• PURTROPPO si PENSA al PONTE sullo STRETTO. QUANTI PAESI in ITALIA sono a rischio GEOLOGICO come NISCEMI?
    Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando"
    La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/frana-niscemi-protezione-civile-evacuazioni-news/8271184/
    PURTROPPO si PENSA al PONTE sullo STRETTO. QUANTI PAESI in ITALIA sono a rischio GEOLOGICO come NISCEMI? Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando" La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/frana-niscemi-protezione-civile-evacuazioni-news/8271184/
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    Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando"
    La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite
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  • ALTRI RISCHI dell'INTELLIGENZA ARTIFICIALE!
    Un professore tedesco perde due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT
    Un professore dell'Università di Colonia ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT, cancellando tutte le chat. Il caso, raccontato su Nature, riaccende il dibattito su affidabilità dell'IA, uso responsabile e...
    https://www.hwupgrade.it/news/web/un-professore-tedesco-perde-due-anni-di-lavoro-accademico-dopo-aver-disattivato-un-impostazione-di-chatgpt_149143.html
    ALTRI RISCHI dell'INTELLIGENZA ARTIFICIALE! Un professore tedesco perde due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT Un professore dell'Università di Colonia ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT, cancellando tutte le chat. Il caso, raccontato su Nature, riaccende il dibattito su affidabilità dell'IA, uso responsabile e... https://www.hwupgrade.it/news/web/un-professore-tedesco-perde-due-anni-di-lavoro-accademico-dopo-aver-disattivato-un-impostazione-di-chatgpt_149143.html
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    Un professore tedesco perde due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT
    Un professore dell'Università di Colonia ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT, cancellando tutte le chat. Il caso, raccontato su Nature, riaccende il dibattito su affidabilità dell'IA, uso responsabile e necessità di backup nel lavoro scientifico.
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  • LA COERENZA E LA RESISTENZA (QUELLA VERA)

    Non è la “fama” il punto, né la firma mancante (che non rende meno veri i fatti). Il punto è la coerenza, che qui viene sistematicamente aggirata, diluita, giustificata.

    Per anni hai fatto presìdi ogni sabato.
    Per anni hai denunciato i danni da vaccino Covid-19, la narrazione sanitaria imposta, il ricatto del Green Pass, il tradimento della medicina.
    Non a parole, ma mettendoci la faccia e il tempo. Su questo nessuno discute.

    Ed è proprio per questo che oggi la scelta pesa di più.

    Perché non stiamo parlando di “ammazzare i vaccinati” (argomento caricaturale che nessuno ha mai posto), ma di sostenere politicamente un candidato che si dichiara vaccinista, cioè parte integrante di quella visione che per anni hai definito falsa, dannosa e pericolosa.

    La questione non è se si è vaccinato.
    La questione è cosa difende oggi e cosa rappresenta politicamente.

    Dire:
    “Credeva (o crede ancora) che i vaccini Covid siano serviti”

    non è un dettaglio.
    È una linea di frattura politica e morale.

    Perché chi crede che “siano serviti”:
    minimizza o nega i danneggiati
    legittima l’impianto emergenziale
    assolve le responsabilità istituzionali
    considera quegli anni, tutto sommato, giustificabili.

    Questo è vaccinismo, anche se temperato da buone maniere.

    La libertà di scelta terapeutica non è un optional da programma elettorale, né un “paletto” negoziabile come la viabilità o l’urbanistica.
    È il cuore del conflitto che ha mosso la cosiddetta “resistenza”.

    Ed è qui che cade l’argomento dell’“assenza di alternative”.

    Perché quando si dice:
    “Alternative non ce ne sono”

    si sta facendo esattamente ciò che si è sempre rimproverato al sistema: accettare il meno peggio, normalizzare l’inaccettabile, scegliere l’opportunismo al posto del principio.

    Sì, il movimento si è diviso.
    Sì, ci sono state colpe, personalismi, incapacità di sintesi.
    Ma il fallimento di un’aggregazione non autorizza a capovolgere il senso della lotta.

    Passare da:
    “Mai con chi sostiene il sistema sanitario che ci ha colpiti”

    a:

    “Appoggiamo un candidato vaccinista perché è disponibile al dialogo”

    non è realpolitik. È rimozione.

    Dire che “parlando nascono i dubbi in loro” è un’illusione già vista mille volte.
    Il potere non cambia idea dal basso, ma usa il consenso di chi spera di influenzarlo per legittimarsi.

    Tu parli di “lista mista” come strumento per far crescere i dubbi negli altri.
    Ma il rischio reale è un altro:
    che sia la resistenza a sciogliersi dentro una lista che non ne condivide il fondamento.

    E qui torniamo alla leggerezza.

    La vera leggerezza non è non votare.
    È pensare che la storia degli ultimi anni possa essere archiviata con una stretta di mano e qualche punto corretto nel programma.

    La vera resistenza non è “parlare con tutti”.
    È sapere con chi non si può scendere a compromesso.

    Se domani emergerà un candidato realmente coerente, sarete “ben felici di sostenerlo”, dici.
    Ma nel frattempo sostenete chi quella coerenza non ce l’ha.

    Ed è questo il cortocircuito.

    Non è una questione di purezza ideologica.
    È una questione di memoria, responsabilità e schiena dritta.

    Perché chi ha resistito davvero non dimentica.
    E chi non dimentica, non si presta a rendere “accettabile” ciò che per anni ha denunciato come inaccettabile.

    COMBATTENTI per le LIBERTÀ!
    LA COERENZA E LA RESISTENZA (QUELLA VERA) Non è la “fama” il punto, né la firma mancante (che non rende meno veri i fatti). Il punto è la coerenza, che qui viene sistematicamente aggirata, diluita, giustificata. Per anni hai fatto presìdi ogni sabato. Per anni hai denunciato i danni da vaccino Covid-19, la narrazione sanitaria imposta, il ricatto del Green Pass, il tradimento della medicina. Non a parole, ma mettendoci la faccia e il tempo. Su questo nessuno discute. Ed è proprio per questo che oggi la scelta pesa di più. Perché non stiamo parlando di “ammazzare i vaccinati” (argomento caricaturale che nessuno ha mai posto), ma di sostenere politicamente un candidato che si dichiara vaccinista, cioè parte integrante di quella visione che per anni hai definito falsa, dannosa e pericolosa. La questione non è se si è vaccinato. La questione è cosa difende oggi e cosa rappresenta politicamente. Dire: “Credeva (o crede ancora) che i vaccini Covid siano serviti” non è un dettaglio. È una linea di frattura politica e morale. Perché chi crede che “siano serviti”: minimizza o nega i danneggiati legittima l’impianto emergenziale assolve le responsabilità istituzionali considera quegli anni, tutto sommato, giustificabili. Questo è vaccinismo, anche se temperato da buone maniere. La libertà di scelta terapeutica non è un optional da programma elettorale, né un “paletto” negoziabile come la viabilità o l’urbanistica. È il cuore del conflitto che ha mosso la cosiddetta “resistenza”. Ed è qui che cade l’argomento dell’“assenza di alternative”. Perché quando si dice: “Alternative non ce ne sono” si sta facendo esattamente ciò che si è sempre rimproverato al sistema: accettare il meno peggio, normalizzare l’inaccettabile, scegliere l’opportunismo al posto del principio. Sì, il movimento si è diviso. Sì, ci sono state colpe, personalismi, incapacità di sintesi. Ma il fallimento di un’aggregazione non autorizza a capovolgere il senso della lotta. Passare da: “Mai con chi sostiene il sistema sanitario che ci ha colpiti” a: “Appoggiamo un candidato vaccinista perché è disponibile al dialogo” non è realpolitik. È rimozione. Dire che “parlando nascono i dubbi in loro” è un’illusione già vista mille volte. Il potere non cambia idea dal basso, ma usa il consenso di chi spera di influenzarlo per legittimarsi. Tu parli di “lista mista” come strumento per far crescere i dubbi negli altri. Ma il rischio reale è un altro: che sia la resistenza a sciogliersi dentro una lista che non ne condivide il fondamento. E qui torniamo alla leggerezza. La vera leggerezza non è non votare. È pensare che la storia degli ultimi anni possa essere archiviata con una stretta di mano e qualche punto corretto nel programma. La vera resistenza non è “parlare con tutti”. È sapere con chi non si può scendere a compromesso. Se domani emergerà un candidato realmente coerente, sarete “ben felici di sostenerlo”, dici. Ma nel frattempo sostenete chi quella coerenza non ce l’ha. Ed è questo il cortocircuito. Non è una questione di purezza ideologica. È una questione di memoria, responsabilità e schiena dritta. Perché chi ha resistito davvero non dimentica. E chi non dimentica, non si presta a rendere “accettabile” ciò che per anni ha denunciato come inaccettabile. COMBATTENTI per le LIBERTÀ!
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  • IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA

    Oggi è il 27 gennaio.
    Oggi ricordiamo la Shoah.
    Ed è giusto. È necessario. È sacro.

    Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto.
    Non può fermarsi dove è comoda.
    Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato.

    Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno.
    Mai avuto un tribunale.
    Mai avuto una narrazione onesta.

    Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione.

    Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe.

    50 milioni.
    70 milioni.
    90 milioni.
    Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate.

    Non in un campo.
    In un continente.
    Non in pochi anni.
    In quattro secoli.

    Non è stato un errore.
    Non è stato solo il vaiolo.
    Non è stato un incidente della storia.

    È stato un sistema.

    Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità.
    Un genocidio lento, strutturale, coloniale.
    Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio.

    E soprattutto propaganda.

    Perché questo genocidio non è stato solo commesso.
    È stato raccontato.

    I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”.
    Non è un termine indigeno.
    È un termine del conquistatore.

    Selvaggi perché non si piegavano.
    Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio.
    Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo.

    Mai descritti come popoli complessi.
    Mai come civiltà.
    Mai come esseri umani pieni.

    Il conquistatore è diventato eroe.
    La conquista è diventata scoperta.
    Lo sterminio è diventato inevitabile.

    Qui sta la verità più scomoda.

    La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata.
    Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso.

    E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero.

    Il colonialismo non è scomparso.
    Ha solo cambiato linguaggio.

    Oggi non dice più “vi conquistiamo”.
    Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”.

    Stessa logica.
    Stesso disprezzo.
    Stessa disumanizzazione.

    E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica.
    Chi lo difende.
    Chi lo rimpiange.
    Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace.

    La memoria selettiva è una forma di violenza.

    Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare.
    Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile.
    E ciò che è dimenticabile è ripetibile.

    Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore.
    È quello che diventa normale.
    Quello che entra nei libri come “epoca storica”.
    Quello che si studia senza tremare.
    Quello che non scandalizza più.

    Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda.
    Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta.

    Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili.
    E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo.

    Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato:
    che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero.

    Non perché più giusto.
    Ma perché più forte.

    E ha avuto la forza non solo di vincere,
    ma anche di far dimenticare.

    Dimenticare i popoli cancellati.
    Dimenticare le terre rubate.
    Dimenticare le culture distrutte.
    Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte.

    Ci sono genocidi che gridano.
    E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”.

    Quelli senza monumenti.
    Senza processi.
    Senza date.

    Ricordarli oggi non è una provocazione.
    È un atto di onestà.

    Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti
    e non quelli commessi
    non sta facendo memoria.

    Sta costruendo una menzogna comoda.

    E finché quella menzogna regge,
    il colonialismo non è passato.

    Ha solo cambiato nome.

    - Valerio Barsacchi -

    THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE

    Today is January 27th.
    Today we remember the Holocaust.
    And it is right. It is necessary. It is sacred.

    But memory, if it is true, cannot be a fence.
    It cannot stop where it is convenient.
    It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized.

    Because there is a genocide that has never had a day.
    Never had a court.
    Never had an honest narrative.

    A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression.

    That of the Indigenous Peoples of the Americas.

    50 million.
    70 million.
    90 million.
    Some studies put the number of lives lost at 110 million.

    Not in a camp.
    On a continent.
    Not in a few years.
    Over four centuries.

    It wasn't a mistake.
    It wasn't just smallpox.
    It wasn't an accident of history.

    It was a system.

    A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity.
    A slow, structural, colonial genocide.
    A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence.

    And above all, propaganda.

    Because this genocide wasn't just committed.
    It was told.

    The native peoples were portrayed as "savages."
    It's not an indigenous term.
    It's a conqueror's term.

    Savages because they didn't submit.
    Savages because they didn't speak the language of domination.
    Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world.

    Never described as complex peoples.
    Never as civilizations.
    Never as full human beings.

    The conqueror has become a hero.
    The conquest has become a discovery.
    The extermination has become inevitable.

    Here lies the most uncomfortable truth.

    The Holocaust was denied, but it was never glorified.

    The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress.

    And what is justified never truly ends.

    Colonialism hasn't disappeared.

    It's just changed language.

    Today it no longer says "we conquer you."
    Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development."

    Same logic.
    Same contempt.
    Same dehumanization.

    And today, without shame, there are those who claim it.
    Those who defend it.
    Those who mourn it.
    As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough.

    Selective memory is a form of violence.

    Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing.
    If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable.
    And what is forgettable is repeatable.

    The most effective genocide is not the one that makes the most noise.
    It is the one that becomes normal.
    The one that enters books as a "historical era."
    The one that is studied without trembling.
    The one that no longer scandalizes.

    And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date.
    Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one.

    Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible.
    And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it.

    Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted:
    that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought.

    Not because he was more just.
    But because he was stronger.

    And he had the strength not only to win,
    but also to make people forget.

    Forgetting the erased peoples.
    Forgetting the stolen lands.
    Forgetting the destroyed cultures.
    Forgetting that, very often, evil was not on the other side.

    There are genocides that cry out.
    And genocides that are buried under the word "history."

    Those without monuments.
    Without trials.
    Without dates.

    Remembering them today is not a provocation.
    It is an act of honesty.

    Because a civilization that remembers only the crimes suffered
    and not those committed
    is not remembering.

    It is constructing a convenient lie.

    And as long as that lie holds,
    colonialism hasn't passed.

    It's just changed its name.

    - Valerio Barsacchi -

    @follower
    American Indian Genocide Museum
    Indigenous Peoples Rights International
    Native American Rights Fund
    Indigenous Peoples Movement
    IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA Oggi è il 27 gennaio. Oggi ricordiamo la Shoah. Ed è giusto. È necessario. È sacro. Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto. Non può fermarsi dove è comoda. Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato. Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno. Mai avuto un tribunale. Mai avuto una narrazione onesta. Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione. Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe. 50 milioni. 70 milioni. 90 milioni. Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate. Non in un campo. In un continente. Non in pochi anni. In quattro secoli. Non è stato un errore. Non è stato solo il vaiolo. Non è stato un incidente della storia. È stato un sistema. Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità. Un genocidio lento, strutturale, coloniale. Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio. E soprattutto propaganda. Perché questo genocidio non è stato solo commesso. È stato raccontato. I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”. Non è un termine indigeno. È un termine del conquistatore. Selvaggi perché non si piegavano. Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio. Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo. Mai descritti come popoli complessi. Mai come civiltà. Mai come esseri umani pieni. Il conquistatore è diventato eroe. La conquista è diventata scoperta. Lo sterminio è diventato inevitabile. Qui sta la verità più scomoda. La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata. Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso. E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero. Il colonialismo non è scomparso. Ha solo cambiato linguaggio. Oggi non dice più “vi conquistiamo”. Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”. Stessa logica. Stesso disprezzo. Stessa disumanizzazione. E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica. Chi lo difende. Chi lo rimpiange. Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace. La memoria selettiva è una forma di violenza. Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare. Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile. E ciò che è dimenticabile è ripetibile. Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore. È quello che diventa normale. Quello che entra nei libri come “epoca storica”. Quello che si studia senza tremare. Quello che non scandalizza più. Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda. Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta. Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili. E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo. Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato: che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero. Non perché più giusto. Ma perché più forte. E ha avuto la forza non solo di vincere, ma anche di far dimenticare. Dimenticare i popoli cancellati. Dimenticare le terre rubate. Dimenticare le culture distrutte. Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte. Ci sono genocidi che gridano. E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”. Quelli senza monumenti. Senza processi. Senza date. Ricordarli oggi non è una provocazione. È un atto di onestà. Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti e non quelli commessi non sta facendo memoria. Sta costruendo una menzogna comoda. E finché quella menzogna regge, il colonialismo non è passato. Ha solo cambiato nome. - Valerio Barsacchi - THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE Today is January 27th. Today we remember the Holocaust. And it is right. It is necessary. It is sacred. But memory, if it is true, cannot be a fence. It cannot stop where it is convenient. It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized. Because there is a genocide that has never had a day. Never had a court. Never had an honest narrative. A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression. That of the Indigenous Peoples of the Americas. 50 million. 70 million. 90 million. Some studies put the number of lives lost at 110 million. Not in a camp. On a continent. Not in a few years. Over four centuries. It wasn't a mistake. It wasn't just smallpox. It wasn't an accident of history. It was a system. A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity. A slow, structural, colonial genocide. A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence. And above all, propaganda. Because this genocide wasn't just committed. It was told. The native peoples were portrayed as "savages." It's not an indigenous term. It's a conqueror's term. Savages because they didn't submit. Savages because they didn't speak the language of domination. Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world. Never described as complex peoples. Never as civilizations. Never as full human beings. The conqueror has become a hero. The conquest has become a discovery. The extermination has become inevitable. Here lies the most uncomfortable truth. The Holocaust was denied, but it was never glorified. The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress. And what is justified never truly ends. Colonialism hasn't disappeared. It's just changed language. Today it no longer says "we conquer you." Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development." Same logic. Same contempt. Same dehumanization. And today, without shame, there are those who claim it. Those who defend it. Those who mourn it. As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough. Selective memory is a form of violence. Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing. If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable. And what is forgettable is repeatable. The most effective genocide is not the one that makes the most noise. It is the one that becomes normal. The one that enters books as a "historical era." The one that is studied without trembling. The one that no longer scandalizes. And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date. Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one. Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible. And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it. Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted: that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought. Not because he was more just. But because he was stronger. And he had the strength not only to win, but also to make people forget. Forgetting the erased peoples. Forgetting the stolen lands. Forgetting the destroyed cultures. Forgetting that, very often, evil was not on the other side. There are genocides that cry out. And genocides that are buried under the word "history." Those without monuments. Without trials. Without dates. Remembering them today is not a provocation. It is an act of honesty. Because a civilization that remembers only the crimes suffered and not those committed is not remembering. It is constructing a convenient lie. And as long as that lie holds, colonialism hasn't passed. It's just changed its name. - Valerio Barsacchi - @follower American Indian Genocide Museum Indigenous Peoples Rights International Native American Rights Fund Indigenous Peoples Movement
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  • It’s match day as Sri Lanka take on England in the third men’s One-Day International
    Expect big shots, fiery spells, and game-changing moments as the series heats up!
    Live updates, score & match insights
    https://11xplaygames.com/
    #SLvsENG #ODICricket #LiveCricket


    It’s match day as Sri Lanka take on England in the third men’s One-Day International 🏏 Expect big shots, fiery spells, and game-changing moments as the series heats up! 📊 Live updates, score & match insights 👉 https://11xplaygames.com/ #SLvsENG #ODICricket #LiveCricket
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  • Portugal Craft Beer Market: Growth Trends and Industry Outlook 2026-2034


    The Portugal craft beer market is gaining momentum as microbreweries, artisanal beer, and specialty brews attract local and international consumers. This report highlights market trends, growth drivers, consumer preferences, competitive landscape, and future forecast.



    https://www.imarcgroup.com/portugal-craft-beer-market
    Portugal Craft Beer Market: Growth Trends and Industry Outlook 2026-2034 The Portugal craft beer market is gaining momentum as microbreweries, artisanal beer, and specialty brews attract local and international consumers. This report highlights market trends, growth drivers, consumer preferences, competitive landscape, and future forecast. https://www.imarcgroup.com/portugal-craft-beer-market
    WWW.IMARCGROUP.COM
    Portugal Craft Beer Market Size & Outlook, 2026-2034
    Portugal craft beer market size reached USD 624.47 Million in 2025 to reach USD 1,367.62 Million by 2034, at a CAGR of 9.10% during 2026-2034.
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  • World-Class Amenities at Adani The Marq

    Adani The Marq offers a comprehensive range of world-class amenities designed to enhance everyday living. The project features a modern clubhouse that serves as a social and recreational hub for residents.

    Amenities include a swimming pool, state-of-the-art gymnasium, yoga and meditation areas, jogging tracks, tennis courts, and indoor sports facilities. Families can enjoy dedicated children’s play areas and landscaped gardens.

    https://adanithemarq.co.in/
    World-Class Amenities at Adani The Marq Adani The Marq offers a comprehensive range of world-class amenities designed to enhance everyday living. The project features a modern clubhouse that serves as a social and recreational hub for residents. Amenities include a swimming pool, state-of-the-art gymnasium, yoga and meditation areas, jogging tracks, tennis courts, and indoor sports facilities. Families can enjoy dedicated children’s play areas and landscaped gardens. https://adanithemarq.co.in/
    ADANITHEMARQ.CO.IN
    Adani The Marq in Sector 102 Gurgaon – Luxury Apartments
    Adani The Marq in Sector 102 Gurgaon offers luxury 3 & 4 BHK apartments with 85% open space, green views, premium amenities & Dwarka Expressway connectivity. Book a free site visit.
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  • Commercial Property Near Jewar Airport: A Smart Move for Business Growth & High Returns
    https://blague-courte.com/commercial-property-near-jewar-airport-a-smart-move-for-business-growth-high-returns
    Investing in commercial property near jewar airport is not just about owning land—it’s about securing a position in one of India’s most ambitious infrastructure-led growth zones. Whether you choose a commercial #plot near jewar airport for #development or a ready commercial space for rental income, the opportunities here align perfectly with future #business expansion and wealth creation.
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    Commercial Property Near Jewar Airport: A Smart Move for Business Growth & High Returns
    commercial property near jewar airport is rapidly emerging as one of the most searched and promising real estate opportunities in North India. With the upcoming Noida International Airport (Jewar Airport) set to become one of Asia’s largest aviation hubs, the surrounding region is witnessing massive...
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  • Eldeco Upcoming Project

    Eldeco Omicron brings premium 3 & 4 BHK apartments in Sector Omicron, Greater Noida with clubhouse, landscaped greens and a peaceful living environment.

    Visit for more details & booking:

    https://eldecoupcomingproject.in/

    #Eldecoomicron
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    Eldeco Upcoming Project Eldeco Omicron brings premium 3 & 4 BHK apartments in Sector Omicron, Greater Noida with clubhouse, landscaped greens and a peaceful living environment. 📌 Visit for more details & booking: 👉 https://eldecoupcomingproject.in/ #Eldecoomicron #Eldecoyamunaexpressway
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    Explore Eldeco Omicron – premium residential project in Sector Omicron-1A, Greater Noida offering spacious 3 & 4 BHK apartments with world-class amenities, excellent connectivity and modern lifestyle living. Enquire now for brochure, price & site visit details
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