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MD-42 License for Medical Devices in India (2026) – Complete Registration GuideThe MD-42 License for Medical Devices is an important regulatory approval required for businesses involved in the sale, stock, or distribution of medical devices in India. This license is issued under the Medical Devices Rules, 2017 by the Central Drugs Standard Control Organization (CDSCO). One such approval is Form MD-42, which allows businesses to sell medical devices through retail...0 Commenti 0 Condivisioni 11 Visualizzazioni
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Avast! Free Antivirus for Mac – Protect Your Mac TodayFor years, Mac users have often believed their systems are immune to viruses, fostering a sense of security and exclusivity. However, the emergence of threats like the Mac Defender Trojan has shattered this misconception, revealing that Macs are indeed susceptible to malicious attacks. Recognizing this, Avast! has launched a new beta version of its free antivirus software tailored specifically...0 Commenti 0 Condivisioni 6 Visualizzazioni
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Get Expert Help from Love Marriage Specialist in New York
Love marriage specialist in New York offers trusted guidance for couples facing family opposition, relationship conflicts, or delays in marriage. With deep spiritual knowledge and effective astrological solutions, Master Ram helps reunite lovers and strengthen relationships with positive remedies.
For More Information Visit: https://mastershreeram.com/husband-wife-problem-solutions-in-new-york/
Business mail: masterram59@gmail.com
Contact No. - +1 929 701 2141Get Expert Help from Love Marriage Specialist in New York Love marriage specialist in New York offers trusted guidance for couples facing family opposition, relationship conflicts, or delays in marriage. With deep spiritual knowledge and effective astrological solutions, Master Ram helps reunite lovers and strengthen relationships with positive remedies. For More Information Visit: https://mastershreeram.com/husband-wife-problem-solutions-in-new-york/ Business mail: masterram59@gmail.com Contact No. - +1 929 701 21410 Commenti 0 Condivisioni 37 Visualizzazioni 0 -
Tipo di file: pdf0 Commenti 0 Condivisioni 4 Visualizzazioni
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Introduction to the Pro Pod KitThe Pro Pod Kit has emerged as a leading choice for vapers looking for a compact, convenient, and high-performance device. In the crowded vaping market, it stands out due to its perfect balance of portability, style, and efficiency. Unlike traditional bulky vape mods, the Pro Pod Kit offers a streamlined solution for daily vaping without compromising on flavor, vapor quality, or battery...0 Commenti 0 Condivisioni 5 Visualizzazioni
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7 UCRAINI, tra cui un ex generale dell'intelligence, ARRESTATI in Ungheria
Hanno cercato di contrabbandare 80 milioni di dollari e 9 kg di ORO dall'Austria all'Ucraina
Le autorità ungheresi hanno sequestrato veicoli blindati e fermato la MASSICCIA CORRUZIONE e il RICICLAGGIO DI DENARO!
globaldissident
Source: https://x.com/i/status/20299615919830509387 UCRAINI, tra cui un ex generale dell'intelligence, ARRESTATI in Ungheria Hanno cercato di contrabbandare 80 milioni di dollari e 9 kg di ORO dall'Austria all'Ucraina Le autorità ungheresi hanno sequestrato veicoli blindati e fermato la MASSICCIA CORRUZIONE e il RICICLAGGIO DI DENARO! 🔗 globaldissident Source: https://x.com/i/status/20299615919830509380 Commenti 0 Condivisioni 13 Visualizzazioni1
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Protect Yourself in Style: Fighting Sports Gear and Western Leather Hats for the Modern AthleteAthletes today understand that performance is not just about physical strength or mental fortitude. It’s about the gear you use to enhance both your safety and your style. In combat sports, the right gear can protect you from injury while allowing you to perform at your peak. At the same time, athletes looking for a bold, rugged look can also embrace the timeless appeal of western leather...0 Commenti 0 Condivisioni 2 Visualizzazioni
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IO OBIETTO
La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione.
Eppure sta accadendo di nuovo.
Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione.
Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti.
Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo.
Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”.
Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi.
Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva.
“Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”.
Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza.
E forse vale la pena ascoltarli.
Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive.
È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale.
Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra.
Dire “io obietto” non è uno slogan.
È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi.
#pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuroIO OBIETTO ✋ La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione. Eppure sta accadendo di nuovo. Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione. Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti. Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo. Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”. Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi. Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva. “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”. Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza. E forse vale la pena ascoltarli. Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive. È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale. Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra. Dire “io obietto” non è uno slogan. È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi. #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro0 Commenti 0 Condivisioni 115 Visualizzazioni
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