• Scegliere il giusto modello di diffusione gioca un ruolo fondamentale nella qualità e nella scalabilità della generazione di immagini NSFW. Modelli come Flux, SDXL e Pony rispondono a esigenze diverse, che vanno dal fotorealismo e dalla precisione dei prompt alla creazione di personaggi stilizzati. Comprendere queste differenze è essenziale per i team che sviluppano piattaforme NSFW AI pronte per la produzione.

    Abbiamo recentemente pubblicato un articolo dettagliato sul nostro sito che analizza Flux vs SDXL vs Pony per la generazione di immagini NSFW, condividendo approfondimenti pratici su casi d’uso reali, punti di forza, limiti e su quando ogni modello è più adatto. L’articolo si basa su esperienza di sviluppo pratica ed è pensato per aiutare i team a prendere decisioni tecniche più consapevoli.

    Leggi l’articolo completo qui: https://tripleminds.co/blogs/technology/flux-vs-sdxl-vs-pony/
    Scegliere il giusto modello di diffusione gioca un ruolo fondamentale nella qualità e nella scalabilità della generazione di immagini NSFW. Modelli come Flux, SDXL e Pony rispondono a esigenze diverse, che vanno dal fotorealismo e dalla precisione dei prompt alla creazione di personaggi stilizzati. Comprendere queste differenze è essenziale per i team che sviluppano piattaforme NSFW AI pronte per la produzione. Abbiamo recentemente pubblicato un articolo dettagliato sul nostro sito che analizza Flux vs SDXL vs Pony per la generazione di immagini NSFW, condividendo approfondimenti pratici su casi d’uso reali, punti di forza, limiti e su quando ogni modello è più adatto. L’articolo si basa su esperienza di sviluppo pratica ed è pensato per aiutare i team a prendere decisioni tecniche più consapevoli. Leggi l’articolo completo qui: https://tripleminds.co/blogs/technology/flux-vs-sdxl-vs-pony/
    TRIPLEMINDS.CO
    Flux vs SDXL vs Pony for NSFW Image Generation?
    SDXL leads for high-detail NSFW generation, Flux is best for artistic control, while Pony excels in fast, stylized anime content
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  • 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗭𝗘𝗥𝗕𝗜𝗡𝗔𝗧𝗔: 𝗙𝗜𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗩𝗢𝗟𝗔 𝗔𝗧𝗟𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔.
    Di Pino Cabras

    [PRIMA PARTE]
    La scena è tragica e comica insieme: i guerrapiattisti No Pax, quelli che fino a ieri ci spiegavano con tutto il sussiego possibile che “l’America ci protegge”, oggi piangono perché il “daddy” geopolitico ha pubblicato nero su bianco ciò che ogni adulto poteva già sapere: l’Europa per gli USA è solo un concorrente da manipolare, un vassallo da spremere, non certo un alleato da difendere.
    E così, nel campo NAFO - quel curioso esercito di meme-warriors filo-NATO che passa le giornate su X o su Facebook a fare propaganda come se fosse un videogioco - si passa dal pianto greco alla disperazione isterica. C’è chi frigna perché “daddy ci ha lasciati soli”, chi delira perché “gli USA sono stati corrotti” (e riprende ogni leggenda nera su Trump “asset di Adolf Putin”) e chi continua a recitare la liturgia dell’Occidente faro di civiltà proprio mentre affoga nei suoi stessi dogmi. Ho visto perfino Gramellini e Floris dire che l’Europa non ha mai preteso di imporre una visione, perché invece include con rispetto. Interi continenti colonizzati prenderanno nota di questa strabiliante novità.
    Poi ci sono i furbi che stanno già riposizionandosi: almeno loro non credono alle favole che raccontano.
    Tutti gli altri, come ricorda Francesco Dall’Aglio, farebbero bene a tatuarsi addosso la semplice verità: gli USA non ci hanno mai voluto bene. Ci ha hanno semmai usati e continueranno a farlo finché l’Europa resterà legata a questa spiazzatissima infrastruttura di vecchie illusioni tecnocratiche e nuovi avventurismi militari del tutto velleitari.
    “**** EU”, diceva Victoria Nuland nelle segrete stanze, proprio nei giorni in cui manipolava legioni di europeisti servili e illusi che assecondavano il suo “regime change” a Kiev. Non era una frase qualsiasi, ma il vero manuale operativo.
    In questo cimitero di ingenuità ecco che arriva Calenda. Molti dei lettori, quando lo nomino, obiettano che non conta nulla e che quindi è meglio ignorarlo. Ma non si tratta di lui, è l’apparato che lo pompa e me lo fa apparire ovunque a contare davvero. E quello non si deve ignorare. Dunque andiamo avanti. Calenda, dicevo, con la serietà corrucciata di chi è arrivato tardi alla lezione e non ha capito l’argomento, annuncia che “bisogna rispondere agli americani” e che l’Europa deve “rigettare interferenze, preparare piani, rilevare strutture NATO”. Sembra uno di quei topolini della favola che proponevano di attaccare un campanello alla coda del gatto per accorgersi quando arrivava ma non sapevano spiegare come attaccare la campanella. Diciamo che Calenda dimentica un dettaglio grande quanto una base militare: l’Europa non ha più sovranità. Ha solo basi USA. Una caterva di basi. E non esiste un ufficietto europeo con un modulo per “rilevarle”.
    È sublime: Calenda propone un “Yankee go home” senza avere una “home” da cui farli andare. Un piano di difesa europea senza autonomia industriale, energetica o strategica. La caricatura perfetta dell’europeismo moralista che ha svenduto tutto in nome dei “valori”.

    I No Pax e i guerrapiattisti oggi soffrono il contraccolpo della loro stessa propaganda.
    Per anni hanno urlato: “liberiamoci dalla dipendenza russa!” (sostituendo un rapporto stabile che era di mutua convenienza ed era il contrario di una minaccia con una dipendenza totale dagli USA, pagata tre volte e senza contropartite).
    Poi dicevano “difendiamo l’Europa dagli autoritari!” (mentre consegnavano l’Europa a decisioni prese a Washington, nel Pentagono e nelle sale operative NATO, mentre dicevano che i crimini di Bibi il g3N0cida erano un buon “lavoro sporco” fatto nel nostro interesse). Poi urlavano “l’autonomia strategica!” (mentre firmavano l’atto di morte dell’autonomia energetica, industriale e diplomatica).

    [SECONDA PARTE]

    Il risultato è un’Europa che non decide nulla, non influenza nulla, non guida nulla. Semplicemente subisce e non ha nessuna traiettoria tecnologica in atto per risollevarsi. Questa è la tragedia: i No Pax hanno militarizzato l’immaginario, ma disarmato l’economia del continente. Più parlavano di competitività e altre parole vacue, più ci facevano arretrare in ogni statistica, fino al colpo di grazia delle sanzioni, l’auto-sabotaggio perfetto.
    E qui tornano utili le tesi che ha esibito Francesco Forciniti, da scolpire sul frontone dell’UE:
    • doveva darci forza → ci ha resi irrilevanti,
    • doveva difendere il benessere → ha prodotto impoverimento,
    • doveva garantire pace → prepara riarmo e leva,
    • doveva creare coesione → ha generato fratture e rancori,
    • doveva essere democratica → è diventata l’anticamera ottusa di un’oligarchia lobbistica,
    • doveva renderci competitivi → ha costruito la stagnazione come regime.
    Il re è nudo, si usa dire. Ma qui è peggio. È un re morto, circondato solo da cortigiani che litigano sulle decorazioni del feretro.
    Calenda vuole opporsi agli USA? Wow, vastissimo programma, bello. Ma con cosa? Con quale sovranità? Con quali strutture? Con quali élite che per trent’anni hanno considerato l’obbedienza a Washington l’unica forma di politica estera possibile? Dove li trova gli euro-entusiasti dopo la desertificazione ultratrentennale della forza economica dell’Italia, ad esempio? L’Europa non può rispondere agli americani perché non esiste più come soggetto politico. Esiste come appendice tecnico–militare di un alleato che la considera zavorra.
    I No Pax e i guerrapiattisti possono continuare a urlare, a piangere e a giocare alla geopolitica su X e sui giornali illeggibili che vendono sempre meno. Ma la realtà ormai è chiara: gli USA fanno i loro interessi. E noi abbiamo dimenticato come si fa a difendere i nostri.
    Pazienza se Calenda dice sciocchezze e Musk, pur con tutti i suoi conflitti di interesse, dice su questo la cosa giusta. Pazienza se Dmitry Medvedev dice anche lui il giusto. Una via d’uscita esiste e non passa da questa UE ormai prossima all’implosione.
    Per salvarsi serve una separazione lucida e ordinata che restituisca agli Stati europei ciò che hanno ceduto: sovranità politica, autonomia economica, libertà energetica e monetaria.
    La direzione non è Washington, che ci vuole subalterni, ma il mondo che cresce: i BRICS+, dove cooperazione e sviluppo non richiedono abiure di indipendenza.
    Il futuro è multipolare. Ma per entrarci dobbiamo prima liberarci da questa architettura europea che sta affondando. Uscirne non è un tabù, ma una questione di sopravvivenza.
    [FINE]
    𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗭𝗘𝗥𝗕𝗜𝗡𝗔𝗧𝗔: 𝗙𝗜𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗩𝗢𝗟𝗔 𝗔𝗧𝗟𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔. Di Pino Cabras [PRIMA PARTE] La scena è tragica e comica insieme: i guerrapiattisti No Pax, quelli che fino a ieri ci spiegavano con tutto il sussiego possibile che “l’America ci protegge”, oggi piangono perché il “daddy” geopolitico ha pubblicato nero su bianco ciò che ogni adulto poteva già sapere: l’Europa per gli USA è solo un concorrente da manipolare, un vassallo da spremere, non certo un alleato da difendere. E così, nel campo NAFO - quel curioso esercito di meme-warriors filo-NATO che passa le giornate su X o su Facebook a fare propaganda come se fosse un videogioco - si passa dal pianto greco alla disperazione isterica. C’è chi frigna perché “daddy ci ha lasciati soli”, chi delira perché “gli USA sono stati corrotti” (e riprende ogni leggenda nera su Trump “asset di Adolf Putin”) e chi continua a recitare la liturgia dell’Occidente faro di civiltà proprio mentre affoga nei suoi stessi dogmi. Ho visto perfino Gramellini e Floris dire che l’Europa non ha mai preteso di imporre una visione, perché invece include con rispetto. Interi continenti colonizzati prenderanno nota di questa strabiliante novità. Poi ci sono i furbi che stanno già riposizionandosi: almeno loro non credono alle favole che raccontano. Tutti gli altri, come ricorda Francesco Dall’Aglio, farebbero bene a tatuarsi addosso la semplice verità: gli USA non ci hanno mai voluto bene. Ci ha hanno semmai usati e continueranno a farlo finché l’Europa resterà legata a questa spiazzatissima infrastruttura di vecchie illusioni tecnocratiche e nuovi avventurismi militari del tutto velleitari. “Fuck EU”, diceva Victoria Nuland nelle segrete stanze, proprio nei giorni in cui manipolava legioni di europeisti servili e illusi che assecondavano il suo “regime change” a Kiev. Non era una frase qualsiasi, ma il vero manuale operativo. In questo cimitero di ingenuità ecco che arriva Calenda. Molti dei lettori, quando lo nomino, obiettano che non conta nulla e che quindi è meglio ignorarlo. Ma non si tratta di lui, è l’apparato che lo pompa e me lo fa apparire ovunque a contare davvero. E quello non si deve ignorare. Dunque andiamo avanti. Calenda, dicevo, con la serietà corrucciata di chi è arrivato tardi alla lezione e non ha capito l’argomento, annuncia che “bisogna rispondere agli americani” e che l’Europa deve “rigettare interferenze, preparare piani, rilevare strutture NATO”. Sembra uno di quei topolini della favola che proponevano di attaccare un campanello alla coda del gatto per accorgersi quando arrivava ma non sapevano spiegare come attaccare la campanella. Diciamo che Calenda dimentica un dettaglio grande quanto una base militare: l’Europa non ha più sovranità. Ha solo basi USA. Una caterva di basi. E non esiste un ufficietto europeo con un modulo per “rilevarle”. È sublime: Calenda propone un “Yankee go home” senza avere una “home” da cui farli andare. Un piano di difesa europea senza autonomia industriale, energetica o strategica. La caricatura perfetta dell’europeismo moralista che ha svenduto tutto in nome dei “valori”. I No Pax e i guerrapiattisti oggi soffrono il contraccolpo della loro stessa propaganda. Per anni hanno urlato: “liberiamoci dalla dipendenza russa!” (sostituendo un rapporto stabile che era di mutua convenienza ed era il contrario di una minaccia con una dipendenza totale dagli USA, pagata tre volte e senza contropartite). Poi dicevano “difendiamo l’Europa dagli autoritari!” (mentre consegnavano l’Europa a decisioni prese a Washington, nel Pentagono e nelle sale operative NATO, mentre dicevano che i crimini di Bibi il g3N0cida erano un buon “lavoro sporco” fatto nel nostro interesse). Poi urlavano “l’autonomia strategica!” (mentre firmavano l’atto di morte dell’autonomia energetica, industriale e diplomatica). [SECONDA PARTE] Il risultato è un’Europa che non decide nulla, non influenza nulla, non guida nulla. Semplicemente subisce e non ha nessuna traiettoria tecnologica in atto per risollevarsi. Questa è la tragedia: i No Pax hanno militarizzato l’immaginario, ma disarmato l’economia del continente. Più parlavano di competitività e altre parole vacue, più ci facevano arretrare in ogni statistica, fino al colpo di grazia delle sanzioni, l’auto-sabotaggio perfetto. E qui tornano utili le tesi che ha esibito Francesco Forciniti, da scolpire sul frontone dell’UE: • doveva darci forza → ci ha resi irrilevanti, • doveva difendere il benessere → ha prodotto impoverimento, • doveva garantire pace → prepara riarmo e leva, • doveva creare coesione → ha generato fratture e rancori, • doveva essere democratica → è diventata l’anticamera ottusa di un’oligarchia lobbistica, • doveva renderci competitivi → ha costruito la stagnazione come regime. Il re è nudo, si usa dire. Ma qui è peggio. È un re morto, circondato solo da cortigiani che litigano sulle decorazioni del feretro. Calenda vuole opporsi agli USA? Wow, vastissimo programma, bello. Ma con cosa? Con quale sovranità? Con quali strutture? Con quali élite che per trent’anni hanno considerato l’obbedienza a Washington l’unica forma di politica estera possibile? Dove li trova gli euro-entusiasti dopo la desertificazione ultratrentennale della forza economica dell’Italia, ad esempio? L’Europa non può rispondere agli americani perché non esiste più come soggetto politico. Esiste come appendice tecnico–militare di un alleato che la considera zavorra. I No Pax e i guerrapiattisti possono continuare a urlare, a piangere e a giocare alla geopolitica su X e sui giornali illeggibili che vendono sempre meno. Ma la realtà ormai è chiara: gli USA fanno i loro interessi. E noi abbiamo dimenticato come si fa a difendere i nostri. Pazienza se Calenda dice sciocchezze e Musk, pur con tutti i suoi conflitti di interesse, dice su questo la cosa giusta. Pazienza se Dmitry Medvedev dice anche lui il giusto. Una via d’uscita esiste e non passa da questa UE ormai prossima all’implosione. Per salvarsi serve una separazione lucida e ordinata che restituisca agli Stati europei ciò che hanno ceduto: sovranità politica, autonomia economica, libertà energetica e monetaria. La direzione non è Washington, che ci vuole subalterni, ma il mondo che cresce: i BRICS+, dove cooperazione e sviluppo non richiedono abiure di indipendenza. Il futuro è multipolare. Ma per entrarci dobbiamo prima liberarci da questa architettura europea che sta affondando. Uscirne non è un tabù, ma una questione di sopravvivenza. [FINE]
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  • CHI LI HA ELETTI? NESSUNO. L'UE È GOVERNATA DA UNA MACCHINA BUROCRATICA, NON DALLA DEMOCRAZIA

    Chiamatela con il vostro nome: la Commissione europea non è democratica. Non ci si avvicina nemmeno.

    Mentre Bruxelles fa la predica al mondo sui valori democratici e sullo stato di diritto, la verità è che il vero potere nell'UE è detenuto da persone per le quali nessuno ha mai votato. Nemmeno una volta. Non direttamente. Non democraticamente.

    Sì, gli europei possono votare per eleggere i membri del Parlamento europeo ogni 5 anni. Ma ecco il piccolo segreto: il Parlamento non può nemmeno proporre leggi.

    Si limita a votare su quelle emesse dalla Commissione, un gruppo di funzionari nominati e selezionati a porte chiuse attraverso contrattazioni politiche, accordi di partito e negoziati d'élite. Nessun controllo pubblico. Nessuna trasparenza. Nessuna responsabilità.

    Una volta al potere, la Commissione gestisce di fatto l'UE. Controlla l'agenda legislativa. Definisce le politiche per 450 milioni di persone. Redige le leggi. Stabilisce il tono. Il Parlamento, l'unico organo dotato anche di un minimo di legittimità democratica, diventa poco più di un semplice timbro di gomma.

    E i cittadini? Sono solo spettatori.

    Nessuna voce in capitolo su chi scrive le leggi. Nessuna voce in capitolo su chi guida la Commissione. Non c'è modo di rimuoverli quando falliscono. Possono votare, sì, e poi possono stare a guardare mentre tecnocrati non eletti gestiscono lo spettacolo.

    L'Unione Europea è una democrazia solo di nome. Un'opera teatrale. Un'illusione manipolata.

    E sempre più persone stanno iniziando a rendersene conto, soprattutto perché si rendono conto che non stanno votando per dei leader. Stanno votando per dei personaggi di facciata. Le vere decisioni vengono prese in stanze piene di fumo da persone che non hanno mai affrontato l'elettorato.

    Se l'UE vuole sopravvivere, deve smettere di fingere e iniziare a riformarsi.

    Perché le persone sono stanche di essere governate da una bandiera che non hanno scelto e da una Commissione che non hanno eletto.
    E questa frustrazione? Sta crescendo.

    WHO ELECTED THEM? NO ONE. THE EU IS GOVERNED BY A BUREAUCRATIC MACHINE, NOT BY DEMOCRACY.

    Call it by your name: the European Commission is not democratic. It's not even close.

    While Brussels lectures the world about democratic values ​​and the rule of law, the truth is that the real power in the EU is held by people no one has ever voted for. Not even once. Not directly. Not democratically.

    Yes, Europeans can vote to elect members of the European Parliament every five years. But here's the little secret: the Parliament can't even propose laws.

    It simply votes on those issued by the Commission, a group of officials nominated and selected behind closed doors through political bargaining, party deals, and elite negotiations. No public oversight. No transparency. No accountability.

    Once in power, the Commission effectively runs the EU. It controls the legislative agenda. It defines policies for 450 million people. It drafts the laws. It sets the tone. Parliament, the only body with even a modicum of democratic legitimacy, becomes little more than a rubber stamp.

    And the citizens? They're just spectators.

    No say in who writes the laws. No say in who leads the Commission. There's no way to remove them when they fail. They can vote, yes, and then they can stand by and watch as unelected technocrats run the show.

    The European Union is a democracy in name only. A play. A manipulated illusion.

    And more and more people are starting to realize this, especially as they realize they're not voting for leaders. They're voting for fronts. Real decisions are made in smoke-filled rooms by people who have never faced the electorate.

    If the EU wants to survive, it must stop pretending and start reforming.

    Because people are tired of being governed by a flag they didn't choose and a Commission they didn't elect.
    And this frustration? It's growing.

    Source: https://x.com/OrtigiaP/status/1998488097437487603?t=W5AZnxHuwzgAoXNUSqegRw&s=19
    CHI LI HA ELETTI? NESSUNO. L'UE È GOVERNATA DA UNA MACCHINA BUROCRATICA, NON DALLA DEMOCRAZIA Chiamatela con il vostro nome: la Commissione europea non è democratica. Non ci si avvicina nemmeno. Mentre Bruxelles fa la predica al mondo sui valori democratici e sullo stato di diritto, la verità è che il vero potere nell'UE è detenuto da persone per le quali nessuno ha mai votato. Nemmeno una volta. Non direttamente. Non democraticamente. Sì, gli europei possono votare per eleggere i membri del Parlamento europeo ogni 5 anni. Ma ecco il piccolo segreto: il Parlamento non può nemmeno proporre leggi. Si limita a votare su quelle emesse dalla Commissione, un gruppo di funzionari nominati e selezionati a porte chiuse attraverso contrattazioni politiche, accordi di partito e negoziati d'élite. Nessun controllo pubblico. Nessuna trasparenza. Nessuna responsabilità. Una volta al potere, la Commissione gestisce di fatto l'UE. Controlla l'agenda legislativa. Definisce le politiche per 450 milioni di persone. Redige le leggi. Stabilisce il tono. Il Parlamento, l'unico organo dotato anche di un minimo di legittimità democratica, diventa poco più di un semplice timbro di gomma. E i cittadini? Sono solo spettatori. Nessuna voce in capitolo su chi scrive le leggi. Nessuna voce in capitolo su chi guida la Commissione. Non c'è modo di rimuoverli quando falliscono. Possono votare, sì, e poi possono stare a guardare mentre tecnocrati non eletti gestiscono lo spettacolo. L'Unione Europea è una democrazia solo di nome. Un'opera teatrale. Un'illusione manipolata. E sempre più persone stanno iniziando a rendersene conto, soprattutto perché si rendono conto che non stanno votando per dei leader. Stanno votando per dei personaggi di facciata. Le vere decisioni vengono prese in stanze piene di fumo da persone che non hanno mai affrontato l'elettorato. Se l'UE vuole sopravvivere, deve smettere di fingere e iniziare a riformarsi. Perché le persone sono stanche di essere governate da una bandiera che non hanno scelto e da una Commissione che non hanno eletto. E questa frustrazione? Sta crescendo. WHO ELECTED THEM? NO ONE. THE EU IS GOVERNED BY A BUREAUCRATIC MACHINE, NOT BY DEMOCRACY. Call it by your name: the European Commission is not democratic. It's not even close. While Brussels lectures the world about democratic values ​​and the rule of law, the truth is that the real power in the EU is held by people no one has ever voted for. Not even once. Not directly. Not democratically. Yes, Europeans can vote to elect members of the European Parliament every five years. But here's the little secret: the Parliament can't even propose laws. It simply votes on those issued by the Commission, a group of officials nominated and selected behind closed doors through political bargaining, party deals, and elite negotiations. No public oversight. No transparency. No accountability. Once in power, the Commission effectively runs the EU. It controls the legislative agenda. It defines policies for 450 million people. It drafts the laws. It sets the tone. Parliament, the only body with even a modicum of democratic legitimacy, becomes little more than a rubber stamp. And the citizens? They're just spectators. No say in who writes the laws. No say in who leads the Commission. There's no way to remove them when they fail. They can vote, yes, and then they can stand by and watch as unelected technocrats run the show. The European Union is a democracy in name only. A play. A manipulated illusion. And more and more people are starting to realize this, especially as they realize they're not voting for leaders. They're voting for fronts. Real decisions are made in smoke-filled rooms by people who have never faced the electorate. If the EU wants to survive, it must stop pretending and start reforming. Because people are tired of being governed by a flag they didn't choose and a Commission they didn't elect. And this frustration? It's growing. Source: https://x.com/OrtigiaP/status/1998488097437487603?t=W5AZnxHuwzgAoXNUSqegRw&s=19
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  • SOSTENIAMOLA!!!
    Rovigo, manager licenziata dall'Usl si ripresenta al lavoro: portata via a forza dalla polizia
    Guerra nell’azienda sanitaria, la donna aveva denunciato presunte irregolarità in appalti e contratti...
    Guerra nell’azienda sanitaria, la donna aveva denunciato presunte irregolarità in appalti e contratti

    Denunce interne per presunti appalti irregolari all’Usl 5 seguite da procedimenti disciplinari contro la presentatrice degli esposti, la sospensione dal lavoro e quindi il suo licenziamento. Si arriva così all’altro ieri, (giovedì 4 dicembre) quando la manager che ha presentato le denunce, rientrata al lavoro, viene accompagnata fuori dall’ufficio da agenti della questura. Un fatto senza precedenti.

    Muro contro muro
    È ai ferri cortissimi il contenzioso in corso tra l’Usl 5 di Rovigo e Antonietta Perrone, fino allo scorso maggio titolare dell’incarico di Direzione del Provveditorato, Economato e Gestione della Logistica della azienda sociosanitaria polesana. Il muro contro muro è tra l’Usl 5 e la manager 39enne, originaria di Caiazzo (Caserta) residente a Treviso, arrivata a Rovigo nel gennaio 2024 in comando parziale dall’azienda ospedaliera universitaria «Federico II» di Napoli. Le prime avvisaglie dei problemi poi esplosi lo scorso maggio si era avuta a marzo con un intervento della deputata polesana Pd Nadia Romeo: «Mi arrivano – aveva detto Romeo - segnalazioni di attività operatoria programmata all’ospedale e rinviata, con pesanti disagi per i pazienti, per mancanza di materiali e dispositivi. Manca persino il filo per sutura».

    Versioni contrapposte
    La versione – ufficiosa - dell’Usl 5 era che la gestione di Perrone dell’Economato stava paralizzando il funzionamento dell’ospedale. La dirigente avrebbe imposto una ferrea applicazione della legge sugli appalti. Risultato: le forniture ospedaliere sarebbero state rallentate con conseguenti disagi per l’operatività. Completamente diversa la versione fornita da Perrone.

    I suoi legali, i torinesi Filippo Distasio e Francesco Paolo Mingrino, spiegano che la revoca dell’incarico coincide al «periodo a cui risalgono le sue denunce per gravi irregolarità in alcuni appalti e contratti pubblici della Usl 5 Polesana. Fino ad allora, non era stata destinataria in tutta la sua carriera lavorativa di alcuna sanzione disciplinare (neppure un richiamo verbale) ed aveva ricevuto sempre valutazioni eccellenti per il suo operato». Per le sue denunce Perrone è stata sentita sia dalla Procura di Rovigo che dalla Guardia di Finanza rodigina. Da giugno Perrone è destinataria di diversi procedimenti disciplinari e, dall’1 settembre al 30 novembre, viene sospesa cautelarmente dall’Usl 5. Tra gli atti contestati figura anche un procedimento per accertamento di responsabilità dirigenziale, con richiesta di risoluzione del rapporto di lavoro, poi respinta l’11 novembre dal Comitato dei Garanti regionale con parere negativo.

    Il licenziamento
    Nonostante ciò, il 27 novembre il direttore generale Pietro Girardi le notifica il licenziamento disciplinare senza preavviso, decisione impugnata dai legali della dirigente e destinata a sfociare in una causa di lavoro. Scaduti i termini, Perrone rientra in servizio rilevando l’assenza dell’atto deliberativo che renderebbe esecutiva la sanzione. E viene fatta uscire dall’ufficio dalla polizia. L’Usl 5, tramite Girardi, ribadisce la piena correttezza delle proprie decisioni, affermando di aver agito a tutela degli utenti e della comunità e di essere pronta a difendere le proprie posizioni nelle sedi opportune.
    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/rovigo/cronaca/25_dicembre_08/licenziata-si-ripresenta-al-lavoro-manager-portata-via-a-forza-dalla-polizia-982b0740-260a-4fe4-917b-5b2207162xlk.shtml
    SOSTENIAMOLA!!! Rovigo, manager licenziata dall'Usl si ripresenta al lavoro: portata via a forza dalla polizia Guerra nell’azienda sanitaria, la donna aveva denunciato presunte irregolarità in appalti e contratti... Guerra nell’azienda sanitaria, la donna aveva denunciato presunte irregolarità in appalti e contratti Denunce interne per presunti appalti irregolari all’Usl 5 seguite da procedimenti disciplinari contro la presentatrice degli esposti, la sospensione dal lavoro e quindi il suo licenziamento. Si arriva così all’altro ieri, (giovedì 4 dicembre) quando la manager che ha presentato le denunce, rientrata al lavoro, viene accompagnata fuori dall’ufficio da agenti della questura. Un fatto senza precedenti. Muro contro muro È ai ferri cortissimi il contenzioso in corso tra l’Usl 5 di Rovigo e Antonietta Perrone, fino allo scorso maggio titolare dell’incarico di Direzione del Provveditorato, Economato e Gestione della Logistica della azienda sociosanitaria polesana. Il muro contro muro è tra l’Usl 5 e la manager 39enne, originaria di Caiazzo (Caserta) residente a Treviso, arrivata a Rovigo nel gennaio 2024 in comando parziale dall’azienda ospedaliera universitaria «Federico II» di Napoli. Le prime avvisaglie dei problemi poi esplosi lo scorso maggio si era avuta a marzo con un intervento della deputata polesana Pd Nadia Romeo: «Mi arrivano – aveva detto Romeo - segnalazioni di attività operatoria programmata all’ospedale e rinviata, con pesanti disagi per i pazienti, per mancanza di materiali e dispositivi. Manca persino il filo per sutura». Versioni contrapposte La versione – ufficiosa - dell’Usl 5 era che la gestione di Perrone dell’Economato stava paralizzando il funzionamento dell’ospedale. La dirigente avrebbe imposto una ferrea applicazione della legge sugli appalti. Risultato: le forniture ospedaliere sarebbero state rallentate con conseguenti disagi per l’operatività. Completamente diversa la versione fornita da Perrone. I suoi legali, i torinesi Filippo Distasio e Francesco Paolo Mingrino, spiegano che la revoca dell’incarico coincide al «periodo a cui risalgono le sue denunce per gravi irregolarità in alcuni appalti e contratti pubblici della Usl 5 Polesana. Fino ad allora, non era stata destinataria in tutta la sua carriera lavorativa di alcuna sanzione disciplinare (neppure un richiamo verbale) ed aveva ricevuto sempre valutazioni eccellenti per il suo operato». Per le sue denunce Perrone è stata sentita sia dalla Procura di Rovigo che dalla Guardia di Finanza rodigina. Da giugno Perrone è destinataria di diversi procedimenti disciplinari e, dall’1 settembre al 30 novembre, viene sospesa cautelarmente dall’Usl 5. Tra gli atti contestati figura anche un procedimento per accertamento di responsabilità dirigenziale, con richiesta di risoluzione del rapporto di lavoro, poi respinta l’11 novembre dal Comitato dei Garanti regionale con parere negativo. Il licenziamento Nonostante ciò, il 27 novembre il direttore generale Pietro Girardi le notifica il licenziamento disciplinare senza preavviso, decisione impugnata dai legali della dirigente e destinata a sfociare in una causa di lavoro. Scaduti i termini, Perrone rientra in servizio rilevando l’assenza dell’atto deliberativo che renderebbe esecutiva la sanzione. E viene fatta uscire dall’ufficio dalla polizia. L’Usl 5, tramite Girardi, ribadisce la piena correttezza delle proprie decisioni, affermando di aver agito a tutela degli utenti e della comunità e di essere pronta a difendere le proprie posizioni nelle sedi opportune. https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/rovigo/cronaca/25_dicembre_08/licenziata-si-ripresenta-al-lavoro-manager-portata-via-a-forza-dalla-polizia-982b0740-260a-4fe4-917b-5b2207162xlk.shtml
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  • ERA ORA. SPERIAMO CHE PAGHI ANCHE SE DUBITO FORTEMENTE!
    Qatargate, primo sì del Parlamento Ue alla revoca dell'immunità di Moretti (Pd). Respinta la richiesta per Gualmini
    Decisioni opposte da parte della commissione giuridica dell'Eurocamera sulle due parlamentari dem. La decisione finale sarà comunque presa dalla plenaria dell'Eurocamera
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/03/qatargate-revoca-immunita-moretti-gualmini-notizie/8215494/amp/
    ERA ORA. SPERIAMO CHE PAGHI ANCHE SE DUBITO FORTEMENTE! Qatargate, primo sì del Parlamento Ue alla revoca dell'immunità di Moretti (Pd). Respinta la richiesta per Gualmini Decisioni opposte da parte della commissione giuridica dell'Eurocamera sulle due parlamentari dem. La decisione finale sarà comunque presa dalla plenaria dell'Eurocamera https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/03/qatargate-revoca-immunita-moretti-gualmini-notizie/8215494/amp/
    Qatargate, primo sì del Parlamento Ue alla revoca dell'immunità di Moretti (Pd). Respinta la richiesta per Gualmini
    Decisioni opposte da parte della commissione giuridica dell'Eurocamera sulle due parlamentari dem. La decisione finale sarà comunque presa dalla plenaria dell'Eurocamera
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  • PARADOSSO ASSOLUTO ⚡️

    Stasera sono attraversato da un sentimento viscerale, un mix perfetto tra indignazione e rabbia. Non la resa, quella mai.
    Ma ci sono decisioni che si commentano da sole, che gridano allo scandalo prima ancora che qualcuno apra bocca. E quando a essere calpestata è la Cultura, la rabbia assume una forma ancora più precisa, più amara, più politica.
    Perché sì, in questo Paese siamo tristemente abituati a vedere professionisti catapultati in ruoli totalmente avulsi dalle loro competenze.
    Ma quando il “gioco delle sedie” arriva a colpire la Cultura – già bistrattata, ridotta a fanalino di coda nelle agende istituzionali, sottovalutata e sacrificata sempre per ultima – allora è davvero troppo.

    E diventa chiaro il disegno: la Cultura come parcheggio, come area di sosta per figure in attesa di riabilitazione, un cuscinetto morbido dove far ricadere in piedi qualcuno che certo non spicca per trasparenza o linearità gestionale.
    Milano, dove il paradosso diventa metodo.

    E così, dopo la saga tragicomica Sangiuliano–Giuli, ecco servita la nuova stagione:
    l’ex assessore alla “Rigenerazione Urbana” (che già il titolo, scusate, fa sorridere ) Giancarlo Tancredi, ora promosso a… dirigente della Direzione Cultura.
    Sì, avete letto bene. Cultura.

    Ripercorriamo in 30 secondi il capolavoro di trama:

    - Tancredi lascia il Comune nel 2021 quando diventa assessore.

    - Finisce sotto indagine («cantieropoli»), arriva l’arresto ai domiciliari.

    - Poi revoca dei domiciliari. Poi interdittiva. Poi la Cassazione la annulla.

    - Sala dichiara: “Torna pure, ma non all’Urbanistica… imbarazzerebbe”.

    SOLUZIONE? Spostiamolo alla Cultura, che tanto lì chi vuoi che si accorga di qualcosa…

    E allora la domanda, quella vera, è una sola:

    Perché? Perché proprio lì? Perché sempre lì?

    Anche evitando di puntare il dito sulla persona: cosa c’entra?
    Per quale logica, per quale visione politica, per quale strategia amministrativa la Cultura diventa la terra di nessuno in cui “svernare” in attesa di tempi migliori?
    La Cultura non è un ripiego.
    Non è un corridoio di transito.
    Non è un tappeto sotto cui spingere l’imbarazzo amministrativo.
    La Cultura è identità, visione, coraggio, innovazione, partecipazione, comunità.
    E quando la tratti come una discarica di ruoli, stai dicendo esattamente come consideri la città che dovresti governare.

    E allora sì, qualcosa di buono lo avete fatto.

    Ci avete ricordato da dove dobbiamo ripartire.
    Da una Milano Libera, non complice di questi equilibri tossici,
    non ostaggio dei giochi di potere,
    non prona alla logica del “sistemiamo qualcuno, intanto la Cultura se ne farà una ragione”.

    Nel 2027 arriveranno le amministrative.
    E grazie a voi abbiamo un esempio perfetto di come una città non vada amministrata.
    Di come la meritocrazia venga tradita.
    Di come il valore delle competenze venga calpestato.
    Di come la Cultura venga considerata sacrificabile.
    Ma noi no.
    Noi non siamo sacrificabili.
    E neanche la Cultura.

    #MilanoLibera #CulturaÈPolitica #NoAiGiochiDiPotere #Meritocrazia #Milano2027 #ParadossoAssoluto #DifendiamoLaCultura #CulturaNonÈUnParcheggio
    PARADOSSO ASSOLUTO ⚡️🤦‍♂️ Stasera sono attraversato da un sentimento viscerale, un mix perfetto tra indignazione e rabbia. Non la resa, quella mai. Ma ci sono decisioni che si commentano da sole, che gridano allo scandalo prima ancora che qualcuno apra bocca. E quando a essere calpestata è la Cultura, la rabbia assume una forma ancora più precisa, più amara, più politica. Perché sì, in questo Paese siamo tristemente abituati a vedere professionisti catapultati in ruoli totalmente avulsi dalle loro competenze. Ma quando il “gioco delle sedie” arriva a colpire la Cultura – già bistrattata, ridotta a fanalino di coda nelle agende istituzionali, sottovalutata e sacrificata sempre per ultima – allora è davvero troppo. E diventa chiaro il disegno: la Cultura come parcheggio, come area di sosta per figure in attesa di riabilitazione, un cuscinetto morbido dove far ricadere in piedi qualcuno che certo non spicca per trasparenza o linearità gestionale. 🎭 Milano, dove il paradosso diventa metodo. E così, dopo la saga tragicomica Sangiuliano–Giuli, ecco servita la nuova stagione: l’ex assessore alla “Rigenerazione Urbana” (che già il titolo, scusate, fa sorridere 😏) Giancarlo Tancredi, ora promosso a… dirigente della Direzione Cultura. Sì, avete letto bene. Cultura. 📚✨ Ripercorriamo in 30 secondi il capolavoro di trama: - Tancredi lascia il Comune nel 2021 quando diventa assessore. - Finisce sotto indagine («cantieropoli»), arriva l’arresto ai domiciliari. - Poi revoca dei domiciliari. Poi interdittiva. Poi la Cassazione la annulla. - Sala dichiara: “Torna pure, ma non all’Urbanistica… imbarazzerebbe”. 👉SOLUZIONE? Spostiamolo alla Cultura, che tanto lì chi vuoi che si accorga di qualcosa… 🎨🧩 E allora la domanda, quella vera, è una sola: Perché? Perché proprio lì? Perché sempre lì? 🙄 Anche evitando di puntare il dito sulla persona: cosa c’entra? Per quale logica, per quale visione politica, per quale strategia amministrativa la Cultura diventa la terra di nessuno in cui “svernare” in attesa di tempi migliori? La Cultura non è un ripiego. Non è un corridoio di transito. Non è un tappeto sotto cui spingere l’imbarazzo amministrativo. La Cultura è identità, visione, coraggio, innovazione, partecipazione, comunità. E quando la tratti come una discarica di ruoli, stai dicendo esattamente come consideri la città che dovresti governare. E allora sì, qualcosa di buono lo avete fatto. Ci avete ricordato da dove dobbiamo ripartire. Da una Milano Libera, non complice di questi equilibri tossici, non ostaggio dei giochi di potere, non prona alla logica del “sistemiamo qualcuno, intanto la Cultura se ne farà una ragione”. Nel 2027 arriveranno le amministrative. E grazie a voi abbiamo un esempio perfetto di come una città non vada amministrata. Di come la meritocrazia venga tradita. Di come il valore delle competenze venga calpestato. Di come la Cultura venga considerata sacrificabile. Ma noi no. Noi non siamo sacrificabili. E neanche la Cultura. ✊📚 #MilanoLibera #CulturaÈPolitica #NoAiGiochiDiPotere #Meritocrazia #Milano2027 #ParadossoAssoluto #DifendiamoLaCultura #CulturaNonÈUnParcheggio
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  • ULTIMA ORA: IL GIUDICE SUSANNA ZANDA ASSOLTA IN CASSAZIONE.

    La Corte di Cassazione si è espressa con l'assoluzione della giudice Susanna Zanda dalle accuse rivoltegli.

    La giudice ha subito provvedimenti e sanzioni disciplinari che minano la sua carriera e la sua dignità umana e professionale per aver emesso sentenze contro le restrizioni ingiustificate alle libertà dei cittadini durante il periodo della c. d. pandemia. Accuse che appaiono a molti come una ritorsione e un avvertimento verso quelle toghe che osano contraddire le decisioni dei Governi.

    Aveva per prima rifiutato il Green Pass e esternato il suo dissenso tanto da vedersi deferita al CSM (Consiglio Superiore della Magistratura).

    “Il supergreen pass tende ad indurre gli over 50 all’inoculo di un trattamento genico sperimentale, che si era già acclarato avere un’efficacia immunizzante ‘negativa’, come confermato dagli ultimi dati Aifa”, disse.

    Inoltre la Giudice aveva ricordato che "La degradazione della persona del lavoratore a merce di supermercato, potrebbe essere giudicato lesivo della dignità della persona, integrando un comportamento illecito della parte datoriale" definendo il provvedimento della tessera verde come eversivo rispetto ai diritti disciplinati e garantiti in Costituzione.

    Oggi la pronuncia di assoluzione dal provvedimento disciplinare aperto dalla Procura Generale della stessa Corte, per sindacare in merito alle decisioni prese dal Magistrato Zanda.

    Ogni tanto una buona notizia.



    Seguimi e aiutami ad essere un giornalista indipendente con una donazione libera su Paypal:

    paypal.me/DavideGianlucaPorro

    Non ho editori alle spalle, posso svolgere questo lavoro solo grazie ai miei sacrifici e all'aiuto spontaneo di cittadini onesti come te.

    Grazie di cuore.
    🔴ULTIMA ORA: IL GIUDICE SUSANNA ZANDA ASSOLTA IN CASSAZIONE. La Corte di Cassazione si è espressa con l'assoluzione della giudice Susanna Zanda dalle accuse rivoltegli. La giudice ha subito provvedimenti e sanzioni disciplinari che minano la sua carriera e la sua dignità umana e professionale per aver emesso sentenze contro le restrizioni ingiustificate alle libertà dei cittadini durante il periodo della c. d. pandemia. Accuse che appaiono a molti come una ritorsione e un avvertimento verso quelle toghe che osano contraddire le decisioni dei Governi. Aveva per prima rifiutato il Green Pass e esternato il suo dissenso tanto da vedersi deferita al CSM (Consiglio Superiore della Magistratura). “Il supergreen pass tende ad indurre gli over 50 all’inoculo di un trattamento genico sperimentale, che si era già acclarato avere un’efficacia immunizzante ‘negativa’, come confermato dagli ultimi dati Aifa”, disse. Inoltre la Giudice aveva ricordato che "La degradazione della persona del lavoratore a merce di supermercato, potrebbe essere giudicato lesivo della dignità della persona, integrando un comportamento illecito della parte datoriale" definendo il provvedimento della tessera verde come eversivo rispetto ai diritti disciplinati e garantiti in Costituzione. Oggi la pronuncia di assoluzione dal provvedimento disciplinare aperto dalla Procura Generale della stessa Corte, per sindacare in merito alle decisioni prese dal Magistrato Zanda. Ogni tanto una buona notizia. 🆘🆘🆘🆘🆘🆘🆘🆘🆘🆘🆘🆘🆘 👍 Seguimi e aiutami ad essere un giornalista indipendente con una donazione libera su Paypal: paypal.me/DavideGianlucaPorro Non ho editori alle spalle, posso svolgere questo lavoro solo grazie ai miei sacrifici e all'aiuto spontaneo di cittadini onesti come te. Grazie di cuore.
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  • DA NOI NEANCHE una NEWS sulle proteste di Bruxelles! ABBANDONATE i MEDIA del mainstream.

    Le strade di Bruxelles sono in fiamme. La capitale dell’Unione Europea, simbolo del potere e della diplomazia, è diventata l’epicentro di una rivolta senza precedenti. Migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro le nuove misure di austerità e l’innalzamento dell’età pensionabile, trasformando un semplice sciopero in una protesta che scuote l’intero continente.
    Dalla Francia ai Paesi Bassi, dalla Polonia all’Italia, l’onda del malcontento si estende in tutta Europa. È la ribellione di un popolo stanco di sacrifici, disuguaglianze e promesse infrante. Dietro la rabbia, c’è la paura di un futuro sempre più incerto e la sensazione che Bruxelles, un tempo simbolo di unità, sia oggi il volto di un potere distante e freddo.
    Questo documentario racconta la crisi di un continente che sta perdendo il contatto con la sua gente. Le immagini, le testimonianze e le voci raccolte tra le barricate rivelano una realtà che i grandi media spesso tacciono: un’Europa in bilico tra la speranza di rinascere e il rischio di implodere.


    Segui Focus Europa per rimanere aggiornato su elezioni europee, geopolitica, fondi europei, politica monetaria, inflazione, eurozona, Brexit, regolamentazioni UE e molto altro. Approfondimenti chiari, dati aggiornati e opinioni esperte per comprendere al meglio il complesso mondo della politica e finanza europea.

    Iscriviti per non perdere i video settimanali che ti aiutano a capire come funzionano le istituzioni europee e come le decisioni prese a Bruxelles impattano sulla vita di tutti noi.

    https://www.youtube.com/watch?v=-rQJqFsuulM
    DA NOI NEANCHE una NEWS sulle proteste di Bruxelles! ABBANDONATE i MEDIA del mainstream. Le strade di Bruxelles sono in fiamme. La capitale dell’Unione Europea, simbolo del potere e della diplomazia, è diventata l’epicentro di una rivolta senza precedenti. Migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro le nuove misure di austerità e l’innalzamento dell’età pensionabile, trasformando un semplice sciopero in una protesta che scuote l’intero continente. Dalla Francia ai Paesi Bassi, dalla Polonia all’Italia, l’onda del malcontento si estende in tutta Europa. È la ribellione di un popolo stanco di sacrifici, disuguaglianze e promesse infrante. Dietro la rabbia, c’è la paura di un futuro sempre più incerto e la sensazione che Bruxelles, un tempo simbolo di unità, sia oggi il volto di un potere distante e freddo. Questo documentario racconta la crisi di un continente che sta perdendo il contatto con la sua gente. Le immagini, le testimonianze e le voci raccolte tra le barricate rivelano una realtà che i grandi media spesso tacciono: un’Europa in bilico tra la speranza di rinascere e il rischio di implodere. Segui Focus Europa per rimanere aggiornato su elezioni europee, geopolitica, fondi europei, politica monetaria, inflazione, eurozona, Brexit, regolamentazioni UE e molto altro. Approfondimenti chiari, dati aggiornati e opinioni esperte per comprendere al meglio il complesso mondo della politica e finanza europea. Iscriviti per non perdere i video settimanali che ti aiutano a capire come funzionano le istituzioni europee e come le decisioni prese a Bruxelles impattano sulla vita di tutti noi. https://www.youtube.com/watch?v=-rQJqFsuulM
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  • ECCO L'AMARA VERITÀ!
    Blog | In una infografica i lavori più a rischio a causa dell'intelligenza artificiale - Info Data
    Immagina un grande carosello. Su ogni seggiola c’è un mestiere. Ogni tanto, un’intelligenza artificiale si avvicina e prova a sedersi al posto del lavoratore. Se la seggiola è esposta – perché i compiti sono ripetibili, testuali, prevedibili – l’IA potrebbe riuscirci. Se invece quel mestiere vive di contatto umano, di decisioni improvvise o di mani […]
    https://www.infodata.ilsole24ore.com/2025/10/15/in-una-infografica-i-lavori-piu-a-rischio-a-causa-dellintelligenza-artificiale/
    ECCO L'AMARA VERITÀ! Blog | In una infografica i lavori più a rischio a causa dell'intelligenza artificiale - Info Data Immagina un grande carosello. Su ogni seggiola c’è un mestiere. Ogni tanto, un’intelligenza artificiale si avvicina e prova a sedersi al posto del lavoratore. Se la seggiola è esposta – perché i compiti sono ripetibili, testuali, prevedibili – l’IA potrebbe riuscirci. Se invece quel mestiere vive di contatto umano, di decisioni improvvise o di mani […] https://www.infodata.ilsole24ore.com/2025/10/15/in-una-infografica-i-lavori-piu-a-rischio-a-causa-dellintelligenza-artificiale/
    WWW.INFODATA.ILSOLE24ORE.COM
    Blog | In una infografica i lavori più a rischio a causa dell'intelligenza artificiale - Info Data
    Immagina un grande carosello. Su ogni seggiola c’è un mestiere. Ogni tanto, un’intelligenza artificiale si avvicina e prova a sedersi al posto del lavoratore. Se la seggiola è esposta – perché i compiti sono ripetibili, testuali, prevedibili – l’IA potrebbe riuscirci. Se invece quel mestiere vive di contatto umano, di decisioni improvvise o di mani […]
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  • NON POSSO CREDERCI. LEGGETE QUI:
    Studenti "sanzionati" per lo sciopero, Patrizia Pilato: "Confermo le decisioni disciplinari, no strumentalizzazioni politiche"
    Il dirigente scolastico del liceo Scientifico Leonardo: "Il tentativo di trasformare l'applicazione delle norme in un dibattito politico sul tema della protesta o sulla causa che l'ha ispirata è fuorviante e inaccettabile. Chiunque cerchi di attribuire...
    https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/preside-liceo-leonardo-sotto-attacco-sciopero-no-strumentalizzazioni-politiche-5-ottobre-2025.html
    NON POSSO CREDERCI. LEGGETE QUI: Studenti "sanzionati" per lo sciopero, Patrizia Pilato: "Confermo le decisioni disciplinari, no strumentalizzazioni politiche" Il dirigente scolastico del liceo Scientifico Leonardo: "Il tentativo di trasformare l'applicazione delle norme in un dibattito politico sul tema della protesta o sulla causa che l'ha ispirata è fuorviante e inaccettabile. Chiunque cerchi di attribuire... https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/preside-liceo-leonardo-sotto-attacco-sciopero-no-strumentalizzazioni-politiche-5-ottobre-2025.html
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    Studenti "sanzionati" per lo sciopero, Patrizia Pilato: "Confermo le decisioni disciplinari, no strumentalizzazioni politiche"
    Il dirigente scolastico del liceo Scientifico Leonardo: "Il tentativo di trasformare l'applicazione delle norme in un dibattito politico sul tema della protesta o sulla causa che l'ha ispirata è fuorviante e inaccettabile. Chiunque cerchi di attribuire alla dirigenza scolastica un'agenda politica o una volontà di censura, ignora deliberatamente l'obbligo di far rispettare il regolamento e l'importanza della neutralità dell'istituzione"
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