• “COLPIRNE UNO PER EDUCARNE 100” — Davvero funziona ancora così?

    A quanto pare sì.
    Perché certe pressioni verso i lavoratori non arrivano solo dalle solite aziende “di frontiera”. No: oggi si insinuano perfino nei luoghi che dovrebbero insegnare cultura, diritto, rispetto e — ironia della sorte — senso del lavoro.

    E quando dico che in questo Paese qualcosa non va, non lo dico per sfogo. Lo dico perché stavolta a essere colpito è un lavoratore, un docente, un professionista stimato. E le scuse con cui è stato messo alla porta sono talmente becere che fanno quasi più rumore del licenziamento stesso.
    E no, non lo dico solo perché questo lavoratore lo conosco e abbiamo condiviso battaglie di attivismo.
    Lo dico perché il punto è esattamente questo: in Italia, oggi, l’attivismo e l’azione sindacale danno più fastidio di ogni inefficienza strutturale.

    Continuate pure a scannarvi su chi parlerà alla prossima kermesse di Atreju. Continuate pure a litigare sul nulla cosmico delle polemiche a orologeria.
    Intanto, nella realtà, le priorità vere le pagano sempre gli stessi: lavoratori, insegnanti, persone che ogni giorno provano a rendere dignitoso ciò che altri vogliono rendere precario.
    Persone come il prof. Carlo Fino, che ha osato una cosa gravissima: cercare di migliorare le condizioni di lavoro dei colleghi e la qualità dell’insegnamento per i ragazzi.

    Tutto questo succede alla International School of Como.
    La dirigenza dell’azienda — perché chiamarla “scuola” in queste condizioni è un esercizio di fantasia — ha costruito un castello di accuse pseudo-didattiche, pseudo-metodologiche e pseudo-legali. Contestazioni inconsistenti, infondate e funzionali a un unico obiettivo: intimidire.
    Perché la verità è un’altra, e la sanno tutti:
    Carlo è stato licenziato per la sua attività sindacale con USB, per l’impegno nel far valere contratti, norme, diritti. Per essersi preso la briga di spiegare tutto questo a colleghe e colleghi di diverse nazionalità che, senza di lui, sarebbero stati ancora più esposti.

    Queste sono battaglie concrete. Non le scaramucce politiche da talk show, non i sondaggi del lunedì, non le risse da social media.
    Servono lucidità e coraggio, non mentalità da bookmaker né da opinionisti della tastiera.

    Dal 2016 ho scelto — sempre — di stare dalla parte dei lavoratori, anche quando si trattava di un solo contratto a rischio.
    E allora la storia di Carlo non è solo un caso:
    è il simbolo di una cultura e di un’istruzione che questo Paese non ha più il coraggio di proteggere.

    Per questo, insieme ad altri amici, sosteniamo USB e chiediamo l’immediato ritiro del licenziamento e il reintegro di Carlo nel suo posto di lavoro.

    Comunicato stampa USB:
    https://lombardia.usb.it/leggi-notizia/international-school-of-como-i-lavoratori-proseguono-lagitazione-fino-al-reintegro-di-carlo-1211.html

    #CarloFino #InternationalSchoolOfComo #Lavoro #Scuola #Diritti #USB #Sindacato #LicenziamentoIllegittimo #Attivismo #WorkersRights #ReintegroSubito #GiustiziaSulLavoro #StopRepressioneSindacale
    “COLPIRNE UNO PER EDUCARNE 100” — Davvero funziona ancora così? A quanto pare sì. Perché certe pressioni verso i lavoratori non arrivano solo dalle solite aziende “di frontiera”. No: oggi si insinuano perfino nei luoghi che dovrebbero insegnare cultura, diritto, rispetto e — ironia della sorte — senso del lavoro. E quando dico che in questo Paese qualcosa non va, non lo dico per sfogo. Lo dico perché stavolta a essere colpito è un lavoratore, un docente, un professionista stimato. E le scuse con cui è stato messo alla porta sono talmente becere che fanno quasi più rumore del licenziamento stesso. E no, non lo dico solo perché questo lavoratore lo conosco e abbiamo condiviso battaglie di attivismo. Lo dico perché il punto è esattamente questo: in Italia, oggi, l’attivismo e l’azione sindacale danno più fastidio di ogni inefficienza strutturale. Continuate pure a scannarvi su chi parlerà alla prossima kermesse di Atreju. Continuate pure a litigare sul nulla cosmico delle polemiche a orologeria. Intanto, nella realtà, le priorità vere le pagano sempre gli stessi: lavoratori, insegnanti, persone che ogni giorno provano a rendere dignitoso ciò che altri vogliono rendere precario. Persone come il prof. Carlo Fino, che ha osato una cosa gravissima: cercare di migliorare le condizioni di lavoro dei colleghi e la qualità dell’insegnamento per i ragazzi. Tutto questo succede alla International School of Como. La dirigenza dell’azienda — perché chiamarla “scuola” in queste condizioni è un esercizio di fantasia — ha costruito un castello di accuse pseudo-didattiche, pseudo-metodologiche e pseudo-legali. Contestazioni inconsistenti, infondate e funzionali a un unico obiettivo: intimidire. Perché la verità è un’altra, e la sanno tutti: Carlo è stato licenziato per la sua attività sindacale con USB, per l’impegno nel far valere contratti, norme, diritti. Per essersi preso la briga di spiegare tutto questo a colleghe e colleghi di diverse nazionalità che, senza di lui, sarebbero stati ancora più esposti. Queste sono battaglie concrete. Non le scaramucce politiche da talk show, non i sondaggi del lunedì, non le risse da social media. Servono lucidità e coraggio, non mentalità da bookmaker né da opinionisti della tastiera. Dal 2016 ho scelto — sempre — di stare dalla parte dei lavoratori, anche quando si trattava di un solo contratto a rischio. E allora la storia di Carlo non è solo un caso: è il simbolo di una cultura e di un’istruzione che questo Paese non ha più il coraggio di proteggere. Per questo, insieme ad altri amici, sosteniamo USB e chiediamo l’immediato ritiro del licenziamento e il reintegro di Carlo nel suo posto di lavoro. 📄 Comunicato stampa USB: https://lombardia.usb.it/leggi-notizia/international-school-of-como-i-lavoratori-proseguono-lagitazione-fino-al-reintegro-di-carlo-1211.html #CarloFino #InternationalSchoolOfComo #Lavoro #Scuola #Diritti #USB #Sindacato #LicenziamentoIllegittimo #Attivismo #WorkersRights #ReintegroSubito #GiustiziaSulLavoro #StopRepressioneSindacale
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  • COSA vi ASPETTAVATE dopo AVERLI ALLONTANATI dalla FAMIGLIA?

    Famiglia nel bosco: il racconto dei genitori dei bimbi allontanati
    Il racconto dei genitori dei bambini che vivevano nel bosco di Palmoli, allontanati dal tribunale per le condizioni abitative considerate pericolose...
    Mentre la politica blatera, il ministro della Giustizia pensa di dover intervenire e i magistrati fanno quadrato intorno ai colleghi, i genitori dei bimbi allontanati dalla capanna in cui vivevano, prima di essere allontanati per ordine del Tribunale dell’Aquila, spiegano ai giornalisti cosa sta accadendo ai figli e cosa accade a loro. “C’è stata la fase della rabbia, poi quella della paura. Ora sono superate, sono fiducioso” confida al Corriere della Sera che vuole ricongiungersi con la sua famiglia. L’uomo spiega anche che l’abitazione – considerata inadatta per assenza di corrente elettrica e acqua – verrà migliorata. “Si tratta di un progetto studiato da un ingegnere al quale ci siamo rivolti. Prevede di aggiungere un locale alla casa. Ospiterà cucina e bagno“, dichiara rispondendo alle critiche sulla inadeguatezza delle condizioni abitative.

    Le criticità
    I piccoli, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6, vivevano in quello che appare come un rudere fatiscente e privo di utenze e in una roulotte nel bosco a Palmoli (Chieti). per i magistrati è stato necessario allontanare i minori dall’abitazione familiare, “in considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge”. Inoltre, “l’assenza di agibilità e pertanto di sicurezza statica, anche sotto il profilo del rischio sismico e della prevenzione di incendi, degli impianti elettrico, idrico e termico e delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità dell’abitazione, comporta la presunzione ex lege dell’esistenza del periodo di pregiudizio per l’integrità e l’incolumità fisica dei minori”.

    Solo latte di soia e niente tv
    A questi dati l’uomo replica così: “Hanno detto che viviamo nell’inconsapevolezza. Invece abbiamo il nostro know how – continua, ricordando la cura con cui gestiscono la vita familiare e le coltivazioni di frutta e verdura -. Vorrei dire qualcosa che non è stato compreso: noi proviamo una particolare soddisfazione a nutrirci dei prodotti della terra da noi stessi coltivata. Una soddisfazione nel fare a meno di tutto ciò che è in più”. Un’alimentazione di fatto vegana, ma non seguita da uno specialista e sconsigliata dalla letteratura scientifica e dalle società di pediatria. Almeno nei primi sei anni di vita, secondo gli esperti, i bambini non dovrebbero mai fare a meno dei derivati di origine animale. L’uomo tiene a specificare: “Niente latte di mucca. Non mangiamo animali), verdure e frutta solo delle nostre coltivazioni. Colazione? Tè con porridge. Voi continuate a concentrarvi su cose superflue. A noi non servono. Non abbiamo elettrodomestici, ma non ci servono. Non abbiamo la tv. In compenso abbiamo due pc che vengono utilizzati anche dai bambini per studiare”.

    “Sotto choc”, “euforici”
    Il padre dei piccoli dice che sono “Sono sotto choc per questa separazione. È difficile spiegare, si tratta di un equilibrio a cui sono abituati. La sera ci si ritrova tutti assieme per mangiare, scherzare, giocare. Questo è venuto meno. Sono distrutto. Li ho visti dieci minuti questa mattina, il tempo di lasciare indumenti e giocattoli e li ho dovuti lasciare. Nel centro dove li hanno portati non è prevista la mia presenza”.

    Anche la madre ritiene che i figli stiano vivendo un trauma: “Li vedo stranamente euforici, e capisco che è la dimostrazione della loro ansia. Vorrebbero tornare a casa, tornare ad essere un nucleo familiare. Io resto qui, non li lascio soli. I nostri figli non andranno in una scuola ortodossa, continueranno a ricevere un’educazione familiare e naturale, si chiama unschooling e ti connette con la parte destra del cervello” aggiunge ribadendo il loro progetto educativo. L’avvocato Giovanni Angelucci sta preparando l’appello contro l’ordinanza che ha tolto la potestà genitoriale. I genitori, intanto, confidano che il progetto edilizio, con stanze aggiuntive e bagno interno, possa migliorare le condizioni della casa e consentire il ritorno dei figli.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/23/famiglia-bosco-bambini-allontanati-palmoli-notizie/8204948/
    COSA vi ASPETTAVATE dopo AVERLI ALLONTANATI dalla FAMIGLIA? Famiglia nel bosco: il racconto dei genitori dei bimbi allontanati Il racconto dei genitori dei bambini che vivevano nel bosco di Palmoli, allontanati dal tribunale per le condizioni abitative considerate pericolose... Mentre la politica blatera, il ministro della Giustizia pensa di dover intervenire e i magistrati fanno quadrato intorno ai colleghi, i genitori dei bimbi allontanati dalla capanna in cui vivevano, prima di essere allontanati per ordine del Tribunale dell’Aquila, spiegano ai giornalisti cosa sta accadendo ai figli e cosa accade a loro. “C’è stata la fase della rabbia, poi quella della paura. Ora sono superate, sono fiducioso” confida al Corriere della Sera che vuole ricongiungersi con la sua famiglia. L’uomo spiega anche che l’abitazione – considerata inadatta per assenza di corrente elettrica e acqua – verrà migliorata. “Si tratta di un progetto studiato da un ingegnere al quale ci siamo rivolti. Prevede di aggiungere un locale alla casa. Ospiterà cucina e bagno“, dichiara rispondendo alle critiche sulla inadeguatezza delle condizioni abitative. Le criticità I piccoli, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6, vivevano in quello che appare come un rudere fatiscente e privo di utenze e in una roulotte nel bosco a Palmoli (Chieti). per i magistrati è stato necessario allontanare i minori dall’abitazione familiare, “in considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge”. Inoltre, “l’assenza di agibilità e pertanto di sicurezza statica, anche sotto il profilo del rischio sismico e della prevenzione di incendi, degli impianti elettrico, idrico e termico e delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità dell’abitazione, comporta la presunzione ex lege dell’esistenza del periodo di pregiudizio per l’integrità e l’incolumità fisica dei minori”. Solo latte di soia e niente tv A questi dati l’uomo replica così: “Hanno detto che viviamo nell’inconsapevolezza. Invece abbiamo il nostro know how – continua, ricordando la cura con cui gestiscono la vita familiare e le coltivazioni di frutta e verdura -. Vorrei dire qualcosa che non è stato compreso: noi proviamo una particolare soddisfazione a nutrirci dei prodotti della terra da noi stessi coltivata. Una soddisfazione nel fare a meno di tutto ciò che è in più”. Un’alimentazione di fatto vegana, ma non seguita da uno specialista e sconsigliata dalla letteratura scientifica e dalle società di pediatria. Almeno nei primi sei anni di vita, secondo gli esperti, i bambini non dovrebbero mai fare a meno dei derivati di origine animale. L’uomo tiene a specificare: “Niente latte di mucca. Non mangiamo animali), verdure e frutta solo delle nostre coltivazioni. Colazione? Tè con porridge. Voi continuate a concentrarvi su cose superflue. A noi non servono. Non abbiamo elettrodomestici, ma non ci servono. Non abbiamo la tv. In compenso abbiamo due pc che vengono utilizzati anche dai bambini per studiare”. “Sotto choc”, “euforici” Il padre dei piccoli dice che sono “Sono sotto choc per questa separazione. È difficile spiegare, si tratta di un equilibrio a cui sono abituati. La sera ci si ritrova tutti assieme per mangiare, scherzare, giocare. Questo è venuto meno. Sono distrutto. Li ho visti dieci minuti questa mattina, il tempo di lasciare indumenti e giocattoli e li ho dovuti lasciare. Nel centro dove li hanno portati non è prevista la mia presenza”. Anche la madre ritiene che i figli stiano vivendo un trauma: “Li vedo stranamente euforici, e capisco che è la dimostrazione della loro ansia. Vorrebbero tornare a casa, tornare ad essere un nucleo familiare. Io resto qui, non li lascio soli. I nostri figli non andranno in una scuola ortodossa, continueranno a ricevere un’educazione familiare e naturale, si chiama unschooling e ti connette con la parte destra del cervello” aggiunge ribadendo il loro progetto educativo. L’avvocato Giovanni Angelucci sta preparando l’appello contro l’ordinanza che ha tolto la potestà genitoriale. I genitori, intanto, confidano che il progetto edilizio, con stanze aggiuntive e bagno interno, possa migliorare le condizioni della casa e consentire il ritorno dei figli. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/23/famiglia-bosco-bambini-allontanati-palmoli-notizie/8204948/
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    Famiglia nel bosco: il racconto dei genitori dei bimbi allontanati
    Il racconto dei genitori dei bambini che vivevano nel bosco di Palmoli, allontanati dal tribunale per le condizioni abitative considerate pericolose.
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  • Aveva 73 anni quando guidò bambini — con dita mancanti e occhi danneggiati dal lavoro in fabbrica — in una marcia di 125 miglia fino alla porta del Presidente.
    I loro striscioni dicevano: “Vogliamo andare a scuola, non nelle miniere.”

    Era il 1903, l’Età Dorata. Rockefeller e Carnegie vivevano nel lusso mentre milioni di bambini lavoravano turni lunghi in miniere e fabbriche tessili, subendo gravi danni fisici. La società chiamava tutto questo progresso.

    Mary Harris Jones, nata in Irlanda nel 1837 e soprannominata Mother Jones, aveva perso marito e quattro figli in un’epidemia di febbre gialla. Si rifugiò nella rabbia e nella giustizia sociale, diventando una figura centrale del movimento operaio: organizzava scioperi, proteggeva i lavoratori e affrontava i potenti senza paura.

    Quando vide i bambini nei mulini tessili di Kensington, Pennsylvania, decise di agire. Ragazzi di sei anni lavoravano tredici ore al giorno, respirando polvere di cotone che rovinava i polmoni; molti avevano perso dita o mani nelle macchine. Mother Jones organizzò la Marcia dei Bambini delle Fabbriche, portandoli da Philadelphia a Oyster Bay per mostrare al Presidente Roosevelt le condizioni reali in cui vivevano.

    La marcia durò tre settimane. I bambini dormivano in stalle e sedi sindacali, sotto il sole estivo, mentre Mother Jones camminava accanto a loro, raccontando le loro storie ai cittadini e ai giornalisti. Le fotografie e i reportage rivelarono la dura realtà, scatenando indignazione pubblica.

    Roosevelt rifiutò di incontrarli, ma il messaggio era chiaro: il paese finalmente vide cosa significava prosperità costruita sul lavoro dei bambini.
    Le fabbriche non chiusero subito e le leggi sul lavoro minorile arrivarono decenni dopo, ma la marcia cambiò la coscienza pubblica e spinse il paese verso riforme.

    Mother Jones continuò a lottare fino alla sua morte nel 1930, organizzando minatori, operai e tessitori. Non ricoprì mai cariche ufficiali: il suo potere era la presenza, il coraggio e la convinzione che i bambini meritassero l’infanzia.

    Grazie a lei, alcuni dei bambini della marcia vissero abbastanza da vedere il Fair Labor Standards Act del 1938, che finalmente rese illegale il lavoro minorile su scala nazionale.
    Alla fine, poterono andare a scuola.
    🎖️🎖️🎖️🎖️ Aveva 73 anni quando guidò bambini — con dita mancanti e occhi danneggiati dal lavoro in fabbrica — in una marcia di 125 miglia fino alla porta del Presidente. I loro striscioni dicevano: “Vogliamo andare a scuola, non nelle miniere.” Era il 1903, l’Età Dorata. Rockefeller e Carnegie vivevano nel lusso mentre milioni di bambini lavoravano turni lunghi in miniere e fabbriche tessili, subendo gravi danni fisici. La società chiamava tutto questo progresso. Mary Harris Jones, nata in Irlanda nel 1837 e soprannominata Mother Jones, aveva perso marito e quattro figli in un’epidemia di febbre gialla. Si rifugiò nella rabbia e nella giustizia sociale, diventando una figura centrale del movimento operaio: organizzava scioperi, proteggeva i lavoratori e affrontava i potenti senza paura. Quando vide i bambini nei mulini tessili di Kensington, Pennsylvania, decise di agire. Ragazzi di sei anni lavoravano tredici ore al giorno, respirando polvere di cotone che rovinava i polmoni; molti avevano perso dita o mani nelle macchine. Mother Jones organizzò la Marcia dei Bambini delle Fabbriche, portandoli da Philadelphia a Oyster Bay per mostrare al Presidente Roosevelt le condizioni reali in cui vivevano. La marcia durò tre settimane. I bambini dormivano in stalle e sedi sindacali, sotto il sole estivo, mentre Mother Jones camminava accanto a loro, raccontando le loro storie ai cittadini e ai giornalisti. Le fotografie e i reportage rivelarono la dura realtà, scatenando indignazione pubblica. Roosevelt rifiutò di incontrarli, ma il messaggio era chiaro: il paese finalmente vide cosa significava prosperità costruita sul lavoro dei bambini. Le fabbriche non chiusero subito e le leggi sul lavoro minorile arrivarono decenni dopo, ma la marcia cambiò la coscienza pubblica e spinse il paese verso riforme. Mother Jones continuò a lottare fino alla sua morte nel 1930, organizzando minatori, operai e tessitori. Non ricoprì mai cariche ufficiali: il suo potere era la presenza, il coraggio e la convinzione che i bambini meritassero l’infanzia. Grazie a lei, alcuni dei bambini della marcia vissero abbastanza da vedere il Fair Labor Standards Act del 1938, che finalmente rese illegale il lavoro minorile su scala nazionale. Alla fine, poterono andare a scuola.
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  • NON SI PUÒ VIETARE UN'ASSEMBLEA STUDENTESCA!
    Il ricorso presentato dalla Flc Cgil nei confronti dell'istituto Monti Iblei. Il segretario del sindacato: "Riconosciuto un diritto dei lavoratori".
    https://www.palermotoday.it/cronaca/scuola-monti-iblei-assemblea-gaza-ricorso-cgil.html
    NON SI PUÒ VIETARE UN'ASSEMBLEA STUDENTESCA! Il ricorso presentato dalla Flc Cgil nei confronti dell'istituto Monti Iblei. Il segretario del sindacato: "Riconosciuto un diritto dei lavoratori". https://www.palermotoday.it/cronaca/scuola-monti-iblei-assemblea-gaza-ricorso-cgil.html
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    Preside nega l'assemblea su Gaza a scuola, il tribunale: "Condotta antisindacale"
    Il ricorso presentato dalla Flc Cgil nei confronti dell'istituto Monti Iblei. Il segretario del sindacato: "Riconosciuto un diritto dei lavoratori"
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  • ECCO un ALTRO BUON MOTIVO per NON ACCOMPAGNARE più GLI STUDENTI in GITA o in USCITE DIDATTICHE. IL SECONDO GRAVE incidente in una SETTIMANA!
    Scuolabus si scontra con auto ad Arignano: morto l'automobilista, 20 studenti feriti
    Tragedia nel Torinese: un automobilista è deceduto nell'impatto con un bus che trasportava 50 studenti. Sul posto ambulanze e vigili del fuoco...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/06/incidente-scuolabus-arignano-torino-morto-notizie/8186522/
    ECCO un ALTRO BUON MOTIVO per NON ACCOMPAGNARE più GLI STUDENTI in GITA o in USCITE DIDATTICHE. IL SECONDO GRAVE incidente in una SETTIMANA! Scuolabus si scontra con auto ad Arignano: morto l'automobilista, 20 studenti feriti Tragedia nel Torinese: un automobilista è deceduto nell'impatto con un bus che trasportava 50 studenti. Sul posto ambulanze e vigili del fuoco... https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/06/incidente-scuolabus-arignano-torino-morto-notizie/8186522/
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    Scuolabus si scontra con auto ad Arignano: morto l'automobilista, 20 studenti feriti
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  • https://osservatorionomilscuola.com/2025/11/02/convegno-4-novembre-scuola-non-va-guerra-educazione-pace-risponde-repressione/

    Iscrivetevi e partecipate a questo importantissimo convegno online che disvela una realtà agghiacciante che riguarda tutti perché coinvolge le future generazioni!
    https://osservatorionomilscuola.com/2025/11/02/convegno-4-novembre-scuola-non-va-guerra-educazione-pace-risponde-repressione/ 👉Iscrivetevi e partecipate a questo importantissimo convegno online che disvela una realtà agghiacciante che riguarda tutti perché coinvolge le future generazioni!
    OSSERVATORIONOMILSCUOLA.COM
    Convegno 4 novembre: “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”
    Convegno 4 novembre: "La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione"
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  • Minorenne ammanettato all'Einstein, preside e professori dalla parte degli studenti: “Ferita profonda”
    La lettera del personale scolastico dopo le tensioni con le forze dell’ordine davanti alla scuola...
    https://www.torinotoday.it/attualita/einstein-occupato-arresto-minorenne-lettera-preside-professori.html
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    La lettera del personale scolastico dopo le tensioni con le forze dell’ordine davanti alla scuola
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  • Le imprese italiane cercano 686mila lavoratori con competenze collegate all’Intelligenza Artificiale. I dati

    https://www.orizzontescuola.it/le-imprese-italiane-cercano-686mila-lavoratori-con-competenze-collegate-allintelligenza-artificiale-i-dati/
    Le imprese italiane cercano 686mila lavoratori con competenze collegate all’Intelligenza Artificiale. I dati https://www.orizzontescuola.it/le-imprese-italiane-cercano-686mila-lavoratori-con-competenze-collegate-allintelligenza-artificiale-i-dati/
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  • VANNO AVANTI IMPERTERRITI nel LORO GENOCIDIO!
    Gaza, nuovo raid aereo dell' Idf su scuola che ospitava sfollati in campo profughi a Nuseirat: 11 morti, tra cui bambini – VIDEO CHOC
    Il nuovo bombardamento, che ha distrutto un edificio scolastico adibito a rifugio, riaccende le accuse internazionali contro Israele per la continua violazione del cessate il fuoco e delle tregue umanitarie e per l’uso sproporzionato della forza...
    https://www.ilgiornaleditalia.it/video/esteri/741909/gaza-nuovo-raid-aereo-dell-idf-su-scuola-che-ospitava-sfollati-in-campo-profughi-a-nuseirat-11-morti-tra-cui-bambini-video-choc.html
    VANNO AVANTI IMPERTERRITI nel LORO GENOCIDIO! Gaza, nuovo raid aereo dell' Idf su scuola che ospitava sfollati in campo profughi a Nuseirat: 11 morti, tra cui bambini – VIDEO CHOC Il nuovo bombardamento, che ha distrutto un edificio scolastico adibito a rifugio, riaccende le accuse internazionali contro Israele per la continua violazione del cessate il fuoco e delle tregue umanitarie e per l’uso sproporzionato della forza... https://www.ilgiornaleditalia.it/video/esteri/741909/gaza-nuovo-raid-aereo-dell-idf-su-scuola-che-ospitava-sfollati-in-campo-profughi-a-nuseirat-11-morti-tra-cui-bambini-video-choc.html
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    Gaza, nuovo raid aereo dell' Idf su scuola che ospitava sfollati in campo profughi a Nuseirat: 11 morti, tra cui bambini – VIDEO CHOC
    Il nuovo bombardamento, che ha distrutto un edificio scolastico adibito a rifugio, riaccende le accuse internazionali contro Israele per la continua violazione del cessate il fuoco e delle tregue umanitarie e per l’uso sproporzionato della forza
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  • I nostri figli sono sotto attacco! Questa volta, la colpa è di Netflix.

    E ciò che stanno facendo è uno degli attacchi più subdoli all’innocenza dei nostri figli che abbiamo mai visto.

    Netflix ha trasformato l’intrattenimento per bambini in uno strumento per diffondere l’ideologia LGBT. E ciò che è ancora più inquietante è che stanno iniziando dai più piccoli!

    In programmi come CoComelon Lane (stagione 1, episodio 8), Netflix prende di mira bambini di appena 2 anni con la propaganda. Mostrano un bambino che balla con un tutù e un diadema in testa davanti ai suoi due "papà" gay, cantando “Just Be You” ("Semplicemente sii te stesso") per promuovere la confusione di genere e gli stili di vita omosessuali tra i bambini in età prescolare.

    E questo è solo l’inizio. Il catalogo per bambini di Netflix è infestato dalla propaganda LGBT:

    Dead End: Paranormal Park esalta il personaggio di un adolescente trans e una storia d’amore gay per bambini di 7 anni.

    The Baby-Sitters Club presenta un personaggio che si scaglia conto un ospedale colpevole di aver usato il pronome "sbagliato" con un ragazzo trans.

    Jurassic World: Camp Cretaceous inserisce di nascosto un bacio lesbico tra adolescenti.

    Ada Twist, Scientist celebra un matrimonio omosessuale, per i bambini della scuola materna.

    Questo non è intrattenimento. Questa non è inclusione.

    È indottrinamento, puro e semplice. Il loro obiettivo è far sì che i tuoi figli accettino l’ideologia trans e le relazioni omosessuali come normali, prima ancora che sappiano scrivere il proprio nome.

    Netflix pensa di poterlo fare di nascosto. Che i genitori non se ne accorgano. Che resteremo in silenzio mentre corrompono i cuori e le menti dei piccoli.

    Ma noi non lo faremo! Stiamo per scatenare una tempesta che non dimenticheranno mai.

    Abbiamo già visto cosa accade quando famiglie come la tua reagiscono.

    Ti ricordi la Disney? Quando hanno provato a inserire l’indottrinamento LGBT nei film per bambini, ti sei ribellato e li hai costretti sulla difensiva. E Apple TV? Quando hanno deriso i cristiani, campagne in tutto il mondo hanno esposto la loro blasfemia e li hanno costretti a fare marcia indietro.

    Ora è il turno di Netflix.

    Persino Elon Musk si è unito a questa battaglia, denunciando questa perversione, cancellando pubblicamente il suo abbonamento a Netflix, definendo la piattaforma “propaganda woke transgender” e invitando milioni di persone a fare lo stesso.

    Il suo appello a “Cancellare Netflix per la salute dei vostri figli” ha fatto crollare il loro titolo in borsa!

    Quindi andiamo avanti!

    Chiediamo a Netflix di:

    Rimuovere immediatamente questi programmi dal catalogo per bambini.

    Pubblicare scuse ufficiali per aver diffuso propaganda trans e gay tra i più piccoli.

    Implementare avvisi chiari affinché i genitori possano proteggere i loro figli da questi contenuti.

    Aggiungi subito la tua firma per inondare Netflix e i suoi dirigenti con la nostra indignazione e mostrare loro che quando toccano i nostri figli, toccano tutti noi.

    Questa è una battaglia per l’innocenza dei nostri ragazzi. Se restiamo in silenzio, Netflix continuerà ancora e ancora, prendendo di mira bambini sempre più piccoli con la sua agenda woke.

    Non lo permetteremo.

    Unisciti a migliaia di genitori e cittadini preoccupati. Firma la petizione per chiedere conto a Netflix e proteggere i nostri figli dall’indottrinamento.

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    Source: https://www.citizengo.org/it/fm/16643-fermiamo-l-indottrinamento-lgbt-di-netflix-sui-bambini-
    I nostri figli sono sotto attacco! Questa volta, la colpa è di Netflix. E ciò che stanno facendo è uno degli attacchi più subdoli all’innocenza dei nostri figli che abbiamo mai visto. Netflix ha trasformato l’intrattenimento per bambini in uno strumento per diffondere l’ideologia LGBT. E ciò che è ancora più inquietante è che stanno iniziando dai più piccoli! In programmi come CoComelon Lane (stagione 1, episodio 8), Netflix prende di mira bambini di appena 2 anni con la propaganda. Mostrano un bambino che balla con un tutù e un diadema in testa davanti ai suoi due "papà" gay, cantando “Just Be You” ("Semplicemente sii te stesso") per promuovere la confusione di genere e gli stili di vita omosessuali tra i bambini in età prescolare. E questo è solo l’inizio. Il catalogo per bambini di Netflix è infestato dalla propaganda LGBT: Dead End: Paranormal Park esalta il personaggio di un adolescente trans e una storia d’amore gay per bambini di 7 anni. The Baby-Sitters Club presenta un personaggio che si scaglia conto un ospedale colpevole di aver usato il pronome "sbagliato" con un ragazzo trans. Jurassic World: Camp Cretaceous inserisce di nascosto un bacio lesbico tra adolescenti. Ada Twist, Scientist celebra un matrimonio omosessuale, per i bambini della scuola materna. Questo non è intrattenimento. Questa non è inclusione. È indottrinamento, puro e semplice. Il loro obiettivo è far sì che i tuoi figli accettino l’ideologia trans e le relazioni omosessuali come normali, prima ancora che sappiano scrivere il proprio nome. Netflix pensa di poterlo fare di nascosto. Che i genitori non se ne accorgano. Che resteremo in silenzio mentre corrompono i cuori e le menti dei piccoli. Ma noi non lo faremo! Stiamo per scatenare una tempesta che non dimenticheranno mai. Abbiamo già visto cosa accade quando famiglie come la tua reagiscono. Ti ricordi la Disney? Quando hanno provato a inserire l’indottrinamento LGBT nei film per bambini, ti sei ribellato e li hai costretti sulla difensiva. E Apple TV? Quando hanno deriso i cristiani, campagne in tutto il mondo hanno esposto la loro blasfemia e li hanno costretti a fare marcia indietro. Ora è il turno di Netflix. Persino Elon Musk si è unito a questa battaglia, denunciando questa perversione, cancellando pubblicamente il suo abbonamento a Netflix, definendo la piattaforma “propaganda woke transgender” e invitando milioni di persone a fare lo stesso. Il suo appello a “Cancellare Netflix per la salute dei vostri figli” ha fatto crollare il loro titolo in borsa! Quindi andiamo avanti! Chiediamo a Netflix di: Rimuovere immediatamente questi programmi dal catalogo per bambini. Pubblicare scuse ufficiali per aver diffuso propaganda trans e gay tra i più piccoli. Implementare avvisi chiari affinché i genitori possano proteggere i loro figli da questi contenuti. Aggiungi subito la tua firma per inondare Netflix e i suoi dirigenti con la nostra indignazione e mostrare loro che quando toccano i nostri figli, toccano tutti noi. Questa è una battaglia per l’innocenza dei nostri ragazzi. Se restiamo in silenzio, Netflix continuerà ancora e ancora, prendendo di mira bambini sempre più piccoli con la sua agenda woke. Non lo permetteremo. Unisciti a migliaia di genitori e cittadini preoccupati. Firma la petizione per chiedere conto a Netflix e proteggere i nostri figli dall’indottrinamento. FIRMIAMO e CONDIVIDIAMO! MASSIMA CONDIVISIONE! Source: https://www.citizengo.org/it/fm/16643-fermiamo-l-indottrinamento-lgbt-di-netflix-sui-bambini-
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