FENTANYL ALL'OSPEDALE ISRAELITICO: FURTO O BONIFICA? IL LEGAME OSCURO TRA LE FIALE SCOMPARSE E I PROTOCOLLI COVID.
Roma, luglio 2026 – La sparizione di 80 fiale di Fentanyl dall’Ospedale Israelitico di Roma (OIR), avvenuta tra il 22 e il 24 giugno scorso, è stata archiviata dai media come un banale "furto interno". Eppure, per chi osserva le dinamiche di potere, questo non è un reato comune.
L'Ospedale Israelitico non è un semplice nosospedale: è un ente di culto e assistenza caratterizzato da un'autarchia gestionale e da un'esclusività che lo rendono, di fatto, un "caveau". Esso funge da magazzino strategico in cui arrivano e vengono stoccati gli oppiacei distribuiti negli ospedali nazionali; il luogo, dunque, dove l'oppio – materia prima fondamentale – viene lavorato nei laboratori interni per ricavare morfina, eroina e altri derivati sintetici, trasformati poi tramite processi di metilazione per i vari utilizzi sanitari, o per alimentare circuiti che si sovrappongono pericolosamente al mercato nero. Quando qualcosa accade all'OIR, non si tratta di un evento clinico, ma di un segnale lanciato dalle alte sfere che dettano l'agenda globale. Siamo di fronte a un'operazione di bonifica di asset fisici che rischiano di diventare prove giudiziarie scomode.
La regia mediatica appare, di fatto, una "sceneggiata" di Stato, confezionata per creare un "rumore di fondo" assordante fatto di allarme sociale e sicurezza ospedaliera. È una tecnica collaudata: satura lo spazio pubblico con i dettagli del "pericolo droghe" per impedire che qualcuno ponga la domanda fondamentale: perché proprio in quel caveau? L’assenza di segni di effrazione sulla cassaforte non è un dettaglio tecnico, ma il cuore del messaggio: il prelievo è stato eseguito da chi detiene le chiavi della memoria della struttura. L'ipotesi che emerge è che queste fiale non siano state sottratte per il mercato illecito, ma per eliminare fisicamente i lotti.
Il legame con il passato è inquietante: la dottoressa Barbara Balanzoni, in prima linea con l'avvocato Sandri nel sostenere le attività della commissione Covid, ha denunciato con precisione come il Fentanyl fosse il pilastro di protocolli di "sedazione profonda" equivalenti a pratiche di morte indotta.
Il recente confronto pubblico tra l'avvocato Sandri e Pregliasco ha svelato il bluff: quest'ultimo, messo alle strette, ha farfugliato menzogne, scivolando continuamente in errori logici e verbali che ne hanno mostrato la debolezza.
È lecito sperare che l'avvocato Sandri, essendo un volto così noto della Commissione, sia talmente protetto dall'esposizione pubblica da rendere qualsiasi attacco contro di lui plateale; una protezione che servirebbe a svelare come la solita "notizia del malore improvviso" sia spesso solo una copertura per nascondere casi di omicidio indotto. La sparizione di queste fiale è dunque una pulizia necessaria per chi teme che analisi chimiche possano confermare le denunce di Balanzoni e Sandri, trasformando quei farmaci in prove schiaccianti. Questa manovra serve a mettere in seria difficoltà la Commissione, sabotando l'accesso ai riscontri tecnici fondamentali per far crollare il castello di bugie di chi ha gestito l'emergenza.
Quando si verificano anomalie in una struttura come l'OIR, i segnali sono chiari: la violazione del "Recinto Sacro" comunica che nessun luogo è blindato per l'autorità invisibile, mentre l'uso di un hub così specifico conferma che gli oppioidi sono asset gestiti da una filiera di potere sovranazionale. Questa "ritirata strategica" conferma che chi ha gestito i protocolli del 2020 ha deciso di bruciare le prove nella propria tana, preferendo il rischio di un allarme sociale alla certezza di un'analisi tecnica. La gestione del Fentanyl, che passa attraverso il rigido controllo di Farmacie Ospedaliere e NAS, non permette "sviste": chi ha il potere di far sparire queste scorte senza dare nell'occhio siede ai vertici della logistica globale, laddove la sanità si fonde con il controllo politico.
È altamente probabile che la vicenda verrà rapidamente chiusa con l'individuazione di un capro espiatorio, blindando il caso prima che una magistratura non allineata possa richiedere analisi sui lotti. L’ispezione ministeriale funge da copertura istituzionale: serve a dare l'idea che il sistema stia reagendo, quando in realtà sta solo sanando la ferita, garantendo che le tracce di ciò che accadde nelle terapie intensive rimangano per sempre irraggiungibili. La domanda rimane: chi ha realmente beneficiato di questa "pulizia"? E quanto tempo passerà prima che la prossima sparizione riguardi un altro tassello scomodo di quel passato che qualcuno vuole a tutti i costi resti sepolto?
#ProtocolliCovid #CommissioneCovid
#FentanylDiStato
@inprimopiano
⚠️FENTANYL ALL'OSPEDALE ISRAELITICO: FURTO O BONIFICA? IL LEGAME OSCURO TRA LE FIALE SCOMPARSE E I PROTOCOLLI COVID.
Roma, luglio 2026 – La sparizione di 80 fiale di Fentanyl dall’Ospedale Israelitico di Roma (OIR), avvenuta tra il 22 e il 24 giugno scorso, è stata archiviata dai media come un banale "furto interno". Eppure, per chi osserva le dinamiche di potere, questo non è un reato comune.
L'Ospedale Israelitico non è un semplice nosospedale: è un ente di culto e assistenza caratterizzato da un'autarchia gestionale e da un'esclusività che lo rendono, di fatto, un "caveau". Esso funge da magazzino strategico in cui arrivano e vengono stoccati gli oppiacei distribuiti negli ospedali nazionali; il luogo, dunque, dove l'oppio – materia prima fondamentale – viene lavorato nei laboratori interni per ricavare morfina, eroina e altri derivati sintetici, trasformati poi tramite processi di metilazione per i vari utilizzi sanitari, o per alimentare circuiti che si sovrappongono pericolosamente al mercato nero. Quando qualcosa accade all'OIR, non si tratta di un evento clinico, ma di un segnale lanciato dalle alte sfere che dettano l'agenda globale. Siamo di fronte a un'operazione di bonifica di asset fisici che rischiano di diventare prove giudiziarie scomode.
La regia mediatica appare, di fatto, una "sceneggiata" di Stato, confezionata per creare un "rumore di fondo" assordante fatto di allarme sociale e sicurezza ospedaliera. È una tecnica collaudata: satura lo spazio pubblico con i dettagli del "pericolo droghe" per impedire che qualcuno ponga la domanda fondamentale: perché proprio in quel caveau? L’assenza di segni di effrazione sulla cassaforte non è un dettaglio tecnico, ma il cuore del messaggio: il prelievo è stato eseguito da chi detiene le chiavi della memoria della struttura. L'ipotesi che emerge è che queste fiale non siano state sottratte per il mercato illecito, ma per eliminare fisicamente i lotti.
Il legame con il passato è inquietante: la dottoressa Barbara Balanzoni, in prima linea con l'avvocato Sandri nel sostenere le attività della commissione Covid, ha denunciato con precisione come il Fentanyl fosse il pilastro di protocolli di "sedazione profonda" equivalenti a pratiche di morte indotta.
Il recente confronto pubblico tra l'avvocato Sandri e Pregliasco ha svelato il bluff: quest'ultimo, messo alle strette, ha farfugliato menzogne, scivolando continuamente in errori logici e verbali che ne hanno mostrato la debolezza.
È lecito sperare che l'avvocato Sandri, essendo un volto così noto della Commissione, sia talmente protetto dall'esposizione pubblica da rendere qualsiasi attacco contro di lui plateale; una protezione che servirebbe a svelare come la solita "notizia del malore improvviso" sia spesso solo una copertura per nascondere casi di omicidio indotto. La sparizione di queste fiale è dunque una pulizia necessaria per chi teme che analisi chimiche possano confermare le denunce di Balanzoni e Sandri, trasformando quei farmaci in prove schiaccianti. Questa manovra serve a mettere in seria difficoltà la Commissione, sabotando l'accesso ai riscontri tecnici fondamentali per far crollare il castello di bugie di chi ha gestito l'emergenza.
Quando si verificano anomalie in una struttura come l'OIR, i segnali sono chiari: la violazione del "Recinto Sacro" comunica che nessun luogo è blindato per l'autorità invisibile, mentre l'uso di un hub così specifico conferma che gli oppioidi sono asset gestiti da una filiera di potere sovranazionale. Questa "ritirata strategica" conferma che chi ha gestito i protocolli del 2020 ha deciso di bruciare le prove nella propria tana, preferendo il rischio di un allarme sociale alla certezza di un'analisi tecnica. La gestione del Fentanyl, che passa attraverso il rigido controllo di Farmacie Ospedaliere e NAS, non permette "sviste": chi ha il potere di far sparire queste scorte senza dare nell'occhio siede ai vertici della logistica globale, laddove la sanità si fonde con il controllo politico.
È altamente probabile che la vicenda verrà rapidamente chiusa con l'individuazione di un capro espiatorio, blindando il caso prima che una magistratura non allineata possa richiedere analisi sui lotti. L’ispezione ministeriale funge da copertura istituzionale: serve a dare l'idea che il sistema stia reagendo, quando in realtà sta solo sanando la ferita, garantendo che le tracce di ciò che accadde nelle terapie intensive rimangano per sempre irraggiungibili. La domanda rimane: chi ha realmente beneficiato di questa "pulizia"? E quanto tempo passerà prima che la prossima sparizione riguardi un altro tassello scomodo di quel passato che qualcuno vuole a tutti i costi resti sepolto?
#ProtocolliCovid #CommissioneCovid
#FentanylDiStato
@inprimopiano