L'Avvocato Francesco Cinquemani, alias "lo squalo", disintegra la sentenza n. 199/2025 della Corte Costituzionale, quella che definisce legittimi gli obblighi vaccinali in "pandemia"
Cerchiamo di sintetizzare in cinque punti cosa si contesta alla sentenza della Corte Costituzionale nel magistrale articolo dell' Avv. Cinquemani, vero fuoriclasse, che si distingue per rigore tecnico-giuridico e precisione chirurgica nello smontare la pronuncia.
1. Ha evitato il nodo centrale: "vaccini" non autorizzati per prevenire l'infezione
- La Corte Costituzionale, anche chiamata Consulta, ignora che il D.L. 44/2021 imponeva l'obbligo per "prevenire l'infezione", ma i "vaccini" non erano autorizzati a farlo. Tutti i documenti ufficiali (EMA, AIFA, RCP) autorizzavano i "vaccini" solo per "prevenire la malattia COVID-19 causata da SARS-CoV-2", non si parla né di prevenzione dell'infezione né di "contagio". Di più: nel 2021 EMA dichiarò pubblicamente che non c'erano dati disponibili sulla capacità dei "vaccini" di prevenire il "contagio". Questa contraddizione è il "vizio originario" che la Consulta si rifiuta di affrontare.
2. Deferenza cieca alle autorità sanitarie - rinuncia al controllo
La Corte accetta senza verificare le affermazioni delle autorità, quando le stesse nel 2021 ammettevano:
-Nessun dato sulla trasmissione
-Studi incompleti su anziani e fragili
-Autorizzazione solo condizionata
La Consulta ha rinunciato al suo ruolo di garante dei diritti fondamentali, abdicando al controllo di proporzionalità.
3. Ignora l'utilizzo off-label di massa (illegale)
Utilizzare un farmaco off-label, vuol dire che lo stesso è prescritto al di fuori delle indicazioni approvate nell'RCP/bugiardino. Se il "vaccino" è autorizzato per la malattia ma imposto per l'infezione, è uso off-label, che richiede:
-Valutazione AIFA specifica
-Consenso informato rafforzato
-Monitoraggio rigoroso
-Responsabilità del medico che somministra il farmaco
Nulla di tutto ciò è stato fatto. La Corte non risponde nemmeno una riga su questo punto sollevato da altri tribunali.
4. Proporzionalità e dignità: i grandi assenti nella sentenza 199/2025
L'art. 32 della Costituzione impone tre condizioni per i trattamenti sanitari obbligatori:
-Tutela della salute individuale
-Tutela della salute collettiva
-Rispetto della persona umana
La sospensione dal lavoro, privando di retribuzione la persona, è stata qualificata da numerosi giudici come:
-Discriminatoria
-Lesiva della dignità
-Devastante economicamente
-Sproporzionata
La Consulta per questo punto rifiuta ogni valutazione ex post, cristallizza la legittimità della norma al momento della sua emanazione, ignora che già nel 2021 i dati erano insufficienti.
5. Una sola sentenza non crea diritto vivente
L'accusa più dura, abrasiva, feroce: pretendere che questa pronuncia chiuda il dibattito è giuridicamente scorretto. Una singola sentenza non può ribaltare i principi costituzionali fondamentali.
La Consulta tradisce il suo ruolo, evita le questioni scomode che avrebbero smaterializzato la stessa sentenza e legittima misure basate su presupposti scientifici mai autorizzati.
Per concludere con una metafora sportiva: pensavano di aver segnato un gol decisivo, non rendendosi conto che si sta giocando a tennis e loro, sono senza racchetta.
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L'Avvocato Francesco Cinquemani, alias "lo squalo", disintegra la sentenza n. 199/2025 della Corte Costituzionale, quella che definisce legittimi gli obblighi vaccinali in "pandemia"
Cerchiamo di sintetizzare in cinque punti cosa si contesta alla sentenza della Corte Costituzionale nel magistrale articolo dell' Avv. Cinquemani, vero fuoriclasse, che si distingue per rigore tecnico-giuridico e precisione chirurgica nello smontare la pronuncia.
1. Ha evitato il nodo centrale: "vaccini" non autorizzati per prevenire l'infezione
- La Corte Costituzionale, anche chiamata Consulta, ignora che il D.L. 44/2021 imponeva l'obbligo per "prevenire l'infezione", ma i "vaccini" non erano autorizzati a farlo. Tutti i documenti ufficiali (EMA, AIFA, RCP) autorizzavano i "vaccini" solo per "prevenire la malattia COVID-19 causata da SARS-CoV-2", non si parla né di prevenzione dell'infezione né di "contagio". Di più: nel 2021 EMA dichiarò pubblicamente che non c'erano dati disponibili sulla capacità dei "vaccini" di prevenire il "contagio". Questa contraddizione è il "vizio originario" che la Consulta si rifiuta di affrontare.
2. Deferenza cieca alle autorità sanitarie - rinuncia al controllo
La Corte accetta senza verificare le affermazioni delle autorità, quando le stesse nel 2021 ammettevano:
-Nessun dato sulla trasmissione
-Studi incompleti su anziani e fragili
-Autorizzazione solo condizionata
La Consulta ha rinunciato al suo ruolo di garante dei diritti fondamentali, abdicando al controllo di proporzionalità.
3. Ignora l'utilizzo off-label di massa (illegale)
Utilizzare un farmaco off-label, vuol dire che lo stesso è prescritto al di fuori delle indicazioni approvate nell'RCP/bugiardino. Se il "vaccino" è autorizzato per la malattia ma imposto per l'infezione, è uso off-label, che richiede:
-Valutazione AIFA specifica
-Consenso informato rafforzato
-Monitoraggio rigoroso
-Responsabilità del medico che somministra il farmaco
Nulla di tutto ciò è stato fatto. La Corte non risponde nemmeno una riga su questo punto sollevato da altri tribunali.
4. Proporzionalità e dignità: i grandi assenti nella sentenza 199/2025
L'art. 32 della Costituzione impone tre condizioni per i trattamenti sanitari obbligatori:
-Tutela della salute individuale
-Tutela della salute collettiva
-Rispetto della persona umana
La sospensione dal lavoro, privando di retribuzione la persona, è stata qualificata da numerosi giudici come:
-Discriminatoria
-Lesiva della dignità
-Devastante economicamente
-Sproporzionata
La Consulta per questo punto rifiuta ogni valutazione ex post, cristallizza la legittimità della norma al momento della sua emanazione, ignora che già nel 2021 i dati erano insufficienti.
5. Una sola sentenza non crea diritto vivente
L'accusa più dura, abrasiva, feroce: pretendere che questa pronuncia chiuda il dibattito è giuridicamente scorretto. Una singola sentenza non può ribaltare i principi costituzionali fondamentali.
La Consulta tradisce il suo ruolo, evita le questioni scomode che avrebbero smaterializzato la stessa sentenza e legittima misure basate su presupposti scientifici mai autorizzati.
Per concludere con una metafora sportiva: pensavano di aver segnato un gol decisivo, non rendendosi conto che si sta giocando a tennis e loro, sono senza racchetta.
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