• MILANO - Giovani & Coltelli

    C'è un fenomeno che si sta estendendo a macchia d'olio ben oltre i confini del nostro Municipio. E non è un fenomeno che può lasciarci indifferenti.
    Le notizie di queste ore, con episodi ravvicinati di aggressioni e accoltellamenti, non possono essere archiviate come semplice cronaca.
    Una cronaca che comunque ci parla di una città che sta vivendo un disagio diffuso.
    Ci parla di giovani che sempre più spesso si trovano coinvolti in dinamiche di violenza che nascono in luoghi ordinari, nelle strade che percorriamo ogni giorno, nei quartieri che chiamiamo "casa".

    Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Cologno Monzese, tre giovani sono rimasti coinvolti in una violenta aggressione in via XXV Aprile. Due ragazzi di 22 e 23 anni sono stati feriti con un'arma da taglio e trasportati al San Raffaele in codice giallo. Un diciannovenne ha riportato contusioni e ferite più lievi.
    Poche ore prima, a Milano, un uomo di 29 anni era stato soccorso in gravissime condizioni dopo essere stato accoltellato in via Civitavecchia e trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda.

    Due episodi distinti. Ma un'unica domanda.
    Che cosa sta accadendo alla nostra capacità di convivere
    È giusto dirlo senza ambiguità: la sicurezza è una priorità assoluta. Alla stessa stregua della casa, del lavoro, della mobilità e della qualità della vita.
    Ma sarebbe un errore fermarsi soltanto all'aspetto repressivo.

    Le forze dell'ordine devono avere strumenti adeguati per intervenire e garantire la sicurezza dei cittadini. Tuttavia, limitarsi a curare i sintomi senza affrontarne le cause significherebbe inseguire il problema senza mai risolverlo.
    Perché il coltello, oggi, non rappresenta soltanto un'arma.
    È un indicatore.
    Indica una crescente incapacità di gestire il conflitto, una fragilità relazionale sempre più diffusa, una perdita di riferimenti e di senso del limite. E quando questo accade tra i più giovani, non siamo più davanti a una semplice questione di ordine pubblico.
    Siamo davanti a una questione di tenuta sociale.

    Per fortuna siamo sempre più persone ad essere convinte che il contrasto al fenomeno del Knife Crime debba svilupparsi su più livelli.

    -Da una parte occorre una strategia coordinata che coinvolga istituzioni, scuole, servizi sociali, sanità e forze dell'ordine, capace di individuare i territori più esposti e intervenire con rapidità.
    -Dall'altra serve una presenza concreta nei quartieri: spazi pubblici vissuti, educatori di strada, figure di mediazione, luoghi di aggregazione sani e una rete sociale che sappia intercettare il disagio prima che diventi violenza.

    ❗️Ma soprattutto serve un vero cambio di paradigma.
    Milano deve tornare a praticare l'umanità ogni giorno.
    Nelle scuole. Nei cortili. Nei centri sportivi. Nelle associazioni. Nei luoghi di lavoro. Nella politica stessa, ovviamente.

    Perché nessuna telecamera, nessun presidio e nessuno strumento potranno mai sostituire una comunità che si conosce, si ascolta e si prende cura di sé stessa.

    Continuerò a sostenere l'idea di una città più sicura, ma anche più vicina alle persone. Una città che non si limita a intervenire quando accade il peggio, ma che lavora ogni giorno affinché quel peggio accada sempre meno. Cercando di superare quella frenesia meneghina che tanto ci contraddistingue.
    Ripartire dai quartieri e dal dialogo.
    Perché una città si misura dalla capacità di un ascolto che poi diventa automaticamente protezione.

    Ma questo è un percorso. Non una misura emergenziale. E forse è proprio questo che dovremmo ricordarci ogni volta che la cronaca ci costringe a indignarci per qualche giorno, salvo poi dimenticare tutto fino all'episodio successivo.

    #MilanoLibera #KnifeCrimeMilano #SicurezzaPartecipata #GiovaniEMilano #cittàcheascolta
    🕯️ MILANO - Giovani & Coltelli C'è un fenomeno che si sta estendendo a macchia d'olio ben oltre i confini del nostro Municipio. E non è un fenomeno che può lasciarci indifferenti. Le notizie di queste ore, con episodi ravvicinati di aggressioni e accoltellamenti, non possono essere archiviate come semplice cronaca. Una cronaca che comunque ci parla di una città che sta vivendo un disagio diffuso. Ci parla di giovani che sempre più spesso si trovano coinvolti in dinamiche di violenza che nascono in luoghi ordinari, nelle strade che percorriamo ogni giorno, nei quartieri che chiamiamo "casa". 📌 Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Cologno Monzese, tre giovani sono rimasti coinvolti in una violenta aggressione in via XXV Aprile. Due ragazzi di 22 e 23 anni sono stati feriti con un'arma da taglio e trasportati al San Raffaele in codice giallo. Un diciannovenne ha riportato contusioni e ferite più lievi. Poche ore prima, a Milano, un uomo di 29 anni era stato soccorso in gravissime condizioni dopo essere stato accoltellato in via Civitavecchia e trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda. Due episodi distinti. Ma un'unica domanda. Che cosa sta accadendo alla nostra capacità di convivere⁉️ È giusto dirlo senza ambiguità: la sicurezza è una priorità assoluta. Alla stessa stregua della casa, del lavoro, della mobilità e della qualità della vita. Ma sarebbe un errore fermarsi soltanto all'aspetto repressivo. Le forze dell'ordine devono avere strumenti adeguati per intervenire e garantire la sicurezza dei cittadini. Tuttavia, limitarsi a curare i sintomi senza affrontarne le cause significherebbe inseguire il problema senza mai risolverlo. Perché il coltello, oggi, non rappresenta soltanto un'arma. È un indicatore. Indica una crescente incapacità di gestire il conflitto, una fragilità relazionale sempre più diffusa, una perdita di riferimenti e di senso del limite. E quando questo accade tra i più giovani, non siamo più davanti a una semplice questione di ordine pubblico. Siamo davanti a una questione di tenuta sociale. Per fortuna siamo sempre più persone ad essere convinte che il contrasto al fenomeno del Knife Crime debba svilupparsi su più livelli. -Da una parte occorre una strategia coordinata che coinvolga istituzioni, scuole, servizi sociali, sanità e forze dell'ordine, capace di individuare i territori più esposti e intervenire con rapidità. -Dall'altra serve una presenza concreta nei quartieri: spazi pubblici vissuti, educatori di strada, figure di mediazione, luoghi di aggregazione sani e una rete sociale che sappia intercettare il disagio prima che diventi violenza. ❗️Ma soprattutto serve un vero cambio di paradigma. Milano deve tornare a praticare l'umanità ogni giorno. Nelle scuole. Nei cortili. Nei centri sportivi. Nelle associazioni. Nei luoghi di lavoro. Nella politica stessa, ovviamente. Perché nessuna telecamera, nessun presidio e nessuno strumento potranno mai sostituire una comunità che si conosce, si ascolta e si prende cura di sé stessa. Continuerò a sostenere l'idea di una città più sicura, ma anche più vicina alle persone. Una città che non si limita a intervenire quando accade il peggio, ma che lavora ogni giorno affinché quel peggio accada sempre meno. Cercando di superare quella frenesia meneghina che tanto ci contraddistingue. Ripartire dai quartieri e dal dialogo. Perché una città si misura dalla capacità di un ascolto che poi diventa automaticamente protezione. Ma questo è un percorso. Non una misura emergenziale. E forse è proprio questo che dovremmo ricordarci ogni volta che la cronaca ci costringe a indignarci per qualche giorno, salvo poi dimenticare tutto fino all'episodio successivo. #MilanoLibera #KnifeCrimeMilano #SicurezzaPartecipata #GiovaniEMilano #cittàcheascolta
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