo Shah non c’era una democrazia, che anche con Mohammad Reza Pahlavi il Paese era autocratico, ma la Repubblica Islamica si pone su un livello totalmente differente. Attualmente in Iran sono presenti due corpi militari: quello ordinario, che è debole, e quello della Repubblica Islamica, ossia il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Quest’ultimo corpo è pensato unicamente per proteggere l’islam radicale. In questo scenario, la speranza di tanti iraniani è di ottenere una transizione del potere attraverso la guida dello Shah Reza Pahlavi. Il suo piano è quello di far votare la popolazione su diversi punti: per la monarchia o la repubblica, per il Parlamento, per la Costituzione».

    Com’è vista la situazione dell’intero Medio Oriente dalla prospettiva della popolazione iraniana?

    «Prendiamo come esempio il 7 ottobre 2023: cos’è successo? È accaduto che la Repubblica Islamica ha addestrato le persone di Hamas che hanno commesso il massacro. Se ciò non fosse accaduto, non sarebbe avvenuto tutto ciò che è accaduto a Gaza. La responsabilità principale è della Repubblica Islamica, che è un vero cancro non soltanto per l’Iran, non soltanto per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo. Attualmente i proxy del regime iraniano sono diffusi: gli Houthi in Yemen, Hashd al-Shaabi in Iraq, Hamas in Palestina. Se riuscissimo a eradicare la Repubblica Islamica, il Medio Oriente potrebbe veramente svoltare pagina».

    Pensa che l’Italia e l’Unione europea intera stiano facendo abbastanza per l’Iran?

    «L’aver inserito il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista dei terroristi è stata sicuramente una cosa positiva. Ciò che auspico è che l’Italia recida tutte le relazioni con la Repubblica Islamica. In questo altri Paesi europei si sono mossi con più tempismo, mentre Giorgia Meloni sta attendendo».

    E il resto del mondo come sta reagendo?

    «L’Iran, rispetto a ciò che è avvenuto a Gaza, non ha ricevuto quasi nessun supporto dal mondo e dall’Onu. Non voglio degradare ciò che è accaduto a Gaza: prego per loro tutti i giorni. Ciò che voglio dire è che in due settimane la Repubblica Islamica ha ucciso più persone di quelle morte a Gaza in due anni. Questa carenza di attenzione internazionale è dovuta principalmente al fatto che le persone odiano Trump e Israele. A rimetterci, però, sono gli iraniani”.

    Source: https://www.iltquotidiano.it/articoli/in-iran-una-situazione-tragica-migliaia-di-morti-e-nessuno-si-interessa/
    «In Iran una situazione tragica, migliaia di morti e nessuno si interessa» - 13 Feb 2026 di Emanuele Paccher Il racconto di uno studente iraniano che ora vive in Trentino: «Ho perso due amici, la mia famiglia è ancora lì» Dal 28 dicembre 2025 in Iran sono scoppiate le proteste contro il regime della Repubblica Islamica, guidato dalla guida suprema Ali Khamenei. Le manifestazioni nelle piazze, cominciate per motivi economici – inflazione dei prezzi, svalutazione della moneta, crisi economica –, sono ben presto esplose e tramutate in motivi politici. Ciò che gran parte della popolazione sogna, infatti, è un cambio di regime. Le manifestazioni pacifiche hanno, però, avuto vita breve: dopo aver bloccato l’accesso a internet e ai servizi telefonici, tra l’8 e il 9 gennaio 2026 il regime iraniano ha compiuto un vero e proprio massacro verso i propri cittadini. Le stime sono discordanti, ma variano dalle tremila persone uccise (come dichiarato da Teheran) a più di trentamila. Anche il numero dei feriti non è certo, ma sembra attestarsi tra i 300.000 e i 360.000. Molti di questi sarebbero stati accecati dalle forze di sicurezza. Le reazioni globali non sono mancate. Di recente l’Unione Europea, per il tramite del Consiglio Affari Esteri, ha inserito il Corpo delle Guardie della rivoluzione iraniana (i cosiddetti Pasdaran) nella lista dei terroristi. Ancora più forte è stata la reazione degli Stati Uniti. A parole il presidente Donald Trump ha minacciato a più riprese un intervento armato, nei fatti ha aumentato – e in modo notevole – la presenza militare statunitense nella regione. La popolazione iraniana come sta vivendo tutto questo? Com’è visto realmente il regime di Khamenei? Queste domande le abbiamo poste a un giovane studente iraniano attualmente in Trentino, che per motivi di sicurezza teniamo anonimo. Per agevolare la lettura, lo chiameremo Ali Mohammadi. La visione del giovane iraniano è netta: non può esistere un futuro di libertà finché la Repubblica Islamica rimarrà al potere. E un cambio di regime, purtroppo, non può prescindere da un intervento armato straniero. Per questo, la popolazione iraniana sta aspettando, con speranza, l’intervento degli Stati Uniti d’America. Ali Mohammadi, può dirci quali sono i suoi legami con l’Iran? «Sono nato in Iran e lì ci sono rimasto finché sono giunto in Italia per studiare. Attualmente in Iran ho entrambi i genitori, precisamente nella città di Tabriz, mentre mia sorella si trova a Teheran. Ora che la connessione internet è tornata, seppure in modo non stabile, ci sentiamo tutti i giorni. In Iran tutti i social più noti, come Instagram, YouTube, Twitter sono inaccessibili. Per connetterci è necessario utilizzare la Vpn, impostando un indirizzo IP da un Paese europeo o dagli Stati Uniti». Com’è visto il regime di Khamenei dalla popolazione iraniana? «Premetto che, secondo me, il regime della Repubblica Islamica non è da considerare legittimo e neppure iraniano. Perché gli iraniani che uccidono la loro stessa gente non sono considerabili iraniani. È come se, in Italia, Giorgia Meloni facesse uccidere 50.000 italiani in due giorni. La considerereste la legittima rappresentante degli italiani? No, la considerereste come un animale. Io, come tutti gli iraniani, siamo sconcertati da ciò che ha posto in essere il regime della Repubblica Islamica. Le proteste delle persone erano pacifiche e sono state soppresse con il sangue. La mia percezione è che più del 90% della popolazione vorrebbe un cambiamento radicale nel Paese. Nella Repubblica attuale le votazioni sono quasi una mera formalità, perché chi comanda è il leader supremo, non eleggibile dalla popolazione». La risposta del regime alle proteste è stata disumana. Oltre ai morti e ai feriti, numerose persone sono detenute illegalmente. Com’è la situazione da questo punto di vista? «La situazione è tragica. Molte persone sono detenute e sottoposte a torture. Anche per i morti non c’è pace: il governo chiede denaro alle famiglie per poter riavere i corpi indietro. Stanno vendendo i corpi chiedendo oltretutto alle famiglie di dichiarare che erano dei sostenitori del governo. Ti ricattano: se vuoi riavere il corpo indietro, paga e dichiara questo. Poi molti corpi vengono restituiti mutilati. Alle donne viene estratto l’utero per non lasciare traccia delle violenze a cui sono state sottoposte». Come pensa che potrebbero cambiare le cose? «L’unico scenario possibile per sovvertire la Repubblica Islamica è un intervento militare dall’esterno. So che questo può suonare come strano, perché chi è che vorrebbe una guerra nel proprio Paese? Ma la triste realtà è che non c’è altra soluzione. Un intervento militare esterno ci aiuterebbe moltissimo, perché cambiare il regime da soli, dall’interno, è quasi impossibile. Pensiamo al 1945, alla Germania soggiogata da Hitler: la popolazione come avrebbe potuto liberarsi del proprio dittatore senza un aiuto esterno? Era difficilissimo. E onestamente non ci sono differenze tra Hitler e la Repubblica Islamica. Anzi, per me la Repubblica Islamica è molto peggiore: Hitler non uccideva i tedeschi con questa intensità». Pensa che un intervento militare degli Stati Uniti, magari coordinato con Israele, sarebbe accolto favorevolmente dalla popolazione? «Sì, le persone lo stanno sperando, anche se tutti gli iraniani sanno che né Trump né Netanyahu si interessano davvero delle persone che sono state uccise. Ciò di cui si interessano è del petrolio iraniano, del fatto che la Repubblica Islamica non si doti di armi nucleari e di missili balistici, della possibilità di eliminare i proxy della Repubblica Islamica in giro per il mondo. Ma noi, come iraniani, non abbiamo bisogno né di missili, né di armi nucleari, né di terroristi. Il nostro Paese è molto ricco: potremmo utilizzare le nostre risorse per costruire scuole, industrie. Armi nucleari, missili, terroristi: sono tutte cose che originano dall’ideologia malata della Repubblica Islamica. Per questo, gli iraniani sperano in un intervento congiunto di Stati Uniti e Israele. Se accadrà, le persone torneranno nelle piazze per ottenere il cambio di regime». Ha perso degli amici in queste proteste? «Purtroppo sì. Due miei amici iraniani che studiavano in Italia, uno all’Università di Bologna e un altro all’università di Messina, sono tornati in Iran per fare visita alle loro famiglie. In quei giorni sono scoppiate le proteste. Hanno deciso di scendere in piazza per la libertà del loro Paese. In risposta, gli hanno sparato nel petto». Qualcuno nelle piazze inneggiava al ritorno dello Shah, sperando in una transizione di potere guidata dal principe Reza Pahlavi, figlio di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah iraniano. Lo vede come uno scenario auspicabile? Personalmente è ciò che spero per il mio Paese. È vero che con lo Shah non c’era una democrazia, che anche con Mohammad Reza Pahlavi il Paese era autocratico, ma la Repubblica Islamica si pone su un livello totalmente differente. Attualmente in Iran sono presenti due corpi militari: quello ordinario, che è debole, e quello della Repubblica Islamica, ossia il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Quest’ultimo corpo è pensato unicamente per proteggere l’islam radicale. In questo scenario, la speranza di tanti iraniani è di ottenere una transizione del potere attraverso la guida dello Shah Reza Pahlavi. Il suo piano è quello di far votare la popolazione su diversi punti: per la monarchia o la repubblica, per il Parlamento, per la Costituzione». Com’è vista la situazione dell’intero Medio Oriente dalla prospettiva della popolazione iraniana? «Prendiamo come esempio il 7 ottobre 2023: cos’è successo? È accaduto che la Repubblica Islamica ha addestrato le persone di Hamas che hanno commesso il massacro. Se ciò non fosse accaduto, non sarebbe avvenuto tutto ciò che è accaduto a Gaza. La responsabilità principale è della Repubblica Islamica, che è un vero cancro non soltanto per l’Iran, non soltanto per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo. Attualmente i proxy del regime iraniano sono diffusi: gli Houthi in Yemen, Hashd al-Shaabi in Iraq, Hamas in Palestina. Se riuscissimo a eradicare la Repubblica Islamica, il Medio Oriente potrebbe veramente svoltare pagina». Pensa che l’Italia e l’Unione europea intera stiano facendo abbastanza per l’Iran? «L’aver inserito il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista dei terroristi è stata sicuramente una cosa positiva. Ciò che auspico è che l’Italia recida tutte le relazioni con la Repubblica Islamica. In questo altri Paesi europei si sono mossi con più tempismo, mentre Giorgia Meloni sta attendendo». E il resto del mondo come sta reagendo? «L’Iran, rispetto a ciò che è avvenuto a Gaza, non ha ricevuto quasi nessun supporto dal mondo e dall’Onu. Non voglio degradare ciò che è accaduto a Gaza: prego per loro tutti i giorni. Ciò che voglio dire è che in due settimane la Repubblica Islamica ha ucciso più persone di quelle morte a Gaza in due anni. Questa carenza di attenzione internazionale è dovuta principalmente al fatto che le persone odiano Trump e Israele. A rimetterci, però, sono gli iraniani”. Source: https://www.iltquotidiano.it/articoli/in-iran-una-situazione-tragica-migliaia-di-morti-e-nessuno-si-interessa/
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  • Studente tornato dall'Iran racconta le violenze in piazza. 19 Gennaio 2026.

    NON DIMENTICHIAMO cosa HA FATTO Ali Khamenei solo POCHE SETTIMANE FA a MIGLIAIA di STUDENTI IRANIANI che PROTESTAVANO pacificamente nelle STRADE di NUMEROSE CITTA' in IRAN!
    Sentiamo la testimonianza di uno studente che ha vissuto le proteste ed è riuscito a SALVARSI.

    Source: https://www.facebook.com/SkyTG24/videos/studente-tornato-dalliran-racconta-le-violenze-in-piazza/860503583622775/

    Approfondimenti:
    1. Dall’Iran mi scrivono: quei sacchi neri coi cadaveri ‘parlano di noi’. La nazione ridotta a mattatoio
    Tiziana Ciavardini

    Pensavamo che il tempo in cui un essere umano venisse identificato con un numero fosse finito con i campi di sterminio nel secolo scorso. Invece, nel 2026, la Repubblica Islamica ci riporta esattamente lì
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/30/repressione-iran-sacchi-neri-manifestazione-roma-notizie/8273329/

    2. Iran, il video che mostra decine di cadaveri nei sacchi neri fuori dall’obitorio di Kahrizak: lo strazio dei familiari: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/12/repressione-iran-proteste-kahrizak-video-notizie/8252644/

    3. Negoziare con l’Iran sarebbe codardia pura: se il regime non cade ora, il domani sarà ancora più buio
    Tiziana Ciavardini

    La storia ci insegna che tra le parole e i fatti c'è di mezzo un oceano di interessi geopolitici. Non si può e non si deve negoziare con gli assassini

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/13/proteste-iran-repressione-manifestanti-news/8255111/
    Studente tornato dall'Iran racconta le violenze in piazza. 19 Gennaio 2026. NON DIMENTICHIAMO cosa HA FATTO Ali Khamenei solo POCHE SETTIMANE FA a MIGLIAIA di STUDENTI IRANIANI che PROTESTAVANO pacificamente nelle STRADE di NUMEROSE CITTA' in IRAN! Sentiamo la testimonianza di uno studente che ha vissuto le proteste ed è riuscito a SALVARSI. Source: https://www.facebook.com/SkyTG24/videos/studente-tornato-dalliran-racconta-le-violenze-in-piazza/860503583622775/ Approfondimenti: 1. Dall’Iran mi scrivono: quei sacchi neri coi cadaveri ‘parlano di noi’. La nazione ridotta a mattatoio Tiziana Ciavardini Pensavamo che il tempo in cui un essere umano venisse identificato con un numero fosse finito con i campi di sterminio nel secolo scorso. Invece, nel 2026, la Repubblica Islamica ci riporta esattamente lì https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/30/repressione-iran-sacchi-neri-manifestazione-roma-notizie/8273329/ 2. Iran, il video che mostra decine di cadaveri nei sacchi neri fuori dall’obitorio di Kahrizak: lo strazio dei familiari: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/12/repressione-iran-proteste-kahrizak-video-notizie/8252644/ 3. Negoziare con l’Iran sarebbe codardia pura: se il regime non cade ora, il domani sarà ancora più buio Tiziana Ciavardini La storia ci insegna che tra le parole e i fatti c'è di mezzo un oceano di interessi geopolitici. Non si può e non si deve negoziare con gli assassini https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/13/proteste-iran-repressione-manifestanti-news/8255111/
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  • Purtroppo quello che minacciava è arrivato.
    https://www.sabinopaciolla.com/usa-e-israele-attaccano-liran-le-affermazioni-di-trump-non-reggono-ai-fatti/
    Purtroppo quello che minacciava è arrivato. https://www.sabinopaciolla.com/usa-e-israele-attaccano-liran-le-affermazioni-di-trump-non-reggono-ai-fatti/
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    USA e Israele attaccano l’Iran: le affermazioni di Trump non reggono ai fatti
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  • LO STUDIO
    Ecco come il vaccino anti-Covid scatena il sistema immunitario
    Ancora oggi molte persone che presentano particolari patologie, del sistema nervoso, ma anche del sistema circolatorio, e che avevano sempre goduto di ottima salute, chiedono perplessi e scoraggiati ai medici se non ci possa essere una correlazione coi vaccini Covid, dopo l’effettuazione dei quali queste patologie erano insorte. Nella quasi totalità dei casi la risposta è negativa, spesso enunciata con durezza e arroganza, atteggiamenti che si stanno da tempo purtroppo diffondendo nel mondo sanitario.

    Il negazionismo è netto e assoluto, come se venisse messo in discussione un dogma di fede.

    E invece ci sono prove scientifiche inconfutabili, pubblicate su riviste della massima autorevolezza. Una di queste è il famoso New England Journal of Medicine, una delle tre più importanti riviste mediche del mondo.

    Il Journal ha da poco pubblicato i risultati di una ricerca, divulgati anche su un’altra importante rivista, Nature, che dimostrano come alcuni vaccini per il Covid hanno provocato un raro disturbo della coagulazione del sangue, determinando una mutazione in persone che avevano ricevuto il vaccino AstraZeneca o quello Johnson & Johnson. Come noto, questi vaccini sono stati ritirati dal commercio, dopo aver perso una vera e propria guerra commerciale contro i vaccini mRNA. Questi ultimi sono i più indiziati e indagati per gli effetti indesiderati che hanno provocato, ma è estremamente interessante capire anche la patogenicità dei vaccini non mRNA.

    Come noto, in Italia AstraZeneca, era stato scelto per vaccinare insegnanti e membri delle forze dell’ordine, senza alcun criterio di scelta di tipo scientifico. Semplicemente il Ministero aveva acquistato quote dei tre principali vaccini (ce n’era anche un quarto, Johnson&Johnson che ebbe vita brevissima) e bisognava stabilire a chi somministrarlo. Di fronte all’emergere di casi di reazioni gravi tra persone giovani, si decise di riservarne l’uso per gli anziani. Poi, quasi in sordina, il prodotto anglo-svedese sparì dagli hub vaccinali, e ci si avviò al monopolio dei vaccini a mRNA.

    La stessa Organizzazione mondiale della sanità aveva confermato che dopo la vaccinazione con il vaccino AstraZeneca erano stati segnalati come eventi avversi trombosi con trombocitopenia, ma il beneficio della vaccinazione nella protezione contro Covid-19 era stato considerato superiore ai rischi, e così venne largamente somministrato in oltre 150 Paesi.

    Ora lo studio appena pubblicato dimostra che i vaccini hanno determinato l'innesco molecolare di un raro, ma potenzialmente letale disturbo della coagulazione.

    Circa 1 persona su 200.000 ha sviluppato trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (o VITT, da vaccine-induced immune thrombocytopenia and thrombosis), come è diventata nota la sindrome, dopo aver ricevuto i vaccini prodotti da Johnson & Johnson e da AstraZeneca. Entrambi i vaccini usavano una versione modificata di un adenovirus – un tipo di virus noto per causare il comune raffreddore – per trasportare il gene di una parte del virus SARS-CoV-2 nelle cellule umane. Questo stimolava il sistema immunitario a creare anticorpi contro il Covid. .

    Tuttavia, il gruppo di studio ha scoperto che in un certo gruppo di persone con una mutazione nelle proprie cellule immunitarie produttrici di anticorpi, la vaccinazione ha scatenato un'esplosione dei loro anticorpi anti-PF4, portando a una grave coagulazione e a un calo delle piastrine.«È la prima volta che siamo in grado di far risalire un disturbo autoimmune all'evento scatenante originale», afferma uno degli autori dello studio, Tom Gordon, immunopatologo della Flinders University di Adelaide, in Australia. Sono stati fatti studi su topi che hanno confermato la modalità d’azione del meccanismo per cui i vaccini innescavano anticorpi che reagivano con altre proteine del corpo.

    L'episodio dimostra l'importanza di una solida sorveglianza sulla sicurezza dei vaccini, sia in sede di sperimentazione che di successiva messa in commercio.

    Questo studio dovrebbe condurre a seria riflessione, evitando prese di posizione aprioristiche spesso isteriche, coloro che all’arrivo di questo e degli altri vaccini gridarono al miracolo scientifico, idolatrando questi prodotti forieri di salvezza. Invece erano solo farmaci, sperimentali, e di conseguenza dall’efficacia e dalla sicurezza tutta da verificare.

    Questo è il metodo scientifico con cui operare, per il bene dei pazienti. Studi autorevoli come quello pubblicato sul New England ne sono la prova.

    Platelets. "This is the first time we've been able to trace an autoimmune disorder back to the original triggering event," says one of the study's authors, Tom Gordon, an immunopathologist at Flinders University in Adelaide, Australia. Studies on mice have confirmed the mechanism by which vaccines triggered antibodies that reacted with other proteins in the body.

    This episode demonstrates the importance of robust vaccine safety monitoring, both during trials and subsequent marketing.

    This study should lead to serious reflection, avoiding the often hysterical, a priori positions of those who, upon the arrival of this and other vaccines, proclaimed a scientific miracle, idolizing these products as harbingers of salvation. Instead, they were merely experimental drugs, and therefore their efficacy and safety remain to be verified.

    This is the scientific method we must follow, for the good of patients. Authoritative studies like the one published in New England are proof of this.
    LO STUDIO Ecco come il vaccino anti-Covid scatena il sistema immunitario Ancora oggi molte persone che presentano particolari patologie, del sistema nervoso, ma anche del sistema circolatorio, e che avevano sempre goduto di ottima salute, chiedono perplessi e scoraggiati ai medici se non ci possa essere una correlazione coi vaccini Covid, dopo l’effettuazione dei quali queste patologie erano insorte. Nella quasi totalità dei casi la risposta è negativa, spesso enunciata con durezza e arroganza, atteggiamenti che si stanno da tempo purtroppo diffondendo nel mondo sanitario. Il negazionismo è netto e assoluto, come se venisse messo in discussione un dogma di fede. E invece ci sono prove scientifiche inconfutabili, pubblicate su riviste della massima autorevolezza. Una di queste è il famoso New England Journal of Medicine, una delle tre più importanti riviste mediche del mondo. Il Journal ha da poco pubblicato i risultati di una ricerca, divulgati anche su un’altra importante rivista, Nature, che dimostrano come alcuni vaccini per il Covid hanno provocato un raro disturbo della coagulazione del sangue, determinando una mutazione in persone che avevano ricevuto il vaccino AstraZeneca o quello Johnson & Johnson. Come noto, questi vaccini sono stati ritirati dal commercio, dopo aver perso una vera e propria guerra commerciale contro i vaccini mRNA. Questi ultimi sono i più indiziati e indagati per gli effetti indesiderati che hanno provocato, ma è estremamente interessante capire anche la patogenicità dei vaccini non mRNA. Come noto, in Italia AstraZeneca, era stato scelto per vaccinare insegnanti e membri delle forze dell’ordine, senza alcun criterio di scelta di tipo scientifico. Semplicemente il Ministero aveva acquistato quote dei tre principali vaccini (ce n’era anche un quarto, Johnson&Johnson che ebbe vita brevissima) e bisognava stabilire a chi somministrarlo. Di fronte all’emergere di casi di reazioni gravi tra persone giovani, si decise di riservarne l’uso per gli anziani. Poi, quasi in sordina, il prodotto anglo-svedese sparì dagli hub vaccinali, e ci si avviò al monopolio dei vaccini a mRNA. La stessa Organizzazione mondiale della sanità aveva confermato che dopo la vaccinazione con il vaccino AstraZeneca erano stati segnalati come eventi avversi trombosi con trombocitopenia, ma il beneficio della vaccinazione nella protezione contro Covid-19 era stato considerato superiore ai rischi, e così venne largamente somministrato in oltre 150 Paesi. Ora lo studio appena pubblicato dimostra che i vaccini hanno determinato l'innesco molecolare di un raro, ma potenzialmente letale disturbo della coagulazione. Circa 1 persona su 200.000 ha sviluppato trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (o VITT, da vaccine-induced immune thrombocytopenia and thrombosis), come è diventata nota la sindrome, dopo aver ricevuto i vaccini prodotti da Johnson & Johnson e da AstraZeneca. Entrambi i vaccini usavano una versione modificata di un adenovirus – un tipo di virus noto per causare il comune raffreddore – per trasportare il gene di una parte del virus SARS-CoV-2 nelle cellule umane. Questo stimolava il sistema immunitario a creare anticorpi contro il Covid. . Tuttavia, il gruppo di studio ha scoperto che in un certo gruppo di persone con una mutazione nelle proprie cellule immunitarie produttrici di anticorpi, la vaccinazione ha scatenato un'esplosione dei loro anticorpi anti-PF4, portando a una grave coagulazione e a un calo delle piastrine.«È la prima volta che siamo in grado di far risalire un disturbo autoimmune all'evento scatenante originale», afferma uno degli autori dello studio, Tom Gordon, immunopatologo della Flinders University di Adelaide, in Australia. Sono stati fatti studi su topi che hanno confermato la modalità d’azione del meccanismo per cui i vaccini innescavano anticorpi che reagivano con altre proteine del corpo. L'episodio dimostra l'importanza di una solida sorveglianza sulla sicurezza dei vaccini, sia in sede di sperimentazione che di successiva messa in commercio. Questo studio dovrebbe condurre a seria riflessione, evitando prese di posizione aprioristiche spesso isteriche, coloro che all’arrivo di questo e degli altri vaccini gridarono al miracolo scientifico, idolatrando questi prodotti forieri di salvezza. Invece erano solo farmaci, sperimentali, e di conseguenza dall’efficacia e dalla sicurezza tutta da verificare. Questo è il metodo scientifico con cui operare, per il bene dei pazienti. Studi autorevoli come quello pubblicato sul New England ne sono la prova. Platelets. "This is the first time we've been able to trace an autoimmune disorder back to the original triggering event," says one of the study's authors, Tom Gordon, an immunopathologist at Flinders University in Adelaide, Australia. Studies on mice have confirmed the mechanism by which vaccines triggered antibodies that reacted with other proteins in the body. This episode demonstrates the importance of robust vaccine safety monitoring, both during trials and subsequent marketing. This study should lead to serious reflection, avoiding the often hysterical, a priori positions of those who, upon the arrival of this and other vaccines, proclaimed a scientific miracle, idolizing these products as harbingers of salvation. Instead, they were merely experimental drugs, and therefore their efficacy and safety remain to be verified. This is the scientific method we must follow, for the good of patients. Authoritative studies like the one published in New England are proof of this.
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  • Allora, i messaggi di WhatsApp sono cifrati e privati o no?
    Panico da ProPublica.

    Una recente indagine di ProPublica ha scatenato un putiferio di preoccupazioni sulla effettiva riservatezza dei messaggi di WhatsApp.

    "WhatsApp legge i messaggi delle chat", ha titolato ANSA. Un titolo che fa sembrare che WhatsApp legga, o possa leggere, tutti i messaggi che circolano sulla sua piattaforma. Ma non è così, e l'indagine di ProPublica non dice nulla del genere.

    Cominciamo dai concetti di base. Le comunicazioni effettuate tramite WhatsApp sono cifrate con crittografia end-to-end. Questo vuol dire che sono cifrate da un capo all'altro della conversazione, ossia da quando escono dal dispositivo del mittente fino a quando arrivano sul dispositivo del destinatario. Di conseguenza, i contenuti di queste comunicazioni non sono intercettabili in transito, né da Facebook, proprietaria di WhatsApp dal 2014, né dalle forze dell'ordine.

    Questo fa pensare a molti utenti che le comunicazioni fatte con WhatsApp siano assolutamente private, ma è sbagliato. Infatti l'indagine di ProPublica spiega che WhatsApp ha circa un migliaio di "moderatori" incaricati di valutare i messaggi che violano le regole di WhatsApp.

    Ma qui sta l'equivoco: parecchi media hanno frainteso, pensando che l'esistenza dei moderatori implichi che queste persone possano leggere tutti i messaggi. Non è così: i moderatori possono leggere soltanto i messaggi che vengono segnalati dagli utenti.

    Infatti se segnalate un messaggio, un gruppo o qualcuno su WhatsApp, "WhatsApp riceve i messaggi più recenti che ti sono stati inviati da un contatto o un gruppo segnalati, nonché informazioni sulle tue recenti interazioni con l'utente segnalato". È scritto chiaro e tondo nelle pagine informative di WhatsApp. Secondo Ars Technica, WhatsApp riceve specificamente gli ultimi quattro messaggi precedenti nel thread oltre al messaggio segnalato.

    WhatsApp riceve questi messaggi più recenti senza crittografia: è come se faceste uno screenshot ai messaggi in questione e lo mandaste a WhatsApp. Deve poterli leggere, altrimenti non li può valutare....

    Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28972

    Allora, i messaggi di WhatsApp sono cifrati e privati o no? Panico da ProPublica. Una recente indagine di ProPublica ha scatenato un putiferio di preoccupazioni sulla effettiva riservatezza dei messaggi di WhatsApp. "WhatsApp legge i messaggi delle chat", ha titolato ANSA. Un titolo che fa sembrare che WhatsApp legga, o possa leggere, tutti i messaggi che circolano sulla sua piattaforma. Ma non è così, e l'indagine di ProPublica non dice nulla del genere. Cominciamo dai concetti di base. Le comunicazioni effettuate tramite WhatsApp sono cifrate con crittografia end-to-end. Questo vuol dire che sono cifrate da un capo all'altro della conversazione, ossia da quando escono dal dispositivo del mittente fino a quando arrivano sul dispositivo del destinatario. Di conseguenza, i contenuti di queste comunicazioni non sono intercettabili in transito, né da Facebook, proprietaria di WhatsApp dal 2014, né dalle forze dell'ordine. Questo fa pensare a molti utenti che le comunicazioni fatte con WhatsApp siano assolutamente private, ma è sbagliato. Infatti l'indagine di ProPublica spiega che WhatsApp ha circa un migliaio di "moderatori" incaricati di valutare i messaggi che violano le regole di WhatsApp. Ma qui sta l'equivoco: parecchi media hanno frainteso, pensando che l'esistenza dei moderatori implichi che queste persone possano leggere tutti i messaggi. Non è così: i moderatori possono leggere soltanto i messaggi che vengono segnalati dagli utenti. Infatti se segnalate un messaggio, un gruppo o qualcuno su WhatsApp, "WhatsApp riceve i messaggi più recenti che ti sono stati inviati da un contatto o un gruppo segnalati, nonché informazioni sulle tue recenti interazioni con l'utente segnalato". È scritto chiaro e tondo nelle pagine informative di WhatsApp. Secondo Ars Technica, WhatsApp riceve specificamente gli ultimi quattro messaggi precedenti nel thread oltre al messaggio segnalato. WhatsApp riceve questi messaggi più recenti senza crittografia: è come se faceste uno screenshot ai messaggi in questione e lo mandaste a WhatsApp. Deve poterli leggere, altrimenti non li può valutare.... Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28972
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