• “Abbiamo ucciso ragazzini, bambini e anziani disarmati. Al primo cenno di rimorso i comandanti ci spingevano a sputare sui cadaveri".
    Le confessioni dei soldati riservisti israeliani di ritorno da Gaza,raccolte dal giornale israeliano Haaretz ,raccontano esecuzioni di civili, torture e abusi sistematici:

    "Ero all’inferno, ma non ne ero consapevole. C’erano attacchi aerei ogni singolo minuto. Le bombe da una tonnellata cadevano e ci facevano battere il cuore. Non so quanti palestinesi abbiamo ucciso in quei giorni”. Era il dicembre 2023, periodo in cui l’esercito israeliano era un mattatoio a pieno ritmo: tra il 7 e il 26 dicembre si stima siano stati uccisi circa 29 mila palestinesi (Euro-Med Human Rights Monitor).

    “Ci venivano incontro con le braccia alzate, vestiti di stracci, visibilmente disarmati — racconta un altro dei riservisti. E ogni volta che questo accadeva avevamo l’ordine di sparare. Ci avvicinavamo ai corpi senza vita di ragazzini, donne e anziani senza provare eccessivo rimorso...Se uno di noi mostrava segni di titubanza o di disaccordo, il comandante dell’unità ci mostrava quel che andava fatto scalciando i cadaveri o sputando loro addosso”. E commentando: “Questo è ciò che succede a chi offende Israele”.
    "Abbiamo catturato un palestinese sospettato di essere un agente di Hamas. All’arrivo dell’Unità 504 è stato spogliato interamente e torturato con fascette strette attorno ai genitali”. Le urla erano disumane, racconta. Alla fine deve aver parlato o, più semplicemente, ha ceduto. È stato portato via.
    Da quel giorno le urla non se ne vanno dalla mia testa – racconta Eitan.
    “Hanno distrutto tutto ciò che pensavo dell’esercito, tutto ciò che pensavo di noi, di me. Se siamo in grado di fare qualcosa di così terribile senza che i civili lo sappiano, quali altri segreti stiamo nascondendo?”
    "Mentre ero nella Striscia mi veniva in mente l’Olocausto”
    I soldati riservisti (comunque terroristi...)che hanno testimoniato ad Haaretz sono tutti passati per un reparto psichiatrico.

    "We killed unarmed children, teenagers, and elderly people. At the first sign of remorse, the commanders urged us to spit on the corpses."

    The confessions of Israeli reserve soldiers returning from Gaza, collected by the Israeli newspaper Haaretz, recount civilian executions, torture, and systematic abuse:

    "I was in hell, but I wasn't aware of it. There were airstrikes every single minute. The one-ton bombs fell and made our hearts race. I don't know how many Palestinians we killed in those days." It was December 2023, a period in which the Israeli army was a full-scale slaughterhouse: between December 7 and 26, an estimated 29,000 Palestinians were killed (Euro-Med Human Rights Monitor).

    “They came at us with their arms raised, dressed in rags, visibly unarmed,” another reservist recounts. “And every time this happened, we were ordered to shoot. We approached the lifeless bodies of children, women, and elderly people without feeling too much remorse... If one of us showed signs of hesitation or disagreement, the unit commander would show us what to do by kicking the corpses or spitting on them.” And commenting: “This is what happens to those who offend Israel.”

    “We captured a Palestinian suspected of being a Hamas agent. When Unit 504 arrived, he was stripped completely and tortured with zip ties around his genitals.” The screams were inhuman, he recounts. Eventually, he must have spoken, or more simply, he gave in. He was taken away.

    Since that day, the screams have stuck in my head,” Eitan recounts. “They destroyed everything I thought about the army, everything I thought about us, about myself. If we can do something so terrible without civilians knowing, what other secrets are we hiding?”
    "While I was in the Strip, the Holocaust came to mind."
    The reserve soldiers (terrorists, after all) who testified to Haaretz all spent time in a psychiatric ward.

    FONTE: HTTPS://IT.INSIDEOVER.COM/GUERRA/GAZA-ESECUZIONI-DI-CIVILI-E-TORTURE-LE-CONFESSIONI-DEI-SOLDATI-ISRAELIANI.HTML
    “Abbiamo ucciso ragazzini, bambini e anziani disarmati. Al primo cenno di rimorso i comandanti ci spingevano a sputare sui cadaveri". Le confessioni dei soldati riservisti israeliani di ritorno da Gaza,raccolte dal giornale israeliano Haaretz ,raccontano esecuzioni di civili, torture e abusi sistematici: "Ero all’inferno, ma non ne ero consapevole. C’erano attacchi aerei ogni singolo minuto. Le bombe da una tonnellata cadevano e ci facevano battere il cuore. Non so quanti palestinesi abbiamo ucciso in quei giorni”. Era il dicembre 2023, periodo in cui l’esercito israeliano era un mattatoio a pieno ritmo: tra il 7 e il 26 dicembre si stima siano stati uccisi circa 29 mila palestinesi (Euro-Med Human Rights Monitor). “Ci venivano incontro con le braccia alzate, vestiti di stracci, visibilmente disarmati — racconta un altro dei riservisti. E ogni volta che questo accadeva avevamo l’ordine di sparare. Ci avvicinavamo ai corpi senza vita di ragazzini, donne e anziani senza provare eccessivo rimorso...Se uno di noi mostrava segni di titubanza o di disaccordo, il comandante dell’unità ci mostrava quel che andava fatto scalciando i cadaveri o sputando loro addosso”. E commentando: “Questo è ciò che succede a chi offende Israele”. "Abbiamo catturato un palestinese sospettato di essere un agente di Hamas. All’arrivo dell’Unità 504 è stato spogliato interamente e torturato con fascette strette attorno ai genitali”. Le urla erano disumane, racconta. Alla fine deve aver parlato o, più semplicemente, ha ceduto. È stato portato via. Da quel giorno le urla non se ne vanno dalla mia testa – racconta Eitan. “Hanno distrutto tutto ciò che pensavo dell’esercito, tutto ciò che pensavo di noi, di me. Se siamo in grado di fare qualcosa di così terribile senza che i civili lo sappiano, quali altri segreti stiamo nascondendo?” "Mentre ero nella Striscia mi veniva in mente l’Olocausto” I soldati riservisti (comunque terroristi...)che hanno testimoniato ad Haaretz sono tutti passati per un reparto psichiatrico. "We killed unarmed children, teenagers, and elderly people. At the first sign of remorse, the commanders urged us to spit on the corpses." The confessions of Israeli reserve soldiers returning from Gaza, collected by the Israeli newspaper Haaretz, recount civilian executions, torture, and systematic abuse: "I was in hell, but I wasn't aware of it. There were airstrikes every single minute. The one-ton bombs fell and made our hearts race. I don't know how many Palestinians we killed in those days." It was December 2023, a period in which the Israeli army was a full-scale slaughterhouse: between December 7 and 26, an estimated 29,000 Palestinians were killed (Euro-Med Human Rights Monitor). “They came at us with their arms raised, dressed in rags, visibly unarmed,” another reservist recounts. “And every time this happened, we were ordered to shoot. We approached the lifeless bodies of children, women, and elderly people without feeling too much remorse... If one of us showed signs of hesitation or disagreement, the unit commander would show us what to do by kicking the corpses or spitting on them.” And commenting: “This is what happens to those who offend Israel.” “We captured a Palestinian suspected of being a Hamas agent. When Unit 504 arrived, he was stripped completely and tortured with zip ties around his genitals.” The screams were inhuman, he recounts. Eventually, he must have spoken, or more simply, he gave in. He was taken away. Since that day, the screams have stuck in my head,” Eitan recounts. “They destroyed everything I thought about the army, everything I thought about us, about myself. If we can do something so terrible without civilians knowing, what other secrets are we hiding?” "While I was in the Strip, the Holocaust came to mind." The reserve soldiers (terrorists, after all) who testified to Haaretz all spent time in a psychiatric ward. FONTE: HTTPS://IT.INSIDEOVER.COM/GUERRA/GAZA-ESECUZIONI-DI-CIVILI-E-TORTURE-LE-CONFESSIONI-DEI-SOLDATI-ISRAELIANI.HTML
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  • “Stuprate e vendute per una tanica di benzina”: ecco il mercato delle donne fra Libia e Tunisia
    E’ quanto emerge da una ricerca di Asgi, Border Forensics, The Routes Journal, On Borders e Melting Pot Europa. Inutilmente all’Ue sono stati chiesti corridoi …
    https://www.repubblica.it/cronaca/2026/04/18/news/stuprate_e_vendute_per_una_tanica_di_benzina_ecco_il_mercato_delle_donne_fra_libia_e_tunisia-425290051/amp/
    “Stuprate e vendute per una tanica di benzina”: ecco il mercato delle donne fra Libia e Tunisia E’ quanto emerge da una ricerca di Asgi, Border Forensics, The Routes Journal, On Borders e Melting Pot Europa. Inutilmente all’Ue sono stati chiesti corridoi … https://www.repubblica.it/cronaca/2026/04/18/news/stuprate_e_vendute_per_una_tanica_di_benzina_ecco_il_mercato_delle_donne_fra_libia_e_tunisia-425290051/amp/
    WWW.REPUBBLICA.IT
    “Stuprate e vendute per una tanica di benzina”: ecco il mercato delle donne fra Libia e Tunisia
    E’ quanto emerge da una ricerca di Asgi, Border Forensics, The Routes Journal, On Borders e Melting Pot Europa. Inutilmente all’Ue sono stati chiesti corridoi …
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  • GIP di Roma conferma la natura sperimentale dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19, ma ciò nonostante ritiene legittimo averli applicati persino ai minori e donne incinte. La magistratura italiana (eccetto poche eccezioni) sulla questione dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19 per forza di negare i fatti documentati persino istituzionalmente e per forza di omettere l’accertamento della “verità materiale” è nel delirio totale
    Confrontata con la prova schiacciante della vera natura dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19 (sostanze appunto sperimentali), la magistratura non nega più il carattere sperimentale, ma nel suo delirio totale dovuto all’evidente intenzione di “scolpare” a prescindere dai fatti coloro che hanno consentito che ai cittadini (inclusi minori, giovani e donne incinte) fossero - persino a mezzo di obbligo vaccinale diretto e indiretto (green pass) applicate sostanze sperimentali - come p.e. l’allora Direttore Generale dell’AIFA NICOLA MAGRINI , che nel suo ruolo apicale dell’Autorità che ha il preciso obbligo di garantire che i cittadini non vengano ridotti a cavie (peraltro alla loro insaputa) di sostanze sperimentali (persino a mezzo di obbligo vaccinale con brutale discriminazione dei non “vaccinati” - chiara violazione del Codice di Norimberga”) non si è opposto affatto all’uso di sostanze sperimentali sull’intera popolazione, persino con obbligo vaccinale, ma ha partecipato, invece, attivamente e passivamente alla gravissima disinformazione dei cittadini, al loro brutale inganno, all’applicazione in modo pericoloso di medicinali (appunto senza la prescritta prescrizione medica - invece posta quale condizione per l’applicabilità legale di tali sostanze) e per aver consentito l’applicazione di farmaci imperfetti perché sperimentali.
    Nonostante le mie ampie memorie con documentazione istituzionale e quelle di un collega per un altro caso riunito al mio, la GIP - pur dovendo riconoscere che i cosiddetti “vaccini”-Covid-19 sono sostanze SPERIMENTALI, nell’ evidente intento di scolpare a prescindere dalla verità materiale - arriva all’assurda, scandalosa e pericolosissima conclusione che - seppur trattandosi di sostanze sperimentali - sarebbe stato legittimo applicarle persino ai minori e donne incinte! In questa aberrante decisione della GIP di Roma (che riguarda anche il figlio della mia mandante, morto a 25 anni improvvisamente 10 giorni dopo la prima dose di Comirnaty di Pfizer/BioNTech), la GIP invoca in modo del tutto inconferente la sentenza del 1.12.2022 (n. 14/2023) della Corte Costituzionale, perché in quella sentenza la Corte Costituzionale - messa purtroppo sull’ binario sbagliato pure dal giudice rimettente e sulla base di un nulla in punto di accertamento della Verità Materiale - nega ripetutamente e del tutto infondatamente la natura sperimentale dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19

    https://drive.google.com/file/d/1RtNWRz
    Lt0bXEZNopYiHlOTpLXl_PLcyG/view?usp=drivesdk


    Ora, che i giudici del merito iniziano a riconoscere la NATURA SPERIMENTALE della “cura” (come la definisce la GIP
    Romana … una “cura”, comunque, non è vaccino … anche di questa evidente contraddizione nell’intento di voler comunque archiviare la denuncia presentata - peraltro non solo nei confronti di Nicola Magrini - la GIP apparentemente non si rende conto), le sentenze della Corte Costituzionale, che invece negano tale natura, non possono più essere invocate per sostenere la legittimità non solo dell’obbligo vaccinale ma pure della campagna vaccinale in sè!
    La pericolosità dell’anti-costituzionale percorso scelto dalla magistratura, sta nel tentativo di far passare persino l’idea che pure sostanze sperimentali possano essere utilizzate in campagne “vaccinali” e persino ai fini dell’adempimento di un’obbligo “vaccinale”.
    Se questa tesi “vomitevole” - dovesse far scuola nella magistratura italiana anche di livello supremo - la magistratura consegnerebbe definitivamente la popolazione come cavie a big pharma, al cui guinzaglio si trova gran parte della politica e con essa - aihmè- tanta magistratura.

    https://drive.google.com/file/d/1RtNWRzLt0bXEZNopYiHlOTpLXl_PLcyG/view?pli=1

    Source: https://x.com/RHolzeisen/status/2043984264178332084?s=20
    ‼️GIP di Roma conferma la natura sperimentale dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19, ma ciò nonostante ritiene legittimo averli applicati persino ai minori e donne incinte. La magistratura italiana (eccetto poche eccezioni) sulla questione dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19 per forza di negare i fatti documentati persino istituzionalmente e per forza di omettere l’accertamento della “verità materiale” è nel delirio totale‼️ Confrontata con la prova schiacciante della vera natura dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19 (sostanze appunto sperimentali), la magistratura non nega più il carattere sperimentale, ma nel suo delirio totale dovuto all’evidente intenzione di “scolpare” a prescindere dai fatti coloro che hanno consentito che ai cittadini (inclusi minori, giovani e donne incinte) fossero - persino a mezzo di obbligo vaccinale diretto e indiretto (green pass) applicate sostanze sperimentali - come p.e. l’allora Direttore Generale dell’AIFA NICOLA MAGRINI , che nel suo ruolo apicale dell’Autorità che ha il preciso obbligo di garantire che i cittadini non vengano ridotti a cavie (peraltro alla loro insaputa) di sostanze sperimentali (persino a mezzo di obbligo vaccinale con brutale discriminazione dei non “vaccinati” - chiara violazione del Codice di Norimberga”) non si è opposto affatto all’uso di sostanze sperimentali sull’intera popolazione, persino con obbligo vaccinale, ma ha partecipato, invece, attivamente e passivamente alla gravissima disinformazione dei cittadini, al loro brutale inganno, all’applicazione in modo pericoloso di medicinali (appunto senza la prescritta prescrizione medica - invece posta quale condizione per l’applicabilità legale di tali sostanze) e per aver consentito l’applicazione di farmaci imperfetti perché sperimentali. Nonostante le mie ampie memorie con documentazione istituzionale e quelle di un collega per un altro caso riunito al mio, la GIP - pur dovendo riconoscere che i cosiddetti “vaccini”-Covid-19 sono sostanze SPERIMENTALI, nell’ evidente intento di scolpare a prescindere dalla verità materiale - arriva all’assurda, scandalosa e pericolosissima conclusione che - seppur trattandosi di sostanze sperimentali - sarebbe stato legittimo applicarle persino ai minori e donne incinte! In questa aberrante decisione della GIP di Roma (che riguarda anche il figlio della mia mandante, morto a 25 anni improvvisamente 10 giorni dopo la prima dose di Comirnaty di Pfizer/BioNTech), la GIP invoca in modo del tutto inconferente la sentenza del 1.12.2022 (n. 14/2023) della Corte Costituzionale, perché in quella sentenza la Corte Costituzionale - messa purtroppo sull’ binario sbagliato pure dal giudice rimettente e sulla base di un nulla in punto di accertamento della Verità Materiale - nega ripetutamente e del tutto infondatamente la natura sperimentale dei cosiddetti “vaccini”-Covid-19 https://drive.google.com/file/d/1RtNWRz Lt0bXEZNopYiHlOTpLXl_PLcyG/view?usp=drivesdk Ora, che i giudici del merito iniziano a riconoscere la NATURA SPERIMENTALE della “cura” (come la definisce la GIP Romana … una “cura”, comunque, non è vaccino … anche di questa evidente contraddizione nell’intento di voler comunque archiviare la denuncia presentata - peraltro non solo nei confronti di Nicola Magrini - la GIP apparentemente non si rende conto), le sentenze della Corte Costituzionale, che invece negano tale natura, non possono più essere invocate per sostenere la legittimità non solo dell’obbligo vaccinale ma pure della campagna vaccinale in sè! La pericolosità dell’anti-costituzionale percorso scelto dalla magistratura, sta nel tentativo di far passare persino l’idea che pure sostanze sperimentali possano essere utilizzate in campagne “vaccinali” e persino ai fini dell’adempimento di un’obbligo “vaccinale”. Se questa tesi “vomitevole” - dovesse far scuola nella magistratura italiana anche di livello supremo - la magistratura consegnerebbe definitivamente la popolazione come cavie a big pharma, al cui guinzaglio si trova gran parte della politica e con essa - aihmè- tanta magistratura. https://drive.google.com/file/d/1RtNWRzLt0bXEZNopYiHlOTpLXl_PLcyG/view?pli=1 Source: https://x.com/RHolzeisen/status/2043984264178332084?s=20
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  • La biologia è un'opinione. SILVER NERVUTI sulla votazione dell'Euro Parlamento relativa alla normativa che solo le donne biologiche possono rimanere incinte.
    SENTITE come è andata la votazione.

    Fatevene una ragione....
    Siamo in mano a una massa di psicopatici deliranti.
    Ma qua troveranno un muro come sempre!

    Source: https://www.facebook.com/share/v/1GUhLWNgpC/?mibextid=wwXIfr
    La biologia è un'opinione. SILVER NERVUTI sulla votazione dell'Euro Parlamento relativa alla normativa che solo le donne biologiche possono rimanere incinte. SENTITE come è andata la votazione. Fatevene una ragione.... Siamo in mano a una massa di psicopatici deliranti. Ma qua troveranno un muro come sempre! Source: https://www.facebook.com/share/v/1GUhLWNgpC/?mibextid=wwXIfr
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  • Shanti De Corte (Belgio): a 17 anni, è sopravvissuta (illesa) all'attacco terroristico dell'ISIS che ha causato 32 morti all'aeroporto di Bruxelles. L'evento le ha causato un disturbo da stress post-traumatico. È stata ricoverata più volte in unità psichiatriche statali e sottoposta a un'intensa terapia farmacologica. Con il sostegno dei genitori, nel 2022 due psichiatri hanno approvato la sua richiesta di eutanasia. A maggio di quell'anno, a 23 anni, Shanti è stata sottoposta a eutanasia per iniezione letale in presenza della famiglia.

    – Milou Verhoof (Paesi Bassi): è stata violentata a 13 anni, il che ha innescato una depressione post-traumatica. I genitori l'hanno internata in un'unità psichiatrica statale, dove è stata nuovamente abusata sessualmente. Gli stessi genitori hanno contattato uno psichiatra disposto a eseguire l'eutanasia. Il 2 ottobre 2023, Milou ha ricevuto l'eutanasia a 17 anni, nella stanza d'infanzia, con le unghie dipinte, vestita di gala e con tacchi alti.

    – Noelia Castillo Ramos (Spagna): a 13 anni, i genitori hanno divorziato e affrontavano instabilità economica; per questo, lo Stato ha assunto la tutela legale di Noelia e l'ha internata in un centro per minori. Nel 2022, è stata vittima di uno stupro di gruppo. Questo le ha causato una depressione post-traumatica, portandola a tentare il suicidio gettandosi dal quinto piano. È sopravvissuta, ma ha riportato gravi ferite. Con il sostegno della madre, ma contro la volontà del padre, ha chiesto l'eutanasia nel 2024. Dopo quasi due anni di controversie, oggi sarà sottoposta all'eutanasia a 25 anni. L'ospedale che ha fatto pressione perché l'eutanasia fosse eseguita riceverà la donazione dei suoi organi.

    In tutti i casi, si tratta di giovani donne che, nella maggior parte, godono di buona salute fisica, ma soffrono mentalmente. E cosa fa lo Stato? Invece di curarle, le uccide. I genitori e lo Stato, le principali autorità moralmente obbligate a proteggerle, falliscono e, alla fine, per lavarsi le mani, si sbarazzano di loro con il pretesto di una "morte dignitosa".

    Questo è immorale.
    Questo è perverso.
    Questo è, francamente, diabolico.

    C'è un'agenda in corso in Occidente, in particolare in Europa: la riduzione e la sostituzione della popolazione. Per questo, il suicidio è esaltato come una virtù e i nostri medici si stanno trasformando nei nostri carnefici.

    La domanda chiave è:

    chi c'è dietro questa agenda disumana e anti europea?
    Shanti De Corte (Belgio): a 17 anni, è sopravvissuta (illesa) all'attacco terroristico dell'ISIS che ha causato 32 morti all'aeroporto di Bruxelles. L'evento le ha causato un disturbo da stress post-traumatico. È stata ricoverata più volte in unità psichiatriche statali e sottoposta a un'intensa terapia farmacologica. Con il sostegno dei genitori, nel 2022 due psichiatri hanno approvato la sua richiesta di eutanasia. A maggio di quell'anno, a 23 anni, Shanti è stata sottoposta a eutanasia per iniezione letale in presenza della famiglia. – Milou Verhoof (Paesi Bassi): è stata violentata a 13 anni, il che ha innescato una depressione post-traumatica. I genitori l'hanno internata in un'unità psichiatrica statale, dove è stata nuovamente abusata sessualmente. Gli stessi genitori hanno contattato uno psichiatra disposto a eseguire l'eutanasia. Il 2 ottobre 2023, Milou ha ricevuto l'eutanasia a 17 anni, nella stanza d'infanzia, con le unghie dipinte, vestita di gala e con tacchi alti. – Noelia Castillo Ramos (Spagna): a 13 anni, i genitori hanno divorziato e affrontavano instabilità economica; per questo, lo Stato ha assunto la tutela legale di Noelia e l'ha internata in un centro per minori. Nel 2022, è stata vittima di uno stupro di gruppo. Questo le ha causato una depressione post-traumatica, portandola a tentare il suicidio gettandosi dal quinto piano. È sopravvissuta, ma ha riportato gravi ferite. Con il sostegno della madre, ma contro la volontà del padre, ha chiesto l'eutanasia nel 2024. Dopo quasi due anni di controversie, oggi sarà sottoposta all'eutanasia a 25 anni. L'ospedale che ha fatto pressione perché l'eutanasia fosse eseguita riceverà la donazione dei suoi organi. In tutti i casi, si tratta di giovani donne che, nella maggior parte, godono di buona salute fisica, ma soffrono mentalmente. E cosa fa lo Stato? Invece di curarle, le uccide. I genitori e lo Stato, le principali autorità moralmente obbligate a proteggerle, falliscono e, alla fine, per lavarsi le mani, si sbarazzano di loro con il pretesto di una "morte dignitosa". Questo è immorale. Questo è perverso. Questo è, francamente, diabolico. C'è un'agenda in corso in Occidente, in particolare in Europa: la riduzione e la sostituzione della popolazione. Per questo, il suicidio è esaltato come una virtù e i nostri medici si stanno trasformando nei nostri carnefici. La domanda chiave è: chi c'è dietro questa agenda disumana e anti europea?🕎🕎
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  • Code promo 1xBet inscription: VIPFUN - et cela vous donne un bonus de bienvenue de 100% jusqu'à 130$ pour l'année 2026. Ce bonus est spécialement conçu pour les nouveaux inscrits et peut être utilisé pour les paris sportifs et esports. Maintenant, parlons de l'endroit où vous pouvez trouver le code promotionnel actuel de 1xBet. https://www.colehardware.com/articles/code-promo-1xbet-bonus.html

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  • FATE I NOMI DI QUESTI BASTARDI ASSASSINI e DATEGLI L'ERGASTOLO.
    Sarajevo, i “cecchini del weekend” e i bossoli colorati: premi per chi uccideva bambini
    Nuove inquietanti rivelazioni sui presunti “safari umani” nei Balcani: viaggi organizzati per italiani facoltosi che sparavano contro civili a Sarajevo.

    C'era anche un premio per chi uccideva a Sarajevo: un bossolo con un fiocco colorato. Blu se la vittima era un bambino, rosa se era una bambina. È uno dei dettagli più agghiaccianti emersi su quelli che venivano chiamati “safari umani” durante la guerra nei Balcani: viaggi organizzati per permettere a facoltosi italiani di sparare contro civili sotto assedio. La ricostruzione de Il Giorno è emersa a margine della presentazione del libro "I cecchini del weekend" di Ezio Gavazzeni e restituisce uno scenario disturbante e ancora oggi oggetto di indagine.

    NUOVE RIVELAZIONI
    Sarajevo, ai "cecchini del weekend" bossoli blu per chi uccideva i bambini e rosa per le bambine
    Inquietanti le rivelazioni del giornalista che per primo ha denunciato il "safari nei Balcani": "A organizzarli una società di security milanese, tra i partecipanti un imprenditore che si vede ancora ogni tanto in tv"


    Il presunto cecchino di Sarajevo ai pm: "Mai stato in Bosnia"

    "Cecchini del weekend" a Sarajevo: c'è un indagato per omicidio
    A parlare è "il francese" A raccontare tutto ciò è una fonte nota come "il francese", ex membro dell'organizzazione dietro le quinte dei viaggi criminali. Trasferte che avrebbero generato "una montagna di soldi" in contanti, perché le tariffe erano altissime. Secondo quanto emerge, negli anni ’90 una non meglio precisata società di security milanese, con legami internazionali, avrebbe organizzato questi viaggi clandestini verso la Bosnia. Clienti ricchi, talvolta anche noti, pagavano cifre altissime per partecipare a spedizioni armate accanto alle milizie serbo-bosniache durante l’assedio di Sarajevo. Il motivo? Combattere la noia, cercare adrenalina, esattamente come se fosse una qualsiasi battuta di caccia. In cambio, oltre all’esperienza criminale, ricevevano un "ricordo": un bossolo con un fiocco colorato per indicare il tipo di bersaglio colpito. Il sistema prevedeva codici precisi: blu o rosa per bambini e bambine, rosso per uomini, giallo per donne, con ulteriori combinazioni per militari (rosso e verde se uomo e giallo e verde se donna) o anziani (nero e azzurro se uomo e nero e rosa se donna). Un linguaggio simbolico che trasformava l’orrore in una sorta di macabro gioco.
    I viaggi, i contatti e i sospetti Dietro l’organizzazione, secondo le testimonianze, ci sarebbe stata una rete articolata con agganci tra Milano, l’estero e ambienti della criminalità balcanica e russa. I partecipanti partivano dall’Italia, talvolta camuffati da missioni umanitarie, utilizzando veicoli con simboli riconducibili alla Croce Rossa per attraversare i confini. Le operazioni avrebbero fruttato ingenti somme di denaro, in parte destinate anche a gruppi armati locali. Tra i racconti, anche quello di un imprenditore molto noto che, si scrive, "a volte si vede ancora in televisione e che in sei ore spese in obiettivi 280 milioni di lire, più tutte le altre spese". L’inchiesta, oggi al vaglio della Procura di Milano, ha già portato all’iscrizione di alcuni indagati per omicidio volontario, mentre continuano gli accertamenti su altri possibili coinvolti e sulle ramificazioni italiane dell’organizzazione.
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    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/sarajevo-safari-umani-cecchini-nuove-rivelazioni_110083516-202602k.shtml
    FATE I NOMI DI QUESTI BASTARDI ASSASSINI e DATEGLI L'ERGASTOLO. Sarajevo, i “cecchini del weekend” e i bossoli colorati: premi per chi uccideva bambini Nuove inquietanti rivelazioni sui presunti “safari umani” nei Balcani: viaggi organizzati per italiani facoltosi che sparavano contro civili a Sarajevo. C'era anche un premio per chi uccideva a Sarajevo: un bossolo con un fiocco colorato. Blu se la vittima era un bambino, rosa se era una bambina. È uno dei dettagli più agghiaccianti emersi su quelli che venivano chiamati “safari umani” durante la guerra nei Balcani: viaggi organizzati per permettere a facoltosi italiani di sparare contro civili sotto assedio. La ricostruzione de Il Giorno è emersa a margine della presentazione del libro "I cecchini del weekend" di Ezio Gavazzeni e restituisce uno scenario disturbante e ancora oggi oggetto di indagine. NUOVE RIVELAZIONI Sarajevo, ai "cecchini del weekend" bossoli blu per chi uccideva i bambini e rosa per le bambine Inquietanti le rivelazioni del giornalista che per primo ha denunciato il "safari nei Balcani": "A organizzarli una società di security milanese, tra i partecipanti un imprenditore che si vede ancora ogni tanto in tv" Il presunto cecchino di Sarajevo ai pm: "Mai stato in Bosnia" "Cecchini del weekend" a Sarajevo: c'è un indagato per omicidio A parlare è "il francese" A raccontare tutto ciò è una fonte nota come "il francese", ex membro dell'organizzazione dietro le quinte dei viaggi criminali. Trasferte che avrebbero generato "una montagna di soldi" in contanti, perché le tariffe erano altissime. Secondo quanto emerge, negli anni ’90 una non meglio precisata società di security milanese, con legami internazionali, avrebbe organizzato questi viaggi clandestini verso la Bosnia. Clienti ricchi, talvolta anche noti, pagavano cifre altissime per partecipare a spedizioni armate accanto alle milizie serbo-bosniache durante l’assedio di Sarajevo. Il motivo? Combattere la noia, cercare adrenalina, esattamente come se fosse una qualsiasi battuta di caccia. In cambio, oltre all’esperienza criminale, ricevevano un "ricordo": un bossolo con un fiocco colorato per indicare il tipo di bersaglio colpito. Il sistema prevedeva codici precisi: blu o rosa per bambini e bambine, rosso per uomini, giallo per donne, con ulteriori combinazioni per militari (rosso e verde se uomo e giallo e verde se donna) o anziani (nero e azzurro se uomo e nero e rosa se donna). Un linguaggio simbolico che trasformava l’orrore in una sorta di macabro gioco. I viaggi, i contatti e i sospetti Dietro l’organizzazione, secondo le testimonianze, ci sarebbe stata una rete articolata con agganci tra Milano, l’estero e ambienti della criminalità balcanica e russa. I partecipanti partivano dall’Italia, talvolta camuffati da missioni umanitarie, utilizzando veicoli con simboli riconducibili alla Croce Rossa per attraversare i confini. Le operazioni avrebbero fruttato ingenti somme di denaro, in parte destinate anche a gruppi armati locali. Tra i racconti, anche quello di un imprenditore molto noto che, si scrive, "a volte si vede ancora in televisione e che in sei ore spese in obiettivi 280 milioni di lire, più tutte le altre spese". L’inchiesta, oggi al vaglio della Procura di Milano, ha già portato all’iscrizione di alcuni indagati per omicidio volontario, mentre continuano gli accertamenti su altri possibili coinvolti e sulle ramificazioni italiane dell’organizzazione. . https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/sarajevo-safari-umani-cecchini-nuove-rivelazioni_110083516-202602k.shtml
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    Sarajevo, i “cecchini del weekend” e i bossoli colorati: premi per chi uccideva bambini
    Nuove inquietanti rivelazioni sui presunti “safari umani” nei Balcani: viaggi organizzati per italiani facoltosi che sparavano contro civili a Sarajevo.
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  • A​desso hai capito perchè l'America ha attaccato il Venezuela qualche mese fa?
    C’è una narrazione che racconta come se tutto ciò che accade nel mondo sia frutto di coincidenze:

    – gli Stati Uniti si infiltrano in Venezuela per caso;
    – il Venezuela ha enormi risorse di petrolio per caso;
    – l’America finisce a controllare quei giacimenti per caso;
    – l’Iran blocca rotte e risponde con colpi di scena per caso;
    – Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran a fine febbraio sempre per caso.

    E la narrativa ufficiale ci dice che tutto questo è una coincidenza storica.
    Ma fermiamoci un attimo e guardiamo i fatti reali.

    All’alba del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare contro il Venezuela. Era un’operazione da tempo in preparazione, con centinaia di assetti e forze speciali coinvolte. L’obiettivo dichiarato? Catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e trasferirli negli USA, accusati di narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi.

    Quella notte, esplosioni hanno scosso Caracas e diverse basi militari venezuelane, mentre le forze statunitensi hanno portato via il leader venezuelano insieme alla sua compagna, ora detenuti a New York in attesa di processo.

    Non è stato un semplice raid: è stata un’operazione di regime change con trasporto forzato del capo di Stato.

    Come sappiamo da anni, il Venezuela siede su alcuni dei giacimenti petroliferi più vasti del pianeta. Ma non è solo geologia: è potere.

    Negli ultimi mesi prima dell’attacco, gli USA avevano già iniziato:
    – sequestri di petroliere venezuelane sospettate di aggirare sanzioni;
    – blocco navale per fermare le esportazioni di greggio;
    – pressione diplomatica e sanzioni crescenti.

    Tutto preparava il terreno per l’assalto definitivo del 3 gennaio: un passo dopo l’altro, calcolato, pianificato, e non certo casuale.

    Da parte sua, l’Iran non è rimasto in silenzio. Dopo mesi di tensioni crescenti con Washington, e con la situazione globale più instabile che mai, alla fine di febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno coordinato un attacco militare contro obiettivi iraniani. Secondo i resoconti più recenti, il raid di fine febbraio ha colpito dirigenti e infrastrutture strategiche di Teheran, tra cui la figura di spicco della leadership iraniana, dando il via a una nuova fase di conflitto e ritorsioni.

    È significativo che questo attacco sia avvenuto subito dopo che gli Stati Uniti avevano consolidato il controllo su enormi risorse energetiche in Venezuela — risorse che possono dare potere e leva economica in un eventuale confronto con Teheran.

    La reazione dell’Iran è stata netta e strategica: blocco di traffico marittimo in aree chiave, attacchi a rotte petrolifere, e una serie di contrattacchi che hanno ulteriormente innalzato i costi geopolitici dell’energia globale. Non è stato un gesto emotivo o improvvisato, ma una risposta ponderata alla pressione militare e alle minacce.

    Dietro queste grandi mosse non c’è caos.
    Non ci sono “accidenti storici” isolati.
    Non esiste un piano basato su coincidenze.

    Ci sono:

    pianificazioni di mesi;

    preparazioni di anni;

    esperti geopolitici che leggono scenari;

    strateghi energetici che sanno che controllare il petrolio significa avere potere politico;

    think tank che simulano ogni possibile reazione avversaria.

    Ci sono uomini e donne seduti in stanze con mappe gigantesche e calcoli che nessuno vede, decidendo come usare il potere per influenzare il mondo.

    E mentre la gente continua a dire “tutto è per caso”, la realtà è che ogni capa di petrolio, ogni attacco, ogni mossa militare è già stata pensata, calcolata e prevista.

    Questa volta non si tratta di destino, né di coincidenza storica.
    È strategia, è potere, e gli scenari sono stati studiati in anticipo.
    Chi pensa che sia tutto un caso… non sta guardando la partita reale.

    ​e tu cosa pensi? è tutto per caso?

    ​forse essere pronti a quanto sta succedendo nel mondo non è poi una cosa così folle...
    A​desso hai capito perchè l'America ha attaccato il Venezuela qualche mese fa? C’è una narrazione che racconta come se tutto ciò che accade nel mondo sia frutto di coincidenze: – gli Stati Uniti si infiltrano in Venezuela per caso; – il Venezuela ha enormi risorse di petrolio per caso; – l’America finisce a controllare quei giacimenti per caso; – l’Iran blocca rotte e risponde con colpi di scena per caso; – Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran a fine febbraio sempre per caso. E la narrativa ufficiale ci dice che tutto questo è una coincidenza storica. Ma fermiamoci un attimo e guardiamo i fatti reali. All’alba del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare contro il Venezuela. Era un’operazione da tempo in preparazione, con centinaia di assetti e forze speciali coinvolte. L’obiettivo dichiarato? Catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e trasferirli negli USA, accusati di narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi. Quella notte, esplosioni hanno scosso Caracas e diverse basi militari venezuelane, mentre le forze statunitensi hanno portato via il leader venezuelano insieme alla sua compagna, ora detenuti a New York in attesa di processo. Non è stato un semplice raid: è stata un’operazione di regime change con trasporto forzato del capo di Stato. Come sappiamo da anni, il Venezuela siede su alcuni dei giacimenti petroliferi più vasti del pianeta. Ma non è solo geologia: è potere. Negli ultimi mesi prima dell’attacco, gli USA avevano già iniziato: – sequestri di petroliere venezuelane sospettate di aggirare sanzioni; – blocco navale per fermare le esportazioni di greggio; – pressione diplomatica e sanzioni crescenti. Tutto preparava il terreno per l’assalto definitivo del 3 gennaio: un passo dopo l’altro, calcolato, pianificato, e non certo casuale. Da parte sua, l’Iran non è rimasto in silenzio. Dopo mesi di tensioni crescenti con Washington, e con la situazione globale più instabile che mai, alla fine di febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno coordinato un attacco militare contro obiettivi iraniani. Secondo i resoconti più recenti, il raid di fine febbraio ha colpito dirigenti e infrastrutture strategiche di Teheran, tra cui la figura di spicco della leadership iraniana, dando il via a una nuova fase di conflitto e ritorsioni. È significativo che questo attacco sia avvenuto subito dopo che gli Stati Uniti avevano consolidato il controllo su enormi risorse energetiche in Venezuela — risorse che possono dare potere e leva economica in un eventuale confronto con Teheran. La reazione dell’Iran è stata netta e strategica: blocco di traffico marittimo in aree chiave, attacchi a rotte petrolifere, e una serie di contrattacchi che hanno ulteriormente innalzato i costi geopolitici dell’energia globale. Non è stato un gesto emotivo o improvvisato, ma una risposta ponderata alla pressione militare e alle minacce. Dietro queste grandi mosse non c’è caos. Non ci sono “accidenti storici” isolati. Non esiste un piano basato su coincidenze. Ci sono: pianificazioni di mesi; preparazioni di anni; esperti geopolitici che leggono scenari; strateghi energetici che sanno che controllare il petrolio significa avere potere politico; think tank che simulano ogni possibile reazione avversaria. Ci sono uomini e donne seduti in stanze con mappe gigantesche e calcoli che nessuno vede, decidendo come usare il potere per influenzare il mondo. E mentre la gente continua a dire “tutto è per caso”, la realtà è che ogni capa di petrolio, ogni attacco, ogni mossa militare è già stata pensata, calcolata e prevista. Questa volta non si tratta di destino, né di coincidenza storica. È strategia, è potere, e gli scenari sono stati studiati in anticipo. Chi pensa che sia tutto un caso… non sta guardando la partita reale. ​e tu cosa pensi? è tutto per caso? ​forse essere pronti a quanto sta succedendo nel mondo non è poi una cosa così folle...
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  • Due donne in Sudan hanno ricevuto una condanna a morte per lapidazione, dopo un processo senza avvocati.

    Ora stanno ricorrendo in appello e noi possiamo aiutare ad annullare la sentenza.

    In passato abbiamo bloccato una sentenza simile grazie a un milione di firme. Puoi firmare e far girare questa petizione?
    Ci vuole solo un minuto *CLICCA PER FIRMARE CON WHATSAPP*:
    https://secure.avaaz.org/campaign/it/stoning_in_sudan_loc_al/?whatsapp​
    Due donne in Sudan hanno ricevuto una condanna a morte per lapidazione, dopo un processo senza avvocati. Ora stanno ricorrendo in appello e noi possiamo aiutare ad annullare la sentenza. In passato abbiamo bloccato una sentenza simile grazie a un milione di firme. Puoi firmare e far girare questa petizione? Ci vuole solo un minuto ↗️ *CLICCA PER FIRMARE CON WHATSAPP*: https://secure.avaaz.org/campaign/it/stoning_in_sudan_loc_al/?whatsapp​
    SECURE.AVAAZ.ORG
    Due madri rischiano la morte per lapidazione.
    Processo farsa. Confessioni estorte. E una condanna di morte per lapidazione! In un caso simile precedente, un milione di firme hanno fatto annullare la sentenza. Firma ora e facciamolo di nuovo!
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  • «In Iran una situazione tragica, migliaia di morti e nessuno si interessa» - 13 Feb 2026

    di Emanuele Paccher
    Il racconto di uno studente iraniano che ora vive in Trentino: «Ho perso due amici, la mia famiglia è ancora lì»

    Dal 28 dicembre 2025 in Iran sono scoppiate le proteste contro il regime della Repubblica Islamica, guidato dalla guida suprema Ali Khamenei. Le manifestazioni nelle piazze, cominciate per motivi economici – inflazione dei prezzi, svalutazione della moneta, crisi economica –, sono ben presto esplose e tramutate in motivi politici. Ciò che gran parte della popolazione sogna, infatti, è un cambio di regime. Le manifestazioni pacifiche hanno, però, avuto vita breve: dopo aver bloccato l’accesso a internet e ai servizi telefonici, tra l’8 e il 9 gennaio 2026 il regime iraniano ha compiuto un vero e proprio massacro verso i propri cittadini. Le stime sono discordanti, ma variano dalle tremila persone uccise (come dichiarato da Teheran) a più di trentamila. Anche il numero dei feriti non è certo, ma sembra attestarsi tra i 300.000 e i 360.000. Molti di questi sarebbero stati accecati dalle forze di sicurezza. Le reazioni globali non sono mancate. Di recente l’Unione Europea, per il tramite del Consiglio Affari Esteri, ha inserito il Corpo delle Guardie della rivoluzione iraniana (i cosiddetti Pasdaran) nella lista dei terroristi. Ancora più forte è stata la reazione degli Stati Uniti. A parole il presidente Donald Trump ha minacciato a più riprese un intervento armato, nei fatti ha aumentato – e in modo notevole – la presenza militare statunitense nella regione. La popolazione iraniana come sta vivendo tutto questo? Com’è visto realmente il regime di Khamenei? Queste domande le abbiamo poste a un giovane studente iraniano attualmente in Trentino, che per motivi di sicurezza teniamo anonimo. Per agevolare la lettura, lo chiameremo Ali Mohammadi. La visione del giovane iraniano è netta: non può esistere un futuro di libertà finché la Repubblica Islamica rimarrà al potere. E un cambio di regime, purtroppo, non può prescindere da un intervento armato straniero. Per questo, la popolazione iraniana sta aspettando, con speranza, l’intervento degli Stati Uniti d’America.

    Ali Mohammadi, può dirci quali sono i suoi legami con l’Iran?

    «Sono nato in Iran e lì ci sono rimasto finché sono giunto in Italia per studiare. Attualmente in Iran ho entrambi i genitori, precisamente nella città di Tabriz, mentre mia sorella si trova a Teheran. Ora che la connessione internet è tornata, seppure in modo non stabile, ci sentiamo tutti i giorni. In Iran tutti i social più noti, come Instagram, YouTube, Twitter sono inaccessibili. Per connetterci è necessario utilizzare la Vpn, impostando un indirizzo IP da un Paese europeo o dagli Stati Uniti».

    Com’è visto il regime di Khamenei dalla popolazione iraniana?

    «Premetto che, secondo me, il regime della Repubblica Islamica non è da considerare legittimo e neppure iraniano. Perché gli iraniani che uccidono la loro stessa gente non sono considerabili iraniani. È come se, in Italia, Giorgia Meloni facesse uccidere 50.000 italiani in due giorni. La considerereste la legittima rappresentante degli italiani? No, la considerereste come un animale. Io, come tutti gli iraniani, siamo sconcertati da ciò che ha posto in essere il regime della Repubblica Islamica. Le proteste delle persone erano pacifiche e sono state soppresse con il sangue. La mia percezione è che più del 90% della popolazione vorrebbe un cambiamento radicale nel Paese. Nella Repubblica attuale le votazioni sono quasi una mera formalità, perché chi comanda è il leader supremo, non eleggibile dalla popolazione».

    La risposta del regime alle proteste è stata disumana. Oltre ai morti e ai feriti, numerose persone sono detenute illegalmente. Com’è la situazione da questo punto di vista?

    «La situazione è tragica. Molte persone sono detenute e sottoposte a torture. Anche per i morti non c’è pace: il governo chiede denaro alle famiglie per poter riavere i corpi indietro. Stanno vendendo i corpi chiedendo oltretutto alle famiglie di dichiarare che erano dei sostenitori del governo. Ti ricattano: se vuoi riavere il corpo indietro, paga e dichiara questo. Poi molti corpi vengono restituiti mutilati. Alle donne viene estratto l’utero per non lasciare traccia delle violenze a cui sono state sottoposte».

    Come pensa che potrebbero cambiare le cose?

    «L’unico scenario possibile per sovvertire la Repubblica Islamica è un intervento militare dall’esterno. So che questo può suonare come strano, perché chi è che vorrebbe una guerra nel proprio Paese? Ma la triste realtà è che non c’è altra soluzione. Un intervento militare esterno ci aiuterebbe moltissimo, perché cambiare il regime da soli, dall’interno, è quasi impossibile. Pensiamo al 1945, alla Germania soggiogata da Hitler: la popolazione come avrebbe potuto liberarsi del proprio dittatore senza un aiuto esterno? Era difficilissimo. E onestamente non ci sono differenze tra Hitler e la Repubblica Islamica. Anzi, per me la Repubblica Islamica è molto peggiore: Hitler non uccideva i tedeschi con questa intensità».

    Pensa che un intervento militare degli Stati Uniti, magari coordinato con Israele, sarebbe accolto favorevolmente dalla popolazione?

    «Sì, le persone lo stanno sperando, anche se tutti gli iraniani sanno che né Trump né Netanyahu si interessano davvero delle persone che sono state uccise. Ciò di cui si interessano è del petrolio iraniano, del fatto che la Repubblica Islamica non si doti di armi nucleari e di missili balistici, della possibilità di eliminare i proxy della Repubblica Islamica in giro per il mondo. Ma noi, come iraniani, non abbiamo bisogno né di missili, né di armi nucleari, né di terroristi. Il nostro Paese è molto ricco: potremmo utilizzare le nostre risorse per costruire scuole, industrie. Armi nucleari, missili, terroristi: sono tutte cose che originano dall’ideologia malata della Repubblica Islamica. Per questo, gli iraniani sperano in un intervento congiunto di Stati Uniti e Israele. Se accadrà, le persone torneranno nelle piazze per ottenere il cambio di regime».

    Ha perso degli amici in queste proteste?

    «Purtroppo sì. Due miei amici iraniani che studiavano in Italia, uno all’Università di Bologna e un altro all’università di Messina, sono tornati in Iran per fare visita alle loro famiglie. In quei giorni sono scoppiate le proteste. Hanno deciso di scendere in piazza per la libertà del loro Paese. In risposta, gli hanno sparato nel petto».

    Qualcuno nelle piazze inneggiava al ritorno dello Shah, sperando in una transizione di potere guidata dal principe Reza Pahlavi, figlio di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah iraniano. Lo vede come uno scenario auspicabile?

    Personalmente è ciò che spero per il mio Paese. È vero che con lo Shah non c’era una democrazia, che anche con Mohammad Reza Pahlavi il Paese era autocratico, ma la Repubblica Islamica si pone su un livello totalmente differente. Attualmente in Iran sono presenti due corpi militari: quello ordinario, che è debole, e quello della Repubblica Islamica, ossia il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Quest’ultimo corpo è pensato unicamente per proteggere l’islam radicale. In questo scenario, la speranza di tanti iraniani è di ottenere una transizione del potere attraverso la guida dello Shah Reza Pahlavi. Il suo piano è quello di far votare la popolazione su diversi punti: per la monarchia o la repubblica, per il Parlamento, per la Costituzione».

    Com’è vista la situazione dell’intero Medio Oriente dalla prospettiva della popolazione iraniana?

    «Prendiamo come esempio il 7 ottobre 2023: cos’è successo? È accaduto che la Repubblica Islamica ha addestrato le persone di Hamas che hanno commesso il massacro. Se ciò non fosse accaduto, non sarebbe avvenuto tutto ciò che è accaduto a Gaza. La responsabilità principale è della Repubblica Islamica, che è un vero cancro non soltanto per l’Iran, non soltanto per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo. Attualmente i proxy del regime iraniano sono diffusi: gli Houthi in Yemen, Hashd al-Shaabi in Iraq, Hamas in Palestina. Se riuscissimo a eradicare la Repubblica Islamica, il Medio Oriente potrebbe veramente svoltare pagina».

    Pensa che l’Italia e l’Unione europea intera stiano facendo abbastanza per l’Iran?

    «L’aver inserito il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista dei terroristi è stata sicuramente una cosa positiva. Ciò che auspico è che l’Italia recida tutte le relazioni con la Repubblica Islamica. In questo altri Paesi europei si sono mossi con più tempismo, mentre Giorgia Meloni sta attendendo».

    E il resto del mondo come sta reagendo?

    «L’Iran, rispetto a ciò che è avvenuto a Gaza, non ha ricevuto quasi nessun supporto dal mondo e dall’Onu. Non voglio degradare ciò che è accaduto a Gaza: prego per loro tutti i giorni. Ciò che voglio dire è che in due settimane la Repubblica Islamica ha ucciso più persone di quelle morte a Gaza in due anni. Questa carenza di attenzione internazionale è dovuta principalmente al fatto che le persone odiano Trump e Israele. A rimetterci, però, sono gli iraniani”.

    Source: https://www.iltquotidiano.it/articoli/in-iran-una-situazione-tragica-migliaia-di-morti-e-nessuno-si-interessa/
    «In Iran una situazione tragica, migliaia di morti e nessuno si interessa» - 13 Feb 2026 di Emanuele Paccher Il racconto di uno studente iraniano che ora vive in Trentino: «Ho perso due amici, la mia famiglia è ancora lì» Dal 28 dicembre 2025 in Iran sono scoppiate le proteste contro il regime della Repubblica Islamica, guidato dalla guida suprema Ali Khamenei. Le manifestazioni nelle piazze, cominciate per motivi economici – inflazione dei prezzi, svalutazione della moneta, crisi economica –, sono ben presto esplose e tramutate in motivi politici. Ciò che gran parte della popolazione sogna, infatti, è un cambio di regime. Le manifestazioni pacifiche hanno, però, avuto vita breve: dopo aver bloccato l’accesso a internet e ai servizi telefonici, tra l’8 e il 9 gennaio 2026 il regime iraniano ha compiuto un vero e proprio massacro verso i propri cittadini. Le stime sono discordanti, ma variano dalle tremila persone uccise (come dichiarato da Teheran) a più di trentamila. Anche il numero dei feriti non è certo, ma sembra attestarsi tra i 300.000 e i 360.000. Molti di questi sarebbero stati accecati dalle forze di sicurezza. Le reazioni globali non sono mancate. Di recente l’Unione Europea, per il tramite del Consiglio Affari Esteri, ha inserito il Corpo delle Guardie della rivoluzione iraniana (i cosiddetti Pasdaran) nella lista dei terroristi. Ancora più forte è stata la reazione degli Stati Uniti. A parole il presidente Donald Trump ha minacciato a più riprese un intervento armato, nei fatti ha aumentato – e in modo notevole – la presenza militare statunitense nella regione. La popolazione iraniana come sta vivendo tutto questo? Com’è visto realmente il regime di Khamenei? Queste domande le abbiamo poste a un giovane studente iraniano attualmente in Trentino, che per motivi di sicurezza teniamo anonimo. Per agevolare la lettura, lo chiameremo Ali Mohammadi. La visione del giovane iraniano è netta: non può esistere un futuro di libertà finché la Repubblica Islamica rimarrà al potere. E un cambio di regime, purtroppo, non può prescindere da un intervento armato straniero. Per questo, la popolazione iraniana sta aspettando, con speranza, l’intervento degli Stati Uniti d’America. Ali Mohammadi, può dirci quali sono i suoi legami con l’Iran? «Sono nato in Iran e lì ci sono rimasto finché sono giunto in Italia per studiare. Attualmente in Iran ho entrambi i genitori, precisamente nella città di Tabriz, mentre mia sorella si trova a Teheran. Ora che la connessione internet è tornata, seppure in modo non stabile, ci sentiamo tutti i giorni. In Iran tutti i social più noti, come Instagram, YouTube, Twitter sono inaccessibili. Per connetterci è necessario utilizzare la Vpn, impostando un indirizzo IP da un Paese europeo o dagli Stati Uniti». Com’è visto il regime di Khamenei dalla popolazione iraniana? «Premetto che, secondo me, il regime della Repubblica Islamica non è da considerare legittimo e neppure iraniano. Perché gli iraniani che uccidono la loro stessa gente non sono considerabili iraniani. È come se, in Italia, Giorgia Meloni facesse uccidere 50.000 italiani in due giorni. La considerereste la legittima rappresentante degli italiani? No, la considerereste come un animale. Io, come tutti gli iraniani, siamo sconcertati da ciò che ha posto in essere il regime della Repubblica Islamica. Le proteste delle persone erano pacifiche e sono state soppresse con il sangue. La mia percezione è che più del 90% della popolazione vorrebbe un cambiamento radicale nel Paese. Nella Repubblica attuale le votazioni sono quasi una mera formalità, perché chi comanda è il leader supremo, non eleggibile dalla popolazione». La risposta del regime alle proteste è stata disumana. Oltre ai morti e ai feriti, numerose persone sono detenute illegalmente. Com’è la situazione da questo punto di vista? «La situazione è tragica. Molte persone sono detenute e sottoposte a torture. Anche per i morti non c’è pace: il governo chiede denaro alle famiglie per poter riavere i corpi indietro. Stanno vendendo i corpi chiedendo oltretutto alle famiglie di dichiarare che erano dei sostenitori del governo. Ti ricattano: se vuoi riavere il corpo indietro, paga e dichiara questo. Poi molti corpi vengono restituiti mutilati. Alle donne viene estratto l’utero per non lasciare traccia delle violenze a cui sono state sottoposte». Come pensa che potrebbero cambiare le cose? «L’unico scenario possibile per sovvertire la Repubblica Islamica è un intervento militare dall’esterno. So che questo può suonare come strano, perché chi è che vorrebbe una guerra nel proprio Paese? Ma la triste realtà è che non c’è altra soluzione. Un intervento militare esterno ci aiuterebbe moltissimo, perché cambiare il regime da soli, dall’interno, è quasi impossibile. Pensiamo al 1945, alla Germania soggiogata da Hitler: la popolazione come avrebbe potuto liberarsi del proprio dittatore senza un aiuto esterno? Era difficilissimo. E onestamente non ci sono differenze tra Hitler e la Repubblica Islamica. Anzi, per me la Repubblica Islamica è molto peggiore: Hitler non uccideva i tedeschi con questa intensità». Pensa che un intervento militare degli Stati Uniti, magari coordinato con Israele, sarebbe accolto favorevolmente dalla popolazione? «Sì, le persone lo stanno sperando, anche se tutti gli iraniani sanno che né Trump né Netanyahu si interessano davvero delle persone che sono state uccise. Ciò di cui si interessano è del petrolio iraniano, del fatto che la Repubblica Islamica non si doti di armi nucleari e di missili balistici, della possibilità di eliminare i proxy della Repubblica Islamica in giro per il mondo. Ma noi, come iraniani, non abbiamo bisogno né di missili, né di armi nucleari, né di terroristi. Il nostro Paese è molto ricco: potremmo utilizzare le nostre risorse per costruire scuole, industrie. Armi nucleari, missili, terroristi: sono tutte cose che originano dall’ideologia malata della Repubblica Islamica. Per questo, gli iraniani sperano in un intervento congiunto di Stati Uniti e Israele. Se accadrà, le persone torneranno nelle piazze per ottenere il cambio di regime». Ha perso degli amici in queste proteste? «Purtroppo sì. Due miei amici iraniani che studiavano in Italia, uno all’Università di Bologna e un altro all’università di Messina, sono tornati in Iran per fare visita alle loro famiglie. In quei giorni sono scoppiate le proteste. Hanno deciso di scendere in piazza per la libertà del loro Paese. In risposta, gli hanno sparato nel petto». Qualcuno nelle piazze inneggiava al ritorno dello Shah, sperando in una transizione di potere guidata dal principe Reza Pahlavi, figlio di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah iraniano. Lo vede come uno scenario auspicabile? Personalmente è ciò che spero per il mio Paese. È vero che con lo Shah non c’era una democrazia, che anche con Mohammad Reza Pahlavi il Paese era autocratico, ma la Repubblica Islamica si pone su un livello totalmente differente. Attualmente in Iran sono presenti due corpi militari: quello ordinario, che è debole, e quello della Repubblica Islamica, ossia il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Quest’ultimo corpo è pensato unicamente per proteggere l’islam radicale. In questo scenario, la speranza di tanti iraniani è di ottenere una transizione del potere attraverso la guida dello Shah Reza Pahlavi. Il suo piano è quello di far votare la popolazione su diversi punti: per la monarchia o la repubblica, per il Parlamento, per la Costituzione». Com’è vista la situazione dell’intero Medio Oriente dalla prospettiva della popolazione iraniana? «Prendiamo come esempio il 7 ottobre 2023: cos’è successo? È accaduto che la Repubblica Islamica ha addestrato le persone di Hamas che hanno commesso il massacro. Se ciò non fosse accaduto, non sarebbe avvenuto tutto ciò che è accaduto a Gaza. La responsabilità principale è della Repubblica Islamica, che è un vero cancro non soltanto per l’Iran, non soltanto per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo. Attualmente i proxy del regime iraniano sono diffusi: gli Houthi in Yemen, Hashd al-Shaabi in Iraq, Hamas in Palestina. Se riuscissimo a eradicare la Repubblica Islamica, il Medio Oriente potrebbe veramente svoltare pagina». Pensa che l’Italia e l’Unione europea intera stiano facendo abbastanza per l’Iran? «L’aver inserito il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista dei terroristi è stata sicuramente una cosa positiva. Ciò che auspico è che l’Italia recida tutte le relazioni con la Repubblica Islamica. In questo altri Paesi europei si sono mossi con più tempismo, mentre Giorgia Meloni sta attendendo». E il resto del mondo come sta reagendo? «L’Iran, rispetto a ciò che è avvenuto a Gaza, non ha ricevuto quasi nessun supporto dal mondo e dall’Onu. Non voglio degradare ciò che è accaduto a Gaza: prego per loro tutti i giorni. Ciò che voglio dire è che in due settimane la Repubblica Islamica ha ucciso più persone di quelle morte a Gaza in due anni. Questa carenza di attenzione internazionale è dovuta principalmente al fatto che le persone odiano Trump e Israele. A rimetterci, però, sono gli iraniani”. Source: https://www.iltquotidiano.it/articoli/in-iran-una-situazione-tragica-migliaia-di-morti-e-nessuno-si-interessa/
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