• Wisdom Teeth: Extraction & Recovery Facts

    Looking for wisdom teeth extractions in Palmdale? Don’t let the "wisdom" part stress you out! Our latest blog, Wisdom Teeth: Extraction & Recovery Facts, breaks down the essentials for a seamless procedure and a speedy recovery. Get the facts you need to feel prepared before you head to the chair.

    Read now : https://lebanonhub.app/blogs/809796/Wisdom-Teeth-Extraction-Recovery-Facts
    Wisdom Teeth: Extraction & Recovery Facts Looking for wisdom teeth extractions in Palmdale? Don’t let the "wisdom" part stress you out! Our latest blog, Wisdom Teeth: Extraction & Recovery Facts, breaks down the essentials for a seamless procedure and a speedy recovery. Get the facts you need to feel prepared before you head to the chair. Read now : https://lebanonhub.app/blogs/809796/Wisdom-Teeth-Extraction-Recovery-Facts
    LEBANONHUB.APP
    Wisdom Teeth: Extraction & Recovery Facts | Lebanon Hub
    Wisdom teeth, known as third molars, typically emerge in the late teens or early twenties. These teeth can become problematic for many individuals, leading to pain, infection, and dental misalignment. Wisdom teeth extractions in Palmdale is a dental procedure that addresses problems...
    0 Kommentare 0 Geteilt 3 Ansichten
  • A tutti i ragazzi spaventati dal futuro, a tutti gli adulti che dicono poverini i ragazzi di oggi che non hanno futuro, avallando questa sciocca narrazione:

    "Immagina per un momento di essere nato nell'anno 1900.
    Quando hai 14 anni, scoppia la prima guerra mondiale e finisce che ne hai 18, lasciandosi dietro 22 milioni di morti.

    Poco dopo scoppia una pandemia globale, l'influenza spagnola, che ammazza 50 milioni di persone. Tu sopravvivi e hai 20 anni.

    A 29 anni sei in mezzo alla crisi del '29, con il crollo della borsa di New York che causa inflazione, disoccupazione e fame.

    Quando hai 33 anni, il nazismo sale al potere in Germania, e in Italia c'è il fascismo.

    A 39, eccoti nel mezzo della secondo guerra mondiale, che finisce quando di anni ne hai 45, con 60 milioni di morti e la bomba atomica.

    E di seguito guerra fredda, guerra di Korea, il Vietnam e compagnia."

    Poi arriva una persona nata nel 2010 che, seduta al sushi bar dopo la sessione dal parrucchiere, sostiene che non c'è futuro, che è logico essere depressi e serve lo psicologo, che è inutile impegnarsi perché che mondo è quello in cui viviamo?

    Un mondo in cui non si studia più la Storia, evidentemente.
    Ma si dovrebbe. Davvero si dovrebbe per uscire dalla spirale egotica in cui alleviamo sti ragazzini.

    #storiavera #storia #gioventù

    (testo iniziale preso dalla pagina del National Geographic)
    A tutti i ragazzi spaventati dal futuro, a tutti gli adulti che dicono poverini i ragazzi di oggi che non hanno futuro, avallando questa sciocca narrazione: "Immagina per un momento di essere nato nell'anno 1900. Quando hai 14 anni, scoppia la prima guerra mondiale e finisce che ne hai 18, lasciandosi dietro 22 milioni di morti. Poco dopo scoppia una pandemia globale, l'influenza spagnola, che ammazza 50 milioni di persone. Tu sopravvivi e hai 20 anni. A 29 anni sei in mezzo alla crisi del '29, con il crollo della borsa di New York che causa inflazione, disoccupazione e fame. Quando hai 33 anni, il nazismo sale al potere in Germania, e in Italia c'è il fascismo. A 39, eccoti nel mezzo della secondo guerra mondiale, che finisce quando di anni ne hai 45, con 60 milioni di morti e la bomba atomica. E di seguito guerra fredda, guerra di Korea, il Vietnam e compagnia." Poi arriva una persona nata nel 2010 che, seduta al sushi bar dopo la sessione dal parrucchiere, sostiene che non c'è futuro, che è logico essere depressi e serve lo psicologo, che è inutile impegnarsi perché che mondo è quello in cui viviamo? Un mondo in cui non si studia più la Storia, evidentemente. Ma si dovrebbe. Davvero si dovrebbe per uscire dalla spirale egotica in cui alleviamo sti ragazzini. #storiavera #storia #gioventù (testo iniziale preso dalla pagina del National Geographic)
    Like
    2
    0 Kommentare 0 Geteilt 43 Ansichten
  • ECCO un altro BUON MOTIVO per VOTARE NO al REFERENDUM!
    HA fatto SPARIRE 70 MILIONI di SOLDI PUBBLICI, ha fatto solo 5 mesi di GALERA e si è DICHIARATO NULLATENENTE!

    Formigoni torna in campo “Farò campagna per il Sì”
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Formigoni torna in campo per il referendum sulla Giustizia: “Farò campagna per il Sì”" pubblicato il 29 Gennaio 2026 a firma di Lorenzo Giarelli

    La storia: Roberto Formigoni è uscito dal carcere di Bollate dopo 5 mesi di detenzione. L'ex governatore della Lombardia, condannato in via definitiva ...

    Somme contestate e soldi sottratti

    La contestazione dei pubblici ministeri e della sentenza riguarda i benefici e i soldi illecitamente percepiti e l’uso di fondi pubblici:

    Secondo l’accusa i legami con la Fondazione Maugeri e con il San Raffaele hanno portato a utilità e benefit (vacanze, cene, yacht, regali, acquisto agevolato villa, ecc.) per un valore complessivo di milioni di euro e a favoreggiamenti in favore delle due strutture per rimborsi della Regione Lombardia stimati dagli investigatori nell’ordine di circa 200 milioni di euro di rimborsi pubblici complessivi non dovuti.

    In sede giudiziaria si è parlato anche di circa 70 milioni di euro di flussi e forme di utilità ricevute da Formigoni attraverso i due enti sanitari, e di sequestri di beni e denaro per oltre 60 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta.

    Risarcimento alla Regione Lombardia: in primo grado la sentenza aveva disposto anche che Formigoni versasse 3 milioni di euro di provvisionale alla Regione Lombardia.

    È stata inoltre disposta la confisca di circa 6,6 milioni di euro di beni riconducibili all’ex presidente.

    In sintesi, mentre la pena definitiva è di 5 anni e 10 mesi di reclusione, i benefici e i flussi di denaro oggetto dell’accusa – secondo i pm e la sentenza di primo grado – si collocano nell’ordine di decine di milioni di euro di utilità e flussi pubblici e privati che sarebbero stati collegati al sistema di favori tra Regione Lombardia e le strutture Maugeri/San Raffaele.


    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/29/formigoni-torna-in-campo-faro-campagna-per-il-si/8272599/
    ECCO un altro BUON MOTIVO per VOTARE NO al REFERENDUM! HA fatto SPARIRE 70 MILIONI di SOLDI PUBBLICI, ha fatto solo 5 mesi di GALERA e si è DICHIARATO NULLATENENTE! Formigoni torna in campo “Farò campagna per il Sì” Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Formigoni torna in campo per il referendum sulla Giustizia: “Farò campagna per il Sì”" pubblicato il 29 Gennaio 2026 a firma di Lorenzo Giarelli La storia: Roberto Formigoni è uscito dal carcere di Bollate dopo 5 mesi di detenzione. L'ex governatore della Lombardia, condannato in via definitiva ... Somme contestate e soldi sottratti La contestazione dei pubblici ministeri e della sentenza riguarda i benefici e i soldi illecitamente percepiti e l’uso di fondi pubblici: Secondo l’accusa i legami con la Fondazione Maugeri e con il San Raffaele hanno portato a utilità e benefit (vacanze, cene, yacht, regali, acquisto agevolato villa, ecc.) per un valore complessivo di milioni di euro e a favoreggiamenti in favore delle due strutture per rimborsi della Regione Lombardia stimati dagli investigatori nell’ordine di circa 200 milioni di euro di rimborsi pubblici complessivi non dovuti. In sede giudiziaria si è parlato anche di circa 70 milioni di euro di flussi e forme di utilità ricevute da Formigoni attraverso i due enti sanitari, e di sequestri di beni e denaro per oltre 60 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta. Risarcimento alla Regione Lombardia: in primo grado la sentenza aveva disposto anche che Formigoni versasse 3 milioni di euro di provvisionale alla Regione Lombardia. È stata inoltre disposta la confisca di circa 6,6 milioni di euro di beni riconducibili all’ex presidente. In sintesi, mentre la pena definitiva è di 5 anni e 10 mesi di reclusione, i benefici e i flussi di denaro oggetto dell’accusa – secondo i pm e la sentenza di primo grado – si collocano nell’ordine di decine di milioni di euro di utilità e flussi pubblici e privati che sarebbero stati collegati al sistema di favori tra Regione Lombardia e le strutture Maugeri/San Raffaele. https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/29/formigoni-torna-in-campo-faro-campagna-per-il-si/8272599/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Formigoni torna in campo “Farò campagna per il Sì”
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Formigoni torna in campo per il referendum sulla Giustizia: “Farò campagna per il Sì”" pubblicato il 29 Gennaio 2026 a firma di Lorenzo Giarelli
    Angry
    2
    0 Kommentare 0 Geteilt 46 Ansichten
  • ORA È TROPPO TARDI. I LAVORI ANDAVANO FATTI 30 ANNI FA!
    Frana Niscemi: Meloni in Comune. La Procura indaga per disastro colposo
    La premier assicura: "Agiremo in modo celere...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/28/frana-niscemi-meloni-procura-disastro-notizie/8271989/
    ORA È TROPPO TARDI. I LAVORI ANDAVANO FATTI 30 ANNI FA! Frana Niscemi: Meloni in Comune. La Procura indaga per disastro colposo La premier assicura: "Agiremo in modo celere... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/28/frana-niscemi-meloni-procura-disastro-notizie/8271989/
    Angry
    2
    0 Kommentare 0 Geteilt 137 Ansichten
  • QUESTO FATTO È SCANDALOSO.
    MA È INDUBBIO CHE VINCERANNO I NO!
    Referendum, il Tar respinge il ricorso dei promotori della raccolta firme: "Legittimo il voto il 22 e 23 marzo"
    I giudici hanno dichiarato infondati i motivi di ricorso dei promotori della raccolta firme...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/28/referendum-nordio-tar-respinge-ricorso-notizie/8272248/
    QUESTO FATTO È SCANDALOSO. MA È INDUBBIO CHE VINCERANNO I NO! Referendum, il Tar respinge il ricorso dei promotori della raccolta firme: "Legittimo il voto il 22 e 23 marzo" I giudici hanno dichiarato infondati i motivi di ricorso dei promotori della raccolta firme... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/28/referendum-nordio-tar-respinge-ricorso-notizie/8272248/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Referendum, il Tar respinge il ricorso dei promotori della raccolta firme: "Legittimo il voto il 22 e 23 marzo"
    I giudici hanno dichiarato infondati i motivi di ricorso dei promotori della raccolta firme
    0 Kommentare 0 Geteilt 136 Ansichten
  • Milano 2027: Massimiliano Lisa e la sfida di "Milano Libera"

    Massimiliano Lisa, imprenditore e fondatore del Museo Leonardo3, è il primo candidato sindaco ufficiale per le elezioni comunali di Milano del 2027. Con il lancio della lista "Milano Libera".

    Reportage di MilanoPavia TV:

    https://youtu.be/s1nGLpnEeIs?si=yGjnRChM25hae04K

    #Milano2027 #MilanoLibera #MassimilianoLisa #Elezioni #PoliticaMilano
    Milano 2027: Massimiliano Lisa e la sfida di "Milano Libera" Massimiliano Lisa, imprenditore e fondatore del Museo Leonardo3, è il primo candidato sindaco ufficiale per le elezioni comunali di Milano del 2027. Con il lancio della lista "Milano Libera". 🎬 Reportage di MilanoPavia TV: https://youtu.be/s1nGLpnEeIs?si=yGjnRChM25hae04K #Milano2027 #MilanoLibera #MassimilianoLisa #Elezioni #PoliticaMilano
    0 Kommentare 0 Geteilt 285 Ansichten
  • Cingolani: "Il nostro pianeta è stato progettato per tre miliardi di persone."
    LO DICO a Cingolani con le parole della Mannino.
    "Ex Ministro dia lei il buon esempio!"
    Cingolani: "Il nostro pianeta è stato progettato per tre miliardi di persone." LO DICO a Cingolani con le parole della Mannino. "Ex Ministro dia lei il buon esempio!"
    Haha
    Like
    4
    0 Kommentare 0 Geteilt 154 Ansichten 9
  • PURTROPPO si PENSA al PONTE sullo STRETTO. QUANTI PAESI in ITALIA sono a rischio GEOLOGICO come NISCEMI?
    Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando"
    La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/frana-niscemi-protezione-civile-evacuazioni-news/8271184/
    PURTROPPO si PENSA al PONTE sullo STRETTO. QUANTI PAESI in ITALIA sono a rischio GEOLOGICO come NISCEMI? Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando" La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/frana-niscemi-protezione-civile-evacuazioni-news/8271184/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando"
    La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite
    Angry
    2
    0 Kommentare 0 Geteilt 321 Ansichten
  • Carabinieri bloccati a Ramallah: l'Idf ammette che è stato un loro soldato
    L'Italia reagisce: "Ancora più grave". Tensione diplomatica dopo che due carabinieri sono stati costretti a inginocchiarsi sotto minaccia.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/carabinieri-ramallah-crisi-diplomatica-israele-notizie/8270777/
    Carabinieri bloccati a Ramallah: l'Idf ammette che è stato un loro soldato L'Italia reagisce: "Ancora più grave". Tensione diplomatica dopo che due carabinieri sono stati costretti a inginocchiarsi sotto minaccia. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/carabinieri-ramallah-crisi-diplomatica-israele-notizie/8270777/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Carabinieri bloccati a Ramallah: l'Idf ammette che è stato un loro soldato
    L'Italia reagisce: "Ancora più grave". Tensione diplomatica dopo che due carabinieri sono stati costretti a inginocchiarsi sotto minaccia
    Angry
    2
    0 Kommentare 0 Geteilt 267 Ansichten
  • IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA

    Oggi è il 27 gennaio.
    Oggi ricordiamo la Shoah.
    Ed è giusto. È necessario. È sacro.

    Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto.
    Non può fermarsi dove è comoda.
    Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato.

    Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno.
    Mai avuto un tribunale.
    Mai avuto una narrazione onesta.

    Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione.

    Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe.

    50 milioni.
    70 milioni.
    90 milioni.
    Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate.

    Non in un campo.
    In un continente.
    Non in pochi anni.
    In quattro secoli.

    Non è stato un errore.
    Non è stato solo il vaiolo.
    Non è stato un incidente della storia.

    È stato un sistema.

    Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità.
    Un genocidio lento, strutturale, coloniale.
    Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio.

    E soprattutto propaganda.

    Perché questo genocidio non è stato solo commesso.
    È stato raccontato.

    I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”.
    Non è un termine indigeno.
    È un termine del conquistatore.

    Selvaggi perché non si piegavano.
    Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio.
    Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo.

    Mai descritti come popoli complessi.
    Mai come civiltà.
    Mai come esseri umani pieni.

    Il conquistatore è diventato eroe.
    La conquista è diventata scoperta.
    Lo sterminio è diventato inevitabile.

    Qui sta la verità più scomoda.

    La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata.
    Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso.

    E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero.

    Il colonialismo non è scomparso.
    Ha solo cambiato linguaggio.

    Oggi non dice più “vi conquistiamo”.
    Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”.

    Stessa logica.
    Stesso disprezzo.
    Stessa disumanizzazione.

    E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica.
    Chi lo difende.
    Chi lo rimpiange.
    Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace.

    La memoria selettiva è una forma di violenza.

    Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare.
    Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile.
    E ciò che è dimenticabile è ripetibile.

    Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore.
    È quello che diventa normale.
    Quello che entra nei libri come “epoca storica”.
    Quello che si studia senza tremare.
    Quello che non scandalizza più.

    Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda.
    Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta.

    Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili.
    E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo.

    Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato:
    che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero.

    Non perché più giusto.
    Ma perché più forte.

    E ha avuto la forza non solo di vincere,
    ma anche di far dimenticare.

    Dimenticare i popoli cancellati.
    Dimenticare le terre rubate.
    Dimenticare le culture distrutte.
    Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte.

    Ci sono genocidi che gridano.
    E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”.

    Quelli senza monumenti.
    Senza processi.
    Senza date.

    Ricordarli oggi non è una provocazione.
    È un atto di onestà.

    Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti
    e non quelli commessi
    non sta facendo memoria.

    Sta costruendo una menzogna comoda.

    E finché quella menzogna regge,
    il colonialismo non è passato.

    Ha solo cambiato nome.

    - Valerio Barsacchi -

    THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE

    Today is January 27th.
    Today we remember the Holocaust.
    And it is right. It is necessary. It is sacred.

    But memory, if it is true, cannot be a fence.
    It cannot stop where it is convenient.
    It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized.

    Because there is a genocide that has never had a day.
    Never had a court.
    Never had an honest narrative.

    A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression.

    That of the Indigenous Peoples of the Americas.

    50 million.
    70 million.
    90 million.
    Some studies put the number of lives lost at 110 million.

    Not in a camp.
    On a continent.
    Not in a few years.
    Over four centuries.

    It wasn't a mistake.
    It wasn't just smallpox.
    It wasn't an accident of history.

    It was a system.

    A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity.
    A slow, structural, colonial genocide.
    A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence.

    And above all, propaganda.

    Because this genocide wasn't just committed.
    It was told.

    The native peoples were portrayed as "savages."
    It's not an indigenous term.
    It's a conqueror's term.

    Savages because they didn't submit.
    Savages because they didn't speak the language of domination.
    Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world.

    Never described as complex peoples.
    Never as civilizations.
    Never as full human beings.

    The conqueror has become a hero.
    The conquest has become a discovery.
    The extermination has become inevitable.

    Here lies the most uncomfortable truth.

    The Holocaust was denied, but it was never glorified.

    The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress.

    And what is justified never truly ends.

    Colonialism hasn't disappeared.

    It's just changed language.

    Today it no longer says "we conquer you."
    Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development."

    Same logic.
    Same contempt.
    Same dehumanization.

    And today, without shame, there are those who claim it.
    Those who defend it.
    Those who mourn it.
    As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough.

    Selective memory is a form of violence.

    Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing.
    If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable.
    And what is forgettable is repeatable.

    The most effective genocide is not the one that makes the most noise.
    It is the one that becomes normal.
    The one that enters books as a "historical era."
    The one that is studied without trembling.
    The one that no longer scandalizes.

    And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date.
    Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one.

    Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible.
    And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it.

    Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted:
    that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought.

    Not because he was more just.
    But because he was stronger.

    And he had the strength not only to win,
    but also to make people forget.

    Forgetting the erased peoples.
    Forgetting the stolen lands.
    Forgetting the destroyed cultures.
    Forgetting that, very often, evil was not on the other side.

    There are genocides that cry out.
    And genocides that are buried under the word "history."

    Those without monuments.
    Without trials.
    Without dates.

    Remembering them today is not a provocation.
    It is an act of honesty.

    Because a civilization that remembers only the crimes suffered
    and not those committed
    is not remembering.

    It is constructing a convenient lie.

    And as long as that lie holds,
    colonialism hasn't passed.

    It's just changed its name.

    - Valerio Barsacchi -

    @follower
    American Indian Genocide Museum
    Indigenous Peoples Rights International
    Native American Rights Fund
    Indigenous Peoples Movement
    IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA Oggi è il 27 gennaio. Oggi ricordiamo la Shoah. Ed è giusto. È necessario. È sacro. Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto. Non può fermarsi dove è comoda. Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato. Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno. Mai avuto un tribunale. Mai avuto una narrazione onesta. Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione. Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe. 50 milioni. 70 milioni. 90 milioni. Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate. Non in un campo. In un continente. Non in pochi anni. In quattro secoli. Non è stato un errore. Non è stato solo il vaiolo. Non è stato un incidente della storia. È stato un sistema. Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità. Un genocidio lento, strutturale, coloniale. Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio. E soprattutto propaganda. Perché questo genocidio non è stato solo commesso. È stato raccontato. I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”. Non è un termine indigeno. È un termine del conquistatore. Selvaggi perché non si piegavano. Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio. Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo. Mai descritti come popoli complessi. Mai come civiltà. Mai come esseri umani pieni. Il conquistatore è diventato eroe. La conquista è diventata scoperta. Lo sterminio è diventato inevitabile. Qui sta la verità più scomoda. La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata. Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso. E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero. Il colonialismo non è scomparso. Ha solo cambiato linguaggio. Oggi non dice più “vi conquistiamo”. Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”. Stessa logica. Stesso disprezzo. Stessa disumanizzazione. E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica. Chi lo difende. Chi lo rimpiange. Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace. La memoria selettiva è una forma di violenza. Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare. Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile. E ciò che è dimenticabile è ripetibile. Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore. È quello che diventa normale. Quello che entra nei libri come “epoca storica”. Quello che si studia senza tremare. Quello che non scandalizza più. Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda. Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta. Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili. E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo. Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato: che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero. Non perché più giusto. Ma perché più forte. E ha avuto la forza non solo di vincere, ma anche di far dimenticare. Dimenticare i popoli cancellati. Dimenticare le terre rubate. Dimenticare le culture distrutte. Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte. Ci sono genocidi che gridano. E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”. Quelli senza monumenti. Senza processi. Senza date. Ricordarli oggi non è una provocazione. È un atto di onestà. Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti e non quelli commessi non sta facendo memoria. Sta costruendo una menzogna comoda. E finché quella menzogna regge, il colonialismo non è passato. Ha solo cambiato nome. - Valerio Barsacchi - THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE Today is January 27th. Today we remember the Holocaust. And it is right. It is necessary. It is sacred. But memory, if it is true, cannot be a fence. It cannot stop where it is convenient. It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized. Because there is a genocide that has never had a day. Never had a court. Never had an honest narrative. A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression. That of the Indigenous Peoples of the Americas. 50 million. 70 million. 90 million. Some studies put the number of lives lost at 110 million. Not in a camp. On a continent. Not in a few years. Over four centuries. It wasn't a mistake. It wasn't just smallpox. It wasn't an accident of history. It was a system. A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity. A slow, structural, colonial genocide. A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence. And above all, propaganda. Because this genocide wasn't just committed. It was told. The native peoples were portrayed as "savages." It's not an indigenous term. It's a conqueror's term. Savages because they didn't submit. Savages because they didn't speak the language of domination. Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world. Never described as complex peoples. Never as civilizations. Never as full human beings. The conqueror has become a hero. The conquest has become a discovery. The extermination has become inevitable. Here lies the most uncomfortable truth. The Holocaust was denied, but it was never glorified. The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress. And what is justified never truly ends. Colonialism hasn't disappeared. It's just changed language. Today it no longer says "we conquer you." Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development." Same logic. Same contempt. Same dehumanization. And today, without shame, there are those who claim it. Those who defend it. Those who mourn it. As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough. Selective memory is a form of violence. Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing. If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable. And what is forgettable is repeatable. The most effective genocide is not the one that makes the most noise. It is the one that becomes normal. The one that enters books as a "historical era." The one that is studied without trembling. The one that no longer scandalizes. And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date. Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one. Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible. And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it. Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted: that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought. Not because he was more just. But because he was stronger. And he had the strength not only to win, but also to make people forget. Forgetting the erased peoples. Forgetting the stolen lands. Forgetting the destroyed cultures. Forgetting that, very often, evil was not on the other side. There are genocides that cry out. And genocides that are buried under the word "history." Those without monuments. Without trials. Without dates. Remembering them today is not a provocation. It is an act of honesty. Because a civilization that remembers only the crimes suffered and not those committed is not remembering. It is constructing a convenient lie. And as long as that lie holds, colonialism hasn't passed. It's just changed its name. - Valerio Barsacchi - @follower American Indian Genocide Museum Indigenous Peoples Rights International Native American Rights Fund Indigenous Peoples Movement
    Angry
    1
    0 Kommentare 0 Geteilt 884 Ansichten
Weitere Ergebnisse