• Nuova opposizione green: islamisti e lgbt assieme nell'odio verso l'occidente bianco.

    La nuova sinistra è postdemocratica
    Femminismo spinto e candidati islamisti che vietano i comizi alle donne: col Green Party, che occuperà il vuoto lasciato dai laburisti, si esce dal Novecento e dalla logica

    di BONI CASTELLANE

    Nel quadro di un complessivo spostamento a destra dell’asse politico britannico, il tutto sommato deludente risultato del Green Party non deve essere letto come il rifiuto di un progetto politico ma, al contrario, come il primo esempio di partito di sinistra realmente post-novecentesco. Mentre il Labour di Keir Starmer ha avviato sullo stesso cammino dei Tories di esaurimento del proprio ruolo storico, il Green Party si accredita di una proiezione nazionale tra il 14% e il 18% mostrando una vitalità ben superiore sia ai Laburisti che ai Liberaldemocratici.

    Malgrado il nome, il Green Party non è un classico partito ecologista ma rappresenta sia la riproposizione dei coacervi ideologici post-hippie sia il superamento delle categorie politiche della contraddizione e della plausibilità - quella che una volta si chiamava «garanzia di governabilità». Si tratta di una Sinistra postideologica che liquida ogni residuo marxista-classista per abbracciare un radicalismo identitario puro basato su transumanesimo, gender fluidity assurta a criterio generale, femminismo misandrico e ambientalismo apocalittico. Ci troviamo di fronte al trionfo del particolarismo postmoderno a scapito della vecchia lotta di classe e non è certo un caso se la categoria marxista-leninista dell’«oppressione» non venga più neanche lontanamente considerata su base economica ma sempre e solo ontologica, incarnata nel corpo, nel genere e nell’ambiente. Tuttavia, circa la metà del partito è composta da immigrati non anglofoni che non solo non usano l’inglese nei comizi o negli eventi di partito ma che vedono questa scelta approvata come «diritto» dalla dirigenza britannica bianca del partito. Numerosi, inoltre, sono gli esponenti dichiaratamente islamisti che vietano alle donne la partecipazione agli eventi pubblici e che rivendicano apertamente di rappresentare il voto di clan. Ed anche qui la contraddizione ideologica tra woke estremo e patriarcato teocratico viene risolta non dialetticamente ma pragmaticamente: entrambe le componenti condividono l’ostilità all’Occidente e l’impostazione anti-autoctona e tanto basta a fare da sfondo ad un concreto approdo di entrambe le componenti all’interno del sistema governato dal Parastato gramsciano.

    Dopo una campagna elettorale in cui il Green Party ha apertamente teorizzato la sostituzione etnica - come del resto fanno Podemos in Spagna e Jean-Luc Mélenchon in Francia - ed ha proposto le più distopiche provocazioni woke, i risultati elettorali della scorsa settimana hanno registrato alcuni episodi profondamente simbolici tra cui l’elezione al parlamento scozzese di Q-Manivannan, un cittadino indiano tamil, trans «non binario», munito di visto studentesco scaduto e senza cittadinanza permanente - elezione subito rivendicata come «esempio di superamento dell’idea borghese dei confini». Allo stesso modo, proprio nelle ultime ore un altro episodio simbolico ha contribuito a chiarire il superamento pragmatico dell’idea di contraddizione quando l’appena eletto nel consiglio comunale di Bolton, Baggy Khan, ha ritenuto naturale festeggiare la propria vittoria improvvisando una sorta di corteo a bordo di una Lamborghini Huracán incurante del fatto che il Green Party sostenga la proibizione dei motori endotermici.

    Con il tramonto del Labour, ormai sia come espressione socialista sia come forza di mediazione centrista, il Green Party diventa l’unico riferimento ideologico per tutta l’area, non ancora in grado di governare ma proprio per questo capace di svincolarsi ancora di più da ogni parvenza di ragionevolezza e di plausibilità politica, alla costante ricerca di quella polarizzazione basata sul gesto performativo - sia esso pro-Gaza, no-Kings o ispirato ad uno dei vari «pride» - che orienta e domina un quadro politico ormai totalmente improntato alla preminenza della forza simbolica a scapito della realtà. Curioso che nessun postilluminista benpensante, esponente del globalismo normativo e degli «organismi internazionali», senta il bisogno di fare una riflessione sul fatto che lui aveva torto e che avevano ragione quelli che lui chiamava «irrazionalisti», ma in fondo non importa il colore del gatto quando prende i topi. Tutto accettabile quando il quadro sociale ed istituzionale che consente alle più stridenti contraddizioni di convivere si basa su una tacita spartizione di quel Parastato gramsciano che sempre più si sostituisce alle funzioni dello Stato e della società ma che necessita di continua materia prima per il suo funzionamento sotto forma di immigrazione e fondi statali. La contraddizione sulla quale si basa la composizione del Green Party si pone così in un’ottica di superamento della categorie politiche novecentesche dove il momento della sintesi viene sostituito dalla giustapposizione di particolarismi che si alimentano reciprocamente contro il comune avversario. La prospettiva è uno scenario postdemocratico, dove la democrazia si riduce a plebisciti simbolici su temi identitari mentre il Parastato prospera indipendentemente dalla democrazia. Negli Usa dell’UsAid il popolo ha impedito a Kamala Harris di compiere l’opera iniziata nel 2008, ma la Destra, ormai maggioritaria ovunque, deve sapere che tipo di avversario si troverà di fronte nei prossimi anni e che tipo di azioni mettere in campo per contrastarlo.
    Nuova opposizione green: islamisti e lgbt assieme nell'odio verso l'occidente bianco. La nuova sinistra è postdemocratica Femminismo spinto e candidati islamisti che vietano i comizi alle donne: col Green Party, che occuperà il vuoto lasciato dai laburisti, si esce dal Novecento e dalla logica di BONI CASTELLANE Nel quadro di un complessivo spostamento a destra dell’asse politico britannico, il tutto sommato deludente risultato del Green Party non deve essere letto come il rifiuto di un progetto politico ma, al contrario, come il primo esempio di partito di sinistra realmente post-novecentesco. Mentre il Labour di Keir Starmer ha avviato sullo stesso cammino dei Tories di esaurimento del proprio ruolo storico, il Green Party si accredita di una proiezione nazionale tra il 14% e il 18% mostrando una vitalità ben superiore sia ai Laburisti che ai Liberaldemocratici. Malgrado il nome, il Green Party non è un classico partito ecologista ma rappresenta sia la riproposizione dei coacervi ideologici post-hippie sia il superamento delle categorie politiche della contraddizione e della plausibilità - quella che una volta si chiamava «garanzia di governabilità». Si tratta di una Sinistra postideologica che liquida ogni residuo marxista-classista per abbracciare un radicalismo identitario puro basato su transumanesimo, gender fluidity assurta a criterio generale, femminismo misandrico e ambientalismo apocalittico. Ci troviamo di fronte al trionfo del particolarismo postmoderno a scapito della vecchia lotta di classe e non è certo un caso se la categoria marxista-leninista dell’«oppressione» non venga più neanche lontanamente considerata su base economica ma sempre e solo ontologica, incarnata nel corpo, nel genere e nell’ambiente. Tuttavia, circa la metà del partito è composta da immigrati non anglofoni che non solo non usano l’inglese nei comizi o negli eventi di partito ma che vedono questa scelta approvata come «diritto» dalla dirigenza britannica bianca del partito. Numerosi, inoltre, sono gli esponenti dichiaratamente islamisti che vietano alle donne la partecipazione agli eventi pubblici e che rivendicano apertamente di rappresentare il voto di clan. Ed anche qui la contraddizione ideologica tra woke estremo e patriarcato teocratico viene risolta non dialetticamente ma pragmaticamente: entrambe le componenti condividono l’ostilità all’Occidente e l’impostazione anti-autoctona e tanto basta a fare da sfondo ad un concreto approdo di entrambe le componenti all’interno del sistema governato dal Parastato gramsciano. Dopo una campagna elettorale in cui il Green Party ha apertamente teorizzato la sostituzione etnica - come del resto fanno Podemos in Spagna e Jean-Luc Mélenchon in Francia - ed ha proposto le più distopiche provocazioni woke, i risultati elettorali della scorsa settimana hanno registrato alcuni episodi profondamente simbolici tra cui l’elezione al parlamento scozzese di Q-Manivannan, un cittadino indiano tamil, trans «non binario», munito di visto studentesco scaduto e senza cittadinanza permanente - elezione subito rivendicata come «esempio di superamento dell’idea borghese dei confini». Allo stesso modo, proprio nelle ultime ore un altro episodio simbolico ha contribuito a chiarire il superamento pragmatico dell’idea di contraddizione quando l’appena eletto nel consiglio comunale di Bolton, Baggy Khan, ha ritenuto naturale festeggiare la propria vittoria improvvisando una sorta di corteo a bordo di una Lamborghini Huracán incurante del fatto che il Green Party sostenga la proibizione dei motori endotermici. Con il tramonto del Labour, ormai sia come espressione socialista sia come forza di mediazione centrista, il Green Party diventa l’unico riferimento ideologico per tutta l’area, non ancora in grado di governare ma proprio per questo capace di svincolarsi ancora di più da ogni parvenza di ragionevolezza e di plausibilità politica, alla costante ricerca di quella polarizzazione basata sul gesto performativo - sia esso pro-Gaza, no-Kings o ispirato ad uno dei vari «pride» - che orienta e domina un quadro politico ormai totalmente improntato alla preminenza della forza simbolica a scapito della realtà. Curioso che nessun postilluminista benpensante, esponente del globalismo normativo e degli «organismi internazionali», senta il bisogno di fare una riflessione sul fatto che lui aveva torto e che avevano ragione quelli che lui chiamava «irrazionalisti», ma in fondo non importa il colore del gatto quando prende i topi. Tutto accettabile quando il quadro sociale ed istituzionale che consente alle più stridenti contraddizioni di convivere si basa su una tacita spartizione di quel Parastato gramsciano che sempre più si sostituisce alle funzioni dello Stato e della società ma che necessita di continua materia prima per il suo funzionamento sotto forma di immigrazione e fondi statali. La contraddizione sulla quale si basa la composizione del Green Party si pone così in un’ottica di superamento della categorie politiche novecentesche dove il momento della sintesi viene sostituito dalla giustapposizione di particolarismi che si alimentano reciprocamente contro il comune avversario. La prospettiva è uno scenario postdemocratico, dove la democrazia si riduce a plebisciti simbolici su temi identitari mentre il Parastato prospera indipendentemente dalla democrazia. Negli Usa dell’UsAid il popolo ha impedito a Kamala Harris di compiere l’opera iniziata nel 2008, ma la Destra, ormai maggioritaria ovunque, deve sapere che tipo di avversario si troverà di fronte nei prossimi anni e che tipo di azioni mettere in campo per contrastarlo.
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  • Garlasco, Procura: “Da Sempio annullamento furioso di Chiara”
    Leggi su Sky TG24 l'articolo Delitto di Garlasco, Procura: “Da Sempio annullamento furioso di Chiara”
    https://tg24.sky.it/cronaca/2026/05/10/delitto-garlasco-sempio-stasi-poggi-news
    Garlasco, Procura: “Da Sempio annullamento furioso di Chiara” Leggi su Sky TG24 l'articolo Delitto di Garlasco, Procura: “Da Sempio annullamento furioso di Chiara” https://tg24.sky.it/cronaca/2026/05/10/delitto-garlasco-sempio-stasi-poggi-news
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    Garlasco, Procura: “Da Sempio annullamento furioso di Chiara”
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  • Il foglietto con gli appunti del delitto di Garlasco gettato da Sempio nei rifiuti (e recuperato dagli inquirenti): «Da cucina a sala», «colpi», «assassino»
    In un nuovo soliloquio parla di Chiara nel video: lo aspetto a breve
    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_maggio_10/sempio-appunti-delitto-rifiuti-lontano-casa-fd445f49-a21b-4de7-bf38-b87214c44xlk_amp.shtml
    Il foglietto con gli appunti del delitto di Garlasco gettato da Sempio nei rifiuti (e recuperato dagli inquirenti): «Da cucina a sala», «colpi», «assassino» In un nuovo soliloquio parla di Chiara nel video: lo aspetto a breve https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_maggio_10/sempio-appunti-delitto-rifiuti-lontano-casa-fd445f49-a21b-4de7-bf38-b87214c44xlk_amp.shtml
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  • È VERGOGNOSO HANNO COMPLOTTATO PER INCOLPARE UN INNOCENTE e INSABBIARE LA VERITÀ. E I GENITORI MOLTO PROBABILMENTE SAPEVANO.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/05/09/delitto-di-garlasco-lex-pg-suggeri-ai-poggi-come-fermare-linchiesta-su-sempio/8380116/
    È VERGOGNOSO HANNO COMPLOTTATO PER INCOLPARE UN INNOCENTE e INSABBIARE LA VERITÀ. E I GENITORI MOLTO PROBABILMENTE SAPEVANO. https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/05/09/delitto-di-garlasco-lex-pg-suggeri-ai-poggi-come-fermare-linchiesta-su-sempio/8380116/
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    “Delitto di Garlasco, l’ex pg suggerì ai Poggi come fermare l’inchiesta su Sempio”
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "“Delitto di Garlasco, l’ex pg suggerì ai Poggi come fermare l’inchiesta su Sempio”" pubblicato il 9 Maggio 2026 a firma di Davide Milosa
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  • FESTA DELL’ESERCITO

    Oltre un secolo tra fango, coraggio e identità nazionale

    Dal Regio Esercito nato con l’Unità d’Italia alle missioni di pace di oggi, la storia delle Forze Armate si intreccia con quella del Paese

    di Piero De Ruvo

    Il 4 maggio non è solo una data sul calendario militare, ma rappresenta l’atto di nascita di un’istituzione che ha camminato di pari passo con la storia d’Italia. Era il 1861 quando un provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita del Regio Esercito, sancendo l’unificazione delle forze militari degli stati preunitari sotto un’unica bandiera.

    Sebbene la data ufficiale sia legata all’Unità, le radici dell’Esercito affondano nel XVII secolo, con la creazione del Reggimento “delle Guardie” nel 1659, il primo reparto permanente d’Europa. Tuttavia, è dopo il 1861 che l’Esercito assume il ruolo di “cemento” degli italiani. In un’Italia divisa da dialetti e analfabetismo, la caserma divenne per milioni di giovani la prima vera occasione di incontro e conoscenza reciproca, trasformando reclute provenienti da oltre 8.000 comuni in cittadini di una nazione unita.

    La storia dell’Esercito è scritta col sangue delle classi rurali, il sacrificio dei “Fanti-Contadini” fornì circa il 46% della forza belligerante durante la Grande Guerra. Un esempio emblematico della dedizione e del dolore di quegli anni è offerto dalla famiglia Varotto di Taggi di Sotto (Padova): sei fratelli tutti contadini, risposero alla chiamata alle armi. Tra loro, Riccardo Varotto non fece mai ritorno, cadde il 28 agosto 1917 sull’Isonzo, colpito mortalmente a Quota 174 durante un assalto eroico guidato dal colonnello Bechi.

    Suo fratello Benvenuto combatté invece in Francia, nel bosco di Courton, dove subì gli effetti devastanti dei gas asfissianti durante la cruenta battaglia di Bligny. Storie come queste sono migliaia e restituiscono dignità ai milioni di “persone, considerati numeri” che, nell’ombra delle trincee, hanno contribuito a costruire il nostro presente.

    Oggi l’Esercito Italiano, celebrato in tante città italiane, è una forza professionale e tecnologicamente all’avanguardia. Se la marcia d’ordinanza “4 Maggio”, composta dal Maestro Fulvio Creux, riecheggia le tradizioni risorgimentali, l’impegno odierno si traduce in missioni internazionali di pace sotto l’egida di ONU, UE e NATO.

    Dalle operazioni di soccorso durante le calamità naturali in Italia e all’estero, alle complesse stabilizzazioni in aree di crisi come Libano e Afghanistan, l’Esercito rimane, come sottolineato in più occasioni dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, un “baluardo insostituibile” per la difesa della libertà e della sicurezza dei cittadini.

    Per chi volesse riscoprire questo patrimonio di valori e tecnologia, la loro memoria è custodita nei musei militari, strutture come il Museo Storico della Fanteria a Roma o quello della Terza Armata a Padova, permettono di toccare con mano non solo la storia delle battaglie, ma anche l’ingegno del “genio militare”, radice dell’ingegneria civile italiana.

    Buon 4 Maggio.
    FESTA DELL’ESERCITO Oltre un secolo tra fango, coraggio e identità nazionale Dal Regio Esercito nato con l’Unità d’Italia alle missioni di pace di oggi, la storia delle Forze Armate si intreccia con quella del Paese di Piero De Ruvo Il 4 maggio non è solo una data sul calendario militare, ma rappresenta l’atto di nascita di un’istituzione che ha camminato di pari passo con la storia d’Italia. Era il 1861 quando un provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita del Regio Esercito, sancendo l’unificazione delle forze militari degli stati preunitari sotto un’unica bandiera. Sebbene la data ufficiale sia legata all’Unità, le radici dell’Esercito affondano nel XVII secolo, con la creazione del Reggimento “delle Guardie” nel 1659, il primo reparto permanente d’Europa. Tuttavia, è dopo il 1861 che l’Esercito assume il ruolo di “cemento” degli italiani. In un’Italia divisa da dialetti e analfabetismo, la caserma divenne per milioni di giovani la prima vera occasione di incontro e conoscenza reciproca, trasformando reclute provenienti da oltre 8.000 comuni in cittadini di una nazione unita. La storia dell’Esercito è scritta col sangue delle classi rurali, il sacrificio dei “Fanti-Contadini” fornì circa il 46% della forza belligerante durante la Grande Guerra. Un esempio emblematico della dedizione e del dolore di quegli anni è offerto dalla famiglia Varotto di Taggi di Sotto (Padova): sei fratelli tutti contadini, risposero alla chiamata alle armi. Tra loro, Riccardo Varotto non fece mai ritorno, cadde il 28 agosto 1917 sull’Isonzo, colpito mortalmente a Quota 174 durante un assalto eroico guidato dal colonnello Bechi. Suo fratello Benvenuto combatté invece in Francia, nel bosco di Courton, dove subì gli effetti devastanti dei gas asfissianti durante la cruenta battaglia di Bligny. Storie come queste sono migliaia e restituiscono dignità ai milioni di “persone, considerati numeri” che, nell’ombra delle trincee, hanno contribuito a costruire il nostro presente. Oggi l’Esercito Italiano, celebrato in tante città italiane, è una forza professionale e tecnologicamente all’avanguardia. Se la marcia d’ordinanza “4 Maggio”, composta dal Maestro Fulvio Creux, riecheggia le tradizioni risorgimentali, l’impegno odierno si traduce in missioni internazionali di pace sotto l’egida di ONU, UE e NATO. Dalle operazioni di soccorso durante le calamità naturali in Italia e all’estero, alle complesse stabilizzazioni in aree di crisi come Libano e Afghanistan, l’Esercito rimane, come sottolineato in più occasioni dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, un “baluardo insostituibile” per la difesa della libertà e della sicurezza dei cittadini. Per chi volesse riscoprire questo patrimonio di valori e tecnologia, la loro memoria è custodita nei musei militari, strutture come il Museo Storico della Fanteria a Roma o quello della Terza Armata a Padova, permettono di toccare con mano non solo la storia delle battaglie, ma anche l’ingegno del “genio militare”, radice dell’ingegneria civile italiana. Buon 4 Maggio.
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  • Ho sempre sostenuto che Stasi fosse innocente. Hanno cercato fin da subito un capro espiatorio.
    Indagini a senso unico e fatte in modo sommario...
    Caso Garlasco: cosa c'è davvero contro Andrea Sempio
    DNA, impronta 33 e orario della morte: gli indizi della nuova inchiesta sul caso Garlasco...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/04/caso-garlasco-sempio-indizi-notizie/8374659/
    Ho sempre sostenuto che Stasi fosse innocente. Hanno cercato fin da subito un capro espiatorio. Indagini a senso unico e fatte in modo sommario... Caso Garlasco: cosa c'è davvero contro Andrea Sempio DNA, impronta 33 e orario della morte: gli indizi della nuova inchiesta sul caso Garlasco... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/04/caso-garlasco-sempio-indizi-notizie/8374659/
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    Caso Garlasco: cosa c'è davvero contro Andrea Sempio
    DNA, impronta 33 e orario della morte: gli indizi della nuova inchiesta sul caso Garlasco
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  • Ciao campione: provassero i potenti e i signori delle guerre ad avere un centesimo del tuo coraggio
    Il tributo ad Alex Zanardi: grandissimo campione sportivo e immenso combattente

    Premessa doverosa: chi scrive non ha mai incontrato Alex Zanardi, non ha mai scambiato con lui due parole o un messaggio via telefono. La fortuna, in queste ore in cui sui social scorre un commosso tributo nei confronti di questo immenso campione, dello sport e della vita, è di poter esprimere le proprie considerazioni attraverso un importante mezzo di comunicazione. Quella fortuna mancata a Zanardi, distrutto fisicamente da due gravissimi incidenti, il primo alla guida di una monoposto nella categoria CART, il secondo nell’handbike. Anche nella sua seconda esistenza, quella con le gambe mutilate, il destino ha voluto che Zanardi facesse i conti con un orribile scontro sulle ruote. Com’era la ruota della fortuna? Beh, Alex non l’ha avuta, anzi, l’esatto contrario. Del resto, come diceva Gino Paoli, che ci ha lasciato meno di due mesi fa ed ha vissuto fino a fino 91 anni, 62 abbondanti con una pallottola nel cuore, “la vita è una botta di culo”.

    Zanardi è stato un grandissimo campione sportivo e un immenso combattente. Già possedere un decimo del coraggio con il quale affrontò prima l’amputazione delle gambe dopo il terribile incidente del 15 settembre 2001 a Lausitzring e poi le lesioni che lo deturparono dopo lo scontro della sua handbike contro un camion, il 19 giugno 2000, in una manifestazione benefica a favore del Covid, sarebbe moltissimo per qualsiasi comune mortale. Nel primo caso, Zanardi riuscì a tornare in pista, diventando uno straordinario atleta paralimpico e conquistando otto medaglie ai Giochi. Ispirò, con il suo esempio, milioni di persone. Eloquente l’omaggio di un altro personaggio leggendario come Bebe Vio: “E’ stato un onore e un privilegio averti avuto come tutor sportivo e nella vita”. Nel secondo, sopravvissuto miracolosamente all’impatto terrificante contro un camion e costretto a comunicare solo con gli occhi, la sua resistenza è stata un altro messaggio formidabile. La vita mi attacca? E allora io mi attacco alla vita.

    Zanardi è stato unico anche nel copione della Formula 1. I piloti nascono quasi sempre in famiglie agiate, che hanno le risorse per investire sulla passione dei figli. Alex, originario di Bologna, era invece figlio di un idraulico e di una sarta. I genitori non assecondarono all’inizio l’amore per i motori perché una sorella di Alex era scomparsa nel 1979 in un incidente stradale – un accanimento davvero brutale del destino contro la famiglia Zanardi -, ma la determinazione e il talento ebbero il sopravvento. La carriera iniziò con un kart e lo porto al debutto nel 1991 in Formula 1 con la scuderia Jordan, fino a disputare 44 gran premi e ottenere un sesto posto nel 1993 come miglior risultato.

    Zanardi ha dato il meglio di sé nella dimensione di atleta paralimpico. I successi, ma soprattutto un’incredibile vitalità e un sorriso che non tramontava mai. “L’incidente paradossalmente mi ha permesso di fare cose che in un’altra vita non avrei avuto la forza di provare”. In un contesto in cui, mai come oggi, dopo 80 anni di relativa pace, si usa con facilità disarmante il ricorso alle armi, il messaggio di Alex Zanardi andrebbe sbattuto in faccia ai potenti della terra. Provassero loro, i Trump e i signori delle guerre, ad avere un centesimo del coraggio di questo piccolo atleta bolognese, icona della vita.


    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/02/alex-zanardi-tributo-campione-provassero-potenti-signori-guerre-ad-avere-tuo-coraggio/8372941/
    Ciao campione: provassero i potenti e i signori delle guerre ad avere un centesimo del tuo coraggio Il tributo ad Alex Zanardi: grandissimo campione sportivo e immenso combattente Premessa doverosa: chi scrive non ha mai incontrato Alex Zanardi, non ha mai scambiato con lui due parole o un messaggio via telefono. La fortuna, in queste ore in cui sui social scorre un commosso tributo nei confronti di questo immenso campione, dello sport e della vita, è di poter esprimere le proprie considerazioni attraverso un importante mezzo di comunicazione. Quella fortuna mancata a Zanardi, distrutto fisicamente da due gravissimi incidenti, il primo alla guida di una monoposto nella categoria CART, il secondo nell’handbike. Anche nella sua seconda esistenza, quella con le gambe mutilate, il destino ha voluto che Zanardi facesse i conti con un orribile scontro sulle ruote. Com’era la ruota della fortuna? Beh, Alex non l’ha avuta, anzi, l’esatto contrario. Del resto, come diceva Gino Paoli, che ci ha lasciato meno di due mesi fa ed ha vissuto fino a fino 91 anni, 62 abbondanti con una pallottola nel cuore, “la vita è una botta di culo”. Zanardi è stato un grandissimo campione sportivo e un immenso combattente. Già possedere un decimo del coraggio con il quale affrontò prima l’amputazione delle gambe dopo il terribile incidente del 15 settembre 2001 a Lausitzring e poi le lesioni che lo deturparono dopo lo scontro della sua handbike contro un camion, il 19 giugno 2000, in una manifestazione benefica a favore del Covid, sarebbe moltissimo per qualsiasi comune mortale. Nel primo caso, Zanardi riuscì a tornare in pista, diventando uno straordinario atleta paralimpico e conquistando otto medaglie ai Giochi. Ispirò, con il suo esempio, milioni di persone. Eloquente l’omaggio di un altro personaggio leggendario come Bebe Vio: “E’ stato un onore e un privilegio averti avuto come tutor sportivo e nella vita”. Nel secondo, sopravvissuto miracolosamente all’impatto terrificante contro un camion e costretto a comunicare solo con gli occhi, la sua resistenza è stata un altro messaggio formidabile. La vita mi attacca? E allora io mi attacco alla vita. Zanardi è stato unico anche nel copione della Formula 1. I piloti nascono quasi sempre in famiglie agiate, che hanno le risorse per investire sulla passione dei figli. Alex, originario di Bologna, era invece figlio di un idraulico e di una sarta. I genitori non assecondarono all’inizio l’amore per i motori perché una sorella di Alex era scomparsa nel 1979 in un incidente stradale – un accanimento davvero brutale del destino contro la famiglia Zanardi -, ma la determinazione e il talento ebbero il sopravvento. La carriera iniziò con un kart e lo porto al debutto nel 1991 in Formula 1 con la scuderia Jordan, fino a disputare 44 gran premi e ottenere un sesto posto nel 1993 come miglior risultato. Zanardi ha dato il meglio di sé nella dimensione di atleta paralimpico. I successi, ma soprattutto un’incredibile vitalità e un sorriso che non tramontava mai. “L’incidente paradossalmente mi ha permesso di fare cose che in un’altra vita non avrei avuto la forza di provare”. In un contesto in cui, mai come oggi, dopo 80 anni di relativa pace, si usa con facilità disarmante il ricorso alle armi, il messaggio di Alex Zanardi andrebbe sbattuto in faccia ai potenti della terra. Provassero loro, i Trump e i signori delle guerre, ad avere un centesimo del coraggio di questo piccolo atleta bolognese, icona della vita. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/02/alex-zanardi-tributo-campione-provassero-potenti-signori-guerre-ad-avere-tuo-coraggio/8372941/
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  • https://toba60.com/lautodisciplina-di-nikola-tesla-che-possa-essere-di-esempio-a-tutti-gli-esseri-umani/
    https://toba60.com/lautodisciplina-di-nikola-tesla-che-possa-essere-di-esempio-a-tutti-gli-esseri-umani/
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  • NOTIZIA BOMBA sul delitto POGGI!
    Garlasco: Sempio nel mirino, «Stasi non era sulla scena del crimine». I pm pronti a scoprire le carte dell'indagine
    Oggi l'incontro tra il procuratore di Pavia e la pg Nanni. A breve il fine indagine presentato alle parti...
    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_24/garlasco-stasi-fuori-scena-crimine-0a51225c-8555-4be3-b2f1-526f4e902xlk.shtml
    NOTIZIA BOMBA sul delitto POGGI! Garlasco: Sempio nel mirino, «Stasi non era sulla scena del crimine». I pm pronti a scoprire le carte dell'indagine Oggi l'incontro tra il procuratore di Pavia e la pg Nanni. A breve il fine indagine presentato alle parti... https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_24/garlasco-stasi-fuori-scena-crimine-0a51225c-8555-4be3-b2f1-526f4e902xlk.shtml
    MILANO.CORRIERE.IT
    Garlasco: Sempio nel mirino, «Stasi non era sulla scena del crimine». I pm pronti a scoprire le carte dell'indagine
    Oggi l'incontro tra il procuratore di Pavia e la pg Nanni. A breve il fine indagine presentato alle parti
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  • Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano

    Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano.

    “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più
    che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.”

    https://www.scenario.press/events/117
    Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano. “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.” https://www.scenario.press/events/117
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    ASSOCIAZIONE CRISALIDE - SABATO 18 APRILE 2026 ALLE ORE 18.00 - IN VIA DALMINE 11 BAGGIO Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione...
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