• E' ora che Zelensky si renda conto che la guerra l'ha persa su tutti i fronti ed è responsabile dello sterminio di un'intera generazione di giovani.
    Tensione Ucraina: Trump chiede trattative mentre Zelensky denuncia attacchi russi
    Colloqui di pace a Ginevra mentre Trump invita Kiev al tavolo delle trattative e Zelensky accusa la Russia di ignorare gli sforzi diplomatici...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/02/17/ucraina-colloqui-pace-ginevra-trump-zelensky-news/8294308/
    E' ora che Zelensky si renda conto che la guerra l'ha persa su tutti i fronti ed è responsabile dello sterminio di un'intera generazione di giovani. Tensione Ucraina: Trump chiede trattative mentre Zelensky denuncia attacchi russi Colloqui di pace a Ginevra mentre Trump invita Kiev al tavolo delle trattative e Zelensky accusa la Russia di ignorare gli sforzi diplomatici... https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/02/17/ucraina-colloqui-pace-ginevra-trump-zelensky-news/8294308/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Tensione Ucraina: Trump chiede trattative mentre Zelensky denuncia attacchi russi
    Colloqui di pace a Ginevra mentre Trump invita Kiev al tavolo delle trattative e Zelensky accusa la Russia di ignorare gli sforzi diplomatici
    Angry
    1
    0 Commenti 0 Condivisioni 44 Visualizzazioni
  • QUESTI FOLLI PERSISTONO nel LORO PIANO per PORTARE l'EUROPA in GUERRA.
    Utilizzassero questi fondi per il Welfare.
    Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: "I suoi sforzi sono insufficienti"
    Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese belliche richiamando la Francia: "Deve fare di più".
    Il responsabile degli Esteri, durante un'intervista alla radio Deutschlandfunk, tira in ballo il presidente Macron: "Lui fa regolarmente e giustamente riferimento all'aspirazione della sovranità europea, ma deve agire di conseguenza". Berlino prevede di utilizzare più di 500 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029. Parigi invece deve fare i conti con il terzo debito pubblico più alto dell'Unione, dopo Grecia e Italia
    Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: “I suoi sforzi sono insufficienti”

    Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, intervenendo alla radio Deutschlandfunk, ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese per la difesa e ha criticato in particolare la Francia, definendo i suoi sforzi “insufficienti”.

    “Dobbiamo attuare il 5%”, ha affermato Wadephul, riferendosi all’obbligo per i paesi legati all’Alleanza di destinare il 5% del loro Pil al settore della difesa. “In Germania lo facciamo; i nostri bilanci e la nostra pianificazione finanziaria a medio termine lo consentono; ma se guardiamo ai nostri vicini, ai nostri alleati, c’è ancora margine di miglioramento”. Wadephul ha fatto riferimento al presidente francese Emmanuel Macron: “Lui fa regolarmente e giustamente riferimento alla nostra aspirazione alla sovranità europea, ma chiunque ne parli deve agire di conseguenza nel proprio Paese. Purtroppo, gli sforzi compiuti finora dalla Repubblica francese sono stati insufficienti per raggiungere questo obiettivo”.

    Le parole del ministro tedesco si inquadrano nel nuovo contesto, determinato anche dall’atteggiamento ondivago dell’amministrazione Trump sulla questione ucraina. Gli Stati membri della Nato si sono impegnati lo scorso giugno a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil; un obiettivo che dovrebbe essere centrato entro il 2035.

    Lo scorso anno la Germania ha esentato la maggior parte della spesa per la difesa dai limiti del debito sanciti dalla Costituzione e gli attuali bilanci prevedono che Berlino spenderà più di 500 miliardi di euro (593 miliardi di dollari) per la difesa tra il 2025 e il 2029. La Francia ha meno margine di manovra. Il Paese ha il terzo debito pubblico più alto dell’Unione Europea in rapporto al Pil, dopo Grecia e Italia, quasi il doppio del limite del 60% stabilito dai trattati dell’Unione.

    Nell’intervista Wadephul ha confermato la contrarietà del governo tedesco all’ipotesi di Eurobond e ha poi concluso: “Chiunque oggi parli di indipendenza dagli Stati Uniti dovrebbe prima fare i compiti a casa, e l’Europa ha ancora molto lavoro da fare”. In Germania il dibattito sulle spese belliche si è intensificato in occasione della Conferenza di Monaco, con posizioni interne contrapposte. Armin Laschet (CDU) ha proposto che i paesi dell’Unione emettano Eurobond per finanziare i loro sforzi di difesa, opponendosi alla posizione del cancelliere Friedrich Merz che è contrario a questa soluzione. Laschet ha fatto riferimento all’approvazione da parte del Parlamento europeo di un prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina, come prova del successo dell’uso degli Eurobond nella gestione del conflitto iniziato quattro anni fa con l’invasione russa.

    Per quanto riguarda le spese militari, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, presidente della Commissione Difesa del Parlamento europeo, ha difeso la necessità di aumentare la produzione di carri armati tedeschi di alta qualità, accanto a opzioni più accessibili come i droni, ed ha sottolineato che l’aumento della spesa militare è essenziale per mantenere la competitività e la sicurezza europea contro le minacce provenienti da Russia, Stati Uniti e Cina.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/16/spese-militari-europee-il-ministro-tedesco-wadephul-bacchetta-la-francia-i-suoi-sforzi-sono-insufficienti/8293292/
    QUESTI FOLLI PERSISTONO nel LORO PIANO per PORTARE l'EUROPA in GUERRA. Utilizzassero questi fondi per il Welfare. Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: "I suoi sforzi sono insufficienti" Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese belliche richiamando la Francia: "Deve fare di più". Il responsabile degli Esteri, durante un'intervista alla radio Deutschlandfunk, tira in ballo il presidente Macron: "Lui fa regolarmente e giustamente riferimento all'aspirazione della sovranità europea, ma deve agire di conseguenza". Berlino prevede di utilizzare più di 500 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029. Parigi invece deve fare i conti con il terzo debito pubblico più alto dell'Unione, dopo Grecia e Italia Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: “I suoi sforzi sono insufficienti” Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, intervenendo alla radio Deutschlandfunk, ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese per la difesa e ha criticato in particolare la Francia, definendo i suoi sforzi “insufficienti”. “Dobbiamo attuare il 5%”, ha affermato Wadephul, riferendosi all’obbligo per i paesi legati all’Alleanza di destinare il 5% del loro Pil al settore della difesa. “In Germania lo facciamo; i nostri bilanci e la nostra pianificazione finanziaria a medio termine lo consentono; ma se guardiamo ai nostri vicini, ai nostri alleati, c’è ancora margine di miglioramento”. Wadephul ha fatto riferimento al presidente francese Emmanuel Macron: “Lui fa regolarmente e giustamente riferimento alla nostra aspirazione alla sovranità europea, ma chiunque ne parli deve agire di conseguenza nel proprio Paese. Purtroppo, gli sforzi compiuti finora dalla Repubblica francese sono stati insufficienti per raggiungere questo obiettivo”. Le parole del ministro tedesco si inquadrano nel nuovo contesto, determinato anche dall’atteggiamento ondivago dell’amministrazione Trump sulla questione ucraina. Gli Stati membri della Nato si sono impegnati lo scorso giugno a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil; un obiettivo che dovrebbe essere centrato entro il 2035. Lo scorso anno la Germania ha esentato la maggior parte della spesa per la difesa dai limiti del debito sanciti dalla Costituzione e gli attuali bilanci prevedono che Berlino spenderà più di 500 miliardi di euro (593 miliardi di dollari) per la difesa tra il 2025 e il 2029. La Francia ha meno margine di manovra. Il Paese ha il terzo debito pubblico più alto dell’Unione Europea in rapporto al Pil, dopo Grecia e Italia, quasi il doppio del limite del 60% stabilito dai trattati dell’Unione. Nell’intervista Wadephul ha confermato la contrarietà del governo tedesco all’ipotesi di Eurobond e ha poi concluso: “Chiunque oggi parli di indipendenza dagli Stati Uniti dovrebbe prima fare i compiti a casa, e l’Europa ha ancora molto lavoro da fare”. In Germania il dibattito sulle spese belliche si è intensificato in occasione della Conferenza di Monaco, con posizioni interne contrapposte. Armin Laschet (CDU) ha proposto che i paesi dell’Unione emettano Eurobond per finanziare i loro sforzi di difesa, opponendosi alla posizione del cancelliere Friedrich Merz che è contrario a questa soluzione. Laschet ha fatto riferimento all’approvazione da parte del Parlamento europeo di un prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina, come prova del successo dell’uso degli Eurobond nella gestione del conflitto iniziato quattro anni fa con l’invasione russa. Per quanto riguarda le spese militari, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, presidente della Commissione Difesa del Parlamento europeo, ha difeso la necessità di aumentare la produzione di carri armati tedeschi di alta qualità, accanto a opzioni più accessibili come i droni, ed ha sottolineato che l’aumento della spesa militare è essenziale per mantenere la competitività e la sicurezza europea contro le minacce provenienti da Russia, Stati Uniti e Cina. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/16/spese-militari-europee-il-ministro-tedesco-wadephul-bacchetta-la-francia-i-suoi-sforzi-sono-insufficienti/8293292/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: "I suoi sforzi sono insufficienti"
    Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese belliche richiamando la Francia: "Deve fare di più"
    Angry
    1
    0 Commenti 0 Condivisioni 812 Visualizzazioni
  • Stalin called the Farmers "the enemies of the people". By expropriating them, the state took control of food production. Then, 7 million Russians were starved to death. Now, 100 years later, the World Economic Forum is opening "the war on farmers".

    Notice the similarities?

    Stalin definì i contadini "nemici del popolo". Espropriandoli, lo Stato assunse il controllo della produzione alimentare. Di conseguenza, 7 milioni di russi morirono di fame. Ora, 100 anni dopo, il World Economic Forum dichiara "guerra agli agricoltori".

    Notate le somiglianze?
    Stalin called the Farmers "the enemies of the people". By expropriating them, the state took control of food production. Then, 7 million Russians were starved to death. Now, 100 years later, the World Economic Forum is opening "the war on farmers". Notice the similarities? Stalin definì i contadini "nemici del popolo". Espropriandoli, lo Stato assunse il controllo della produzione alimentare. Di conseguenza, 7 milioni di russi morirono di fame. Ora, 100 anni dopo, il World Economic Forum dichiara "guerra agli agricoltori". Notate le somiglianze?
    Angry
    1
    0 Commenti 0 Condivisioni 401 Visualizzazioni
  • THE LIVING SPIRITS MCristina Bassi, [14 Feb 2026 alle 08:38]
    Video Bomba

    Da sbattere in faccia a quella manica di politici &.co al servizio della Cabala Sionista...che fanno finta che l'antisionismo equivalga ad antisemitismo...

    Ecco le immagini della manifestazione che lo scorso 11/2/2026,
    in occasione della ennesima visita del Premier israeliano alla Casa Bianca del servo Trump...
    hanno organizzato dei veri Ebrei americani a Washington per protestare contro quel ricercato Sionista per crimini di guerra di Bibi Netanyahu...

    Come si può agevolmente vedere e sentire questi veri Ebrei ... sono i primi ad essere antisionisti e a dire al Sionista Bibi che non deve parlare in loro nome...

    N.B.

    Video pubblicato su Instagram da TRT WORLD

    https://www.instagram.com/reel/DUoQYaKAb0A/?igsh=ejgybDAwaGUydGV5

    Post Scriptum

    Fate girare... diffondiamo pura informazione e consapevolezza
    THE LIVING SPIRITS MCristina Bassi, [14 Feb 2026 alle 08:38] 💯❤️Video Bomba💯❤️ 🔥Da sbattere in faccia a quella manica di politici &.co al servizio della Cabala Sionista...che fanno finta che l'antisionismo equivalga ad antisemitismo...🔥 🔌Ecco le immagini della manifestazione che lo scorso 11/2/2026, in occasione della ennesima visita del Premier israeliano alla Casa Bianca del servo Trump... hanno organizzato dei veri Ebrei americani a Washington per protestare contro quel ricercato Sionista per crimini di guerra di Bibi Netanyahu...🔌 👁️ Come si può agevolmente vedere e sentire questi veri Ebrei ... sono i primi ad essere antisionisti e a dire al Sionista Bibi che non deve parlare in loro nome...👁️ 👇N.B.👇 Video pubblicato su Instagram da TRT WORLD https://www.instagram.com/reel/DUoQYaKAb0A/?igsh=ejgybDAwaGUydGV5 🙏Post Scriptum 🙏 Fate girare... diffondiamo pura informazione e consapevolezza
    Like
    2
    0 Commenti 0 Condivisioni 692 Visualizzazioni 6
  • Corte dei Conti Ue boccia la riforma della Politica agricola comune
    Politica agricola comune, la Corte dei Conti Ue critica la proposta di Bruxelles: più complessità e incertezza sui fondi.

    La Corte dei Conti boccia su tutta la linea la proposta presentata nel 2025 dalla Commissione europea per la nuova Politica Agricola Comune, che disciplinerà il settore dal 2028 al 2034. Più complessa, con meno fondi dedicati e, di conseguenza, per nulla incentrata sulla semplificazione. Secondo i magistrati contabili, infatti, le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi. Non solo. Nella proposta presentata da Bruxelles con un obiettivo dichiarato di “semplificazione”, la Corte dei Conti sottolinea che, tutti gli aspetti critici indicati, potrebbero compromettere proprio questo obiettivo. Molto critico, dunque, il parere fornito al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue relative alla Pac e all’organizzazione comune dei mercati (Ocm). Una posizione che trova l’accordo delle associazioni di categoria, sul piede di guerra da mesi contro alcune modifiche storiche di una Politica agricola comune che, però, in qualche modo va modificata se finora ha portato nei Paesi membri alla perdita, tra il 2007 e il 2022, di quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni, con un calo del 44%. La Pac, finora, ha aiutato più le grandi realtà e l’agroindustria ma, di fatto, questa volta rischia di non accontentare nessuno. Come dimostrano le proteste dei trattori in tutta Europa, anche contro il Mercosur.
    La proposta di modifica che toglie il fondo specifico all’agricoltura

    All’interno del progetto di bilancio dell’Ue per il 2028-2034, ossia del Quadro finanziario pluriennale (QFP), per un ammontare complessivo di 2mila miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente maggiore, con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro. La Politica agricola comune, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’Ue, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della Pac: uno diretto per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale. Secondo la Corte, però, per come è stata disegnata la struttura della Pac è più complessa, tanto da rendere i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari, con il rischio di ritardi nell’erogazione dei fondi. Passando alle cifre, la Pac riceverebbe la dotazione di bilancio minima di 293,7 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori (importo “riservato”), mentre altre misure – come il programma di sviluppo rurale Leader, il sostegno alle regioni ultraperiferiche e il programma dell’Ue destinato alle scuole – sarebbero finanziati dall’importo “non riservato”. Un accordo interistituzionale suggerisce un “obiettivo rurale” del 10 % dell’importo non riservato (almeno 48,7 miliardi di euro a prezzi correnti). Inoltre, nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur, la Commissione ha proposto che i paesi dell’Ue abbiano accesso anche a circa 45 miliardi di euro dell’importo di flessibilità a partire dal 2028, per rispondere alle esigenze degli agricoltori e delle comunità rurali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/corte-conti-ue-boccia-riforma-pac-notizie/8286596/
    Corte dei Conti Ue boccia la riforma della Politica agricola comune Politica agricola comune, la Corte dei Conti Ue critica la proposta di Bruxelles: più complessità e incertezza sui fondi. La Corte dei Conti boccia su tutta la linea la proposta presentata nel 2025 dalla Commissione europea per la nuova Politica Agricola Comune, che disciplinerà il settore dal 2028 al 2034. Più complessa, con meno fondi dedicati e, di conseguenza, per nulla incentrata sulla semplificazione. Secondo i magistrati contabili, infatti, le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi. Non solo. Nella proposta presentata da Bruxelles con un obiettivo dichiarato di “semplificazione”, la Corte dei Conti sottolinea che, tutti gli aspetti critici indicati, potrebbero compromettere proprio questo obiettivo. Molto critico, dunque, il parere fornito al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue relative alla Pac e all’organizzazione comune dei mercati (Ocm). Una posizione che trova l’accordo delle associazioni di categoria, sul piede di guerra da mesi contro alcune modifiche storiche di una Politica agricola comune che, però, in qualche modo va modificata se finora ha portato nei Paesi membri alla perdita, tra il 2007 e il 2022, di quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni, con un calo del 44%. La Pac, finora, ha aiutato più le grandi realtà e l’agroindustria ma, di fatto, questa volta rischia di non accontentare nessuno. Come dimostrano le proteste dei trattori in tutta Europa, anche contro il Mercosur. La proposta di modifica che toglie il fondo specifico all’agricoltura All’interno del progetto di bilancio dell’Ue per il 2028-2034, ossia del Quadro finanziario pluriennale (QFP), per un ammontare complessivo di 2mila miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente maggiore, con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro. La Politica agricola comune, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’Ue, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della Pac: uno diretto per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale. Secondo la Corte, però, per come è stata disegnata la struttura della Pac è più complessa, tanto da rendere i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari, con il rischio di ritardi nell’erogazione dei fondi. Passando alle cifre, la Pac riceverebbe la dotazione di bilancio minima di 293,7 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori (importo “riservato”), mentre altre misure – come il programma di sviluppo rurale Leader, il sostegno alle regioni ultraperiferiche e il programma dell’Ue destinato alle scuole – sarebbero finanziati dall’importo “non riservato”. Un accordo interistituzionale suggerisce un “obiettivo rurale” del 10 % dell’importo non riservato (almeno 48,7 miliardi di euro a prezzi correnti). Inoltre, nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur, la Commissione ha proposto che i paesi dell’Ue abbiano accesso anche a circa 45 miliardi di euro dell’importo di flessibilità a partire dal 2028, per rispondere alle esigenze degli agricoltori e delle comunità rurali. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/corte-conti-ue-boccia-riforma-pac-notizie/8286596/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Corte dei Conti Ue boccia la riforma della Politica agricola comune
    Politica agricola comune, la Corte dei Conti Ue critica la proposta di Bruxelles: più complessità e incertezza sui fondi
    Like
    2
    0 Commenti 0 Condivisioni 1K Visualizzazioni
  • La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran
    L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni.

    La premio Nobel Narges Mohammadi è stata condannata ad altri sette anni di carcere in Iran. Un accanimento quello del regime iraniano che palesa, in caso ce ne fosse bisogno, la forza e la determinazione dell'ingegnera Narges Mohammadi che oggi ha 53 anni, è una delle voci più autorevoli della società iraniana, simbolo della resistenza femminile al regime. Paga per essersi battuta da sempre a favore dei diritti delle donne e contro l'oppressione del suo Paese, l'Iran, o meglio la Repubblica Islamica. Per il regime si tratta di «propaganda» ed ecco la nuova condanna: il reato contestatole, come ha spiegato all'Afp, il suo avvocato Mostafa Nili è di «associazione e collusione per commettere e reati», una sorta di accusa di cospirazione. È previsto anche un divieto di espatrio di due anni.

    «Sono devastato, è una notizia terribile. Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», ha detto al Corriere della Sera, il figlio Ali Rahmani che vive a Parigi. Questa condanna si unisce alle precedenti facendo diventare più di 17 gli anni di carcere a cui la premio Nobel è stata condannata, con 154 frustate. Nell'ultimo anno, da dicembre 2024 a dicembre 2025 era stata scarcerata per motivi di salute e messai ai domiciliari ma il 12 dicembre scorso è stata arrestata nuovamente durante le proteste e da quel momento è stata messa in isolamento. Solo dopo 59 giorni, riferisce il Corriere della Sera tramite la Fondazione della Premio Nobel, ha potuto parlare con il suo avvocato. Successivamente, Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame che pochi giorni dopo ha interrotto a causa delle sue condizioni di salute precarie.
    La giornalista Masih Alinejad che ha affrontato il rappresentante di Teheran all'Onu: «Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non m'impedisce di dire la verità: la Repubblica islamica è alla fine»

    L'attivista e dissidente iraniana-americana ha lanciato un duro un attacco al rappresentante dell’Iran durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'intervista
    Masih Alineajd durante il suo intervento all'Onu

    Nel 2023, mentre si trovava in carcere, le è stato conferito il premio Nobel per la Pace, «per la sua battaglia contro l'oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti». A ritirare il premio e a leggere il discorso di ringraziamento scritto dalla madre sono stati i figli gemelli, Kiana e Ali, di 17 anni, che vivono in esilio a Parigi con il padre. Un riconoscimento che non le è valso nessuna tutela giudiziaria. Secondo le organizzazioni internazionali, quest'ultima condanna s'inserisce in una strategia più ampia d'intimidazione contro le figure simbolo del dissenso interno. Dal carcere ha continuato a far arrivare all'esterno lettere e messaggi in cui denunciava la violenza sistematica contro le donne e i manifestanti, pagando tutto questo con l'isolamento, il diniego di cure mediche e la separazione forzata dalla sua famiglia e dai suoi figli.

    In un'intervista al Il Manifesto ha sottolineato: «L’uccisione dei manifestanti e dei dissidenti politici per le strade è altrettanto terribile e sconvolgente dell’omicidio di civili innocenti sotto bombe e missili. Il regime della Repubblica islamica è aggressivo, ostile ai diritti fondamentali del popolo iraniano e non rispetta nemmeno le sue leggi. Morire per mano di forze occupanti è guerra, mentre morire per mano di un regime oppressivo e autoritario che governa da 45 anni cos’è? Come donna che vede e subisce l’apartheid sessuale nel proprio paese penso che finché questo apartheid esisterà la pace duratura sarà impossibile. Allo stesso modo, in assenza dei diritti fondamentali delle donne in Medio Oriente, e in presenza di dominio, discriminazione e repressione, la democrazia, la libertà e l’uguaglianza nel mondo sono prive di significato. Sono come ferite infette e nauseanti sulla coscienza dell’umanità».

    https://www.vanityfair.it/article/la-storia-della-premio-nobel-narges-mohammadi-condannata-ad-altri-sette-anni-di-carcere-in-iran?utm_source=firefox-newtab-it-it
    La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni. La premio Nobel Narges Mohammadi è stata condannata ad altri sette anni di carcere in Iran. Un accanimento quello del regime iraniano che palesa, in caso ce ne fosse bisogno, la forza e la determinazione dell'ingegnera Narges Mohammadi che oggi ha 53 anni, è una delle voci più autorevoli della società iraniana, simbolo della resistenza femminile al regime. Paga per essersi battuta da sempre a favore dei diritti delle donne e contro l'oppressione del suo Paese, l'Iran, o meglio la Repubblica Islamica. Per il regime si tratta di «propaganda» ed ecco la nuova condanna: il reato contestatole, come ha spiegato all'Afp, il suo avvocato Mostafa Nili è di «associazione e collusione per commettere e reati», una sorta di accusa di cospirazione. È previsto anche un divieto di espatrio di due anni. «Sono devastato, è una notizia terribile. Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», ha detto al Corriere della Sera, il figlio Ali Rahmani che vive a Parigi. Questa condanna si unisce alle precedenti facendo diventare più di 17 gli anni di carcere a cui la premio Nobel è stata condannata, con 154 frustate. Nell'ultimo anno, da dicembre 2024 a dicembre 2025 era stata scarcerata per motivi di salute e messai ai domiciliari ma il 12 dicembre scorso è stata arrestata nuovamente durante le proteste e da quel momento è stata messa in isolamento. Solo dopo 59 giorni, riferisce il Corriere della Sera tramite la Fondazione della Premio Nobel, ha potuto parlare con il suo avvocato. Successivamente, Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame che pochi giorni dopo ha interrotto a causa delle sue condizioni di salute precarie. La giornalista Masih Alinejad che ha affrontato il rappresentante di Teheran all'Onu: «Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non m'impedisce di dire la verità: la Repubblica islamica è alla fine» L'attivista e dissidente iraniana-americana ha lanciato un duro un attacco al rappresentante dell’Iran durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'intervista Masih Alineajd durante il suo intervento all'Onu Nel 2023, mentre si trovava in carcere, le è stato conferito il premio Nobel per la Pace, «per la sua battaglia contro l'oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti». A ritirare il premio e a leggere il discorso di ringraziamento scritto dalla madre sono stati i figli gemelli, Kiana e Ali, di 17 anni, che vivono in esilio a Parigi con il padre. Un riconoscimento che non le è valso nessuna tutela giudiziaria. Secondo le organizzazioni internazionali, quest'ultima condanna s'inserisce in una strategia più ampia d'intimidazione contro le figure simbolo del dissenso interno. Dal carcere ha continuato a far arrivare all'esterno lettere e messaggi in cui denunciava la violenza sistematica contro le donne e i manifestanti, pagando tutto questo con l'isolamento, il diniego di cure mediche e la separazione forzata dalla sua famiglia e dai suoi figli. In un'intervista al Il Manifesto ha sottolineato: «L’uccisione dei manifestanti e dei dissidenti politici per le strade è altrettanto terribile e sconvolgente dell’omicidio di civili innocenti sotto bombe e missili. Il regime della Repubblica islamica è aggressivo, ostile ai diritti fondamentali del popolo iraniano e non rispetta nemmeno le sue leggi. Morire per mano di forze occupanti è guerra, mentre morire per mano di un regime oppressivo e autoritario che governa da 45 anni cos’è? Come donna che vede e subisce l’apartheid sessuale nel proprio paese penso che finché questo apartheid esisterà la pace duratura sarà impossibile. Allo stesso modo, in assenza dei diritti fondamentali delle donne in Medio Oriente, e in presenza di dominio, discriminazione e repressione, la democrazia, la libertà e l’uguaglianza nel mondo sono prive di significato. Sono come ferite infette e nauseanti sulla coscienza dell’umanità». https://www.vanityfair.it/article/la-storia-della-premio-nobel-narges-mohammadi-condannata-ad-altri-sette-anni-di-carcere-in-iran?utm_source=firefox-newtab-it-it
    WWW.VANITYFAIR.IT
    La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran
    L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni
    Angry
    2
    0 Commenti 0 Condivisioni 2K Visualizzazioni
  • Il Grande Inganno : perché ci fanno guardare l'ICE e ci nascondono Pegasus

    Avete sentito il brusio sull'ICE in Italia per le Olimpiadi?
    Quell'eco che diventa un boato su invasioni, campi di detenzione e fantomatici "Progetti Pogo" e similia.

    È la mano sinistra del prestigiatore. Quella che agita lo scintillante drappo delle teorie spettrali per catturare tutto il nostro sguardo e la nostra energia mentale.

    Mentre la guardiamo, la mano destra compie il trucco vero. Si chiama #Pegasus . Non è una teoria: è lo #spyware che davvero trasforma i nostri telefoni in celle di sorveglianza 👁, usato contro giornalisti e attivisti in tutto il mondo.

    La strategia del potere non è la violenza palese, è la confusione sistematica . Un nemico esausto e disorientato da narrazioni iperboliche è un nemico che non vede il vero pericolo.

    LEGGI L'ANALISI COMPLETA

    #SorveglianzaDiMassa #PsyOp #Disinformazione #Privacy #GuerraDigitale #LoScribaDisordinato

    Source: https://t.me/c/1597303948/47008
    Il Grande Inganno 🎭: perché ci fanno guardare l'ICE e ci nascondono Pegasus Avete sentito il brusio sull'ICE in Italia per le Olimpiadi? 🎪 Quell'eco che diventa un boato su invasioni, campi di detenzione e fantomatici "Progetti Pogo" e similia. È la mano sinistra 👈 del prestigiatore. Quella che agita lo scintillante drappo delle teorie spettrali 👻 per catturare tutto il nostro sguardo e la nostra energia mentale. 💫 Mentre la guardiamo, la mano destra 👉 compie il trucco vero. Si chiama #Pegasus 📱. Non è una teoria: è lo #spyware che davvero trasforma i nostri telefoni in celle di sorveglianza 👁, usato contro giornalisti e attivisti in tutto il mondo. La strategia del potere non è la violenza palese, è la confusione sistematica 🤯. Un nemico esausto e disorientato da narrazioni iperboliche è un nemico che non vede il vero pericolo. ⚠️ 📖 ➡️ LEGGI L'ANALISI COMPLETA #SorveglianzaDiMassa #PsyOp #Disinformazione #Privacy #GuerraDigitale #LoScribaDisordinato Source: https://t.me/c/1597303948/47008
    Angry
    1
    0 Commenti 0 Condivisioni 1K Visualizzazioni
  • L'OLIMPIADI FALSATA!
    Per questi motivi e altri... Io le olimpiadi non le guardo, niente TV, niente Internet.
    Sarebbe ora di boicottare seriamente.
    L’IPOCRISIA DELLA CERIMONIA DI APERTURA DELLE OLIMPIADI
    Una grande festa.
    Sono tutti contenti.
    Queste sono le espressioni che vengono utilizzate alla tv: «Spirito olimpico - valori olimpici - simbolo di inclusività e armonia fra i popoli», ma soprattutto: «pace». Numerose volte, le parole pace e inclusività sgorgano dalle bocche di giornalisti, politici e commentatori, i quali girano dentro il circo olimpico come la merda dentro lo scarico del cesso quando si tira l’acqua.
    Nessuno lo vuole ricordare, ma sia le squadre che gli atleti individuali di Russia e Bielorussia sono stati esclusi. In questa edizione non possono nemmeno partecipare come ROC ("Russian Olympic Committee") com’era avvenuto a Tokyo. Quest’anno solo 9 atleti saranno presenti, grazie all’intervento in extremis del “Tribunale Arbitrale dello Sport”, perché se fosse stato per il FIS, l’organo mondiale che si occupa degli sport invernali, non avrebbe partecipato nemmeno loro. Il FIS aveva arbitrariamente deciso che la Russia è cattiva e che i suoi atleti devono pagare per questo!
    Sapete già come la penso a riguardo, perché in passato scrissi un lungo articolo su questo argomento (“Cosa è davvero accaduto tra Russia e Ucraina”), quindi sapete che Putin aveva tutto il diritto di intervenire militarmente con lo scopo di fermare i soprusi e le uccisioni che da molti anni venivano perpetrati dall’esercito ucraino ai danni della popolazione filorussa.
    Ma anche ammettendo che Putin non avesse alcuna giustificazione, anche ipotizzando che sia impazzito e abbia deciso di invadere senza alcun motivo un Paese confinante... cosa c’entrano gli atleti russi con tutto questo? Perché punire gli atleti? Perché punire gli artisti russi, ai quali viene impedito di esibirsi? Sperano forse che questi atleti e questi artisti vadano a protestare sotto il Cremlino per chiedere a Putin di interrompere la guerra... e sperano che lui li ascolti?
    Le Olimpiadi una volta rappresentavano per davvero la pace e l’inclusività, infatti anticamente si interrompevano le guerre e si deponevano le armi per permetterne il regolare svolgimento. Adesso, accade il contrario: sono le guerre ("calde" o "fredde" che siano) a influenzare il corretto svolgimento delle Olimpiadi. Durante la “guerra fredda”, alle Olimpiadi di Mosca non parteciparono gli Stati Uniti e quelle di Los Angeles non partecipò l’Unione Sovietica. Il boicottaggio fu un brutto episodio in entrambe lo occasioni, ma oggi avviene qualcosa di più grave: non è un Paese a boicottare l’evento, bensì è il mondo a impedire a un Paese di partecipare!
    Un atleta vive per le Olimpiadi. Privarlo di questa occasione a causa di una colpa che non ha commesso è cattiveria. La FOLLIA MODERNA – cioè, quando nemmeno ci si informa sui fatti, ma si cavalca l’onda emotiva creata dai media – sta sfociando nella stupidità e nella cattiveria. L’IPOCRISIA – cioè, lasciare a casa degli atleti innocenti e al contempo parlare di pace e inclusività – aggrava il peso karmico di questi atti.
    L’Europa è destinata a pagare con gli interessi queste sue scelte.
    Lo dico parafrasando la frase pronunciata da Michael Madsen in “Kill Bill vol. 2” (2004): «Quel popolo merita la sua vendetta... e noi meritiamo di morire».

    Il vostro Scarasaggio olimpico
    Salvatore Brizzi
    L'OLIMPIADI FALSATA! ‼️ Per questi motivi e altri... Io le olimpiadi non le guardo, niente TV, niente Internet. Sarebbe ora di boicottare seriamente.‼️ L’IPOCRISIA DELLA CERIMONIA DI APERTURA DELLE OLIMPIADI Una grande festa. Sono tutti contenti. Queste sono le espressioni che vengono utilizzate alla tv: «Spirito olimpico - valori olimpici - simbolo di inclusività e armonia fra i popoli», ma soprattutto: «pace». Numerose volte, le parole pace e inclusività sgorgano dalle bocche di giornalisti, politici e commentatori, i quali girano dentro il circo olimpico come la merda dentro lo scarico del cesso quando si tira l’acqua. Nessuno lo vuole ricordare, ma sia le squadre che gli atleti individuali di Russia e Bielorussia sono stati esclusi. In questa edizione non possono nemmeno partecipare come ROC ("Russian Olympic Committee") com’era avvenuto a Tokyo. Quest’anno solo 9 atleti saranno presenti, grazie all’intervento in extremis del “Tribunale Arbitrale dello Sport”, perché se fosse stato per il FIS, l’organo mondiale che si occupa degli sport invernali, non avrebbe partecipato nemmeno loro. Il FIS aveva arbitrariamente deciso che la Russia è cattiva e che i suoi atleti devono pagare per questo! Sapete già come la penso a riguardo, perché in passato scrissi un lungo articolo su questo argomento (“Cosa è davvero accaduto tra Russia e Ucraina”), quindi sapete che Putin aveva tutto il diritto di intervenire militarmente con lo scopo di fermare i soprusi e le uccisioni che da molti anni venivano perpetrati dall’esercito ucraino ai danni della popolazione filorussa. Ma anche ammettendo che Putin non avesse alcuna giustificazione, anche ipotizzando che sia impazzito e abbia deciso di invadere senza alcun motivo un Paese confinante... cosa c’entrano gli atleti russi con tutto questo? Perché punire gli atleti? Perché punire gli artisti russi, ai quali viene impedito di esibirsi? Sperano forse che questi atleti e questi artisti vadano a protestare sotto il Cremlino per chiedere a Putin di interrompere la guerra... e sperano che lui li ascolti? Le Olimpiadi una volta rappresentavano per davvero la pace e l’inclusività, infatti anticamente si interrompevano le guerre e si deponevano le armi per permetterne il regolare svolgimento. Adesso, accade il contrario: sono le guerre ("calde" o "fredde" che siano) a influenzare il corretto svolgimento delle Olimpiadi. Durante la “guerra fredda”, alle Olimpiadi di Mosca non parteciparono gli Stati Uniti e quelle di Los Angeles non partecipò l’Unione Sovietica. Il boicottaggio fu un brutto episodio in entrambe lo occasioni, ma oggi avviene qualcosa di più grave: non è un Paese a boicottare l’evento, bensì è il mondo a impedire a un Paese di partecipare! Un atleta vive per le Olimpiadi. Privarlo di questa occasione a causa di una colpa che non ha commesso è cattiveria. La FOLLIA MODERNA – cioè, quando nemmeno ci si informa sui fatti, ma si cavalca l’onda emotiva creata dai media – sta sfociando nella stupidità e nella cattiveria. L’IPOCRISIA – cioè, lasciare a casa degli atleti innocenti e al contempo parlare di pace e inclusività – aggrava il peso karmico di questi atti. L’Europa è destinata a pagare con gli interessi queste sue scelte. Lo dico parafrasando la frase pronunciata da Michael Madsen in “Kill Bill vol. 2” (2004): «Quel popolo merita la sua vendetta... e noi meritiamo di morire». Il vostro Scarasaggio olimpico Salvatore Brizzi
    Angry
    1
    0 Commenti 0 Condivisioni 2K Visualizzazioni
  • L’intelligenza artificiale che vede la guerra, come un software ucraino individua armi e soldati in pochi secondi
    L'AI integrata in un software è in grado di riconoscere artiglieria, truppe e postazioni nemiche (in questo caso russe) attraverso le immagini dei droni. Un lavoro che richiedeva ore e adesso si fa in pochi secondi
    https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-vede-guerra-software-ucraino-clarity/
    L’intelligenza artificiale che vede la guerra, come un software ucraino individua armi e soldati in pochi secondi L'AI integrata in un software è in grado di riconoscere artiglieria, truppe e postazioni nemiche (in questo caso russe) attraverso le immagini dei droni. Un lavoro che richiedeva ore e adesso si fa in pochi secondi https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-vede-guerra-software-ucraino-clarity/
    WWW.WIRED.IT
    L’intelligenza artificiale che vede la guerra, come un software ucraino individua armi e soldati in pochi secondi
    L'AI integrata in un software è in grado di riconoscere artiglieria, truppe e postazioni nemiche (in questo caso russe) attraverso le immagini dei droni. Un lavoro che richiedeva ore e adesso si fa in pochi secondi
    Angry
    1
    0 Commenti 0 Condivisioni 405 Visualizzazioni
  • Referendum giustizia, Cacciari: “Credevano di raccattare una vittoria facile, ma portano a ...
    Durante Otto e Mezzo, Massimo Cacciari ha commentato le mosse del governo sul referendum della giustizia, sottolineando come l’esecutivo abbia tentato di ottenere una vittoria politica facile:«Credevano di raccattare una vittoria relativamente facile su uno dei grandi temi di riforma che avevano sbandierato in campagna elettorale – ha spiegato Cacciari – Insieme, cercavano di coprire il vuoto di realizzazioni in altri settori: trasporti e scuole stanno come stanno. Quali bandiere potranno continuare ad agitare? Va bene la Borsa, vanno bene le agenzie di rating, ma in tempo di guerra la Borsa va bene comunque. Obiettivamente stanno portando a casa pochissimo, e credo che se ne rendano conto».Secondo il filosofo, l’operazione politica attorno alla giustizia rischia di essere più simbolica che efficace, lasciando scoperti altri settori strategici del Paese.
    https://youtu.be/WmtjO5AqHB8?si=P_cAeYRlceledbKB
    Referendum giustizia, Cacciari: “Credevano di raccattare una vittoria facile, ma portano a ... Durante Otto e Mezzo, Massimo Cacciari ha commentato le mosse del governo sul referendum della giustizia, sottolineando come l’esecutivo abbia tentato di ottenere una vittoria politica facile:«Credevano di raccattare una vittoria relativamente facile su uno dei grandi temi di riforma che avevano sbandierato in campagna elettorale – ha spiegato Cacciari – Insieme, cercavano di coprire il vuoto di realizzazioni in altri settori: trasporti e scuole stanno come stanno. Quali bandiere potranno continuare ad agitare? Va bene la Borsa, vanno bene le agenzie di rating, ma in tempo di guerra la Borsa va bene comunque. Obiettivamente stanno portando a casa pochissimo, e credo che se ne rendano conto».Secondo il filosofo, l’operazione politica attorno alla giustizia rischia di essere più simbolica che efficace, lasciando scoperti altri settori strategici del Paese. https://youtu.be/WmtjO5AqHB8?si=P_cAeYRlceledbKB
    Like
    1
    0 Commenti 0 Condivisioni 890 Visualizzazioni
Altri risultati