• TRENTINI – il caso si complica adesso

    È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti.
    Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”.
    Il quadro si è oggettivamente complicato.

    L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante.

    A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi.

    Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti.

    L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.
    L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo.

    Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza.

    L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto.
    Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere.

    #FreeAlbertoTrentini
    #DirittiUmani
    TRENTINI – il caso si complica adesso ⚖️🌍 È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti. Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”. Il quadro si è oggettivamente complicato. L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante. A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi. Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti. L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare. L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza. L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto. Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere. #FreeAlbertoTrentini #DirittiUmani
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  • Il mondo come una torta "250"
    La torta con il numero 250 suggerisce:
    Un anniversario nascosto (250 anni dell'ordine moderno: rivoluzioni, banche centrali, imperi).

    Il mondo è qualcosa da dividere e consumare tra le élite.

    Celebrazione mentre il caos regna in basso.

    Il messaggio: "Il mondo è già arrosto, ha solo bisogno di essere diviso."

    Il Pugno Blu
    Simbolo classico di:
    Rivoluzione diretta
    Protesti "spontanei" finanziati
    Controllo sociale attraverso la polarizzazione
    Non è una vera ribellione: è una ribellione permessa.

    Missili, carri armati e droni
    Troppi per essere una coincidenza:
    La guerra permanente come modello economico
    Conflitti non per vincere, ma per mantenere il sistema in funzione
    L'industria militare come la spina dorsale del futuro
    Non ci sarà pace, solo una rotazione di guerre.

    Cervello + Fili
    Messaggio chiaro:
    Manipolazione della mente
    IA, droghe, dopamina, algoritmi
    Controllo del pensiero tramite tecnologia e chimica
    La mente umana come un nuovo campo di battaglia.

    Pillole e siringhe
    Non solo salute:
    Medicalizzazione della vita
    Dipendenza da droghe
    Controllo "soft" della popolazione
    Non ti reprimono: ti prescrivono.

    Controllo attraverso i videogiochi
    Distrattione di massa
    Realità virtuali per fermare le rivoluzioni reali
    Gioventù anestetizzata dall'intrattenimento
    Simboli finanziari
    Denaro digitale
    Debito eterno
    Il dollaro non regna più da solo, ma nessuno è libero
    Non avrai nulla... ma continuerai a pagare.

    Piccole figure umane
    Appaiono individui:
    Disordinati
    Persi
    Senza volto né identità
    Il cittadino è rumore statistico, non un protagonista.

    In conclusione...

    "Il caos non è un errore: è intenzionale. Guerre controllate, menti intorpidite, masse intrattenute,
    e un mondo diviso tra pochi... in festa."

    Sai cosa stanno pianificando per il 2026...
    Il mondo come una torta "250" La torta con il numero 250 suggerisce: Un anniversario nascosto (250 anni dell'ordine moderno: rivoluzioni, banche centrali, imperi). Il mondo è qualcosa da dividere e consumare tra le élite. Celebrazione mentre il caos regna in basso. 👉 Il messaggio: "Il mondo è già arrosto, ha solo bisogno di essere diviso." ✊ Il Pugno Blu Simbolo classico di: Rivoluzione diretta Protesti "spontanei" finanziati Controllo sociale attraverso la polarizzazione Non è una vera ribellione: è una ribellione permessa. 🚀 Missili, carri armati e droni Troppi per essere una coincidenza: La guerra permanente come modello economico Conflitti non per vincere, ma per mantenere il sistema in funzione L'industria militare come la spina dorsale del futuro 👉 Non ci sarà pace, solo una rotazione di guerre. 🧠 Cervello + Fili Messaggio chiaro: Manipolazione della mente IA, droghe, dopamina, algoritmi Controllo del pensiero tramite tecnologia e chimica La mente umana come un nuovo campo di battaglia. 💉 Pillole e siringhe Non solo salute: Medicalizzazione della vita Dipendenza da droghe Controllo "soft" della popolazione 👉 Non ti reprimono: ti prescrivono. 🎮 Controllo attraverso i videogiochi Distrattione di massa Realità virtuali per fermare le rivoluzioni reali Gioventù anestetizzata dall'intrattenimento 💰 Simboli finanziari Denaro digitale Debito eterno Il dollaro non regna più da solo, ma nessuno è libero 👉 Non avrai nulla... ma continuerai a pagare. 🧍‍♂️ Piccole figure umane Appaiono individui: Disordinati Persi Senza volto né identità Il cittadino è rumore statistico, non un protagonista. In conclusione... "Il caos non è un errore: è intenzionale. Guerre controllate, menti intorpidite, masse intrattenute, e un mondo diviso tra pochi... in festa." Sai cosa stanno pianificando per il 2026...
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  • MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza

    Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci.
    E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo.
    Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva.
    Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario.
    Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane.
    È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì.

    Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra.
    Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025?
    Eccolo.

    A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia.
    Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene.
    Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità.
    Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario.
    Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland.
    Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita.
    E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato.
    Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana.

    Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale.
    La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale.
    Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere.
    E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro.

    Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica.

    Esistono gruppi politici di potere? Vero.
    Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo.
    Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro?
    Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio.

    Milano oggi merita di essere liberata.
    Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita.
    Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza.
    E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano.

    Vogliamo davvero questo?
    Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla.
    Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo.
    Il primo passo si fa sempre da qui.
    Dal nostro metro quadrato di sofferenza.

    #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita
    #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
    🚨 MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza ⚠️🏙️ Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci. E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo. 📉 Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva. Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario. ❤️‍🩹 Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane. È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì. Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra. Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025? Eccolo. 🧾🔥 A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia. Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene. Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità. Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario. Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland. Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita. E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato. Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana. Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale. La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale. Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere. E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro. Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica. Esistono gruppi politici di potere? Vero. Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo. Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro? Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio. 🪧 👉Milano oggi merita di essere liberata. Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita. Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza. E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano. 🍞 Vogliamo davvero questo? Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla. Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo. Il primo passo si fa sempre da qui. Dal nostro metro quadrato di sofferenza. 📐🔥 #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
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  • 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗭𝗘𝗥𝗕𝗜𝗡𝗔𝗧𝗔: 𝗙𝗜𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗩𝗢𝗟𝗔 𝗔𝗧𝗟𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔.
    Di Pino Cabras

    [PRIMA PARTE]
    La scena è tragica e comica insieme: i guerrapiattisti No Pax, quelli che fino a ieri ci spiegavano con tutto il sussiego possibile che “l’America ci protegge”, oggi piangono perché il “daddy” geopolitico ha pubblicato nero su bianco ciò che ogni adulto poteva già sapere: l’Europa per gli USA è solo un concorrente da manipolare, un vassallo da spremere, non certo un alleato da difendere.
    E così, nel campo NAFO - quel curioso esercito di meme-warriors filo-NATO che passa le giornate su X o su Facebook a fare propaganda come se fosse un videogioco - si passa dal pianto greco alla disperazione isterica. C’è chi frigna perché “daddy ci ha lasciati soli”, chi delira perché “gli USA sono stati corrotti” (e riprende ogni leggenda nera su Trump “asset di Adolf Putin”) e chi continua a recitare la liturgia dell’Occidente faro di civiltà proprio mentre affoga nei suoi stessi dogmi. Ho visto perfino Gramellini e Floris dire che l’Europa non ha mai preteso di imporre una visione, perché invece include con rispetto. Interi continenti colonizzati prenderanno nota di questa strabiliante novità.
    Poi ci sono i furbi che stanno già riposizionandosi: almeno loro non credono alle favole che raccontano.
    Tutti gli altri, come ricorda Francesco Dall’Aglio, farebbero bene a tatuarsi addosso la semplice verità: gli USA non ci hanno mai voluto bene. Ci ha hanno semmai usati e continueranno a farlo finché l’Europa resterà legata a questa spiazzatissima infrastruttura di vecchie illusioni tecnocratiche e nuovi avventurismi militari del tutto velleitari.
    “**** EU”, diceva Victoria Nuland nelle segrete stanze, proprio nei giorni in cui manipolava legioni di europeisti servili e illusi che assecondavano il suo “regime change” a Kiev. Non era una frase qualsiasi, ma il vero manuale operativo.
    In questo cimitero di ingenuità ecco che arriva Calenda. Molti dei lettori, quando lo nomino, obiettano che non conta nulla e che quindi è meglio ignorarlo. Ma non si tratta di lui, è l’apparato che lo pompa e me lo fa apparire ovunque a contare davvero. E quello non si deve ignorare. Dunque andiamo avanti. Calenda, dicevo, con la serietà corrucciata di chi è arrivato tardi alla lezione e non ha capito l’argomento, annuncia che “bisogna rispondere agli americani” e che l’Europa deve “rigettare interferenze, preparare piani, rilevare strutture NATO”. Sembra uno di quei topolini della favola che proponevano di attaccare un campanello alla coda del gatto per accorgersi quando arrivava ma non sapevano spiegare come attaccare la campanella. Diciamo che Calenda dimentica un dettaglio grande quanto una base militare: l’Europa non ha più sovranità. Ha solo basi USA. Una caterva di basi. E non esiste un ufficietto europeo con un modulo per “rilevarle”.
    È sublime: Calenda propone un “Yankee go home” senza avere una “home” da cui farli andare. Un piano di difesa europea senza autonomia industriale, energetica o strategica. La caricatura perfetta dell’europeismo moralista che ha svenduto tutto in nome dei “valori”.

    I No Pax e i guerrapiattisti oggi soffrono il contraccolpo della loro stessa propaganda.
    Per anni hanno urlato: “liberiamoci dalla dipendenza russa!” (sostituendo un rapporto stabile che era di mutua convenienza ed era il contrario di una minaccia con una dipendenza totale dagli USA, pagata tre volte e senza contropartite).
    Poi dicevano “difendiamo l’Europa dagli autoritari!” (mentre consegnavano l’Europa a decisioni prese a Washington, nel Pentagono e nelle sale operative NATO, mentre dicevano che i crimini di Bibi il g3N0cida erano un buon “lavoro sporco” fatto nel nostro interesse). Poi urlavano “l’autonomia strategica!” (mentre firmavano l’atto di morte dell’autonomia energetica, industriale e diplomatica).

    [SECONDA PARTE]

    Il risultato è un’Europa che non decide nulla, non influenza nulla, non guida nulla. Semplicemente subisce e non ha nessuna traiettoria tecnologica in atto per risollevarsi. Questa è la tragedia: i No Pax hanno militarizzato l’immaginario, ma disarmato l’economia del continente. Più parlavano di competitività e altre parole vacue, più ci facevano arretrare in ogni statistica, fino al colpo di grazia delle sanzioni, l’auto-sabotaggio perfetto.
    E qui tornano utili le tesi che ha esibito Francesco Forciniti, da scolpire sul frontone dell’UE:
    • doveva darci forza → ci ha resi irrilevanti,
    • doveva difendere il benessere → ha prodotto impoverimento,
    • doveva garantire pace → prepara riarmo e leva,
    • doveva creare coesione → ha generato fratture e rancori,
    • doveva essere democratica → è diventata l’anticamera ottusa di un’oligarchia lobbistica,
    • doveva renderci competitivi → ha costruito la stagnazione come regime.
    Il re è nudo, si usa dire. Ma qui è peggio. È un re morto, circondato solo da cortigiani che litigano sulle decorazioni del feretro.
    Calenda vuole opporsi agli USA? Wow, vastissimo programma, bello. Ma con cosa? Con quale sovranità? Con quali strutture? Con quali élite che per trent’anni hanno considerato l’obbedienza a Washington l’unica forma di politica estera possibile? Dove li trova gli euro-entusiasti dopo la desertificazione ultratrentennale della forza economica dell’Italia, ad esempio? L’Europa non può rispondere agli americani perché non esiste più come soggetto politico. Esiste come appendice tecnico–militare di un alleato che la considera zavorra.
    I No Pax e i guerrapiattisti possono continuare a urlare, a piangere e a giocare alla geopolitica su X e sui giornali illeggibili che vendono sempre meno. Ma la realtà ormai è chiara: gli USA fanno i loro interessi. E noi abbiamo dimenticato come si fa a difendere i nostri.
    Pazienza se Calenda dice sciocchezze e Musk, pur con tutti i suoi conflitti di interesse, dice su questo la cosa giusta. Pazienza se Dmitry Medvedev dice anche lui il giusto. Una via d’uscita esiste e non passa da questa UE ormai prossima all’implosione.
    Per salvarsi serve una separazione lucida e ordinata che restituisca agli Stati europei ciò che hanno ceduto: sovranità politica, autonomia economica, libertà energetica e monetaria.
    La direzione non è Washington, che ci vuole subalterni, ma il mondo che cresce: i BRICS+, dove cooperazione e sviluppo non richiedono abiure di indipendenza.
    Il futuro è multipolare. Ma per entrarci dobbiamo prima liberarci da questa architettura europea che sta affondando. Uscirne non è un tabù, ma una questione di sopravvivenza.
    [FINE]
    𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗭𝗘𝗥𝗕𝗜𝗡𝗔𝗧𝗔: 𝗙𝗜𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗩𝗢𝗟𝗔 𝗔𝗧𝗟𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔. Di Pino Cabras [PRIMA PARTE] La scena è tragica e comica insieme: i guerrapiattisti No Pax, quelli che fino a ieri ci spiegavano con tutto il sussiego possibile che “l’America ci protegge”, oggi piangono perché il “daddy” geopolitico ha pubblicato nero su bianco ciò che ogni adulto poteva già sapere: l’Europa per gli USA è solo un concorrente da manipolare, un vassallo da spremere, non certo un alleato da difendere. E così, nel campo NAFO - quel curioso esercito di meme-warriors filo-NATO che passa le giornate su X o su Facebook a fare propaganda come se fosse un videogioco - si passa dal pianto greco alla disperazione isterica. C’è chi frigna perché “daddy ci ha lasciati soli”, chi delira perché “gli USA sono stati corrotti” (e riprende ogni leggenda nera su Trump “asset di Adolf Putin”) e chi continua a recitare la liturgia dell’Occidente faro di civiltà proprio mentre affoga nei suoi stessi dogmi. Ho visto perfino Gramellini e Floris dire che l’Europa non ha mai preteso di imporre una visione, perché invece include con rispetto. Interi continenti colonizzati prenderanno nota di questa strabiliante novità. Poi ci sono i furbi che stanno già riposizionandosi: almeno loro non credono alle favole che raccontano. Tutti gli altri, come ricorda Francesco Dall’Aglio, farebbero bene a tatuarsi addosso la semplice verità: gli USA non ci hanno mai voluto bene. Ci ha hanno semmai usati e continueranno a farlo finché l’Europa resterà legata a questa spiazzatissima infrastruttura di vecchie illusioni tecnocratiche e nuovi avventurismi militari del tutto velleitari. “Fuck EU”, diceva Victoria Nuland nelle segrete stanze, proprio nei giorni in cui manipolava legioni di europeisti servili e illusi che assecondavano il suo “regime change” a Kiev. Non era una frase qualsiasi, ma il vero manuale operativo. In questo cimitero di ingenuità ecco che arriva Calenda. Molti dei lettori, quando lo nomino, obiettano che non conta nulla e che quindi è meglio ignorarlo. Ma non si tratta di lui, è l’apparato che lo pompa e me lo fa apparire ovunque a contare davvero. E quello non si deve ignorare. Dunque andiamo avanti. Calenda, dicevo, con la serietà corrucciata di chi è arrivato tardi alla lezione e non ha capito l’argomento, annuncia che “bisogna rispondere agli americani” e che l’Europa deve “rigettare interferenze, preparare piani, rilevare strutture NATO”. Sembra uno di quei topolini della favola che proponevano di attaccare un campanello alla coda del gatto per accorgersi quando arrivava ma non sapevano spiegare come attaccare la campanella. Diciamo che Calenda dimentica un dettaglio grande quanto una base militare: l’Europa non ha più sovranità. Ha solo basi USA. Una caterva di basi. E non esiste un ufficietto europeo con un modulo per “rilevarle”. È sublime: Calenda propone un “Yankee go home” senza avere una “home” da cui farli andare. Un piano di difesa europea senza autonomia industriale, energetica o strategica. La caricatura perfetta dell’europeismo moralista che ha svenduto tutto in nome dei “valori”. I No Pax e i guerrapiattisti oggi soffrono il contraccolpo della loro stessa propaganda. Per anni hanno urlato: “liberiamoci dalla dipendenza russa!” (sostituendo un rapporto stabile che era di mutua convenienza ed era il contrario di una minaccia con una dipendenza totale dagli USA, pagata tre volte e senza contropartite). Poi dicevano “difendiamo l’Europa dagli autoritari!” (mentre consegnavano l’Europa a decisioni prese a Washington, nel Pentagono e nelle sale operative NATO, mentre dicevano che i crimini di Bibi il g3N0cida erano un buon “lavoro sporco” fatto nel nostro interesse). Poi urlavano “l’autonomia strategica!” (mentre firmavano l’atto di morte dell’autonomia energetica, industriale e diplomatica). [SECONDA PARTE] Il risultato è un’Europa che non decide nulla, non influenza nulla, non guida nulla. Semplicemente subisce e non ha nessuna traiettoria tecnologica in atto per risollevarsi. Questa è la tragedia: i No Pax hanno militarizzato l’immaginario, ma disarmato l’economia del continente. Più parlavano di competitività e altre parole vacue, più ci facevano arretrare in ogni statistica, fino al colpo di grazia delle sanzioni, l’auto-sabotaggio perfetto. E qui tornano utili le tesi che ha esibito Francesco Forciniti, da scolpire sul frontone dell’UE: • doveva darci forza → ci ha resi irrilevanti, • doveva difendere il benessere → ha prodotto impoverimento, • doveva garantire pace → prepara riarmo e leva, • doveva creare coesione → ha generato fratture e rancori, • doveva essere democratica → è diventata l’anticamera ottusa di un’oligarchia lobbistica, • doveva renderci competitivi → ha costruito la stagnazione come regime. Il re è nudo, si usa dire. Ma qui è peggio. È un re morto, circondato solo da cortigiani che litigano sulle decorazioni del feretro. Calenda vuole opporsi agli USA? Wow, vastissimo programma, bello. Ma con cosa? Con quale sovranità? Con quali strutture? Con quali élite che per trent’anni hanno considerato l’obbedienza a Washington l’unica forma di politica estera possibile? Dove li trova gli euro-entusiasti dopo la desertificazione ultratrentennale della forza economica dell’Italia, ad esempio? L’Europa non può rispondere agli americani perché non esiste più come soggetto politico. Esiste come appendice tecnico–militare di un alleato che la considera zavorra. I No Pax e i guerrapiattisti possono continuare a urlare, a piangere e a giocare alla geopolitica su X e sui giornali illeggibili che vendono sempre meno. Ma la realtà ormai è chiara: gli USA fanno i loro interessi. E noi abbiamo dimenticato come si fa a difendere i nostri. Pazienza se Calenda dice sciocchezze e Musk, pur con tutti i suoi conflitti di interesse, dice su questo la cosa giusta. Pazienza se Dmitry Medvedev dice anche lui il giusto. Una via d’uscita esiste e non passa da questa UE ormai prossima all’implosione. Per salvarsi serve una separazione lucida e ordinata che restituisca agli Stati europei ciò che hanno ceduto: sovranità politica, autonomia economica, libertà energetica e monetaria. La direzione non è Washington, che ci vuole subalterni, ma il mondo che cresce: i BRICS+, dove cooperazione e sviluppo non richiedono abiure di indipendenza. Il futuro è multipolare. Ma per entrarci dobbiamo prima liberarci da questa architettura europea che sta affondando. Uscirne non è un tabù, ma una questione di sopravvivenza. [FINE]
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  • Sudan. Da tempo due fazioni ( RSF e SAF ) militari, in passato alleate quando era necessario unirsi per compiere un colpo di stato e sostituirsi all' allora dittatore (la qualifica di dittatore in Africa non è da ritenersi un termine dispregiativo, tutt' altro) Omar al Sharif, si combattono ferocemente, con il pregevole risultato che ....
    oltre 12 milioni di persone si vostre costrette a fuggire, sia all'interno del paese (8,6 milioni) che nei paesi limitrofi (quasi 4 milioni)....
    Omar al Sharif per meglio preservare il proprio potere indiscusso si avvalse di truppe o meglio di una manovalanza che in breve tempo si guadagnò il titolo di "demoni a cavallo" (Janjaweed ) : incendi di villaggi, stupri....ed altre amenità consimili. Agirono con una efferata brutalità che la CP Internazionale non tardò a condannarla per crimini di guerra e contro l' umanità.
    Una volta caduto il governo di Omar al Sharif, i comandanti delle due suddette fazioni per un poco di tempo guidarono il Sudan godendo, inizialmente, del favore dei sudanesi giacché era stato loro promesso l' avvento della democrazia.
    Due galli che ambiscono a governare senza l' appoggio l' uno dell' altro possono convivere lungamente? Si separarono in malo modo e da allora ciascuno cerca di liquidare l' altro....
    Ora da donde giungono alle proprie armate le armi?
    RSF .... dall' Italia per il tramite degli Emirati Arabi Uniti giacché abbiamo una legge che vieta di vendere armi a Paesi in guerra: gli Emirati Arabi Uniti non hanno in corso conflitti bellici...quindi tutto ok
    Le SAF recentemente hanno siglato un accordo con la Russia..ops mi correggo...la Santa Madre Russia la paladina della Cristianità in cambio della concessione di una base navale sul mar Rosso e i diritti di sfruttamento di un giacimento minerario .
    Altrettanto fanno l' Egitto, la Turchia e....l' Iran, paese che si attiene al Libro Sacro, il Corano ( l' Onnipotente Iddio è dello stesso avviso? ) .
    Tu dai una cosa a me ed io dò una cosa a te ...
    Le RFS sono rifornite dall' Italia e da altri Paesi europei....però l' UE ha decretato delle sanzioni al Sudan....peccato che a farne le spese è chi non conta nulla: il popolo.
    Che dire .....buone festività! Finché c'è guerra c'è speranza....per le economie .
    Lieta giornata.
    Sudan. Da tempo due fazioni ( RSF e SAF ) militari, in passato alleate quando era necessario unirsi per compiere un colpo di stato e sostituirsi all' allora dittatore (la qualifica di dittatore in Africa non è da ritenersi un termine dispregiativo, tutt' altro) Omar al Sharif, si combattono ferocemente, con il pregevole risultato che .... oltre 12 milioni di persone si vostre costrette a fuggire, sia all'interno del paese (8,6 milioni) che nei paesi limitrofi (quasi 4 milioni).... Omar al Sharif per meglio preservare il proprio potere indiscusso si avvalse di truppe o meglio di una manovalanza che in breve tempo si guadagnò il titolo di "demoni a cavallo" (Janjaweed ) : incendi di villaggi, stupri....ed altre amenità consimili. Agirono con una efferata brutalità che la CP Internazionale non tardò a condannarla per crimini di guerra e contro l' umanità. Una volta caduto il governo di Omar al Sharif, i comandanti delle due suddette fazioni per un poco di tempo guidarono il Sudan godendo, inizialmente, del favore dei sudanesi giacché era stato loro promesso l' avvento della democrazia. Due galli che ambiscono a governare senza l' appoggio l' uno dell' altro possono convivere lungamente? Si separarono in malo modo e da allora ciascuno cerca di liquidare l' altro.... Ora da donde giungono alle proprie armate le armi? RSF .... dall' Italia per il tramite degli Emirati Arabi Uniti giacché abbiamo una legge che vieta di vendere armi a Paesi in guerra: gli Emirati Arabi Uniti non hanno in corso conflitti bellici...quindi tutto ok Le SAF recentemente hanno siglato un accordo con la Russia..ops mi correggo...la Santa Madre Russia la paladina della Cristianità in cambio della concessione di una base navale sul mar Rosso e i diritti di sfruttamento di un giacimento minerario . Altrettanto fanno l' Egitto, la Turchia e....l' Iran, paese che si attiene al Libro Sacro, il Corano ( l' Onnipotente Iddio è dello stesso avviso? ) . Tu dai una cosa a me ed io dò una cosa a te ... Le RFS sono rifornite dall' Italia e da altri Paesi europei....però l' UE ha decretato delle sanzioni al Sudan....peccato che a farne le spese è chi non conta nulla: il popolo. Che dire .....buone festività! Finché c'è guerra c'è speranza....per le economie . Lieta giornata.
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  • PARTE 10 - 08-11-2025 Convegno Carta di Siena - San Domenico Roma - Dott. Massimo Citro Della Riva

    https://www.youtube.com/watch?v=SJYxs4Llc-8

    08-11-2025 - ROMA - Convegno "La sanità del XXI secolo tra prove scientifiche e conflitti di interesse".

    Visita il nostro nuovo sito: https://cartadisiena.org
    PARTE 10 - 08-11-2025 Convegno Carta di Siena - San Domenico Roma - Dott. Massimo Citro Della Riva https://www.youtube.com/watch?v=SJYxs4Llc-8 08-11-2025 - ROMA - Convegno "La sanità del XXI secolo tra prove scientifiche e conflitti di interesse". Visita il nostro nuovo sito: https://cartadisiena.org
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  • Per le dirette di Scenario.press questa sera intervistiamo il Dott. Giuseppe Barbaro, cardiologo ospedaliero che opera a Roma - Roma - 18 Novembre 2025
    https://www.scenario.press/posts/232131
    Con il Dott. Giuseppe Barbaro abbiamo parlato del nuovo studio che è stato pubblicato su The Lancet la scorsa settimana: "Vascular and inflammatory diseases after COVID-19 infection and vaccination in children and young people in England: a retrospective, population-based cohort study using linked electronic health records" questo è il link dello studio: https://www.thelancet.com/journals/lanchi/article/PIIS2352-4642(25)00247-0/fulltext, di vaccini a mRNA autoreplicante, di conflitti di interesse, di Commissione parlamentare di inchiesta e dei gravi danni dei sieri genici sperimentali Covid-19 nei confronti dei milioni di persone vaccinate.
    BUONA VISIONE!

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    Per le dirette di Scenario.press questa sera intervistiamo il Prof....
    Per le dirette di Scenario.press questa sera intervistiamo il Dott. Giuseppe Barbaro, cardiologo ospedaliero che opera a Roma - Roma - 18 Novembre 2025 https://rumble.com/v71vnno-per-le-dirette-di-scenario.press-questa-sera-intervistiamo-il-prof.-giusepp.html?mref=2wyiuy&mc=6s5ce Con il Dott....
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  • Il prof Barbaro intervistato da Scenario.press - libera espressione - smentisce e ribalta le affermazioni della stampa: lo studio dimostra la correlazione tra vaccinazione e gravi eventi avversi e rende malati i sani.
    Trucchi statistici e di logica per non dover rispondere di reati gravissimi.
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    https://rumble.com/v71vnno-per-le-dirette-di-scenario.press-questa-sera-intervistiamo-il-prof.-giusepp.html?mref=2wyiuy&mc=6s5ce
    Con il Dott. Giuseppe Barbaro abbiamo parlato del nuovo studio che è stato pubblicato su The Lancet la scorsa settimana: "Vascular and inflammatory diseases after COVID-19 infection and vaccination in children and young people in England: a retrospective, population-based cohort study using linked electronic health records" questo è il link dello studio: https://www.thelancet.com/journals/lanchi/article/PIIS2352-4642(25)00247-0/fulltext, di vaccini a mRNA autoreplicante, di conflitti di interesse, di Commissione parlamentare di inchiesta e dei gravi danni dei sieri genici sperimentali Covid-19 nei confronti dei milioni di persone vaccinate.
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    Il prof Barbaro intervistato da Scenario.press - libera espressione - smentisce e ribalta le affermazioni della stampa: lo studio dimostra la correlazione tra vaccinazione e gravi eventi avversi e rende malati i sani. Trucchi statistici e di logica per non dover rispondere di reati gravissimi. Per le dirette di Scenario.press questa sera intervistiamo il Dott. Giuseppe Barbaro, cardiologo ospedaliero che opera a Roma - Roma - 18 Novembre 2025 https://rumble.com/v71vnno-per-le-dirette-di-scenario.press-questa-sera-intervistiamo-il-prof.-giusepp.html?mref=2wyiuy&mc=6s5ce Con il Dott. Giuseppe Barbaro abbiamo parlato del nuovo studio che è stato pubblicato su The Lancet la scorsa settimana: "Vascular and inflammatory diseases after COVID-19 infection and vaccination in children and young people in England: a retrospective, population-based cohort study using linked electronic health records" questo è il link dello studio: https://www.thelancet.com/journals/lanchi/article/PIIS2352-4642(25)00247-0/fulltext, di vaccini a mRNA autoreplicante, di conflitti di interesse, di Commissione parlamentare di inchiesta e dei gravi danni dei sieri genici sperimentali Covid-19 nei confronti dei milioni di persone vaccinate. BUONA VISIONE! MASSIMA CONDIVISIONE
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  • “SUL FRONTE UCRAINO TRA BOMBE E RUSSOFOBIA”
    L'Intervista Esclusiva al Reporter di Guerra Andrea Lucidi
    riaccende il dibattito su Conflitti e Disinformazione Mainstream

    Intervista di Piero Angelo De Ruvo, ex sindacalista militare
    https://gospanews.net/2025/11/18/sul-fronte-ucraino-tra-bombe-e-russofobia-lintervista-esclusiva-al-reporter-di-guerra-andrea-lucidi-riaccende-il-dibattito-su-conflitti-e-disinformazione-mainstream/
    PFIZER GATE:

    Il tribunale dice che HA INFRANTO LA LEGGE nascondendo messaggi con l'amministratore delegato di Pfizer. Christine Anderson svela come 1,8 MILIARDI DI DOSI COVID per un valore di 35 MILIARDI DI EURO DI SOLDI DEI CONTRIBUENTI UE siano state ordinate via SMS. PERICOLOSO, INUTILE, CRIMINALE.

    https://www.scenario.press/posts/231472
    “SUL FRONTE UCRAINO TRA BOMBE E RUSSOFOBIA” L'Intervista Esclusiva al Reporter di Guerra Andrea Lucidi riaccende il dibattito su Conflitti e Disinformazione Mainstream Intervista di Piero Angelo De Ruvo, ex sindacalista militare https://gospanews.net/2025/11/18/sul-fronte-ucraino-tra-bombe-e-russofobia-lintervista-esclusiva-al-reporter-di-guerra-andrea-lucidi-riaccende-il-dibattito-su-conflitti-e-disinformazione-mainstream/ PFIZER GATE: Il tribunale dice che HA INFRANTO LA LEGGE nascondendo messaggi con l'amministratore delegato di Pfizer. Christine Anderson svela come 1,8 MILIARDI DI DOSI COVID per un valore di 35 MILIARDI DI EURO DI SOLDI DEI CONTRIBUENTI UE siano state ordinate via SMS. PERICOLOSO, INUTILE, CRIMINALE. https://www.scenario.press/posts/231472
    GOSPANEWS.NET
    “SUL FRONTE UCRAINO TRA BOMBE E RUSSOFOBIA” L’Intervista Esclusiva al Reporter di Guerra Andrea Lucidi riaccende il dibattito su Conflitti e Disinformazione Mainstream
    di Piero Angelo De RuvoLa Conferenza “Russofobia, una storia di Odio”La conferenza «Russofobia, una storia di odio», tenutasi a Pisa il 14 novembre 2025 e organizzata dai Team Vannacci pisani, ha esplorato l’evoluzione della percezione della Russia e dei cittadini russi attraverso narraz
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  • Ci vogliono docili,
    riciclati e colpevoli.

    Mentre ti dicono di fare la doccia in 3 minuti, loro si lavano l’anima in piscine riscaldate a 30 gradi.

    Mentre ti insegnano a mangiare grilli, si servono filetti da 500 euro, annaffiati da vini che tu vedrai solo in cartolina.

    Mentre ti obbligano alla raccolta differenziata, il loro jet privato in un solo volo inquina più di quanto tu potresti inquinare in dieci vite da peccatore ecologico.

    Ti fanno sentire in colpa per il clima, ma non mollano una poltrona,
    un benefit, un summit
    con catering di lusso.

    Tu con la bici, loro con l’elicottero.

    Tu a risparmiare sulla bolletta, loro a scaldarsi col gas dei conflitti.

    Non è ecologia.
    È controllo.

    L’ecologia è diventata la nuova religione dei padroni: tu preghi, loro peccano. E ti fanno pagare il conto.

    Queste bestie non salvano il pianeta. Salvano solo il loro potere.
    Ci vogliono docili, riciclati e colpevoli. Mentre ti dicono di fare la doccia in 3 minuti, loro si lavano l’anima in piscine riscaldate a 30 gradi. Mentre ti insegnano a mangiare grilli, si servono filetti da 500 euro, annaffiati da vini che tu vedrai solo in cartolina. Mentre ti obbligano alla raccolta differenziata, il loro jet privato in un solo volo inquina più di quanto tu potresti inquinare in dieci vite da peccatore ecologico. Ti fanno sentire in colpa per il clima, ma non mollano una poltrona, un benefit, un summit con catering di lusso. Tu con la bici, loro con l’elicottero. Tu a risparmiare sulla bolletta, loro a scaldarsi col gas dei conflitti. Non è ecologia. È controllo. L’ecologia è diventata la nuova religione dei padroni: tu preghi, loro peccano. E ti fanno pagare il conto. Queste bestie non salvano il pianeta. Salvano solo il loro potere.
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