• https://toba60.com/lagenda-la-tua-visione-il-tuo-futuro/
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  • Ecco la trascrizione riga per riga il più fedele possibile:


    ---

    VALLE D’AOSTA - UN INVITO A RAGIONARE

    INGANNO GLOBALE

    OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

    INVECE SONO…

    OBIETTIVI PER IL CONTROLLO GLOBALE

    L’AGENDA 2030 è stata CREATA dall’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) nel 2015 e viene CONCRETIZZATA su scala globale dal WEF (World Economic Forum),
    DETENTORI DEL POTERE ECONOMICO e POLITICO MONDIALE (es. BIG TECH & BIG PHARMA).
    In pratica DECIDONO LA NOSTRA VITA e IL NOSTRO FUTURO
    SENZA IL NOSTRO CONSENSO,
    SENZA IL CONSENSO DEI POPOLI.

    AGENDA 2030

    ENZO PENNETTA

    GOALS

    I PASSI VERSO LA CATASTROFE

    SECONDA EDIZIONE AMPLIATA E AGGIORNATA

    LETTURA CONSIGLIATA

    Questo libro affronta una REALTÀ che RIGUARDA TUTTI, che se non si è consapevoli
    o no, è un testo che è stato pensato per essere una lettura di informazione sulla realtà del progetto dell’ONU denominato AGENDA 2030.

    La struttura del libro prevede un capitolo iniziale nel quale viene affrontata la storia e le implicazioni di questo programma delle Nazioni Unite che viene IMPOSTO, in misura maggiore o minore, a tutti i paesi del mondo.

    Conclude con considerazioni generali su come AFFRONTARE E CONTRASTARE questa Agenda che è un programma per affermare la GLOBALIZZAZIONE e la QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.

    Consigliamo inoltre un’altra lettura

    Estratto dal libro “PALLOTTOLE”

    L’ombra del monolite

    Sudditi soffocati da una VERITÀ DISTOPICA
    rinchiusi nella gabbia dell’omologazione
    intruppati sulla carreggiata a senso unico
    del pensiero dominante.

    Costretti a uniformarci.
    Globalizzazione, meticciato, accoglienza e sradicamento
    minacciano la specificità dei popoli,
    abbattono l’albero della tradizione.

    RIBELLIAMOCI al tragico destino di servitù e decadenza
    ordito contro di noi.

    Occorre un SEGNALE DI RIVOLTA
    almeno un riverbero umano
    sulla “terra desolata” del declino.

    Per sostenere le nostre azioni: Ass. MICROAIUTO VDA
    IBAN: IT04F0538701201000047649200
    CAUSALE: DONAZIONE PER MANIFESTI ED EVENTI INFORMATIVI

    manifestazioniperlalibertavda@gmail.com
    -------------
    VALLE D’AOSTA – AN INVITATION TO THINK

    GLOBAL DECEPTION

    GOALS FOR SUSTAINABLE DEVELOPMENT

    INSTEAD THEY ARE…

    GOALS FOR GLOBAL CONTROL

    AGENDA 2030 was CREATED by the UN (United Nations Organization) in 2015 and is IMPLEMENTED globally by the WEF (World Economic Forum),
    HOLDERS OF GLOBAL ECONOMIC and POLITICAL POWER (e.g. BIG TECH & BIG PHARMA).
    In practice THEY DECIDE OUR LIFE and OUR FUTURE
    WITHOUT OUR CONSENT,
    WITHOUT THE CONSENT OF THE PEOPLES.

    AGENDA 2030

    ENZO PENNETTA

    GOALS

    THE STEPS TOWARD CATASTROPHE

    SECOND EXPANDED AND UPDATED EDITION

    RECOMMENDED READING

    This book addresses a REALITY that CONCERNS EVERYONE, which, whether one is aware of it or not,
    is a text designed to provide informative reading about the reality of the UN project called AGENDA 2030.

    The structure of the book includes an initial chapter that examines the history and implications of this United Nations program, which is IMPOSED, to a greater or lesser extent, on all countries of the world.

    It concludes with general considerations on how to FACE AND COUNTER this Agenda, which is a program to promote GLOBALIZATION and the FOURTH INDUSTRIAL REVOLUTION.

    We also recommend another reading

    Excerpt from the book “BULLETS”

    The shadow of the monolith

    Subjects suffocated by a DYSTOPIAN TRUTH
    locked in the cage of homogenization
    lined up on the one-way roadway
    of dominant thought.

    Forced to conform.
    Globalization, mixing of peoples, immigration and uprooting
    threaten the specificity of peoples,
    tear down the tree of tradition.

    LET US REBEL against the tragic destiny of servitude and decline
    plotted against us.

    A SIGNAL OF REVOLT is needed
    at least a human echo
    on the “wasteland” of decline.

    To support our actions: Ass. MICROAIUTO VDA
    IBAN: IT04F0538701201000047649200
    PURPOSE: DONATION FOR POSTERS AND INFORMATIONAL EVENTS

    manifestazioniperlalibertavda@gmail.com


    Ecco la trascrizione riga per riga il più fedele possibile: --- VALLE D’AOSTA - UN INVITO A RAGIONARE INGANNO GLOBALE OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE INVECE SONO… OBIETTIVI PER IL CONTROLLO GLOBALE L’AGENDA 2030 è stata CREATA dall’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) nel 2015 e viene CONCRETIZZATA su scala globale dal WEF (World Economic Forum), DETENTORI DEL POTERE ECONOMICO e POLITICO MONDIALE (es. BIG TECH & BIG PHARMA). In pratica DECIDONO LA NOSTRA VITA e IL NOSTRO FUTURO SENZA IL NOSTRO CONSENSO, SENZA IL CONSENSO DEI POPOLI. AGENDA 2030 ENZO PENNETTA GOALS I PASSI VERSO LA CATASTROFE SECONDA EDIZIONE AMPLIATA E AGGIORNATA LETTURA CONSIGLIATA Questo libro affronta una REALTÀ che RIGUARDA TUTTI, che se non si è consapevoli o no, è un testo che è stato pensato per essere una lettura di informazione sulla realtà del progetto dell’ONU denominato AGENDA 2030. La struttura del libro prevede un capitolo iniziale nel quale viene affrontata la storia e le implicazioni di questo programma delle Nazioni Unite che viene IMPOSTO, in misura maggiore o minore, a tutti i paesi del mondo. Conclude con considerazioni generali su come AFFRONTARE E CONTRASTARE questa Agenda che è un programma per affermare la GLOBALIZZAZIONE e la QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Consigliamo inoltre un’altra lettura Estratto dal libro “PALLOTTOLE” L’ombra del monolite Sudditi soffocati da una VERITÀ DISTOPICA rinchiusi nella gabbia dell’omologazione intruppati sulla carreggiata a senso unico del pensiero dominante. Costretti a uniformarci. Globalizzazione, meticciato, accoglienza e sradicamento minacciano la specificità dei popoli, abbattono l’albero della tradizione. RIBELLIAMOCI al tragico destino di servitù e decadenza ordito contro di noi. Occorre un SEGNALE DI RIVOLTA almeno un riverbero umano sulla “terra desolata” del declino. Per sostenere le nostre azioni: Ass. MICROAIUTO VDA IBAN: IT04F0538701201000047649200 CAUSALE: DONAZIONE PER MANIFESTI ED EVENTI INFORMATIVI manifestazioniperlalibertavda@gmail.com ------------- VALLE D’AOSTA – AN INVITATION TO THINK GLOBAL DECEPTION GOALS FOR SUSTAINABLE DEVELOPMENT INSTEAD THEY ARE… GOALS FOR GLOBAL CONTROL AGENDA 2030 was CREATED by the UN (United Nations Organization) in 2015 and is IMPLEMENTED globally by the WEF (World Economic Forum), HOLDERS OF GLOBAL ECONOMIC and POLITICAL POWER (e.g. BIG TECH & BIG PHARMA). In practice THEY DECIDE OUR LIFE and OUR FUTURE WITHOUT OUR CONSENT, WITHOUT THE CONSENT OF THE PEOPLES. AGENDA 2030 ENZO PENNETTA GOALS THE STEPS TOWARD CATASTROPHE SECOND EXPANDED AND UPDATED EDITION RECOMMENDED READING This book addresses a REALITY that CONCERNS EVERYONE, which, whether one is aware of it or not, is a text designed to provide informative reading about the reality of the UN project called AGENDA 2030. The structure of the book includes an initial chapter that examines the history and implications of this United Nations program, which is IMPOSED, to a greater or lesser extent, on all countries of the world. It concludes with general considerations on how to FACE AND COUNTER this Agenda, which is a program to promote GLOBALIZATION and the FOURTH INDUSTRIAL REVOLUTION. We also recommend another reading Excerpt from the book “BULLETS” The shadow of the monolith Subjects suffocated by a DYSTOPIAN TRUTH locked in the cage of homogenization lined up on the one-way roadway of dominant thought. Forced to conform. Globalization, mixing of peoples, immigration and uprooting threaten the specificity of peoples, tear down the tree of tradition. LET US REBEL against the tragic destiny of servitude and decline plotted against us. A SIGNAL OF REVOLT is needed at least a human echo on the “wasteland” of decline. To support our actions: Ass. MICROAIUTO VDA IBAN: IT04F0538701201000047649200 PURPOSE: DONATION FOR POSTERS AND INFORMATIONAL EVENTS manifestazioniperlalibertavda@gmail.com
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  • Attualità

    L’ESECUZIONE MIRATA DI AMAL KHALIL

    Libano, uccisa giornalista Amal Khalil
    indagini sull’attacco nel sud del Paese

    Uccisa a sud di Tiro la giornalista Amal Khalil: indagini in corso sull’attacco in Libano che ha colpito operatori dell’informazione durante il conflitto

    di Piero De Ruvo

    L’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil, avvenuta il 22 aprile 2026 in un villaggio vicino Tiro, non può essere derubricata a tragico errore o a “effetto collaterale”, ma se confermata dalle autorità che stanno indagando, si potrebbe configurare come una vera e propria esecuzione deliberata. Amal Khalil, esperta corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata braccata dai droni israeliani mentre cercava semplicemente di fare il suo lavoro, documentando le devastazioni nel sud del Libano. La dinamica dell’attacco rivela una ferocia mirata: dopo che un primo raid ha colpito il veicolo che precedeva la sua auto, Khalil e la fotografa Zeinab Faraj hanno cercato riparo in un’abitazione civile.

    È stato in quel momento che l’IDF ha sferrato il colpo fatale, bombardando intenzionalmente la casa dove le giornaliste avevano trovato rifugio. Non contenti di averla sepolta sotto le macerie, i militari israeliani hanno messo in atto un criminale ostruzionismo dei soccorsi, aprendo il fuoco contro le ambulanze e lanciando granate stordenti per impedire alla Croce Rossa di raggiungerla. Amal Khalil è morta dissanguata dopo ore di agonia, intrappolata tra i detriti, mentre l’esercito israeliano impediva ogni missione umanitaria. Questo omicidio era stato annunciato.

    Nel settembre 2024, Khalil aveva ricevuto agghiaccianti minacce di morte direttamente sul proprio numero WhatsApp da un’utenza israeliana, messaggi che le intimavano di lasciare il Libano e cambiare mestiere se voleva che la sua “testa restasse attaccata alle spalle”. Queste minacce, denunciate dai sindacati dei giornalisti, dimostrano che Amal era un obiettivo prioritario per un esercito che non tollera testimoni scomodi. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato apertamente di crimini di guerra, sottolineando come l’attacco fosse chiaramente identificabile e impegnate in compiti civili.

    La verità è che Amal Khalil è stata uccisa perché vedeva troppo e raccontava ciò che il mondo non deve sapere sulla distruzione sistematica dei villaggi libanesi. Chiunque cerchi di documentare la verità sotto le bombe israeliane sa ora di avere un mirino puntato addosso. L’IDF ha deciso che la libera informazione è un nemico da abbattere.

    Il caso di Amal Khalil si inserisce in un contesto già fortemente critico. Organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, come Reporters Without Borders, denunciano da tempo un aumento significativo dei rischi per i giornalisti nelle zone di conflitto, soprattutto quelle in cui è coinvolto l’esercito israeliano, sottolineando come la distinzione tra obiettivi militari e civili venga sempre più spesso messa in discussione sul campo.

    La morte di Amal Khalil riapre così un tema centrale: in guerra, il racconto dei fatti è protetto o diventa un bersaglio? La risposta a questa domanda non riguarda solo un singolo episodio, ma il futuro stesso del diritto all’informazione nei teatri di conflitto. In un contesto già segnato da escalation militari e tensioni regionali, episodi come questo rischiano di contribuire a un clima in cui documentare la realtà diventa sempre più pericoloso. E quando i testimoni vengono meno, anche la possibilità di accertare i fatti si fa più fragile.

    Current Events

    THE TARGETED EXECUTION OF AMAL KHALIL

    Lebanon, journalist Amal Khalil killed
    investigations underway into the attack in the south of the country

    Journalist Amal Khalil killed south of Tyre: investigations underway into the attack in Lebanon that targeted media workers during the conflict

    by Piero De Ruvo

    The killing of Lebanese journalist Amal Khalil, which occurred on April 22, 2026, in a village near Tyre, cannot be dismissed as a tragic mistake or a "collateral effect," but if confirmed by the investigating authorities, it could constitute a deliberate execution. Amal Khalil, a veteran correspondent for the daily Al-Akhbar, was hunted by Israeli drones while simply trying to do her job, documenting the devastation in southern Lebanon. The attack's dynamics reveal targeted ferocity: after an initial strike hit the vehicle in front of his car, Khalil and photographer Zeinab Faraj sought shelter in a civilian home.

    It was then that the IDF struck the fatal blow, intentionally bombing the house where the journalists had taken refuge. Not content with burying her under rubble, the Israeli military criminally obstructed rescue efforts, opening fire on ambulances and throwing stun grenades to prevent the Red Cross from reaching her. Amal Khalil bled to death after hours of agony, trapped in the debris, while the Israeli army prevented all humanitarian missions. This murder had been announced.

    In September 2024, Khalil received chilling death threats directly on her WhatsApp number from an Israeli user, messages urging her to leave Lebanon and change profession if she wanted her "head to stay on top of things." These threats, denounced by journalists' unions, demonstrate that Amal was a priority target for an army that tolerates no inconvenient witnesses. Lebanese Prime Minister Nawaf Salam has openly spoken of war crimes, emphasizing that the attack was clearly identifiable and that they were engaged in civilian duties.

    The truth is that Amal Khalil was killed because she saw too much and reported what the world must not know about the systematic destruction of Lebanese villages. Anyone trying to document the truth under Israeli bombs now knows they have a crosshair trained on them. The IDF has decided that free information is an enemy that must be destroyed.

    Amal Khalil's case comes amidst an already highly critical context. International press freedom organizations such as Reporters Without Borders have long been denouncing a significant increase in risks for journalists in conflict zones, especially those involving the Israeli army, emphasizing how the distinction between military and civilian targets is increasingly being questioned on the ground.

    Amal Khalil's death thus reopens a central issue: in war, is reporting protected or is it targeted? The answer to this question concerns not just a single incident, but the very future of the right to information in conflict zones. In a context already marked by military escalations and regional tensions, incidents like this risk contributing to a climate in which documenting reality becomes increasingly dangerous. And when witnesses are missing, the possibility of establishing facts also becomes more fragile.
    Attualità L’ESECUZIONE MIRATA DI AMAL KHALIL Libano, uccisa giornalista Amal Khalil indagini sull’attacco nel sud del Paese Uccisa a sud di Tiro la giornalista Amal Khalil: indagini in corso sull’attacco in Libano che ha colpito operatori dell’informazione durante il conflitto di Piero De Ruvo L’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil, avvenuta il 22 aprile 2026 in un villaggio vicino Tiro, non può essere derubricata a tragico errore o a “effetto collaterale”, ma se confermata dalle autorità che stanno indagando, si potrebbe configurare come una vera e propria esecuzione deliberata. Amal Khalil, esperta corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata braccata dai droni israeliani mentre cercava semplicemente di fare il suo lavoro, documentando le devastazioni nel sud del Libano. La dinamica dell’attacco rivela una ferocia mirata: dopo che un primo raid ha colpito il veicolo che precedeva la sua auto, Khalil e la fotografa Zeinab Faraj hanno cercato riparo in un’abitazione civile. È stato in quel momento che l’IDF ha sferrato il colpo fatale, bombardando intenzionalmente la casa dove le giornaliste avevano trovato rifugio. Non contenti di averla sepolta sotto le macerie, i militari israeliani hanno messo in atto un criminale ostruzionismo dei soccorsi, aprendo il fuoco contro le ambulanze e lanciando granate stordenti per impedire alla Croce Rossa di raggiungerla. Amal Khalil è morta dissanguata dopo ore di agonia, intrappolata tra i detriti, mentre l’esercito israeliano impediva ogni missione umanitaria. Questo omicidio era stato annunciato. Nel settembre 2024, Khalil aveva ricevuto agghiaccianti minacce di morte direttamente sul proprio numero WhatsApp da un’utenza israeliana, messaggi che le intimavano di lasciare il Libano e cambiare mestiere se voleva che la sua “testa restasse attaccata alle spalle”. Queste minacce, denunciate dai sindacati dei giornalisti, dimostrano che Amal era un obiettivo prioritario per un esercito che non tollera testimoni scomodi. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato apertamente di crimini di guerra, sottolineando come l’attacco fosse chiaramente identificabile e impegnate in compiti civili. La verità è che Amal Khalil è stata uccisa perché vedeva troppo e raccontava ciò che il mondo non deve sapere sulla distruzione sistematica dei villaggi libanesi. Chiunque cerchi di documentare la verità sotto le bombe israeliane sa ora di avere un mirino puntato addosso. L’IDF ha deciso che la libera informazione è un nemico da abbattere. Il caso di Amal Khalil si inserisce in un contesto già fortemente critico. Organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, come Reporters Without Borders, denunciano da tempo un aumento significativo dei rischi per i giornalisti nelle zone di conflitto, soprattutto quelle in cui è coinvolto l’esercito israeliano, sottolineando come la distinzione tra obiettivi militari e civili venga sempre più spesso messa in discussione sul campo. La morte di Amal Khalil riapre così un tema centrale: in guerra, il racconto dei fatti è protetto o diventa un bersaglio? La risposta a questa domanda non riguarda solo un singolo episodio, ma il futuro stesso del diritto all’informazione nei teatri di conflitto. In un contesto già segnato da escalation militari e tensioni regionali, episodi come questo rischiano di contribuire a un clima in cui documentare la realtà diventa sempre più pericoloso. E quando i testimoni vengono meno, anche la possibilità di accertare i fatti si fa più fragile. Current Events THE TARGETED EXECUTION OF AMAL KHALIL Lebanon, journalist Amal Khalil killed investigations underway into the attack in the south of the country Journalist Amal Khalil killed south of Tyre: investigations underway into the attack in Lebanon that targeted media workers during the conflict by Piero De Ruvo The killing of Lebanese journalist Amal Khalil, which occurred on April 22, 2026, in a village near Tyre, cannot be dismissed as a tragic mistake or a "collateral effect," but if confirmed by the investigating authorities, it could constitute a deliberate execution. Amal Khalil, a veteran correspondent for the daily Al-Akhbar, was hunted by Israeli drones while simply trying to do her job, documenting the devastation in southern Lebanon. The attack's dynamics reveal targeted ferocity: after an initial strike hit the vehicle in front of his car, Khalil and photographer Zeinab Faraj sought shelter in a civilian home. It was then that the IDF struck the fatal blow, intentionally bombing the house where the journalists had taken refuge. Not content with burying her under rubble, the Israeli military criminally obstructed rescue efforts, opening fire on ambulances and throwing stun grenades to prevent the Red Cross from reaching her. Amal Khalil bled to death after hours of agony, trapped in the debris, while the Israeli army prevented all humanitarian missions. This murder had been announced. In September 2024, Khalil received chilling death threats directly on her WhatsApp number from an Israeli user, messages urging her to leave Lebanon and change profession if she wanted her "head to stay on top of things." These threats, denounced by journalists' unions, demonstrate that Amal was a priority target for an army that tolerates no inconvenient witnesses. Lebanese Prime Minister Nawaf Salam has openly spoken of war crimes, emphasizing that the attack was clearly identifiable and that they were engaged in civilian duties. The truth is that Amal Khalil was killed because she saw too much and reported what the world must not know about the systematic destruction of Lebanese villages. Anyone trying to document the truth under Israeli bombs now knows they have a crosshair trained on them. The IDF has decided that free information is an enemy that must be destroyed. Amal Khalil's case comes amidst an already highly critical context. International press freedom organizations such as Reporters Without Borders have long been denouncing a significant increase in risks for journalists in conflict zones, especially those involving the Israeli army, emphasizing how the distinction between military and civilian targets is increasingly being questioned on the ground. Amal Khalil's death thus reopens a central issue: in war, is reporting protected or is it targeted? The answer to this question concerns not just a single incident, but the very future of the right to information in conflict zones. In a context already marked by military escalations and regional tensions, incidents like this risk contributing to a climate in which documenting reality becomes increasingly dangerous. And when witnesses are missing, the possibility of establishing facts also becomes more fragile.
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  • Cédric Lachat: “Il futuro dell’arrampicata? Dipende da come scegliamo di viverla” - Montagna.TV
    Dalla nascita di The Future of Climbing alle trasformazioni in atto: Lachat riflette su crescita, impatto e responsabilità...
    https://www.montagna.tv/271112/cedric-lachat-il-futuro-dellarrampicata-dipende-da-come-scegliamo-di-viverla/
    Cédric Lachat: “Il futuro dell’arrampicata? Dipende da come scegliamo di viverla” - Montagna.TV Dalla nascita di The Future of Climbing alle trasformazioni in atto: Lachat riflette su crescita, impatto e responsabilità... https://www.montagna.tv/271112/cedric-lachat-il-futuro-dellarrampicata-dipende-da-come-scegliamo-di-viverla/
    WWW.MONTAGNA.TV
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    Dalla nascita di The Future of Climbing alle trasformazioni in atto: Lachat riflette su crescita, impatto e responsabilità.
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  • Questo fine settimana per l'Ungheria è in gioco tutto: o la sottomissione a Bruxelles o la libertà e la sovranità. Per anni, la Commissione europea ha sistematicamente minato la libertà e l'autodeterminazione degli ungheresi, minacciando sanzioni e ritirando i fondi ovunque possibile. Allo stesso tempo, ci sono anche minacce esterne: l'Ucraina, sotto la guida di Zelensky, vede la politica di pace ungherese come una spina nel fianco, e blocchi energetici e minacce sono all'ordine del giorno. L'Ungheria è stretta in una morsa e non sta più combattendo solo per sé stessa, ma per tutti noi. Perché se il candidato preferito da Bruxelles prevarrà in Ungheria questo fine settimana, un futuro governo Kickl si troverà ad affrontare la stessa sorte. Quindi: "Sok szerencsét!" cari ungheresi, buona fortuna!
    Questo fine settimana per l'Ungheria è in gioco tutto: o la sottomissione a Bruxelles o la libertà e la sovranità. Per anni, la Commissione europea ha sistematicamente minato la libertà e l'autodeterminazione degli ungheresi, minacciando sanzioni e ritirando i fondi ovunque possibile. Allo stesso tempo, ci sono anche minacce esterne: l'Ucraina, sotto la guida di Zelensky, vede la politica di pace ungherese come una spina nel fianco, e blocchi energetici e minacce sono all'ordine del giorno. L'Ungheria è stretta in una morsa e non sta più combattendo solo per sé stessa, ma per tutti noi. Perché se il candidato preferito da Bruxelles prevarrà in Ungheria questo fine settimana, un futuro governo Kickl si troverà ad affrontare la stessa sorte. Quindi: "Sok szerencsét!" cari ungheresi, buona fortuna!
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  • LA PARTITA NON È ANCORA CHIUSA

    Chi pensa che basti una delibera — e una vendita su cui restano più di una domanda aperta — per mettere la parola fine, si sbaglia.

    Su San Siro non c’è solo uno stadio in gioco: c’è un simbolo di Milano, un pezzo di memoria collettiva, identità urbana e bene pubblico. E oggi questa sfida va oltre il calcio: è il punto in cui si incontrano interesse privato e responsabilità verso la città.
    Ci sono ancora ricorsi aperti, nuovi sviluppi e soprattutto una mobilitazione civica che cresce ogni giorno.

    ⚫️Anche se non ami il pallone, la domanda è semplice: ha senso svendere un bene pubblico senza piena trasparenza su governance e proprietà effettiva?

    ⚫️E se il calcio lo vivi davvero, chiediti questo: si rafforza una squadra demolendo la sua storia, proprio in un momento delicato per tutto il sistema calcio italiano?
    La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa.
    Leggi la petizione, firmala e falla girare.

    È il momento di far sentire la voce di chi crede che il futuro di Milano si costruisca senza cancellarne l’anima.

    Firma qui:
    https://www.change.org/p/san-siro-il-futuro-di-milano-si-costruisce-senza-demolire?utm_medium=custom_url&utm_source=share_petition&recruited_by_id=8d451fe0-63da-0130-e2be-3c764e049b13

    E non finisce qui: stiamo preparando nuovi eventi e nuove azioni da qui a maggio.
    Restate connessi: i prossimi giorni saranno decisivi.

    #SanSiro #Milano #BenePubblico #FirmaLaPetizione
    LA PARTITA NON È ANCORA CHIUSA Chi pensa che basti una delibera — e una vendita su cui restano più di una domanda aperta — per mettere la parola fine, si sbaglia. Su San Siro non c’è solo uno stadio in gioco: c’è un simbolo di Milano, un pezzo di memoria collettiva, identità urbana e bene pubblico. E oggi questa sfida va oltre il calcio: è il punto in cui si incontrano interesse privato e responsabilità verso la città. Ci sono ancora ricorsi aperti, nuovi sviluppi e soprattutto una mobilitazione civica che cresce ogni giorno. ⚫️Anche se non ami il pallone, la domanda è semplice: ha senso svendere un bene pubblico senza piena trasparenza su governance e proprietà effettiva? ⚫️E se il calcio lo vivi davvero, chiediti questo: si rafforza una squadra demolendo la sua storia, proprio in un momento delicato per tutto il sistema calcio italiano? La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa. Leggi la petizione, firmala e falla girare. È il momento di far sentire la voce di chi crede che il futuro di Milano si costruisca senza cancellarne l’anima. 👉 Firma qui: https://www.change.org/p/san-siro-il-futuro-di-milano-si-costruisce-senza-demolire?utm_medium=custom_url&utm_source=share_petition&recruited_by_id=8d451fe0-63da-0130-e2be-3c764e049b13 E non finisce qui: stiamo preparando nuovi eventi e nuove azioni da qui a maggio. Restate connessi: i prossimi giorni saranno decisivi. #SanSiro #Milano #BenePubblico #FirmaLaPetizione
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  • DANNI CARDIACI PERMANENTI NEL 50% DEI VACCINATI CON MIOCARDITE. LO STUDIO DEFINITIVO DIMOSTRA CHE IN FUTURO SARANNO INVALIDI NECESSITANDO DI TRAPIANTI.
    🔴💣DANNI CARDIACI PERMANENTI NEL 50% DEI VACCINATI CON MIOCARDITE. LO STUDIO DEFINITIVO DIMOSTRA CHE IN FUTURO SARANNO INVALIDI NECESSITANDO DI TRAPIANTI.
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  • Così che se fino a ieri il nazigolpista-capo era uno dei più ferventi sostenitori dell'aggressione yankee-sionista a Teheran, oggi dichiara ai giornali britannici di nutrire pessimismo riguardo al futuro dell'Ucraina, proprio a causa della guerra in Iran.

    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ucraina_golpista_niente_affare_di_droni_con_gli_usa/45289_66043/
    Così che se fino a ieri il nazigolpista-capo era uno dei più ferventi sostenitori dell'aggressione yankee-sionista a Teheran, oggi dichiara ai giornali britannici di nutrire pessimismo riguardo al futuro dell'Ucraina, proprio a causa della guerra in Iran. https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ucraina_golpista_niente_affare_di_droni_con_gli_usa/45289_66043/
    WWW.LANTIDIPLOMATICO.IT
    Ucraina golpista: niente “affare di droni” con gli USA
    Ucraina golpista: niente “affare di droni” con gli USA
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  • IL GIAPPONE È AL PUNTO DI ROTTURA: IL GRANDE COLLASSO È INIZIATO!

    I laboriosi cittadini giapponesi chiedono aiuto a gran voce, mentre il sistema li prosciuga.

    LA BRUTALE REALTÀ: Da uno stipendio di 250.000 yen, il governo NE PRELEVA 60.000 per "tasse" e contributi previdenziali.

    IL DIVARIO PER LA SOPRAVVIVENZA: Rimangono solo 190.000 yen. Niente lussi. Niente risparmi. Nessun futuro.

    IL TRADIMENTO: Mentre la popolazione locale lotta per procurarsi il cibo, miliardi di yen di tasse confluiscono verso interessi stranieri e programmi globalisti.

    La classe media viene liquidata in tempo reale. Questa non è solo una crisi, è una demolizione controllata del popolo.

    JAPAN IS AT THE BREAKING POINT: THE GREAT COLLAPSE HAS BEGUN!

    The hardworking citizens of Japan are screaming for help as the system drains them dry.

    THE BRUTAL REALITY: From a ¥250,000 salary, the government SNATCHES ¥60,000 for "taxes" and insurance.
    THE SURVIVAL GAP: Only ¥190,000 left. No luxury. No savings. No future.
    THE BETRAYAL: While locals struggle to eat, billions in tax yen flow to foreign interests and globalist agendas.

    The middle class is being liquidated in real-time. This isn't just a crisis—it's a controlled demolition of the people.

    SHARE if you stand with the people of Japan!
    IL GIAPPONE È AL PUNTO DI ROTTURA: IL GRANDE COLLASSO È INIZIATO! 🚨 I laboriosi cittadini giapponesi chiedono aiuto a gran voce, mentre il sistema li prosciuga. 🇯🇵📉 🔻 LA BRUTALE REALTÀ: Da uno stipendio di 250.000 yen, il governo NE PRELEVA 60.000 per "tasse" e contributi previdenziali. 🔻 IL DIVARIO PER LA SOPRAVVIVENZA: Rimangono solo 190.000 yen. Niente lussi. Niente risparmi. Nessun futuro. 🔻 IL TRADIMENTO: Mentre la popolazione locale lotta per procurarsi il cibo, miliardi di yen di tasse confluiscono verso interessi stranieri e programmi globalisti. La classe media viene liquidata in tempo reale. Questa non è solo una crisi, è una demolizione controllata del popolo. 🛑 JAPAN IS AT THE BREAKING POINT: THE GREAT COLLAPSE HAS BEGUN! 🚨 The hardworking citizens of Japan are screaming for help as the system drains them dry. 🇯🇵📉 🔻 THE BRUTAL REALITY: From a ¥250,000 salary, the government SNATCHES ¥60,000 for "taxes" and insurance. 🔻 THE SURVIVAL GAP: Only ¥190,000 left. No luxury. No savings. No future. 🔻 THE BETRAYAL: While locals struggle to eat, billions in tax yen flow to foreign interests and globalist agendas. The middle class is being liquidated in real-time. This isn't just a crisis—it's a controlled demolition of the people. 🛑 SHARE if you stand with the people of Japan! 🔄
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  • SI PROSPETTA un BEL FUTURO per il NOSTRO PAESE!
    QatarEnergy: "Possibile interruzione delle forniture di Gnl verso l'Italia". È il nostro secondo fornitore
    L'azienda potrebbe dichiarare lo stato di forza maggiore "per qualsiasi durata" dopo i raid iraniani: le riparazioni potrebbero durare 3-5 anni
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/19/qatar-fornitura-gnl-italia-stop-danni-impianti-guerra-iran-news/8329638/
    SI PROSPETTA un BEL FUTURO per il NOSTRO PAESE! QatarEnergy: "Possibile interruzione delle forniture di Gnl verso l'Italia". È il nostro secondo fornitore L'azienda potrebbe dichiarare lo stato di forza maggiore "per qualsiasi durata" dopo i raid iraniani: le riparazioni potrebbero durare 3-5 anni https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/19/qatar-fornitura-gnl-italia-stop-danni-impianti-guerra-iran-news/8329638/
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    QatarEnergy: "Possibile interruzione delle forniture di Gnl verso l'Italia". È il nostro secondo fornitore
    L'azienda potrebbe dichiarare lo stato di forza maggiore "per qualsiasi durata" dopo i raid iraniani: le riparazioni potrebbero durare 3-5 anni
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