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  • CONTRO I VACCINI DEL DECRETO LORENZIN:
    MEDICO RADIATO RICORRE IN CASSAZIONE.
    Punito per aver Informato i Pazienti dei Rischi
    in contrasto con gli Affari delle Big Pharma

    https://gospanews.net/2026/01/08/contro-i-vaccini-del-decreto-lorenzin-medico-radiato-ricorre-in-cassazione-punito-per-aver-infomato-i-pazienti-dei-rischi-in-contrasto-con-gli-affari-delle-big-pharma/
    CONTRO I VACCINI DEL DECRETO LORENZIN: MEDICO RADIATO RICORRE IN CASSAZIONE. Punito per aver Informato i Pazienti dei Rischi in contrasto con gli Affari delle Big Pharma https://gospanews.net/2026/01/08/contro-i-vaccini-del-decreto-lorenzin-medico-radiato-ricorre-in-cassazione-punito-per-aver-infomato-i-pazienti-dei-rischi-in-contrasto-con-gli-affari-delle-big-pharma/
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    CONTRO I VACCINI DEL DECRETO LORENZIN: MEDICO RADIATO RICORRE IN CASSAZIONE. Punito per aver Informato i Pazienti dei Rischi in contrasto con gli Affari delle Big Pharma
    di Piero Angelo De RuvoRadiazione dall’albo e libertà di parolaLa radiazione del dottor Dario Miedico dall'Albo Professionale dell’Ordine dei Medici di Milano non è soltanto una sanzione disciplinare, è diventata, negli anni, un caso emblematico che solleva interrogativi profondi sul rapp
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  • Spegnere il Bluetooth dello smartphone può farci evitare dei rischi: quali sono e come evitarli
    Ecco 6 consigli pratici per evitare di cadere vittima del Bluejacking e del Bluesnarfing, due tecniche di hacking che potrebbero essere sfruttati da attori...
    https://www.geopop.it/spegnere-il-bluetooth-dello-smartphone-puo-farci-evitare-dei-rischi-quali-sono-e-come-evitarli/
    Spegnere il Bluetooth dello smartphone può farci evitare dei rischi: quali sono e come evitarli Ecco 6 consigli pratici per evitare di cadere vittima del Bluejacking e del Bluesnarfing, due tecniche di hacking che potrebbero essere sfruttati da attori... https://www.geopop.it/spegnere-il-bluetooth-dello-smartphone-puo-farci-evitare-dei-rischi-quali-sono-e-come-evitarli/
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    Ecco 6 consigli pratici per evitare di cadere vittima del Bluejacking e del Bluesnarfing, due tecniche di hacking che potrebbero essere sfruttati da attori
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  • La Russia ha avviato una causa da 229 miliardi di dollari contro Euroclear, l’istituzione belga che detiene la quota maggiore dei beni russi congelati in Europa. Questi asset, principalmente riserve della banca centrale, sono stati bloccati dopo l’invasione dell’Ucraina, come parte delle sanzioni occidentali coordinate. Oggi circa 210-260 miliardi di euro di fondi sovrani russi restano immobilizzati in tutta Europa, con Euroclear che gestisce la maggior parte.

    Negli ultimi anni, alcuni governi europei hanno discusso di andare oltre il semplice congelamento: utilizzare interessi e profitti di questi fondi per finanziare aiuti militari, prestiti per la ricostruzione e supporto a lungo termine all’Ucraina. Mosca considera questa possibilità illegale e una violazione dei diritti di proprietà internazionali.

    La Russia sostiene che il blocco abbia provocato perdite finanziarie enormi, incluse mancate entrate da investimenti, e avverte che permettere ai governi di ridestinare le riserve sovrane potrebbe minare la fiducia nel sistema finanziario globale.

    Gli esperti giudicano improbabile che la causa abbia successo nei tribunali europei, ma il caso mette in luce rischi concreti per i Paesi che custodiscono riserve presso istituzioni occidentali. Se la disputa dovesse aggravarsi, potrebbe spingere più nazioni a spostare le proprie riserve fuori dall’Europa, accelerare la de-dollarizzazione e cambiare radicalmente il modo in cui le sanzioni vengono applicate nel mondo. Non è solo una questione di denaro, ma di controllo sulla finanza globale in tempi di crisi.

    - Da Nastase Adrian
    🇷🇺 La Russia ha avviato una causa da 229 miliardi di dollari contro Euroclear, l’istituzione belga che detiene la quota maggiore dei beni russi congelati in Europa. Questi asset, principalmente riserve della banca centrale, sono stati bloccati dopo l’invasione dell’Ucraina, come parte delle sanzioni occidentali coordinate. Oggi circa 210-260 miliardi di euro di fondi sovrani russi restano immobilizzati in tutta Europa, con Euroclear che gestisce la maggior parte. Negli ultimi anni, alcuni governi europei hanno discusso di andare oltre il semplice congelamento: utilizzare interessi e profitti di questi fondi per finanziare aiuti militari, prestiti per la ricostruzione e supporto a lungo termine all’Ucraina. Mosca considera questa possibilità illegale e una violazione dei diritti di proprietà internazionali. La Russia sostiene che il blocco abbia provocato perdite finanziarie enormi, incluse mancate entrate da investimenti, e avverte che permettere ai governi di ridestinare le riserve sovrane potrebbe minare la fiducia nel sistema finanziario globale. Gli esperti giudicano improbabile che la causa abbia successo nei tribunali europei, ma il caso mette in luce rischi concreti per i Paesi che custodiscono riserve presso istituzioni occidentali. Se la disputa dovesse aggravarsi, potrebbe spingere più nazioni a spostare le proprie riserve fuori dall’Europa, accelerare la de-dollarizzazione e cambiare radicalmente il modo in cui le sanzioni vengono applicate nel mondo. Non è solo una questione di denaro, ma di controllo sulla finanza globale in tempi di crisi. - Da Nastase Adrian
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  • TRENTINI – il caso si complica adesso

    È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti.
    Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”.
    Il quadro si è oggettivamente complicato.

    L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante.

    A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi.

    Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti.

    L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.
    L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo.

    Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza.

    L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto.
    Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere.

    #FreeAlbertoTrentini
    #DirittiUmani
    TRENTINI – il caso si complica adesso ⚖️🌍 È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti. Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”. Il quadro si è oggettivamente complicato. L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante. A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi. Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti. L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare. L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza. L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto. Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere. #FreeAlbertoTrentini #DirittiUmani
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  • L’intelligence britannica e alcuni segmenti della ClA (intelligence USA) stanno facendo di tutto per sabotare i negoziati. - L. C. Johnson, ex analista ClA

    Nel 1991 la Russia rese l’Ucraina indipendente con la promessa (inserita nella Costituzione ucraina) che il Paese restasse neutrale e non desse accesso a eserciti stranieri.
    Nel 2019 l’Ucraina rimosse la clausola di neutralità, dichiarandosi disposta a entrare addirittura nella NAT0 (alleanza che si oppone agli interessi russi di difesa e sicurezza). Come riportato a feb 2024 da New York Times, gli USA hanno installato in Ucraina, a partire dal 1992, ben 12 basi ClA.

    Le azioni della NAT0, dal 2008, sono diventate sempre più aggressive (come riportato da varie riviste di geopolitica dell’epoca) fino ad esporre l’Ucraina al rischio attuale, e l’Europa intera a una guerra devastante, dalla quale gli USA vogliono ora sfilarsi.

    https://youtu.be/IAEXy7xKvx8?si=y8_cmOayC-jTq4Rm
    L’intelligence britannica e alcuni segmenti della ClA (intelligence USA) stanno facendo di tutto per sabotare i negoziati. - L. C. Johnson, ex analista ClA 🟣Nel 1991 la Russia rese l’Ucraina indipendente con la promessa (inserita nella Costituzione ucraina) che il Paese restasse neutrale e non desse accesso a eserciti stranieri. 🔻Nel 2019 l’Ucraina rimosse la clausola di neutralità, dichiarandosi disposta a entrare addirittura nella NAT0 (alleanza che si oppone agli interessi russi di difesa e sicurezza). 🔻Come riportato a feb 2024 da New York Times, gli USA hanno installato in Ucraina, a partire dal 1992, ben 12 basi ClA. 🔴Le azioni della NAT0, dal 2008, sono diventate sempre più aggressive (come riportato da varie riviste di geopolitica dell’epoca) fino ad esporre l’Ucraina al rischio attuale, e l’Europa intera a una guerra devastante, dalla quale gli USA vogliono ora sfilarsi. https://youtu.be/IAEXy7xKvx8?si=y8_cmOayC-jTq4Rm
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  • Un grande Roy de Vita svela di quanto si riduce il rischio infarto prendendo statine per tutta la vita.
    https://youtube.com/shorts/ZhyDuUgTt3Y?si=PnDImXaHZKwfdk6E
    Un grande Roy de Vita svela di quanto si riduce il rischio infarto prendendo statine per tutta la vita. https://youtube.com/shorts/ZhyDuUgTt3Y?si=PnDImXaHZKwfdk6E
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  • Il Dott. Robert Redfield, ex direttore dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention),chiede il ritiro dal mercato dei vaccini a mRNA contro il COVID-19 di Pfizer e Moderna.
    "Personalmente, vorrei che venissero eliminati, perché ci sono i rischi superano i benefici."

    Source:
    https://x.com/anubi77787292/status/2005314256078844045?t=ylV1Xo7dMknr4EMLCvO-TA&s=19
    Il Dott. Robert Redfield, ex direttore dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention),chiede il ritiro dal mercato dei vaccini a mRNA contro il COVID-19 di Pfizer e Moderna. "Personalmente, vorrei che venissero eliminati, perché ci sono i rischi superano i benefici." Source: https://x.com/anubi77787292/status/2005314256078844045?t=ylV1Xo7dMknr4EMLCvO-TA&s=19
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  • CI MANCAVA ANCHE QUESTA NOTIZIA!
    Alberi di Natale: cosa sapere sui rischi di sostanze tossiche e microplastiche
    Artificiali o naturali, gli alberi di Natale possono nascondere rischi per la salute. Ecco come scegliere quello più sicuro...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/24/attenzione-agli-alberi-di-natale-rilasciano-sostanze-tossiche-che-hanno-effetti-sul-sistema-endocrino-e-sullo-sviluppo-dei-bambini-lallarme-e-i-consigli-degli-esperti/8237240/
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  • SUCCEDE ANCHE QUESTO!!!
    Teglio, scuola media verso la chiusura: assente il codice Istat
    L’istituto secondario di primo grado rischia la soppressione per la mancanza del codice meccanografico. Famiglie pronte ad azioni legali...
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