• Dalla vaccinazione con Astrazeneca alla perdita della vista, svolta nel caso di un docente casertano
    Accertata all’unanimità la correlazione tra la somministrazione del vaccino anti-Covid e una trombosi retinica: riconosciuta menomazione permanente e accesso ai benefici della Legge 210/92...
    https://www.casertanews.it/cronaca/trombosi-occhio-astrazeneca-docente-casertano.html
    Dalla vaccinazione con Astrazeneca alla perdita della vista, svolta nel caso di un docente casertano Accertata all’unanimità la correlazione tra la somministrazione del vaccino anti-Covid e una trombosi retinica: riconosciuta menomazione permanente e accesso ai benefici della Legge 210/92... https://www.casertanews.it/cronaca/trombosi-occhio-astrazeneca-docente-casertano.html
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    Dalla vaccinazione con Astrazeneca alla perdita della vista, svolta nel caso di un docente casertano
    Accertata all’unanimità la correlazione tra la somministrazione del vaccino anti-Covid e una trombosi retinica: riconosciuta menomazione permanente e accesso ai benefici della Legge 210/92
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  • Mercato dell'astaxantina: la crescente domanda di antiossidanti naturali, l'espansione delle applicazioni nutraceutiche e la crescita nel settore dell'acquacoltura trainano l'espansione

    Il mercato dell'astaxantina sta registrando una solida crescita, trainata dalla crescente domanda di antiossidanti naturali, dalla maggiore attenzione dei consumatori verso la salute preventiva e dall'espansione delle applicazioni nei settori della nutraceutica, della cosmetica e dell'acquacoltura. L'astaxantina, un potente carotenoide derivato principalmente da microalghe e fonti marine, è ampiamente riconosciuta per le sue spiccate proprietà antiossidanti e per i benefici che apporta alla salute.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato dell'astaxantina – https://www.skyquestt.com/report/astaxanthin-market
    Mercato dell'astaxantina: la crescente domanda di antiossidanti naturali, l'espansione delle applicazioni nutraceutiche e la crescita nel settore dell'acquacoltura trainano l'espansione Il mercato dell'astaxantina sta registrando una solida crescita, trainata dalla crescente domanda di antiossidanti naturali, dalla maggiore attenzione dei consumatori verso la salute preventiva e dall'espansione delle applicazioni nei settori della nutraceutica, della cosmetica e dell'acquacoltura. L'astaxantina, un potente carotenoide derivato principalmente da microalghe e fonti marine, è ampiamente riconosciuta per le sue spiccate proprietà antiossidanti e per i benefici che apporta alla salute. Leggi oggi stesso il report sul mercato dell'astaxantina – https://www.skyquestt.com/report/astaxanthin-market
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    Astaxanthin Market Size & Share | Growth Report [2033]
    Astaxanthin Market report shows $4.4 billion in 2025, rising to $9.86 billion in 2033 at CAGR 10.6%. Get Free Sample Report!
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  • www.corriere.it
    «Io, professore, vi racconto come due decenni di smartphone hanno trasformato i ragazzi. In peggio»
    Nella mia esperienza di insegnante, ho visto con i miei occhi gli effetti che i cellulari e i social hanno avuto sui ragazzi. E' una mutazione antropologica. Bisogna agire ora | Alessandro D'Avenia

    D'Avenia: «Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori»

    «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese».

    Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25, prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento). Una costellazione di gruppi o soggetti singoli che promuovono e compiono violenza fine a se stessa, online e offline, usando i minori come vittime o carnefici.

    Attraggono soggetti vulnerabili attraverso piattaforme di gioco e applicazioni di messaggistica, e li spingono all’uso di droghe, alla condivisione di immagini intime, alla produzione di materiale pedopornografico, all’incesto e allo stupro, alla tortura di animali, ad autolesionismo, suicidio o omicidio in diretta.

    Abbiamo donato ai bambini il cellulare, ma adesso sappiamo che è come aver dato loro una macchina, dell’alcol, una pistola o della droga, non uno strumento neutro che dipende da come e da chi lo usa, ma uno strumento che ti usa.

    Mi rivolgo adesso ai politici, perché il problema è politico. Che cosa aspettate?

    Nella mia esperienza di insegnante cominciata nel 2000 ho assistito a una mutazione antropologica.

    Lo smartphone ha determinato l’adultizzazione e quindi l’adulterazione dell’infanzia, destrutturando una tappa della crescita con conseguenze di salute per tutta la vita successiva.

    APPROFONDISCI CON IL PODCAST
    Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Ripeto, è come regalare loro le chiavi della macchina o una cassa di vino.

    Ci vuole una rivoluzione dal basso, dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori, di cui purtroppo siamo diventati complici inconsapevoli (che ebbrezza quando abbiamo riempito la scuola di device che adesso dobbiamo vietare...).

    Proprio in questi giorni si è concluso a Los Angeles un procedimento legale in cui per la prima volta i manager di Instagram e YouTube hanno dovuto testimoniare. Un maxi-processo con 1.600 querelanti intentato a Google e Meta, a partire dalla denuncia della ventenne Kaley G.M., che ha cominciato a soffrire di ansia, depressione e pensieri suicidi a causa dell’uso precoce dei social. Il verdetto ha stabilito che le piattaforme che Kaley frequenta da quando era bambina sono colpevoli dei suoi disturbi. Anche TikTok e SnapChat erano stati citati in giudizio ma hanno patteggiato, chiudendo con un accordo privato e un risarcimento non dichiarato.

    La strategia usata dagli avvocati delle vittime è stata quella degli anni ’90 contro l’industria del tabacco che nascondeva le conseguenze del fumo. Le compagnie dovettero risarcire 206 miliardi di dollari e sospendere la pubblicità (ricorderete film come Insider e Thank you for smoking). Allo stesso modo la sentenza del 26 marzo 2026 contro le big-tech è storica: non solo non fanno abbastanza per i minori, ma fanno male.

    Il caso del tredicenne italiano non è diverso: la sua rabbia, invece di essere accolta dalle figure adulte vicine, viene intercettata dagli attori del Nve, come in tanti casi simili avvenuti in giro per il mondo di recente. Si tratta di ragazzini problematici o è un effetto dell’architettura dei social?

    Nel 2017 la 14enne inglese Molly Rose si era uccisa dopo aver assorbito migliaia di immagini di autolesionismo. La fondazione a lei dedicata ha pubblicato di recente una ricerca che mostra come, nonostante i proclami delle piattaforme, non sia cambiato nulla. È stato simulato il profilo TikTok e Instagram di una 15enne depressa: il 95% dei video proposti dall’algoritmo «per te» sono risultati dannosi, il 55% relativi ad autolesionismo e suicidio, il 16% a modi per togliersi la vita.

    Il libro fenomeno globale di Jonathan Haidt, «La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli», che tutti gli educatori dovrebbero leggere (in Italia sta facendo altrettanto Alberto Pellai che, con Barbara Tamborini, ha pubblicato di recente l’ottimo «Esci da quella stanza»), raccoglie le evidenze scientifiche dopo 20 anni di esposizione al cellulare di bambini e adolescenti: dipendenza, frammentazione dell’attenzione, destrutturazione della socialità, perdita del sonno.

    Quattro elementi letali per la crescita, un abuso in piena regola: su soggetti fragili (bambini e adolescenti lo sono per definizione) questi mezzi portano più danni che benefici, è la kryptonite dell’infanzia. Che fare?

    Sull’esempio dell’Australia che ha disattivato i profili degli under 16 e vieta l’iscrizione senza un documento di identità, molti governi stanno legiferando. In Francia, Portogallo, Uk, Danimarca e Spagna sono state approvate leggi simili ma l’iter operativo è ancora in corso. Brasile e Norvegia stanno varando la legge, la Germania la sta discutendo.

    In Italia? Pur essendoci mossi in anticipo con una proposta bipartisan la legge è rimasta in stallo, forse perché un provvedimento del genere non porta consenso, non è gradito alle big-tech o perché siamo impastoiati in un sistema che mette altre cose prima dell’educazione e della salute dei ragazzi.

    Bisogna allora intanto agire dal basso. Per questo partecipo a un progetto, ideato da professionisti di vari ambiti e in rapida espansione, per promuovere l’educazione digitale e preservare la salute dei ragazzi: «I patti digitali». Accordi che, in comunità di diversa entità, vengono stretti da genitori, insegnanti e altre figure educative, per stabilire poche e semplici regole condivise in quella comunità (età giusta per lo smartphone, opportunità delle chat di classe, sia dei genitori che dei ragazzi, modi d’uso del registro elettronico, validità dei compiti online...) e smontare il così fan tutti: «Si sentirebbe fuori dal mondo».

    Se in una comunità sono tutti d’accordo viene meno il senso di inferiorità, la pressione sociale e la scorciatoia comoda per sedare i figli (anche nel XIX secolo si usavano gli oppiacei per calmare i bambini, ma si finiva con l’avvelenarli).

    In questi anni abbiamo riempito le aule di strumenti digitali, convinti che avrebbero rivoluzionato la didattica, salvo scoprire che aiutano l’apprendimento solo in superficie, anzi hanno provocato lo sviluppo della cosiddetta «mente da cavalletta», incapace di attenzione e di tenuta, sempre alla ricerca della ricompensa, e una soglia della noia bassissima (soggetti del tutto manipolabili): bisogna quindi tornare alla scrittura a mano, alla calligrafia, alla lettura ad alta voce, all’ascolto attivo, all’attenzione mirata.

    Non si tratta di vietare (i ragazzi sanno poi come fregarci), ma di dare alternative: nelle comunità che adottano i patti digitali cresce di pari passo la frequentazione di biblioteche, attività sportive e sociali. Possono essere gruppi di genitori, singole scuole o gruppi di scuole, intere comunità cittadine a siglare un patto e ricevere l’aiuto degli esperti, senza appesantire una vita già assai complessa.

    Il 13 aprile prossimo alle 14.30 terremo l’incontro «Educazione e protezione digitale», dal vivo e in collegamento, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati (si potrà seguire la diretta). Ci saranno esponenti della Fondazione dei Patti, testimoni dei Patti già avviati e figure politiche dell’intero arco parlamentare impegnate da tempo nelle proposte di legge per regolamentare l’uso della rete da parte dei minori, cito solo Marco Gui, docente di Sociologia dei media all’Università di Milano-Bicocca, Stefano Vicari, direttore di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, Elena Bozzola, coordinatrice della commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, Stefania Garassini, giornalista e docente universitaria di Content management e Digital Journalism, Anna Scavuzzo, assessore all’Educazione del Comune di Milano, Marianna Madia (Pd), Lavinia Mennuni (FdI), Giulia Pastorella (Azione), Giorgia Latini ed Erika Stefani (Lega), Devis Dori (Verdi, già M5S).

    Chiedo alla premier Meloni che ha una figlia, a cui sicuramente non ha dato né darà a breve un cellulare: varate una legge in questa legislatura. Il manifesto del tredicenne attentatore, evidentemente copia-incollato dai contenuti del gruppo Nlm (No Lives Matter, Nessuna vita conta, che diffonde anche un manuale per l’uso efficace di lame e armi) è un’ottima radiografia del nostro mondo adulto: «Mi sento superiore a tutti i miei coetanei. Mi sento molto più intelligente di loro e indossare un’uniforme dimostra la mia superiorità rispetto ai comuni mortali. Non sono più uno di loro, ho l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni... non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo... Sono stanco di essere un tipo banale, di dover fare sempre le stesse cose».

    Queste parole girate al rovescio nascondono un bisogno profondo: «Guardatemi! Aiutatemi a scoprire che sono unico, a capire le mie emozioni e a non subirle, a conoscere il mondo e gli altri, a sperimentare che la (mia) vita ha senso e vale. Toglietemi il cellulare. Liberatemi! Lasciatemi vivere i miei 13 anni. Voglio vivere!».

    La realtà ci parla attraverso un caso eclatante. Ma questo non è un caso isolato e nemmeno un caso, è la conseguenza di un processo di abuso continuo che avvelena le anime e i corpi dei ragazzi e contro cui non stiamo facendo abbastanza.

    https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/26_marzo_30/che-cosa-aspettate-f446dca0-f52a-4b71-b118-830a462d9xlk_amp.shtml
    www.corriere.it «Io, professore, vi racconto come due decenni di smartphone hanno trasformato i ragazzi. In peggio» Nella mia esperienza di insegnante, ho visto con i miei occhi gli effetti che i cellulari e i social hanno avuto sui ragazzi. E' una mutazione antropologica. Bisogna agire ora | Alessandro D'Avenia D'Avenia: «Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori» «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese». Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25, prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento). Una costellazione di gruppi o soggetti singoli che promuovono e compiono violenza fine a se stessa, online e offline, usando i minori come vittime o carnefici. Attraggono soggetti vulnerabili attraverso piattaforme di gioco e applicazioni di messaggistica, e li spingono all’uso di droghe, alla condivisione di immagini intime, alla produzione di materiale pedopornografico, all’incesto e allo stupro, alla tortura di animali, ad autolesionismo, suicidio o omicidio in diretta. Abbiamo donato ai bambini il cellulare, ma adesso sappiamo che è come aver dato loro una macchina, dell’alcol, una pistola o della droga, non uno strumento neutro che dipende da come e da chi lo usa, ma uno strumento che ti usa. Mi rivolgo adesso ai politici, perché il problema è politico. Che cosa aspettate? Nella mia esperienza di insegnante cominciata nel 2000 ho assistito a una mutazione antropologica. Lo smartphone ha determinato l’adultizzazione e quindi l’adulterazione dell’infanzia, destrutturando una tappa della crescita con conseguenze di salute per tutta la vita successiva. APPROFONDISCI CON IL PODCAST Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Ripeto, è come regalare loro le chiavi della macchina o una cassa di vino. Ci vuole una rivoluzione dal basso, dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori, di cui purtroppo siamo diventati complici inconsapevoli (che ebbrezza quando abbiamo riempito la scuola di device che adesso dobbiamo vietare...). Proprio in questi giorni si è concluso a Los Angeles un procedimento legale in cui per la prima volta i manager di Instagram e YouTube hanno dovuto testimoniare. Un maxi-processo con 1.600 querelanti intentato a Google e Meta, a partire dalla denuncia della ventenne Kaley G.M., che ha cominciato a soffrire di ansia, depressione e pensieri suicidi a causa dell’uso precoce dei social. Il verdetto ha stabilito che le piattaforme che Kaley frequenta da quando era bambina sono colpevoli dei suoi disturbi. Anche TikTok e SnapChat erano stati citati in giudizio ma hanno patteggiato, chiudendo con un accordo privato e un risarcimento non dichiarato. La strategia usata dagli avvocati delle vittime è stata quella degli anni ’90 contro l’industria del tabacco che nascondeva le conseguenze del fumo. Le compagnie dovettero risarcire 206 miliardi di dollari e sospendere la pubblicità (ricorderete film come Insider e Thank you for smoking). Allo stesso modo la sentenza del 26 marzo 2026 contro le big-tech è storica: non solo non fanno abbastanza per i minori, ma fanno male. Il caso del tredicenne italiano non è diverso: la sua rabbia, invece di essere accolta dalle figure adulte vicine, viene intercettata dagli attori del Nve, come in tanti casi simili avvenuti in giro per il mondo di recente. Si tratta di ragazzini problematici o è un effetto dell’architettura dei social? Nel 2017 la 14enne inglese Molly Rose si era uccisa dopo aver assorbito migliaia di immagini di autolesionismo. La fondazione a lei dedicata ha pubblicato di recente una ricerca che mostra come, nonostante i proclami delle piattaforme, non sia cambiato nulla. È stato simulato il profilo TikTok e Instagram di una 15enne depressa: il 95% dei video proposti dall’algoritmo «per te» sono risultati dannosi, il 55% relativi ad autolesionismo e suicidio, il 16% a modi per togliersi la vita. Il libro fenomeno globale di Jonathan Haidt, «La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli», che tutti gli educatori dovrebbero leggere (in Italia sta facendo altrettanto Alberto Pellai che, con Barbara Tamborini, ha pubblicato di recente l’ottimo «Esci da quella stanza»), raccoglie le evidenze scientifiche dopo 20 anni di esposizione al cellulare di bambini e adolescenti: dipendenza, frammentazione dell’attenzione, destrutturazione della socialità, perdita del sonno. Quattro elementi letali per la crescita, un abuso in piena regola: su soggetti fragili (bambini e adolescenti lo sono per definizione) questi mezzi portano più danni che benefici, è la kryptonite dell’infanzia. Che fare? Sull’esempio dell’Australia che ha disattivato i profili degli under 16 e vieta l’iscrizione senza un documento di identità, molti governi stanno legiferando. In Francia, Portogallo, Uk, Danimarca e Spagna sono state approvate leggi simili ma l’iter operativo è ancora in corso. Brasile e Norvegia stanno varando la legge, la Germania la sta discutendo. In Italia? Pur essendoci mossi in anticipo con una proposta bipartisan la legge è rimasta in stallo, forse perché un provvedimento del genere non porta consenso, non è gradito alle big-tech o perché siamo impastoiati in un sistema che mette altre cose prima dell’educazione e della salute dei ragazzi. Bisogna allora intanto agire dal basso. Per questo partecipo a un progetto, ideato da professionisti di vari ambiti e in rapida espansione, per promuovere l’educazione digitale e preservare la salute dei ragazzi: «I patti digitali». Accordi che, in comunità di diversa entità, vengono stretti da genitori, insegnanti e altre figure educative, per stabilire poche e semplici regole condivise in quella comunità (età giusta per lo smartphone, opportunità delle chat di classe, sia dei genitori che dei ragazzi, modi d’uso del registro elettronico, validità dei compiti online...) e smontare il così fan tutti: «Si sentirebbe fuori dal mondo». Se in una comunità sono tutti d’accordo viene meno il senso di inferiorità, la pressione sociale e la scorciatoia comoda per sedare i figli (anche nel XIX secolo si usavano gli oppiacei per calmare i bambini, ma si finiva con l’avvelenarli). In questi anni abbiamo riempito le aule di strumenti digitali, convinti che avrebbero rivoluzionato la didattica, salvo scoprire che aiutano l’apprendimento solo in superficie, anzi hanno provocato lo sviluppo della cosiddetta «mente da cavalletta», incapace di attenzione e di tenuta, sempre alla ricerca della ricompensa, e una soglia della noia bassissima (soggetti del tutto manipolabili): bisogna quindi tornare alla scrittura a mano, alla calligrafia, alla lettura ad alta voce, all’ascolto attivo, all’attenzione mirata. Non si tratta di vietare (i ragazzi sanno poi come fregarci), ma di dare alternative: nelle comunità che adottano i patti digitali cresce di pari passo la frequentazione di biblioteche, attività sportive e sociali. Possono essere gruppi di genitori, singole scuole o gruppi di scuole, intere comunità cittadine a siglare un patto e ricevere l’aiuto degli esperti, senza appesantire una vita già assai complessa. Il 13 aprile prossimo alle 14.30 terremo l’incontro «Educazione e protezione digitale», dal vivo e in collegamento, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati (si potrà seguire la diretta). Ci saranno esponenti della Fondazione dei Patti, testimoni dei Patti già avviati e figure politiche dell’intero arco parlamentare impegnate da tempo nelle proposte di legge per regolamentare l’uso della rete da parte dei minori, cito solo Marco Gui, docente di Sociologia dei media all’Università di Milano-Bicocca, Stefano Vicari, direttore di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, Elena Bozzola, coordinatrice della commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, Stefania Garassini, giornalista e docente universitaria di Content management e Digital Journalism, Anna Scavuzzo, assessore all’Educazione del Comune di Milano, Marianna Madia (Pd), Lavinia Mennuni (FdI), Giulia Pastorella (Azione), Giorgia Latini ed Erika Stefani (Lega), Devis Dori (Verdi, già M5S). Chiedo alla premier Meloni che ha una figlia, a cui sicuramente non ha dato né darà a breve un cellulare: varate una legge in questa legislatura. Il manifesto del tredicenne attentatore, evidentemente copia-incollato dai contenuti del gruppo Nlm (No Lives Matter, Nessuna vita conta, che diffonde anche un manuale per l’uso efficace di lame e armi) è un’ottima radiografia del nostro mondo adulto: «Mi sento superiore a tutti i miei coetanei. Mi sento molto più intelligente di loro e indossare un’uniforme dimostra la mia superiorità rispetto ai comuni mortali. Non sono più uno di loro, ho l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni... non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo... Sono stanco di essere un tipo banale, di dover fare sempre le stesse cose». Queste parole girate al rovescio nascondono un bisogno profondo: «Guardatemi! Aiutatemi a scoprire che sono unico, a capire le mie emozioni e a non subirle, a conoscere il mondo e gli altri, a sperimentare che la (mia) vita ha senso e vale. Toglietemi il cellulare. Liberatemi! Lasciatemi vivere i miei 13 anni. Voglio vivere!». La realtà ci parla attraverso un caso eclatante. Ma questo non è un caso isolato e nemmeno un caso, è la conseguenza di un processo di abuso continuo che avvelena le anime e i corpi dei ragazzi e contro cui non stiamo facendo abbastanza. https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/26_marzo_30/che-cosa-aspettate-f446dca0-f52a-4b71-b118-830a462d9xlk_amp.shtml
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  • Mercato delle tisane: fattori trainanti e opportunità emergenti

    Il mercato delle tisane sta registrando una forte crescita, spinto da consumatori che si orientano sempre più verso bevande naturali e attente alla salute. A differenza dei tè tradizionali, le tisane sono prodotte a partire da erbe, fiori, frutti e spezie, offrendo un'ampia varietà di sapori e benefici funzionali. Dalla camomilla alla menta piperita, fino allo zenzero e all'ibisco, le tisane stanno guadagnando popolarità grazie ai loro percepiti benefici per la salute e alla loro natura priva di caffeina.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato delle tisane - https://www.skyquestt.com/report/herbal-tea-market

    #Tisane #MercatoDelTè #SaluteEBenessere #ProdottiNaturali #BevandeFunzionali #IndustriaAlimentare #TendenzeDiMercato #TendenzeDeiConsumatori #ProdottiBiologici #MercatoGlobale
    Mercato delle tisane: fattori trainanti e opportunità emergenti Il mercato delle tisane sta registrando una forte crescita, spinto da consumatori che si orientano sempre più verso bevande naturali e attente alla salute. A differenza dei tè tradizionali, le tisane sono prodotte a partire da erbe, fiori, frutti e spezie, offrendo un'ampia varietà di sapori e benefici funzionali. Dalla camomilla alla menta piperita, fino allo zenzero e all'ibisco, le tisane stanno guadagnando popolarità grazie ai loro percepiti benefici per la salute e alla loro natura priva di caffeina. Leggi oggi stesso il report sul mercato delle tisane - https://www.skyquestt.com/report/herbal-tea-market #Tisane #MercatoDelTè #SaluteEBenessere #ProdottiNaturali #BevandeFunzionali #IndustriaAlimentare #TendenzeDiMercato #TendenzeDeiConsumatori #ProdottiBiologici #MercatoGlobale
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    Herbal Tea Market Insights, Revenue & Opportunities 2033
    The Herbal Tea Market is set to hit USD 6.82 Billion by 2033, growing at 6.4% CAGR, supported by increasing consumer focus on health and natural drinks.
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  • Gluco6 Diabetes Support Supplement

    Gluco6 Diabetes Support Supplement is formulated to assist in managing blood sugar levels safely and naturally. It supports insulin sensitivity and helps prevent sudden glucose spikes. This supplement is beneficial for individuals seeking additional support alongside a healthy diet and lifestyle for better diabetes management.

    Visit Now - https://www.gluco-six.com

    #Gluco6 #DiabetesSupport #BloodSugarCare #HealthyGlucose #NaturalRemedy #WellnessJourney #SugarControl
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  • Nature’s Secret to Stronger Hair: Discover the Best Natural Shampoo for Healthy Locks

    In today’s world, where pollution, stress, and chemical-based products take a toll on our hair, switching to a natural shampoo has become more than just a trend—it’s a necessity. Natural shampoos offer a gentle yet effective way to cleanse your scalp and nourish your hair without exposing it to harsh ingredients like sulfates, parabens, and synthetic fragrances. If you’re searching for the best natural shampoo, understanding what makes one truly beneficial is the first step. Follow this link https://oilinone.com/products/purifying-best-organic-shampoo-in-uae
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    Purifying Shampoo
    A healthy scalp is the foundation of strong, healthy hair. Harsh cleansers can damage the scalp barrier, causing dryness, irritation, dandruff, and increased hair fall. Our purifying shampoo is formulated to cleanse deeply while maintaining scalp balance, making it ideal for daily use in UAE conditions. This organic shampoo blends natural botanicals with clinically proven actives to remove excess oil, dirt, and buildup without over-drying. It is specially designed for those facing hair thinning, dandruff, or scalp discomfort and seeking an effective yet gentle solution. Why This Is One of the Best Organic Shampoos in the UAE • Rosemary & Tea Tree naturally purify the scalp and support healthy hair growth • Salicylic Acid gently exfoliates, unclogs follicles, and reduces dandruff • Piroctone Olamine helps control flakes and maintain scalp health • Hydrolyzed Keratin strengthens hair fibers and improves texture and fullnessA Daily Reset for Scalp & Hair This sulfate-free shampoo works as a daily reset for scalp and hair, lifting impurities while preserving natural oils. Whether you’re looking for the best shampoo for hair fall in the UAE, a natural shampoo, or a reliable purifying shampoo for daily use, this formula delivers visible results. Hair feels cleaner, lighter, stronger, and more resilient with every wash, while the scalp stays fresh and balanced.
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  • Mercato della frutta a guscio: la crescente domanda di snack salutari, alimentazione a base vegetale e prodotti alimentari premium traina la crescita

    Il mercato della frutta a guscio sta registrando una forte crescita, trainata dalla crescente preferenza dei consumatori per opzioni di snacking salutari, dall'aumento della domanda di alimentazione a base vegetale e dalla crescente consapevolezza dei benefici per la salute associati a questi frutti. La frutta a guscio – come mandorle, noci, anacardi, pistacchi e nocciole – è ricca di proteine, grassi salutari, vitamine e antiossidanti, il che la rende una scelta molto apprezzata dai consumatori attenti alla propria salute.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato della frutta a guscio – https://www.skyquestt.com/report/tree-nuts-market
    Mercato della frutta a guscio: la crescente domanda di snack salutari, alimentazione a base vegetale e prodotti alimentari premium traina la crescita Il mercato della frutta a guscio sta registrando una forte crescita, trainata dalla crescente preferenza dei consumatori per opzioni di snacking salutari, dall'aumento della domanda di alimentazione a base vegetale e dalla crescente consapevolezza dei benefici per la salute associati a questi frutti. La frutta a guscio – come mandorle, noci, anacardi, pistacchi e nocciole – è ricca di proteine, grassi salutari, vitamine e antiossidanti, il che la rende una scelta molto apprezzata dai consumatori attenti alla propria salute. Leggi oggi stesso il report sul mercato della frutta a guscio – https://www.skyquestt.com/report/tree-nuts-market
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Tree Nuts Market Size | Share | Growth Report [2033]
    Tree Nuts Market value of $65.69 billion in 2025 will increase to $128.03 billion by 2033, CAGR 8.7%. Get Free Sample Report!
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  • Employee Sabbatical Statistics: Why Extended Leave Is on the Rise

    The concept of sabbaticals is no longer limited to academia. Today, businesses are increasingly exploring extended leave policies as part of their employee benefits strategy. According to Employee Sabbatical Statistics, only 16% of organizations offer sabbaticals, with just 10% providing paid options. Unpaid sabbaticals, however, are more common and serve as an alternative for companies with limited budgets.

    Employee interest in sabbaticals has grown significantly in recent years. Participation rates have nearly doubled, increasing from 3.3% in 2019 to 6.7% in 2024. This trend reflects a broader shift in workplace expectations, where employees prioritize flexibility and personal well-being. Younger generations, in particular, are driving this change by seeking meaningful work experiences alongside personal growth.

    Sabbaticals offer numerous benefits to employees. They provide an opportunity to rest, travel, learn new skills, or explore creative pursuits. This time away from work helps reduce stress and improve mental health. As a result, employees return with renewed energy and focus. Studies indicate that nearly 80% of employees feel more engaged after returning from a sabbatical, demonstrating its positive impact.

    For employers, sabbaticals can lead to higher retention and reduced turnover costs. Companies that support employee well-being often build stronger workplace cultures and attract top talent. Leading organizations such as Workday and Intel have successfully implemented sabbatical programs, showing that these initiatives can be both practical and beneficial.

    Despite these advantages, challenges such as cost and operational disruption remain barriers. However, flexible approaches, such as unpaid or shorter sabbaticals, can help organizations overcome these obstacles. As awareness continues to grow, more companies are likely to adopt sabbatical programs.

    Overall, Employee Sabbatical Statistics highlight a growing trend that reflects changing workplace priorities. Sabbaticals are becoming an important tool for enhancing employee satisfaction and organizational success.

    Read more: https://market.biz/employee-sabbatical-statistics/
    Employee Sabbatical Statistics: Why Extended Leave Is on the Rise The concept of sabbaticals is no longer limited to academia. Today, businesses are increasingly exploring extended leave policies as part of their employee benefits strategy. According to Employee Sabbatical Statistics, only 16% of organizations offer sabbaticals, with just 10% providing paid options. Unpaid sabbaticals, however, are more common and serve as an alternative for companies with limited budgets. Employee interest in sabbaticals has grown significantly in recent years. Participation rates have nearly doubled, increasing from 3.3% in 2019 to 6.7% in 2024. This trend reflects a broader shift in workplace expectations, where employees prioritize flexibility and personal well-being. Younger generations, in particular, are driving this change by seeking meaningful work experiences alongside personal growth. Sabbaticals offer numerous benefits to employees. They provide an opportunity to rest, travel, learn new skills, or explore creative pursuits. This time away from work helps reduce stress and improve mental health. As a result, employees return with renewed energy and focus. Studies indicate that nearly 80% of employees feel more engaged after returning from a sabbatical, demonstrating its positive impact. For employers, sabbaticals can lead to higher retention and reduced turnover costs. Companies that support employee well-being often build stronger workplace cultures and attract top talent. Leading organizations such as Workday and Intel have successfully implemented sabbatical programs, showing that these initiatives can be both practical and beneficial. Despite these advantages, challenges such as cost and operational disruption remain barriers. However, flexible approaches, such as unpaid or shorter sabbaticals, can help organizations overcome these obstacles. As awareness continues to grow, more companies are likely to adopt sabbatical programs. Overall, Employee Sabbatical Statistics highlight a growing trend that reflects changing workplace priorities. Sabbaticals are becoming an important tool for enhancing employee satisfaction and organizational success. Read more: https://market.biz/employee-sabbatical-statistics/
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