• VERONA, STRASBURGO, PADOVA:LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI NON SI FERMA E CRESCE DI CONSENSO

    Una mobilitazione trasversale e compatta per ribadire il un deciso NO alla follia del Mercosur, un trattato contro un intero comparto agro-alimentare e contro la salute dei consumatori italiani ed europei già trattati come cavie a più riprese dai potentati di Bruxelles al servizio di tutti tranne che dei propri cittadini
    Dopo Milano, Parma Verona e la grande manifestazione di Strasburgo, la mobilitazione continua con l'annuncio di partecipazione in ulteriori citta:
    (Per le iniziative in divenire consultare le pagine social ufficiali di Coapi, Riscatto agricolo e tutte le principali associazioni aderenti alla mobilitazione)

    VERONA, STRASBOURG, PADUA: THE FARMERS' PROTEST DOESN'T STOP AND IS GROWING IN CONSENT

    A transversal and compact mobilization to reiterate a decisive NO to the madness of Mercosur, a treaty against an entire agri-food sector and against the health of Italian and European consumers already treated as guinea pigs on several occasions by the potentates of Brussels at the service of everyone except their own citizens
    After Milan, Parma Verona and the great demonstration in Strasbourg, the mobilization continues with the announcement of participation in further cities:
    (For ongoing initiatives, consult the official social pages of Coapi, Riscattoagricoltura and all the main associations participating in the mobilization)

    #Nomercosur #Coapi #Riscattoagricolo #agricoltori #madeinitaly #Efsa #movimentoperleliberta #NoEuropa #Mpl #sovranità.

    https://www.lastampa.it/esteri/2026/01/20/video/strasburgo_gli_agricoltori_contro_laccordo_mercosur_1000_trattori_in_piazza-15475480/

    https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2026/01/20/agricoltori-in-piazza-a-strasburgo-contro-mercosur.-in-arrivo-mille-trattori_58f3145e-52b4-4b39-abc6-47d07c2665b7.html

    https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/migliaia-agricoltori-protestano-strasburgo-stop-mercosur/AI09Srx

    https://www.rainews.it/amp/video/2026/01/mercosur-i-trattori-bloccano-laeroporto-di-bruxelles-nellarea-cargo-3c86b9c3-e126-469e-af15-73566b8ffe30.html

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/economia/dalla-brianza-a-bruxelles-la-4dc283c1

    https://www.larena.it/argomenti/economia/economia-veronese/no-mercosur-no-imposizioni-europee-clacson-e-trattori-in-cortei-per-la-protesta-degli-agricoltori-1.12902410

    https://www.facebook.com/share/p/1AEM4CHx3q/

    https://www.veronasera.it/attualita/proteste-agricoltori-mercousur.html
    VERONA, STRASBURGO, PADOVA:LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI NON SI FERMA E CRESCE DI CONSENSO Una mobilitazione trasversale e compatta per ribadire il un deciso NO alla follia del Mercosur, un trattato contro un intero comparto agro-alimentare e contro la salute dei consumatori italiani ed europei già trattati come cavie a più riprese dai potentati di Bruxelles al servizio di tutti tranne che dei propri cittadini Dopo Milano, Parma Verona e la grande manifestazione di Strasburgo, la mobilitazione continua con l'annuncio di partecipazione in ulteriori citta: (Per le iniziative in divenire consultare le pagine social ufficiali di Coapi, Riscatto agricolo e tutte le principali associazioni aderenti alla mobilitazione) VERONA, STRASBOURG, PADUA: THE FARMERS' PROTEST DOESN'T STOP AND IS GROWING IN CONSENT A transversal and compact mobilization to reiterate a decisive NO to the madness of Mercosur, a treaty against an entire agri-food sector and against the health of Italian and European consumers already treated as guinea pigs on several occasions by the potentates of Brussels at the service of everyone except their own citizens After Milan, Parma Verona and the great demonstration in Strasbourg, the mobilization continues with the announcement of participation in further cities: (For ongoing initiatives, consult the official social pages of Coapi, Riscattoagricoltura and all the main associations participating in the mobilization) #Nomercosur #Coapi #Riscattoagricolo #agricoltori #madeinitaly #Efsa #movimentoperleliberta #NoEuropa #Mpl #sovranità. https://www.lastampa.it/esteri/2026/01/20/video/strasburgo_gli_agricoltori_contro_laccordo_mercosur_1000_trattori_in_piazza-15475480/ https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2026/01/20/agricoltori-in-piazza-a-strasburgo-contro-mercosur.-in-arrivo-mille-trattori_58f3145e-52b4-4b39-abc6-47d07c2665b7.html https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/migliaia-agricoltori-protestano-strasburgo-stop-mercosur/AI09Srx https://www.rainews.it/amp/video/2026/01/mercosur-i-trattori-bloccano-laeroporto-di-bruxelles-nellarea-cargo-3c86b9c3-e126-469e-af15-73566b8ffe30.html https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/economia/dalla-brianza-a-bruxelles-la-4dc283c1 https://www.larena.it/argomenti/economia/economia-veronese/no-mercosur-no-imposizioni-europee-clacson-e-trattori-in-cortei-per-la-protesta-degli-agricoltori-1.12902410 https://www.facebook.com/share/p/1AEM4CHx3q/ https://www.veronasera.it/attualita/proteste-agricoltori-mercousur.html
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  • ECCO un altro disastro targato Von der Leyen!
    Accordo di libero scambio con l'India: la firma è vicina e l'Unione europea cerca alternative al protezionismo di Trump
    Restano sul tavolo ancora alcuni nodi, ma è tutto pronto per la firma del trattato di libero scambio tra India ed Unione Europea. Dopo l’inasprimento dei dazi...

    Restano sul tavolo ancora alcuni nodi, ma è tutto pronto per la firma del trattato di libero scambio tra India ed Unione Europea. Dopo l’inasprimento dei dazi Usa, Bruxelles è alle prese con una nuova geopolitica del commercio e gli effetti dei nuovi accordi potrebbero essere non solo compensativi ma offrire perfino un valore complessivo superiore.
    “La madre di tutti gli accordi”

    Dopo quasi venti anni dall’inizio delle trattative, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India è prossimo a diventare realtà. Con 20 capitoli su 24 già definiti secondo Rajesh Agrawal, segretario al Commercio indiano, le parti puntano a raggiungere l’intesa completa in vista della visita nel subcontinente dei vertici europei – il presidente del Consiglio Ue António Costa e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – già prevista tra il 25 e il 27 gennaio, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della Repubblica Indiana. Per Nuova Delhi, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India rappresenterà il più vasto trattato commerciale mai sottoscritto, e secondo Piyush Goyal, ministro per l’industria e il commercio indiano sarà “la madre di tutti gli accordi”.

    Per l’Unione Europea, invece, si apriranno le porte di un mercato di quasi 1 miliardo e mezzo di persone. Insieme al vecchio continente, l’accordo coinvolgerà complessivamente quasi un quarto della popolazione mondiale e un Pil congiunto che sfiora i 25mila miliardi di dollari. Le due parti intrattengono già solide relazioni commerciali bilaterali. Gli ultimi dati disponibili raccontano di una UE che rappresenta il principale partner commerciale dell’India, con scambi di merci per 124 miliardi di euro nel 2023, pari al 12,2% del commercio indiano complessivo. L’India invece è il nono partner commerciale dell’Unione Europea, con il 2,2% degli scambi di merci dell’Ue.
    I nodi sul tavolo

    Secondo le analisi dell’ICE su dati OMC, dopo gli Stati Uniti, l’India è l’area al mondo con il maggior numero di misure anti-dumping e anti-sovvenzioni. Nel settore automobilistico, ad esempio, i dazi e le addizionali sui veicoli finiti possono arrivare a raddoppiare il valore del mezzo. E questo è uno dei principali nodi ancora da sciogliere: Bruxelles spinge per ridurre drasticamente i dazi all’importazione delle auto europee. Al contrario, la parte indiana chiede agevolazioni sul Carbon Border Adjustment Mechanism, la misura Ue sulle importazioni di merci e prodotti a maggior intensità di carbonio provenienti da paesi extra Ue, entrato nella sua fase di applicazione completa dall’inizio del 2026 e con rilevanti impatti per le esportazioni indiane di acciaio e alluminio. Con ogni probabilità resteranno fuori dall’accordo alcuni prodotti agricoli e lattiero-caseari.

    L’agricoltura rimane un argomento delicato per Nuova Delhi, con il 44% della forza lavoro impiegata nel settore. Ma anche la Francia, in una nota del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare dello scorso settembre, evidenziava i rischi dell’accesso di alcuni prodotti indiani in Ue: “L’elevata capacità produttiva, sia strutturale che ciclica, – si legge nella nota – e la competitività dei settori indiani della carne bovina e dello zucchero, unite ai sussidi governativi all’esportazione, pongono dei rischi per gli stessi settori europei”, suggerendo che “appare prudente mantenere misure protettive a livello UE per limitare l’accesso di determinati prodotti nel mercato europeo”.
    Le aree di opportunità

    Dovrebbe invece esserci più elasticità sui vini, che oggi subiscono da parte indiana una tariffa del 150%. Altri settori chiave sono quelli del sistema moda, dove tra dazi e tasse, il carico su calzature e abbigliamento arriva a superare il 30% per cento, mentre il comparto dell’arredamento deve affrontare non solo tariffe elevate, ma anche gravose certificazioni tecniche obbligatorie. L’abbattimento delle barriere per il settore tessile è importante anche per l’India, che oggi vede le sue esportazioni soggette a dazi che raggiungono il 16%, e che li pongono in una posizione di svantaggio rispetto a concorrenti come Bangladesh e Vietnam, che godono di un accesso preferenziale in Europa. I servizi rappresentano un’altra area importante. Da una parte telecomunicazioni e informatica sono settori che potranno vedere una crescita delle esportazioni indiane in Europa, con una maggiore integrazione di aziende e professionisti indiani nelle catene del valore europee. Dall’altra, con la progressiva semplificazione delle procedure doganali e un reciproco riconoscimento di standard e certificazioni, l’accordo potrebbe rappresentare una importante opportunità non solo per l’export ma anche per gli investimenti in India da parte delle aziende del vecchio continente, che oggi si trova alle prese con una nuova geopolitica del commercio.
    La controffensiva sui dazi Usa

    Interessante a questo riguardo un’analisi dell’IFO – Institute for Economic Research – che di fronte al crescente protezionismo della seconda amministrazione Trump ha esaminato le prospettive economiche di una “offensiva” europea sul libero scambio. La domanda che si è posto l’istituto tedesco è stata: i nuovi accordi commerciali dell’Ue con alcuni nuovi Paesi, ovvero gli Stati del Mercosur, India, Malesia, Indonesia, Thailandia, Australia ed Emirati Arabi Uniti, possono attutire il colpo dell’inasprimento dei dazi statunitensi? La risposta è sì, anzi i nuovi accordi commerciali non solo potranno compensare l’impatto negativo dei dazi Usa, ma potrebbero persino superare tale compensazione. Almeno per quanto riguarda Berlino. A seconda di quanto saranno incisivi gli accordi, l’Ifo vede il Pil tedesco crescere fino dello 0,5%, mentre le esportazioni aumenterebbero dall’1,7% al 4,1 per cento. Per l’industria teutonica si tratterebbe di un aumento del valore aggiunto della produzione dell’1,8%, con effetti positivi soprattutto per l’ingegneria meccanica (+2,7%), la chimica (+3,1%) e l’automotive (+3,2%).


    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/21/accordo-di-libero-scambio-ue-india-verso-la-firma-le-opportunita-per-vini-moda-arredamento-e-servizi-e-i-nodi-ancora-sul-tavolo/8262873/
    ECCO un altro disastro targato Von der Leyen! Accordo di libero scambio con l'India: la firma è vicina e l'Unione europea cerca alternative al protezionismo di Trump Restano sul tavolo ancora alcuni nodi, ma è tutto pronto per la firma del trattato di libero scambio tra India ed Unione Europea. Dopo l’inasprimento dei dazi... Restano sul tavolo ancora alcuni nodi, ma è tutto pronto per la firma del trattato di libero scambio tra India ed Unione Europea. Dopo l’inasprimento dei dazi Usa, Bruxelles è alle prese con una nuova geopolitica del commercio e gli effetti dei nuovi accordi potrebbero essere non solo compensativi ma offrire perfino un valore complessivo superiore. “La madre di tutti gli accordi” Dopo quasi venti anni dall’inizio delle trattative, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India è prossimo a diventare realtà. Con 20 capitoli su 24 già definiti secondo Rajesh Agrawal, segretario al Commercio indiano, le parti puntano a raggiungere l’intesa completa in vista della visita nel subcontinente dei vertici europei – il presidente del Consiglio Ue António Costa e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – già prevista tra il 25 e il 27 gennaio, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della Repubblica Indiana. Per Nuova Delhi, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India rappresenterà il più vasto trattato commerciale mai sottoscritto, e secondo Piyush Goyal, ministro per l’industria e il commercio indiano sarà “la madre di tutti gli accordi”. Per l’Unione Europea, invece, si apriranno le porte di un mercato di quasi 1 miliardo e mezzo di persone. Insieme al vecchio continente, l’accordo coinvolgerà complessivamente quasi un quarto della popolazione mondiale e un Pil congiunto che sfiora i 25mila miliardi di dollari. Le due parti intrattengono già solide relazioni commerciali bilaterali. Gli ultimi dati disponibili raccontano di una UE che rappresenta il principale partner commerciale dell’India, con scambi di merci per 124 miliardi di euro nel 2023, pari al 12,2% del commercio indiano complessivo. L’India invece è il nono partner commerciale dell’Unione Europea, con il 2,2% degli scambi di merci dell’Ue. I nodi sul tavolo Secondo le analisi dell’ICE su dati OMC, dopo gli Stati Uniti, l’India è l’area al mondo con il maggior numero di misure anti-dumping e anti-sovvenzioni. Nel settore automobilistico, ad esempio, i dazi e le addizionali sui veicoli finiti possono arrivare a raddoppiare il valore del mezzo. E questo è uno dei principali nodi ancora da sciogliere: Bruxelles spinge per ridurre drasticamente i dazi all’importazione delle auto europee. Al contrario, la parte indiana chiede agevolazioni sul Carbon Border Adjustment Mechanism, la misura Ue sulle importazioni di merci e prodotti a maggior intensità di carbonio provenienti da paesi extra Ue, entrato nella sua fase di applicazione completa dall’inizio del 2026 e con rilevanti impatti per le esportazioni indiane di acciaio e alluminio. Con ogni probabilità resteranno fuori dall’accordo alcuni prodotti agricoli e lattiero-caseari. L’agricoltura rimane un argomento delicato per Nuova Delhi, con il 44% della forza lavoro impiegata nel settore. Ma anche la Francia, in una nota del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare dello scorso settembre, evidenziava i rischi dell’accesso di alcuni prodotti indiani in Ue: “L’elevata capacità produttiva, sia strutturale che ciclica, – si legge nella nota – e la competitività dei settori indiani della carne bovina e dello zucchero, unite ai sussidi governativi all’esportazione, pongono dei rischi per gli stessi settori europei”, suggerendo che “appare prudente mantenere misure protettive a livello UE per limitare l’accesso di determinati prodotti nel mercato europeo”. Le aree di opportunità Dovrebbe invece esserci più elasticità sui vini, che oggi subiscono da parte indiana una tariffa del 150%. Altri settori chiave sono quelli del sistema moda, dove tra dazi e tasse, il carico su calzature e abbigliamento arriva a superare il 30% per cento, mentre il comparto dell’arredamento deve affrontare non solo tariffe elevate, ma anche gravose certificazioni tecniche obbligatorie. L’abbattimento delle barriere per il settore tessile è importante anche per l’India, che oggi vede le sue esportazioni soggette a dazi che raggiungono il 16%, e che li pongono in una posizione di svantaggio rispetto a concorrenti come Bangladesh e Vietnam, che godono di un accesso preferenziale in Europa. I servizi rappresentano un’altra area importante. Da una parte telecomunicazioni e informatica sono settori che potranno vedere una crescita delle esportazioni indiane in Europa, con una maggiore integrazione di aziende e professionisti indiani nelle catene del valore europee. Dall’altra, con la progressiva semplificazione delle procedure doganali e un reciproco riconoscimento di standard e certificazioni, l’accordo potrebbe rappresentare una importante opportunità non solo per l’export ma anche per gli investimenti in India da parte delle aziende del vecchio continente, che oggi si trova alle prese con una nuova geopolitica del commercio. La controffensiva sui dazi Usa Interessante a questo riguardo un’analisi dell’IFO – Institute for Economic Research – che di fronte al crescente protezionismo della seconda amministrazione Trump ha esaminato le prospettive economiche di una “offensiva” europea sul libero scambio. La domanda che si è posto l’istituto tedesco è stata: i nuovi accordi commerciali dell’Ue con alcuni nuovi Paesi, ovvero gli Stati del Mercosur, India, Malesia, Indonesia, Thailandia, Australia ed Emirati Arabi Uniti, possono attutire il colpo dell’inasprimento dei dazi statunitensi? La risposta è sì, anzi i nuovi accordi commerciali non solo potranno compensare l’impatto negativo dei dazi Usa, ma potrebbero persino superare tale compensazione. Almeno per quanto riguarda Berlino. A seconda di quanto saranno incisivi gli accordi, l’Ifo vede il Pil tedesco crescere fino dello 0,5%, mentre le esportazioni aumenterebbero dall’1,7% al 4,1 per cento. Per l’industria teutonica si tratterebbe di un aumento del valore aggiunto della produzione dell’1,8%, con effetti positivi soprattutto per l’ingegneria meccanica (+2,7%), la chimica (+3,1%) e l’automotive (+3,2%). https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/21/accordo-di-libero-scambio-ue-india-verso-la-firma-le-opportunita-per-vini-moda-arredamento-e-servizi-e-i-nodi-ancora-sul-tavolo/8262873/
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    Accordo di libero scambio con l'India: la firma è vicina e l'Unione europea cerca alternative al protezionismo di Trump
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  • SUCCEDE anche QUESTO nel SILENZIO GENERALE!
    Iran, 17enne ucciso durante le proteste: la storia di Amir nuovo simbolo della resistenza
    Colpito al cuore e pestato a morte durante le proteste in Iran. Il regime parla di "caduta", ma i familiari denunciano la verità



    “È stato colpito al cuore e, mentre esalava l’ultimo respiro, lo hanno pestato alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra”. Così è stato ammazzato Amir dagli sgherri del regime iraniano, secondo il racconto dei suoi cari

    Si muore a Teheran e non solo, a causa delle contestazioni alla dittatura degli ayatollah, ma nelle grandi città europee questo sacrificio attira poco: non ci sono cortei o bandiere ai balconi per sostenere un popolo stanco della repressione, non ci sono scritte sui muri o raduni che chiedano la liberazione di questo o quel prigioniero. Eppure, i simboli di questa resistenza si moltiplicano con il passare dei giorni e con il numero delle vittime in aumento. Uno di questi simboli è Amir. Aveva 17 anni e di certo, alla sua età, ne avrebbe fatto a meno. Ma il racconto dei suoi parenti sta circolando, grazie alla testimonianza del cugino di Amir – Diako Haydari – raccolta da Sky News.

    Diako vive a Cardiff, in Galles, e ai giornalisti ha raccontato che Amir è stato ucciso la scorsa settimana, picchiato e colpito a morte a Kermanshah, nell’Iran occidentale. Amir aveva deciso di partecipare alle manifestazioni, giovedì scorso, assieme ai compagni di classe: la sua scelta è risultata fatale. La famiglia sostiene di aver ricevuto una spiegazione diversa dalle autorità: il diciassettenne sarebbe “caduto da una grande altezza”. Quel giorno Amir non è stato il solo a perdere la vita: “Due suoi amici sono in coma, altri li hanno uccisi. Gli hanno sparato”, ha detto Diako.

    Avere fonti indipendenti che possano confortare con più testimonianze quanto avviene in Iran è difficile: il governo ha bloccato Internet e chi riesce si collega grazie ai satelliti di Starlink per mandare i video delle manifestazioni. In uno di questi, proprio da Kermanshah, mostrato da Sky News, si vedono poliziotti in borghese sparare sui manifestanti. In altri video girati nel centro forense di Kahrizak, alla periferia di Teheran, vengono mostrati i sacchi neri di plastica per chiudere i cadaveri che ricoprivano il pavimento di un grande magazzino. Uomini e donne si muovono tra file di corpi per cercare di identificare i propri cari.

    In questo contesto, la morte di uno studente diventa il simbolo di una tragedia: c’è il racconto dei familiari e la versione opposta del governo, mentre sullo sfondo cresce la rabbia in un Paese in piena crisi economica ma con una leadership che non intende farsi da parte e una opposizione spesso frammentata. La fine di Amir racconta la voglia dei ragazzi di vivere in un Iran differente: un desiderio spezzato con la violenza legalizzata dagli ayatollah.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/13/proteste-iran-amir-ucciso-17-anni-notizie/8254305/
    SUCCEDE anche QUESTO nel SILENZIO GENERALE! Iran, 17enne ucciso durante le proteste: la storia di Amir nuovo simbolo della resistenza Colpito al cuore e pestato a morte durante le proteste in Iran. Il regime parla di "caduta", ma i familiari denunciano la verità “È stato colpito al cuore e, mentre esalava l’ultimo respiro, lo hanno pestato alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra”. Così è stato ammazzato Amir dagli sgherri del regime iraniano, secondo il racconto dei suoi cari Si muore a Teheran e non solo, a causa delle contestazioni alla dittatura degli ayatollah, ma nelle grandi città europee questo sacrificio attira poco: non ci sono cortei o bandiere ai balconi per sostenere un popolo stanco della repressione, non ci sono scritte sui muri o raduni che chiedano la liberazione di questo o quel prigioniero. Eppure, i simboli di questa resistenza si moltiplicano con il passare dei giorni e con il numero delle vittime in aumento. Uno di questi simboli è Amir. Aveva 17 anni e di certo, alla sua età, ne avrebbe fatto a meno. Ma il racconto dei suoi parenti sta circolando, grazie alla testimonianza del cugino di Amir – Diako Haydari – raccolta da Sky News. Diako vive a Cardiff, in Galles, e ai giornalisti ha raccontato che Amir è stato ucciso la scorsa settimana, picchiato e colpito a morte a Kermanshah, nell’Iran occidentale. Amir aveva deciso di partecipare alle manifestazioni, giovedì scorso, assieme ai compagni di classe: la sua scelta è risultata fatale. La famiglia sostiene di aver ricevuto una spiegazione diversa dalle autorità: il diciassettenne sarebbe “caduto da una grande altezza”. Quel giorno Amir non è stato il solo a perdere la vita: “Due suoi amici sono in coma, altri li hanno uccisi. Gli hanno sparato”, ha detto Diako. Avere fonti indipendenti che possano confortare con più testimonianze quanto avviene in Iran è difficile: il governo ha bloccato Internet e chi riesce si collega grazie ai satelliti di Starlink per mandare i video delle manifestazioni. In uno di questi, proprio da Kermanshah, mostrato da Sky News, si vedono poliziotti in borghese sparare sui manifestanti. In altri video girati nel centro forense di Kahrizak, alla periferia di Teheran, vengono mostrati i sacchi neri di plastica per chiudere i cadaveri che ricoprivano il pavimento di un grande magazzino. Uomini e donne si muovono tra file di corpi per cercare di identificare i propri cari. In questo contesto, la morte di uno studente diventa il simbolo di una tragedia: c’è il racconto dei familiari e la versione opposta del governo, mentre sullo sfondo cresce la rabbia in un Paese in piena crisi economica ma con una leadership che non intende farsi da parte e una opposizione spesso frammentata. La fine di Amir racconta la voglia dei ragazzi di vivere in un Iran differente: un desiderio spezzato con la violenza legalizzata dagli ayatollah. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/13/proteste-iran-amir-ucciso-17-anni-notizie/8254305/
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    Iran, 17enne ucciso durante le proteste: la storia di Amir nuovo simbolo della resistenza
    Colpito al cuore e pestato a morte durante le proteste in Iran. Il regime parla di "caduta", ma i familiari denunciano la verità
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  • ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE.
    Con la multa a Cloudflare Piracy Shield dimostra ciò che sappiamo da tempo. Che non funziona
    MULTA CHE LA SOCIETÀ AMERICANA NON PAGHERÀ MAI!
    Il funzionamento dello scudo nazionale anti-pirateria ha un peccato originale: non tiene conto di come funziona internet. E saranno le tanto vituperate regole europee a proteggere l'azienda Usa e il suo ad che sbaglia a usare l’arma del ricatto...
    https://www.wired.it/article/cloudflare-piracy-shield-prince-multa-servizi-dsa/
    ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE. Con la multa a Cloudflare Piracy Shield dimostra ciò che sappiamo da tempo. Che non funziona MULTA CHE LA SOCIETÀ AMERICANA NON PAGHERÀ MAI! Il funzionamento dello scudo nazionale anti-pirateria ha un peccato originale: non tiene conto di come funziona internet. E saranno le tanto vituperate regole europee a proteggere l'azienda Usa e il suo ad che sbaglia a usare l’arma del ricatto... https://www.wired.it/article/cloudflare-piracy-shield-prince-multa-servizi-dsa/
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    Con la multa a Cloudflare Piracy Shield dimostra ciò che sappiamo da tempo. Che non funziona
    Il funzionamento dello scudo nazionale anti-pirateria ha un peccato originale: non tiene conto di come funziona internet. E saranno le tanto vituperate regole europee a proteggere l'azienda Usa e il suo ad che sbaglia a usare l’arma del ricatto
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  • LA PUGNALATA alla schiena della Meloni agli agricoltori e ai consumatori italiani e europei!

    Mercosur, Meloni firma e neutralizza il no di Macron. Ma per gli agricoltori non c’è vittoria. Ecco chi ci guadagna
    di Luisiana Gaita
    La presidente del Consiglio parla di "garanzie ottenute”. Ma l'intesa e le promesse non convincono chi protesta in piazza con i trattori e neppure gli ambientalisti.

    Giorgia Meloni lo ha detto: per dare l’ok all’accordo Mercosur “abbiamo messo in equilibrio interessi diversi”. Quelli dell’industria, quelli dell’agricoltura e quelli geopolitici. E quando ci sono troppi interessi in gioco, c’è il rischio che qualcuno perda. Così, mentre gli agricoltori manifestavano per le strade di Milano, con una protesta organizzata da Riscatto agricolo Lombardia e l’intero Coapi, Coordinamento agricoltori e pescatori italiani e i trattori bloccavano il traffico in Spagna, Francia e altre nazioni per dire no all’intesa negoziata per un quarto di secolo, i rappresentanti permanenti degli Stati membri riuniti a Bruxelles nel Coreper davano il primo via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. E avviavano la procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni.

    Una scelta che costerà più di un grattacapo
    Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria non si sono voluti assumere questa responsabilità e hanno votato contro. Il Belgio si è astenuto, l’Italia ha votato a favore. Stretta tra le richieste di reciprocità degli agricoltori e della sempre vicina Coldiretti, le pressioni di Confindustria, quelle della Commissione europea che vuole aprire a nuovi mercati, sperando di trovare in Sud America anche un salvagente alle strategie commerciali di Donald Trump. Sull’Italia il peso della decisione: con il suo voto è stata raggiunta la maggioranza qualificata, ossia il sostegno di almeno 15 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue. Con questa decisione, il governo italiano ha neutralizzato la Francia di Macron con cui Giorgia Meloni non ha mai avuto rapporto idilliaci. E d’altronde, è da settimane che i partiti di maggioranza esultano ad ogni concessione della Commissione europea, definendola “una vittoria italiana”. Sarebbe stato un problema dire ‘no’ all’accordo tanto voluto da Ursula von der Leyen dopo aver incassato tante “vittorie” politiche. Solo il tempo dirà a tutti, soprattutto agli agricoltori, se si trattava di vittorie concrete e se i vantaggi dell’accordo superano davvero i rischi. Nel frattempo, però, le organizzazioni agricole e le cooperative agricole europee, rappresentate da Copa e Cogeca “rimangono unanimi e unite nel denunciare un accordo che rimane fondamentalmente sbilanciato e imperfetto nella sua essenza, nonostante le ultime modifiche alle misure di salvaguardia aggiuntive”.

    Meloni: “Abbiamo detto sì, alla luce delle garanzie per gli agricoltori” - FALSO!

    E mentre il vicepremier polacco Władysław Kosiniak-Kamysz annncia che il Paese presenterà un ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue contro l’accordo, la premier italiana Giorgia Meloni non esulta per la maggioranza raggiunta. E si affretta a spiegare le ragioni che, alla fine, l’hanno spinta a dare l’ok. Un via libera che, già si aspetta, le procurerà più di un grattacapo. “Non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Non potevamo dire sì, a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni” ha detto alla conferenza di fine anno. E ha ricordato come l’Italia abbia aperto una interlocuzione con la Commissione Ue, ottenendo “alcuni risultati per gli agricoltori”. Tra questi, la premier ha ricordato il meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, il fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. E, nell’ambito della trattativa sul bilancio Ue per la Pac, la possibilità di poter utilizzare già dal 2028, altri 45 miliardi di euro che sarebbero rimasti bloccati fino al 2032. “Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l’ok all’accordo” ha ribadito. Anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha ricordato il fondo da 6,3 miliardi di euro “per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti previste dal regolamento Cbam.

    L’ultima conferma: indagini dopo l’aumento dei prezzi del 5%
    Nel corso della riunione degli ambasciatori, la presidenza cipriota dell’Ue ha constatato “l’ampio sostegno” sufficiente a raggiungere la maggioranza qualificata sul pacchetto per la firma e l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale ad Interim (iTA) e dell’accordo di partnership (Empa) con il Mercosur. Nella stessa sessione sono state formalmente approvate (con qualche modifica) le salvaguardie negoziate a dicembre da Parlamento e Consiglio Ue, che devono ancora essere adottate dal Parlamento europeo in sessione plenaria. Obiettivo: proteggere il settore agroalimentare europeo da potenziali gravi distorsioni su prodotti come pollame, carne bovina, uova, agrumi e zucchero. Il nuovo quadro stabilisce soglie specifiche affinché la Commissione europea possa avviare indagini e, nel caso, attivare misure specifiche, qualora si verificasse un forte impatto sui prodotti agricoli sensibili europei. A dicembre, Consiglio e Parlamento europei avevano concordato di fissare tali soglie all’8%, ma queste sono state ridotte al 5%, come sostenuto inizialmente dall’Eurocamera, per soddisfare le richieste di Roma. Quindi Bruxelles ora potrà intervenire ogni volta che le importazioni di prodotti sensibili aumenteranno in media del 5% e i prezzi scenderanno della stessa percentuale in un periodo di tre anni.

    Chi vince e chi rischia
    Ma allora chi è che più rischia e chi è che vince con la firma dell’accordo? A guadagnarci sono gli esportatori europei. Nell’Unione europea della manifattura, della meccanica, dell’impiantistica e della componentistica, Bruxelles punta alla rimozione graduale dei dazi su automobili e componenti auto, macchinari, vestiti, tessuti, prodotti chimici. E calcola un risparmio per gli esportatori europei di oltre 4 miliardi di euro all’anno. Da qui le pressioni di Confindustria per la firma dell’accordo. Per quanto riguarda il comparto agricolo i settori che potrebbero beneficiarne sono quello dei vini e dei liquori (con un abbattimento dei dazi fino al 35%) e dell’olio di oliva (con l’eliminazione graduale del 10% di dazio). Il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi considera “strategica la chiusura positiva dell’accordo”. Oggi i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all’importazione. Per il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino “il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivo”. Ma l’accordo aprirà la strada europea a prodotti del Mercosur, come la carne di bovino, il pollame e lo zucchero, dietro i quali c’è più di un rischio (Leggi l’approfondimento). Basta pensare che il Brasile, il maggiore esportatore di carne al mondo (con l’Unione europea come secondo mercato dopo la Cina), prevede un aumento delle esportazioni agricole versione l’Ue da oltre 8 miliardi di dollari al 2040. “Dal Mercosur – sostiene Coldiretti – arriveranno 300 milioni di chilogrammi di carne di manzo e di pollo dalle allevamenti dove si usano antibiotici vietati in Europa e 60 milioni di chilogrammi di riso coltivato con l’uso di pesticidi proibiti in Ue, oltre a 180 milioni di chilogrammi di zucchero prodotto anche attraverso lo sfruttamento dei lavoratori”.

    Gli agricoltori vogliono (ma non ottengono) “le stesse regole”
    Confagricoltura conferma le sue perplessità sostenendo che l’accordo, nella sua forma attuale “rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur”. Anche Cna Agroalimentare ribadisce la contrarietà all’accordo Mercosur senza garanzie sulla concorrenza e sugli standard ambientali e sanitari. E ribatte: “L’intesa, come attualmente configurata, rischia di introdurre elementi di concorrenza sleale, in ragione delle profonde differenze negli standard ambientali, sanitari e sociali tra l’Unione europea e i Paesi aderenti al Mercosur”. Per Cna Agroalimentare è fondamentale introdurre condizioni di reciprocità. Tradotto: i prodotti che entrano nell’Unione Europea devono rispondere alle stesse regole che devono essere rispettate da agricoltori e produttori europei. E torna il discorso degli interessi: “Non è sostenibile l’utilizzo dei prodotti agroalimentari come strumento di compensazione negoziale in accordi che favoriscono altri comparti economici. Gli accordi di libero scambio devono tenere insieme le esigenze degli esportatori e quelle degli importatori a tutela dei consumatori”. Per Coldiretti “il governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte.”. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale: “Ora la presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur”.

    L’accusa degli ambientalisti
    Anche gli ambientalisti protestano e manifestano le loro preoccupazioni. “Le promesse della Commissione europea di minori vincoli e maggiori risorse non affrontano i nodi strutturali dell’accordo, né garantiscono controlli efficaci sulle merci che entrano nel mercato europeo” commenta Martina Borghi, della campagna Foreste di Greenpeace Italia. E aggiunge: “Questo accordo si inserisce in un contesto già fortemente preoccupante: l’indebolimento e il rinvio del Regolamento europeo per smettere di importare deforestazione (Eudr), l’attacco alla Moratoria sulla soia in Amazzonia e la spinta a un modello di scambio che incentiva la distruzione degli ecosistemi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/09/accordo-mercosur-meloni-francia-agricoltori-notizie/8250658/
    LA PUGNALATA alla schiena della Meloni agli agricoltori e ai consumatori italiani e europei! Mercosur, Meloni firma e neutralizza il no di Macron. Ma per gli agricoltori non c’è vittoria. Ecco chi ci guadagna di Luisiana Gaita La presidente del Consiglio parla di "garanzie ottenute”. Ma l'intesa e le promesse non convincono chi protesta in piazza con i trattori e neppure gli ambientalisti. Giorgia Meloni lo ha detto: per dare l’ok all’accordo Mercosur “abbiamo messo in equilibrio interessi diversi”. Quelli dell’industria, quelli dell’agricoltura e quelli geopolitici. E quando ci sono troppi interessi in gioco, c’è il rischio che qualcuno perda. Così, mentre gli agricoltori manifestavano per le strade di Milano, con una protesta organizzata da Riscatto agricolo Lombardia e l’intero Coapi, Coordinamento agricoltori e pescatori italiani e i trattori bloccavano il traffico in Spagna, Francia e altre nazioni per dire no all’intesa negoziata per un quarto di secolo, i rappresentanti permanenti degli Stati membri riuniti a Bruxelles nel Coreper davano il primo via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. E avviavano la procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni. Una scelta che costerà più di un grattacapo Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria non si sono voluti assumere questa responsabilità e hanno votato contro. Il Belgio si è astenuto, l’Italia ha votato a favore. Stretta tra le richieste di reciprocità degli agricoltori e della sempre vicina Coldiretti, le pressioni di Confindustria, quelle della Commissione europea che vuole aprire a nuovi mercati, sperando di trovare in Sud America anche un salvagente alle strategie commerciali di Donald Trump. Sull’Italia il peso della decisione: con il suo voto è stata raggiunta la maggioranza qualificata, ossia il sostegno di almeno 15 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue. Con questa decisione, il governo italiano ha neutralizzato la Francia di Macron con cui Giorgia Meloni non ha mai avuto rapporto idilliaci. E d’altronde, è da settimane che i partiti di maggioranza esultano ad ogni concessione della Commissione europea, definendola “una vittoria italiana”. Sarebbe stato un problema dire ‘no’ all’accordo tanto voluto da Ursula von der Leyen dopo aver incassato tante “vittorie” politiche. Solo il tempo dirà a tutti, soprattutto agli agricoltori, se si trattava di vittorie concrete e se i vantaggi dell’accordo superano davvero i rischi. Nel frattempo, però, le organizzazioni agricole e le cooperative agricole europee, rappresentate da Copa e Cogeca “rimangono unanimi e unite nel denunciare un accordo che rimane fondamentalmente sbilanciato e imperfetto nella sua essenza, nonostante le ultime modifiche alle misure di salvaguardia aggiuntive”. Meloni: “Abbiamo detto sì, alla luce delle garanzie per gli agricoltori” - FALSO! E mentre il vicepremier polacco Władysław Kosiniak-Kamysz annncia che il Paese presenterà un ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue contro l’accordo, la premier italiana Giorgia Meloni non esulta per la maggioranza raggiunta. E si affretta a spiegare le ragioni che, alla fine, l’hanno spinta a dare l’ok. Un via libera che, già si aspetta, le procurerà più di un grattacapo. “Non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Non potevamo dire sì, a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni” ha detto alla conferenza di fine anno. E ha ricordato come l’Italia abbia aperto una interlocuzione con la Commissione Ue, ottenendo “alcuni risultati per gli agricoltori”. Tra questi, la premier ha ricordato il meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, il fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. E, nell’ambito della trattativa sul bilancio Ue per la Pac, la possibilità di poter utilizzare già dal 2028, altri 45 miliardi di euro che sarebbero rimasti bloccati fino al 2032. “Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l’ok all’accordo” ha ribadito. Anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha ricordato il fondo da 6,3 miliardi di euro “per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti previste dal regolamento Cbam. L’ultima conferma: indagini dopo l’aumento dei prezzi del 5% Nel corso della riunione degli ambasciatori, la presidenza cipriota dell’Ue ha constatato “l’ampio sostegno” sufficiente a raggiungere la maggioranza qualificata sul pacchetto per la firma e l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale ad Interim (iTA) e dell’accordo di partnership (Empa) con il Mercosur. Nella stessa sessione sono state formalmente approvate (con qualche modifica) le salvaguardie negoziate a dicembre da Parlamento e Consiglio Ue, che devono ancora essere adottate dal Parlamento europeo in sessione plenaria. Obiettivo: proteggere il settore agroalimentare europeo da potenziali gravi distorsioni su prodotti come pollame, carne bovina, uova, agrumi e zucchero. Il nuovo quadro stabilisce soglie specifiche affinché la Commissione europea possa avviare indagini e, nel caso, attivare misure specifiche, qualora si verificasse un forte impatto sui prodotti agricoli sensibili europei. A dicembre, Consiglio e Parlamento europei avevano concordato di fissare tali soglie all’8%, ma queste sono state ridotte al 5%, come sostenuto inizialmente dall’Eurocamera, per soddisfare le richieste di Roma. Quindi Bruxelles ora potrà intervenire ogni volta che le importazioni di prodotti sensibili aumenteranno in media del 5% e i prezzi scenderanno della stessa percentuale in un periodo di tre anni. Chi vince e chi rischia Ma allora chi è che più rischia e chi è che vince con la firma dell’accordo? A guadagnarci sono gli esportatori europei. Nell’Unione europea della manifattura, della meccanica, dell’impiantistica e della componentistica, Bruxelles punta alla rimozione graduale dei dazi su automobili e componenti auto, macchinari, vestiti, tessuti, prodotti chimici. E calcola un risparmio per gli esportatori europei di oltre 4 miliardi di euro all’anno. Da qui le pressioni di Confindustria per la firma dell’accordo. Per quanto riguarda il comparto agricolo i settori che potrebbero beneficiarne sono quello dei vini e dei liquori (con un abbattimento dei dazi fino al 35%) e dell’olio di oliva (con l’eliminazione graduale del 10% di dazio). Il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi considera “strategica la chiusura positiva dell’accordo”. Oggi i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all’importazione. Per il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino “il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivo”. Ma l’accordo aprirà la strada europea a prodotti del Mercosur, come la carne di bovino, il pollame e lo zucchero, dietro i quali c’è più di un rischio (Leggi l’approfondimento). Basta pensare che il Brasile, il maggiore esportatore di carne al mondo (con l’Unione europea come secondo mercato dopo la Cina), prevede un aumento delle esportazioni agricole versione l’Ue da oltre 8 miliardi di dollari al 2040. “Dal Mercosur – sostiene Coldiretti – arriveranno 300 milioni di chilogrammi di carne di manzo e di pollo dalle allevamenti dove si usano antibiotici vietati in Europa e 60 milioni di chilogrammi di riso coltivato con l’uso di pesticidi proibiti in Ue, oltre a 180 milioni di chilogrammi di zucchero prodotto anche attraverso lo sfruttamento dei lavoratori”. Gli agricoltori vogliono (ma non ottengono) “le stesse regole” Confagricoltura conferma le sue perplessità sostenendo che l’accordo, nella sua forma attuale “rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur”. Anche Cna Agroalimentare ribadisce la contrarietà all’accordo Mercosur senza garanzie sulla concorrenza e sugli standard ambientali e sanitari. E ribatte: “L’intesa, come attualmente configurata, rischia di introdurre elementi di concorrenza sleale, in ragione delle profonde differenze negli standard ambientali, sanitari e sociali tra l’Unione europea e i Paesi aderenti al Mercosur”. Per Cna Agroalimentare è fondamentale introdurre condizioni di reciprocità. Tradotto: i prodotti che entrano nell’Unione Europea devono rispondere alle stesse regole che devono essere rispettate da agricoltori e produttori europei. E torna il discorso degli interessi: “Non è sostenibile l’utilizzo dei prodotti agroalimentari come strumento di compensazione negoziale in accordi che favoriscono altri comparti economici. Gli accordi di libero scambio devono tenere insieme le esigenze degli esportatori e quelle degli importatori a tutela dei consumatori”. Per Coldiretti “il governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte.”. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale: “Ora la presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur”. L’accusa degli ambientalisti Anche gli ambientalisti protestano e manifestano le loro preoccupazioni. “Le promesse della Commissione europea di minori vincoli e maggiori risorse non affrontano i nodi strutturali dell’accordo, né garantiscono controlli efficaci sulle merci che entrano nel mercato europeo” commenta Martina Borghi, della campagna Foreste di Greenpeace Italia. E aggiunge: “Questo accordo si inserisce in un contesto già fortemente preoccupante: l’indebolimento e il rinvio del Regolamento europeo per smettere di importare deforestazione (Eudr), l’attacco alla Moratoria sulla soia in Amazzonia e la spinta a un modello di scambio che incentiva la distruzione degli ecosistemi”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/09/accordo-mercosur-meloni-francia-agricoltori-notizie/8250658/
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    Mercosur: Meloni dice sì all'accordo contro il volere di agricoltori e Macron
    L'Italia ha dato il via libera all'accordo commerciale con il Sud America, decisivo per raggiungere la maggioranza qualificata in Ue
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  • https://youtu.be/YrhaVls1wZI?si=epLw6DG6iIX3b_en
    Hanno detto che gli asset, cioè i soldi russi, non sono stati sequestrati ma sono congelati a garanzia delle riparazioni di guerra della Russia.
    Cioè se la Russia che vince la guerra non paga i danni la Ue le sequestra i soldi.
    Ma da quando chi vince una guerra paga i danni.
    Di solito li paga chi perde.
    La Russia proseguirà la guerra fino alla resa senza condizioni dell'Ucraina e farà ritorsioni all'Europa sequestrando tutti i beni europei in tutto il mondo nella ipotesi migliore, o spianando l'Europa con le atomiche in quella peggiore.
    Le menti europee sono scollegate dalla realtà.
    Chi perde paga.

    https://youtu.be/YrhaVls1wZI?si=epLw6DG6iIX3b_en
    https://youtu.be/YrhaVls1wZI?si=epLw6DG6iIX3b_en Hanno detto che gli asset, cioè i soldi russi, non sono stati sequestrati ma sono congelati a garanzia delle riparazioni di guerra della Russia. Cioè se la Russia che vince la guerra non paga i danni la Ue le sequestra i soldi. Ma da quando chi vince una guerra paga i danni. Di solito li paga chi perde. La Russia proseguirà la guerra fino alla resa senza condizioni dell'Ucraina e farà ritorsioni all'Europa sequestrando tutti i beni europei in tutto il mondo nella ipotesi migliore, o spianando l'Europa con le atomiche in quella peggiore. Le menti europee sono scollegate dalla realtà. Chi perde paga. https://youtu.be/YrhaVls1wZI?si=epLw6DG6iIX3b_en
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  • Hanno detto che gli asset, cioè i soldi russi, non sono stati sequestrati ma sono congelati a garanzia delle riparazioni di guerra della Russia.
    Cioè se la Russia non paga i danni la Ue le sequestra i soldi.
    Ma da quando chi vince una guerra paga i danni.
    Di solito li paga chi perde.
    La Russia proseguirà la guerra fino alla resa senza condizioni dell'Ucraina e farà ritorsioni all'Europa sequestrando tutti i beni europei in tutto il mondo nella ipotesi migliore, o spianando l'Europa con le atomiche in quella peggiore.
    Le menti europee sono scollegate dalla realtà.
    Chi perde paga.

    https://youtu.be/YrhaVls1wZI?si=epLw6DG6iIX3b_en
    Hanno detto che gli asset, cioè i soldi russi, non sono stati sequestrati ma sono congelati a garanzia delle riparazioni di guerra della Russia. Cioè se la Russia non paga i danni la Ue le sequestra i soldi. Ma da quando chi vince una guerra paga i danni. Di solito li paga chi perde. La Russia proseguirà la guerra fino alla resa senza condizioni dell'Ucraina e farà ritorsioni all'Europa sequestrando tutti i beni europei in tutto il mondo nella ipotesi migliore, o spianando l'Europa con le atomiche in quella peggiore. Le menti europee sono scollegate dalla realtà. Chi perde paga. https://youtu.be/YrhaVls1wZI?si=epLw6DG6iIX3b_en
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  • L'ultimo avvertimento di Putin al presidente francese Macron:
    "Signore e signori, ho ascoltato attentamente le parole del presidente Emmanuel Macron, che ha sottolineato la fine dell'egemonia occidentale e l'emergere di un mondo multipolare. Ha ragione su un punto essenziale: il mondo sta cambiando profondamente, ma dimentica di spiegare perché e, soprattutto, dimentica di riconoscere che la Francia e l'Occidente stanno combattendo la Russia oggi proprio perché si rifiutano di accettare questa realtà. Oggi la Russia è bersaglio di sanzioni, attacchi diplomatici, economici, informativi e persino militari, come in Ucraina. Perché? Perché l'Occidente si rifiuta di accettare che la sua era di egemonia indiscussa sia finita. Perché l'Occidente si rifiuta di vedere altre nazioni difendere i propri interessi, valori e sovranità. L'Occidente parla di libertà e democrazia, ma cosa ha fatto per secoli? Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi: hanno tutti colonizzato quasi tutto il pianeta. Ditemi dove, in quale parte del mondo, l'Occidente non ha messo piede e imposto la sua legge? In Africa, la Francia ha disegnato Confini arbitrari, risorse sfruttate e milioni di persone costrette a... spostarsi. In Asia, gli inglesi hanno ridotto in schiavitù intere popolazioni, dall'India alla Cina. In America, le potenze europee hanno massacrato intere civiltà. E ancora oggi, attraverso la NATO, vogliono imporre il loro modello ovunque. Il signor Marcon parla dell'ispirazione politica dell'Europa. Ma dov'è questa ispirazione? L'Europa segue gli Stati Uniti in tutte le loro guerre, senza esitazione: Iraq, Libia, Siria. Ogni volta, causa centinaia di migliaia di morti. È questa ispirazione? E non ditemi che la Russia è un pericolo per il mondo. Per oltre duecento anni, l'Occidente ha cercato di distruggere la Russia: Napoleone venne a Mosca, convinto di poter soggiogare il nostro Paese. Se ne andò sconfitto nella neve. La Germania lanciò la più grande guerra d'invasione contro di noi. Fu sconfitta a Stalingrado, a Kursk e persino nelle strade di Berlino. Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti cercarono di soffocare la nostra economia, di accerchiarci, di provocare colpi di stato tra i nostri vicini, eppure siamo ancora qui. La Russia ha attraversato momenti difficili. prove, ma nessuno è riuscito a sconfiggerci. Perché stiamo combattendo non solo per la nostra terra, ma anche per... la nostra civiltà, i nostri valori e la nostra dignità. Oggi non è più solo la Russia a rifiutare l'egemonia occidentale; la Cina sta facendo un passo avanti; l'India sta affermando la sua visione del mondo; l'Africa si sta gradualmente liberando dalla tutela straniera; persino l'America Latina sta trovando la sua voce. Non è più un mondo dominato da una singola potenza o da un unico blocco: siamo entrati in un'era multipolare. E nessuno può fermarla. Ecco perché la Francia, l'Europa e l'Occidente sostengono l'Ucraina contro la Russia. Non per amore del popolo ucraino, ma perché vogliono usare questo Paese come pedina per cercare di indebolire la Russia, per limitare il nostro sviluppo e per impedire che questo mondo multipolare prenda forma. Voglio dire loro, dico al Presidente Macron e ai suoi colleghi europei: non potete nuotare controcorrente per sempre. Parlate di valori, ma rifiutate di rispettare le scelte del popolo, parlate di diritto internazionale, ma lo violate non appena non serve più ai vostri interessi, parlate di pace, ma seminate guerra ovunque interveniate. La Russia non è nemica di nessuno, ma non permetteremo mai a nessuno di decidere il nostro futuro. Vogliamo cooperazione, ma cooperazione a parità di condizioni. Vogliamo la pace, ma non a scapito della nostra libertà, della nostra identità. E sia chiaro: nessuno sconfiggerà mai la Russia. Abbiamo sopportato secoli di difficoltà, abbiamo visto imperi nascere e cadere, e siamo ancora qui. E saremo lì domani, in questo nuovo mondo multipolare che sta già nascendo.
    L'ultimo avvertimento di Putin al presidente francese Macron: "Signore e signori, ho ascoltato attentamente le parole del presidente Emmanuel Macron, che ha sottolineato la fine dell'egemonia occidentale e l'emergere di un mondo multipolare. Ha ragione su un punto essenziale: il mondo sta cambiando profondamente, ma dimentica di spiegare perché e, soprattutto, dimentica di riconoscere che la Francia e l'Occidente stanno combattendo la Russia oggi proprio perché si rifiutano di accettare questa realtà. Oggi la Russia è bersaglio di sanzioni, attacchi diplomatici, economici, informativi e persino militari, come in Ucraina. Perché? Perché l'Occidente si rifiuta di accettare che la sua era di egemonia indiscussa sia finita. Perché l'Occidente si rifiuta di vedere altre nazioni difendere i propri interessi, valori e sovranità. L'Occidente parla di libertà e democrazia, ma cosa ha fatto per secoli? Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi: hanno tutti colonizzato quasi tutto il pianeta. Ditemi dove, in quale parte del mondo, l'Occidente non ha messo piede e imposto la sua legge? In Africa, la Francia ha disegnato Confini arbitrari, risorse sfruttate e milioni di persone costrette a... spostarsi. In Asia, gli inglesi hanno ridotto in schiavitù intere popolazioni, dall'India alla Cina. In America, le potenze europee hanno massacrato intere civiltà. E ancora oggi, attraverso la NATO, vogliono imporre il loro modello ovunque. Il signor Marcon parla dell'ispirazione politica dell'Europa. Ma dov'è questa ispirazione? L'Europa segue gli Stati Uniti in tutte le loro guerre, senza esitazione: Iraq, Libia, Siria. Ogni volta, causa centinaia di migliaia di morti. È questa ispirazione? E non ditemi che la Russia è un pericolo per il mondo. Per oltre duecento anni, l'Occidente ha cercato di distruggere la Russia: Napoleone venne a Mosca, convinto di poter soggiogare il nostro Paese. Se ne andò sconfitto nella neve. La Germania lanciò la più grande guerra d'invasione contro di noi. Fu sconfitta a Stalingrado, a Kursk e persino nelle strade di Berlino. Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti cercarono di soffocare la nostra economia, di accerchiarci, di provocare colpi di stato tra i nostri vicini, eppure siamo ancora qui. La Russia ha attraversato momenti difficili. prove, ma nessuno è riuscito a sconfiggerci. Perché stiamo combattendo non solo per la nostra terra, ma anche per... la nostra civiltà, i nostri valori e la nostra dignità. Oggi non è più solo la Russia a rifiutare l'egemonia occidentale; la Cina sta facendo un passo avanti; l'India sta affermando la sua visione del mondo; l'Africa si sta gradualmente liberando dalla tutela straniera; persino l'America Latina sta trovando la sua voce. Non è più un mondo dominato da una singola potenza o da un unico blocco: siamo entrati in un'era multipolare. E nessuno può fermarla. Ecco perché la Francia, l'Europa e l'Occidente sostengono l'Ucraina contro la Russia. Non per amore del popolo ucraino, ma perché vogliono usare questo Paese come pedina per cercare di indebolire la Russia, per limitare il nostro sviluppo e per impedire che questo mondo multipolare prenda forma. Voglio dire loro, dico al Presidente Macron e ai suoi colleghi europei: non potete nuotare controcorrente per sempre. Parlate di valori, ma rifiutate di rispettare le scelte del popolo, parlate di diritto internazionale, ma lo violate non appena non serve più ai vostri interessi, parlate di pace, ma seminate guerra ovunque interveniate. La Russia non è nemica di nessuno, ma non permetteremo mai a nessuno di decidere il nostro futuro. Vogliamo cooperazione, ma cooperazione a parità di condizioni. Vogliamo la pace, ma non a scapito della nostra libertà, della nostra identità. E sia chiaro: nessuno sconfiggerà mai la Russia. Abbiamo sopportato secoli di difficoltà, abbiamo visto imperi nascere e cadere, e siamo ancora qui. E saremo lì domani, in questo nuovo mondo multipolare che sta già nascendo.
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  • MI SEMBRA che ABBIA DETTO semplicemente la VERITÀ!
    Putin minaccia: "Prenderemo territori con forza se non ci saranno negoziati"
    Il presidente russo avverte l'Occidente: "Impossibile dialogare con le attuali élite europee, mentre apprezziamo i progressi con gli USA".
    Il presidente della Federazione russa ha parlato durante una riunione allargata del Consiglio del ministero della Difesa: gli europei, ha detto, sono "maialini" al seguito di Biden
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/17/putin-negoziati-ucraina-nato-notizie/8230954/
    MI SEMBRA che ABBIA DETTO semplicemente la VERITÀ! Putin minaccia: "Prenderemo territori con forza se non ci saranno negoziati" Il presidente russo avverte l'Occidente: "Impossibile dialogare con le attuali élite europee, mentre apprezziamo i progressi con gli USA". Il presidente della Federazione russa ha parlato durante una riunione allargata del Consiglio del ministero della Difesa: gli europei, ha detto, sono "maialini" al seguito di Biden https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/17/putin-negoziati-ucraina-nato-notizie/8230954/
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    Il presidente russo avverte l'Occidente: "Impossibile dialogare con le attuali élite europee, mentre apprezziamo i progressi con gli USA"
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  • GRANDE risposta e un'attenta analisi. Well done Mr. Putin.
    L'ultimo avvertimento di Putin al presidente francese Macron:
    "Signore e signori, ho ascoltato attentamente le parole del presidente Emmanuel Macron, che ha sottolineato la fine dell'egemonia occidentale e l'emergere di un mondo multipolare. Ha ragione su un punto essenziale: il mondo sta cambiando profondamente, ma dimentica di spiegare perché e, soprattutto, dimentica di riconoscere che la Francia e l'Occidente stanno combattendo la Russia oggi proprio perché si rifiutano di accettare questa realtà. Oggi la Russia è bersaglio di sanzioni, attacchi diplomatici, economici, informativi e persino militari, come in Ucraina. Perché? Perché l'Occidente si rifiuta di accettare che la sua era di egemonia indiscussa sia finita. Perché l'Occidente si rifiuta di vedere altre nazioni difendere i propri interessi, valori e sovranità. L'Occidente parla di libertà e democrazia, ma cosa ha fatto per secoli? Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi: hanno tutti colonizzato quasi tutto il pianeta. Ditemi dove, in quale parte del mondo, l'Occidente non ha messo piede e imposto la sua legge? In Africa, la Francia ha disegnato Confini arbitrari, risorse sfruttate e milioni di persone costrette a... spostarsi. In Asia, gli inglesi hanno ridotto in schiavitù intere popolazioni, dall'India alla Cina. In America, le potenze europee hanno massacrato intere civiltà. E ancora oggi, attraverso la NATO, vogliono imporre il loro modello ovunque. Il signor Marcon parla dell'ispirazione politica dell'Europa. Ma dov'è questa ispirazione? L'Europa segue gli Stati Uniti in tutte le loro guerre, senza esitazione: Iraq, Libia, Siria. Ogni volta, causa centinaia di migliaia di morti. È questa ispirazione? E non ditemi che la Russia è un pericolo per il mondo. Per oltre duecento anni, l'Occidente ha cercato di distruggere la Russia: Napoleone venne a Mosca, convinto di poter soggiogare il nostro Paese. Se ne andò sconfitto nella neve. La Germania lanciò la più grande guerra d'invasione contro di noi. Fu sconfitta a Stalingrado, a Kursk e persino nelle strade di Berlino. Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti cercarono di soffocare la nostra economia, di accerchiarci, di provocare colpi di stato tra i nostri vicini, eppure siamo ancora qui. La Russia ha attraversato momenti difficili. prove, ma nessuno è riuscito a sconfiggerci. Perché stiamo combattendo non solo per la nostra terra, ma anche per... la nostra civiltà, i nostri valori e la nostra dignità. Oggi non è più solo la Russia a rifiutare l'egemonia occidentale; la Cina sta facendo un passo avanti; l'India sta affermando la sua visione del mondo; l'Africa si sta gradualmente liberando dalla tutela straniera; persino l'America Latina sta trovando la sua voce. Non è più un mondo dominato da una singola potenza o da un unico blocco: siamo entrati in un'era multipolare. E nessuno può fermarla. Ecco perché la Francia, l'Europa e l'Occidente sostengono l'Ucraina contro la Russia. Non per amore del popolo ucraino, ma perché vogliono usare questo Paese come pedina per cercare di indebolire la Russia, per limitare il nostro sviluppo e per impedire che questo mondo multipolare prenda forma. Voglio dire loro, dico al Presidente Macron e ai suoi colleghi europei: non potete nuotare controcorrente per sempre. Parlate di valori, ma rifiutate di rispettare le scelte del popolo, parlate di diritto internazionale, ma lo violate non appena non serve più ai vostri interessi, parlate di pace, ma seminate guerra ovunque interveniate. La Russia non è nemica di nessuno, ma non permetteremo mai a nessuno di decidere il nostro futuro. Vogliamo cooperazione, ma cooperazione a parità di condizioni. Vogliamo la pace, ma non a scapito della nostra libertà, della nostra identità. E sia chiaro: nessuno sconfiggerà mai la Russia. Abbiamo sopportato secoli di difficoltà, abbiamo visto imperi nascere e cadere, e siamo ancora qui. E saremo lì domani, in questo nuovo mondo multipolare che sta già nascendo.
    GRANDE risposta e un'attenta analisi. Well done Mr. Putin. L'ultimo avvertimento di Putin al presidente francese Macron: "Signore e signori, ho ascoltato attentamente le parole del presidente Emmanuel Macron, che ha sottolineato la fine dell'egemonia occidentale e l'emergere di un mondo multipolare. Ha ragione su un punto essenziale: il mondo sta cambiando profondamente, ma dimentica di spiegare perché e, soprattutto, dimentica di riconoscere che la Francia e l'Occidente stanno combattendo la Russia oggi proprio perché si rifiutano di accettare questa realtà. Oggi la Russia è bersaglio di sanzioni, attacchi diplomatici, economici, informativi e persino militari, come in Ucraina. Perché? Perché l'Occidente si rifiuta di accettare che la sua era di egemonia indiscussa sia finita. Perché l'Occidente si rifiuta di vedere altre nazioni difendere i propri interessi, valori e sovranità. L'Occidente parla di libertà e democrazia, ma cosa ha fatto per secoli? Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi: hanno tutti colonizzato quasi tutto il pianeta. Ditemi dove, in quale parte del mondo, l'Occidente non ha messo piede e imposto la sua legge? In Africa, la Francia ha disegnato Confini arbitrari, risorse sfruttate e milioni di persone costrette a... spostarsi. In Asia, gli inglesi hanno ridotto in schiavitù intere popolazioni, dall'India alla Cina. In America, le potenze europee hanno massacrato intere civiltà. E ancora oggi, attraverso la NATO, vogliono imporre il loro modello ovunque. Il signor Marcon parla dell'ispirazione politica dell'Europa. Ma dov'è questa ispirazione? L'Europa segue gli Stati Uniti in tutte le loro guerre, senza esitazione: Iraq, Libia, Siria. Ogni volta, causa centinaia di migliaia di morti. È questa ispirazione? E non ditemi che la Russia è un pericolo per il mondo. Per oltre duecento anni, l'Occidente ha cercato di distruggere la Russia: Napoleone venne a Mosca, convinto di poter soggiogare il nostro Paese. Se ne andò sconfitto nella neve. La Germania lanciò la più grande guerra d'invasione contro di noi. Fu sconfitta a Stalingrado, a Kursk e persino nelle strade di Berlino. Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti cercarono di soffocare la nostra economia, di accerchiarci, di provocare colpi di stato tra i nostri vicini, eppure siamo ancora qui. La Russia ha attraversato momenti difficili. prove, ma nessuno è riuscito a sconfiggerci. Perché stiamo combattendo non solo per la nostra terra, ma anche per... la nostra civiltà, i nostri valori e la nostra dignità. Oggi non è più solo la Russia a rifiutare l'egemonia occidentale; la Cina sta facendo un passo avanti; l'India sta affermando la sua visione del mondo; l'Africa si sta gradualmente liberando dalla tutela straniera; persino l'America Latina sta trovando la sua voce. Non è più un mondo dominato da una singola potenza o da un unico blocco: siamo entrati in un'era multipolare. E nessuno può fermarla. Ecco perché la Francia, l'Europa e l'Occidente sostengono l'Ucraina contro la Russia. Non per amore del popolo ucraino, ma perché vogliono usare questo Paese come pedina per cercare di indebolire la Russia, per limitare il nostro sviluppo e per impedire che questo mondo multipolare prenda forma. Voglio dire loro, dico al Presidente Macron e ai suoi colleghi europei: non potete nuotare controcorrente per sempre. Parlate di valori, ma rifiutate di rispettare le scelte del popolo, parlate di diritto internazionale, ma lo violate non appena non serve più ai vostri interessi, parlate di pace, ma seminate guerra ovunque interveniate. La Russia non è nemica di nessuno, ma non permetteremo mai a nessuno di decidere il nostro futuro. Vogliamo cooperazione, ma cooperazione a parità di condizioni. Vogliamo la pace, ma non a scapito della nostra libertà, della nostra identità. E sia chiaro: nessuno sconfiggerà mai la Russia. Abbiamo sopportato secoli di difficoltà, abbiamo visto imperi nascere e cadere, e siamo ancora qui. E saremo lì domani, in questo nuovo mondo multipolare che sta già nascendo.
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