Dalla scatoletta di tonno al “le faremo sapere” comunicato ieri alla commissione covid: sui social Conte sembra già in audizione permanente ma in commissione ci è andato solo 9 volte in 2 anni e ancora non si è dimesso. Il cortocircuito M5S tra racconto social ‘ad usum credulorum’ e realtà. Oggi su @LaVeritaWeb
Fdi inchioda Conte in cerca di audizione
«Perché fa i post? Risponda al telefono»
Il presidente della commissione Covid, Lisei, riprende Giuseppi: «Proposte le date, la segreteria ha detto: "Le faremo sapere"»
di Maddalena Loy
Avevano promesso di «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» per garantire trasparenza: dirette streaming, post e video sui social erano il marchio di fabbrica del Movimento 5 Stelle. Oggi, però, è proprio sui social che il leader M5S, Giuseppe Conte, sembra essersi impantanato.
Si prenda ad esempio il suo post pubblicato ieri su Facebook: sono trascorsi ormai più di 600 giorni da quando, preso atto della «disponibilità» di Conte a essere ascoltato, il presidente della commissione, Marco Lisei (FdI), gli aveva suggerito di dimettersi temporaneamente dalle istituzioni parlamentari per il suo successivo reintegro.
«Ha ricordato Lisei, rispondendo indirettamente al timore di Conte di non essere reintegrato». Timore del tutto ingiustificato, del resto, dato che la composizione delle commissioni parlamentari non dipende dalla presidenza, bensì dai gruppi parlamentari, gli stessi che possono sostituire e poi reintegrare i propri componenti. Un meccanismo che, da ex presidente del Consiglio e parlamentare, Conte dovrebbe conoscere piuttosto bene.
Lisei, nella lettera, non ha rinunciato a qualche stoccata: ha ricordato che Galeazzo Bignami «non ha chiesto alcuna particolare garanzia» e si è dimesso immediatamente.
Inoltre, dopo la proposta di fissare la convocazione prima della pausa estiva, «la segreteria di Conte ha replicato con la più classica delle risposte: "Le faremo sapere"», ha reso noto Lisei.
Il riferimento alla pausa estiva non è un dettaglio. Conte aveva lasciato intendere che la maggioranza volesse posticipare la sua audizione a settembre, in coincidenza con l'avvio della campagna elettorale, alimentando il sospetto di un rinvio strategico.
La proposta di convocarlo prima della sospensione estiva smonta però questa ricostruzione dell'ex premier, togliendogli uno degli argomenti con cui aveva finora contestato la gestione della vicenda. Di alibi, nel corso delle ultime settimane, la maggioranza ne ha comunque smontati parecchi.
Fdi inchioda Conte in cerca di audizione
«Perché fa i post? Risponda al telefono»
Il presidente della commissione Covid, Lisei, riprende Giuseppi: «Proposte le date, la segreteria ha detto: "Le faremo sapere"»
di Maddalena Loy
Avevano promesso di «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» per garantire trasparenza: dirette streaming, post e video sui social erano il marchio di fabbrica del Movimento 5 Stelle. Oggi, però, è proprio sui social che il leader M5S, Giuseppe Conte, sembra essersi impantanato.
Si prenda ad esempio il suo post pubblicato ieri su Facebook: sono trascorsi ormai più di 600 giorni da quando, preso atto della «disponibilità» di Conte a essere ascoltato, il presidente della commissione, Marco Lisei (FdI), gli aveva suggerito di dimettersi temporaneamente dalle istituzioni parlamentari per il suo successivo reintegro.
«Ha ricordato Lisei, rispondendo indirettamente al timore di Conte di non essere reintegrato». Timore del tutto ingiustificato, del resto, dato che la composizione delle commissioni parlamentari non dipende dalla presidenza, bensì dai gruppi parlamentari, gli stessi che possono sostituire e poi reintegrare i propri componenti. Un meccanismo che, da ex presidente del Consiglio e parlamentare, Conte dovrebbe conoscere piuttosto bene.
Lisei, nella lettera, non ha rinunciato a qualche stoccata: ha ricordato che Galeazzo Bignami «non ha chiesto alcuna particolare garanzia» e si è dimesso immediatamente.
Inoltre, dopo la proposta di fissare la convocazione prima della pausa estiva, «la segreteria di Conte ha replicato con la più classica delle risposte: "Le faremo sapere"», ha reso noto Lisei.
Il riferimento alla pausa estiva non è un dettaglio. Conte aveva lasciato intendere che la maggioranza volesse posticipare la sua audizione a settembre, in coincidenza con l'avvio della campagna elettorale, alimentando il sospetto di un rinvio strategico.
La proposta di convocarlo prima della sospensione estiva smonta però questa ricostruzione dell'ex premier, togliendogli uno degli argomenti con cui aveva finora contestato la gestione della vicenda. Di alibi, nel corso delle ultime settimane, la maggioranza ne ha comunque smontati parecchi.
Dalla scatoletta di tonno al “le faremo sapere” comunicato ieri alla commissione covid: sui social Conte sembra già in audizione permanente ma in commissione ci è andato solo 9 volte in 2 anni e ancora non si è dimesso. Il cortocircuito M5S tra racconto social ‘ad usum credulorum’ e realtà. Oggi su @LaVeritaWeb
Fdi inchioda Conte in cerca di audizione
«Perché fa i post? Risponda al telefono»
Il presidente della commissione Covid, Lisei, riprende Giuseppi: «Proposte le date, la segreteria ha detto: "Le faremo sapere"»
di Maddalena Loy
Avevano promesso di «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» per garantire trasparenza: dirette streaming, post e video sui social erano il marchio di fabbrica del Movimento 5 Stelle. Oggi, però, è proprio sui social che il leader M5S, Giuseppe Conte, sembra essersi impantanato.
Si prenda ad esempio il suo post pubblicato ieri su Facebook: sono trascorsi ormai più di 600 giorni da quando, preso atto della «disponibilità» di Conte a essere ascoltato, il presidente della commissione, Marco Lisei (FdI), gli aveva suggerito di dimettersi temporaneamente dalle istituzioni parlamentari per il suo successivo reintegro.
«Ha ricordato Lisei, rispondendo indirettamente al timore di Conte di non essere reintegrato». Timore del tutto ingiustificato, del resto, dato che la composizione delle commissioni parlamentari non dipende dalla presidenza, bensì dai gruppi parlamentari, gli stessi che possono sostituire e poi reintegrare i propri componenti. Un meccanismo che, da ex presidente del Consiglio e parlamentare, Conte dovrebbe conoscere piuttosto bene.
Lisei, nella lettera, non ha rinunciato a qualche stoccata: ha ricordato che Galeazzo Bignami «non ha chiesto alcuna particolare garanzia» e si è dimesso immediatamente.
Inoltre, dopo la proposta di fissare la convocazione prima della pausa estiva, «la segreteria di Conte ha replicato con la più classica delle risposte: "Le faremo sapere"», ha reso noto Lisei.
Il riferimento alla pausa estiva non è un dettaglio. Conte aveva lasciato intendere che la maggioranza volesse posticipare la sua audizione a settembre, in coincidenza con l'avvio della campagna elettorale, alimentando il sospetto di un rinvio strategico.
La proposta di convocarlo prima della sospensione estiva smonta però questa ricostruzione dell'ex premier, togliendogli uno degli argomenti con cui aveva finora contestato la gestione della vicenda. Di alibi, nel corso delle ultime settimane, la maggioranza ne ha comunque smontati parecchi.