Ciao campione: provassero i potenti e i signori delle guerre ad avere un centesimo del tuo coraggio
Il tributo ad Alex Zanardi: grandissimo campione sportivo e immenso combattente
Premessa doverosa: chi scrive non ha mai incontrato Alex Zanardi, non ha mai scambiato con lui due parole o un messaggio via telefono. La fortuna, in queste ore in cui sui social scorre un commosso tributo nei confronti di questo immenso campione, dello sport e della vita, è di poter esprimere le proprie considerazioni attraverso un importante mezzo di comunicazione. Quella fortuna mancata a Zanardi, distrutto fisicamente da due gravissimi incidenti, il primo alla guida di una monoposto nella categoria CART, il secondo nell’handbike. Anche nella sua seconda esistenza, quella con le gambe mutilate, il destino ha voluto che Zanardi facesse i conti con un orribile scontro sulle ruote. Com’era la ruota della fortuna? Beh, Alex non l’ha avuta, anzi, l’esatto contrario. Del resto, come diceva Gino Paoli, che ci ha lasciato meno di due mesi fa ed ha vissuto fino a fino 91 anni, 62 abbondanti con una pallottola nel cuore, “la vita è una botta di culo”.
Zanardi è stato un grandissimo campione sportivo e un immenso combattente. Già possedere un decimo del coraggio con il quale affrontò prima l’amputazione delle gambe dopo il terribile incidente del 15 settembre 2001 a Lausitzring e poi le lesioni che lo deturparono dopo lo scontro della sua handbike contro un camion, il 19 giugno 2000, in una manifestazione benefica a favore del Covid, sarebbe moltissimo per qualsiasi comune mortale. Nel primo caso, Zanardi riuscì a tornare in pista, diventando uno straordinario atleta paralimpico e conquistando otto medaglie ai Giochi. Ispirò, con il suo esempio, milioni di persone. Eloquente l’omaggio di un altro personaggio leggendario come Bebe Vio: “E’ stato un onore e un privilegio averti avuto come tutor sportivo e nella vita”. Nel secondo, sopravvissuto miracolosamente all’impatto terrificante contro un camion e costretto a comunicare solo con gli occhi, la sua resistenza è stata un altro messaggio formidabile. La vita mi attacca? E allora io mi attacco alla vita.
Zanardi è stato unico anche nel copione della Formula 1. I piloti nascono quasi sempre in famiglie agiate, che hanno le risorse per investire sulla passione dei figli. Alex, originario di Bologna, era invece figlio di un idraulico e di una sarta. I genitori non assecondarono all’inizio l’amore per i motori perché una sorella di Alex era scomparsa nel 1979 in un incidente stradale – un accanimento davvero brutale del destino contro la famiglia Zanardi -, ma la determinazione e il talento ebbero il sopravvento. La carriera iniziò con un kart e lo porto al debutto nel 1991 in Formula 1 con la scuderia Jordan, fino a disputare 44 gran premi e ottenere un sesto posto nel 1993 come miglior risultato.
Zanardi ha dato il meglio di sé nella dimensione di atleta paralimpico. I successi, ma soprattutto un’incredibile vitalità e un sorriso che non tramontava mai. “L’incidente paradossalmente mi ha permesso di fare cose che in un’altra vita non avrei avuto la forza di provare”. In un contesto in cui, mai come oggi, dopo 80 anni di relativa pace, si usa con facilità disarmante il ricorso alle armi, il messaggio di Alex Zanardi andrebbe sbattuto in faccia ai potenti della terra. Provassero loro, i Trump e i signori delle guerre, ad avere un centesimo del coraggio di questo piccolo atleta bolognese, icona della vita.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/02/alex-zanardi-tributo-campione-provassero-potenti-signori-guerre-ad-avere-tuo-coraggio/8372941/
Ciao campione: provassero i potenti e i signori delle guerre ad avere un centesimo del tuo coraggio
Il tributo ad Alex Zanardi: grandissimo campione sportivo e immenso combattente
Premessa doverosa: chi scrive non ha mai incontrato Alex Zanardi, non ha mai scambiato con lui due parole o un messaggio via telefono. La fortuna, in queste ore in cui sui social scorre un commosso tributo nei confronti di questo immenso campione, dello sport e della vita, è di poter esprimere le proprie considerazioni attraverso un importante mezzo di comunicazione. Quella fortuna mancata a Zanardi, distrutto fisicamente da due gravissimi incidenti, il primo alla guida di una monoposto nella categoria CART, il secondo nell’handbike. Anche nella sua seconda esistenza, quella con le gambe mutilate, il destino ha voluto che Zanardi facesse i conti con un orribile scontro sulle ruote. Com’era la ruota della fortuna? Beh, Alex non l’ha avuta, anzi, l’esatto contrario. Del resto, come diceva Gino Paoli, che ci ha lasciato meno di due mesi fa ed ha vissuto fino a fino 91 anni, 62 abbondanti con una pallottola nel cuore, “la vita è una botta di culo”.
Zanardi è stato un grandissimo campione sportivo e un immenso combattente. Già possedere un decimo del coraggio con il quale affrontò prima l’amputazione delle gambe dopo il terribile incidente del 15 settembre 2001 a Lausitzring e poi le lesioni che lo deturparono dopo lo scontro della sua handbike contro un camion, il 19 giugno 2000, in una manifestazione benefica a favore del Covid, sarebbe moltissimo per qualsiasi comune mortale. Nel primo caso, Zanardi riuscì a tornare in pista, diventando uno straordinario atleta paralimpico e conquistando otto medaglie ai Giochi. Ispirò, con il suo esempio, milioni di persone. Eloquente l’omaggio di un altro personaggio leggendario come Bebe Vio: “E’ stato un onore e un privilegio averti avuto come tutor sportivo e nella vita”. Nel secondo, sopravvissuto miracolosamente all’impatto terrificante contro un camion e costretto a comunicare solo con gli occhi, la sua resistenza è stata un altro messaggio formidabile. La vita mi attacca? E allora io mi attacco alla vita.
Zanardi è stato unico anche nel copione della Formula 1. I piloti nascono quasi sempre in famiglie agiate, che hanno le risorse per investire sulla passione dei figli. Alex, originario di Bologna, era invece figlio di un idraulico e di una sarta. I genitori non assecondarono all’inizio l’amore per i motori perché una sorella di Alex era scomparsa nel 1979 in un incidente stradale – un accanimento davvero brutale del destino contro la famiglia Zanardi -, ma la determinazione e il talento ebbero il sopravvento. La carriera iniziò con un kart e lo porto al debutto nel 1991 in Formula 1 con la scuderia Jordan, fino a disputare 44 gran premi e ottenere un sesto posto nel 1993 come miglior risultato.
Zanardi ha dato il meglio di sé nella dimensione di atleta paralimpico. I successi, ma soprattutto un’incredibile vitalità e un sorriso che non tramontava mai. “L’incidente paradossalmente mi ha permesso di fare cose che in un’altra vita non avrei avuto la forza di provare”. In un contesto in cui, mai come oggi, dopo 80 anni di relativa pace, si usa con facilità disarmante il ricorso alle armi, il messaggio di Alex Zanardi andrebbe sbattuto in faccia ai potenti della terra. Provassero loro, i Trump e i signori delle guerre, ad avere un centesimo del coraggio di questo piccolo atleta bolognese, icona della vita.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/02/alex-zanardi-tributo-campione-provassero-potenti-signori-guerre-ad-avere-tuo-coraggio/8372941/