• "La Groenlandia appartiene al suo popolo. Quindi spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere su questioni che riguardano Danimarca e Groenlandia".
    Cioè fammi capire: tu e i tuoi compagni di merende della Ue avete imposto i governi in Grecia e in Romania (e in precedenza in modo meno spudorato anche in Italia), e ora mi diventi improvvisamente democratica?

    Aiutatemi a capire rispondendo al sondaggione:
    la von der Leyen è
    1 ipocrita
    2 scema come la Kallas
    3 entrambe le cose e pure peggio

    Source: https://x.com/not_contro/status/2012085762821390710?s=20
    "La Groenlandia appartiene al suo popolo. Quindi spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere su questioni che riguardano Danimarca e Groenlandia". Cioè fammi capire: tu e i tuoi compagni di merende della Ue avete imposto i governi in Grecia e in Romania (e in precedenza in modo meno spudorato anche in Italia), e ora mi diventi improvvisamente democratica? Aiutatemi a capire rispondendo al sondaggione: la von der Leyen è 1 ipocrita 2 scema come la Kallas 3 entrambe le cose e pure peggio Source: https://x.com/not_contro/status/2012085762821390710?s=20
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  • Spero vadano tutti in Galera. Ma finirà purtroppo a vin santo e tarallucci!!!
    Scorza si dimette dal Garante Privacy e invita gli altri membri a fare lo stesso
    Il componente del Garante indagato per peculato lascia l'incarico, era l'unico che non votò la multa a Report da 150mila euro.

    Si è dimesso Guido Scorza, il componente del collegio del Garante della Privacy indagato insieme agli altri tre membri del collegio con l’accusa di peculato e corruzione. Scorza avrebbe comunicato al Presidente, ai colleghi e al segretario generale Luigi Montuori la sua decisione.

    Scorza era stato nominato nel 2020 su indicazione dei Cinque Stelle, fu l’unico membro del Collegio a non votare la famosa multa a Report da 150mila euro, da cui è partita la slavina delle inchieste giornalistiche condotte da Report e dal Fatto. E tuttavia è stato travolto lo stesso per la sospetta contiguità tra il suo ruolo di Garante e lo studio legale E-Lex che lui stesso aveva fondato, per via di pratiche e istruttorie per reclami di clienti dello studio presso il quale lavora ancora la moglie.

    “Ho deciso di fare un passo indietro – scrive sulla bacheca Fb – nell’interesse dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Sono stati cinque anni e mezzo bellissimi dalla parte giusta del mondo. Per ora grazie a tutte e a tutti ma arrivederci dalla stessa parte, quella dei diritti, delle libertà e della democrazia. In questo video le ragioni di una scelta difficile e sofferta”.

    Da regolamento il Collegio può operare anche con tre soli membri, ma già lunedì il presidente Stanzione e il segretario Montuori dovranno notificare ai presidenti di Camera e Senato per avviare le dimissioni di Scorza e per avviare l’iter per la nomina di un quarto membro da integrare al suo posto. E dunque, cosa faranno gli altri?

    Da quanto apprende il Fatto, Scorza prima dell’annuncio e delle comunicazioni ufficiali aveva avvertito telefonicamente tutti i colleghi della sua decisione, ma alla sua comunicazione non sono seguite analoghe decisioni. E questo vuol dire che probabilmente non si dimetteranno, non a breve.

    E questo dipenderà molto dalle strategie suggerite nelle scorse ore dai rispettivi legali, che hanno tentato rapidamente di valutare le accuse e se rispetto a queste sono più tutelati rimanendo nell’incarico o lasciando. I legali della vice presidente Cerrina Feroni, contattati a caldo da Fatto, dicono che “allo stato non è cambiato nulla” e che ne parleranno nei prossimi giorni.

    Nel suo discorso di dimissioni, Scorza descrive la scelta di fare un passo indietro come “giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione”, pur ammettendo senza remore che si tratta di una delle decisioni “più sofferte della mia vita”. La motivazione principale “è la necessità di preservare la credibilità dell’Ente”. Scorza afferma che il Paese ha bisogno di un Garante che possieda “autorevolezza non solo effettiva ma anche percepita” e che, senza questa “fiducia percepita”, diventa impossibile promuovere e proteggere un diritto fragile come la privacy,,,. Dichiara esplicitamente: “L’istituzione… viene prima di me e dei miei interessi”.

    Scorza ci tiene a precisare che lascia l’incarico nell’assoluta certezza di non avere… nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse”. Una scelta etica: “Rimanere al suo posto sarebbe stata la scelta egoisticamente migliore, più comoda e forse più saggia, ma incompatibile con la sua storia, i suoi valori e il suo senso dello Stato, che impone di dimostrare il rispetto per le istituzioni con i fatti e non solo a parole”.

    Attribuisce il momento difficile dell’Autorità non a errori interni, ma a “fattori estranei” e a “patologie e derive di un sistema”. Pur definendo le inchieste giornalistiche e giudiziarie “giuste, utili, democraticamente preziose”, lamenta il fatto che in questo sistema “esse possano compromettere il funzionamento di un’autorità indipendente prima ancora che venga accertata una responsabilità”. La colpa di ciò, secondo Scorza, ricade su un “circuito mediatico sensazionalistico, sugli algoritmi social e su una “politica con la P minuscola” a caccia di visibilità”.


    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/17/scorza-dimissioni-garante-privacy-inchiesta-news/8260024/
    Spero vadano tutti in Galera. Ma finirà purtroppo a vin santo e tarallucci!!! Scorza si dimette dal Garante Privacy e invita gli altri membri a fare lo stesso Il componente del Garante indagato per peculato lascia l'incarico, era l'unico che non votò la multa a Report da 150mila euro. Si è dimesso Guido Scorza, il componente del collegio del Garante della Privacy indagato insieme agli altri tre membri del collegio con l’accusa di peculato e corruzione. Scorza avrebbe comunicato al Presidente, ai colleghi e al segretario generale Luigi Montuori la sua decisione. Scorza era stato nominato nel 2020 su indicazione dei Cinque Stelle, fu l’unico membro del Collegio a non votare la famosa multa a Report da 150mila euro, da cui è partita la slavina delle inchieste giornalistiche condotte da Report e dal Fatto. E tuttavia è stato travolto lo stesso per la sospetta contiguità tra il suo ruolo di Garante e lo studio legale E-Lex che lui stesso aveva fondato, per via di pratiche e istruttorie per reclami di clienti dello studio presso il quale lavora ancora la moglie. “Ho deciso di fare un passo indietro – scrive sulla bacheca Fb – nell’interesse dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Sono stati cinque anni e mezzo bellissimi dalla parte giusta del mondo. Per ora grazie a tutte e a tutti ma arrivederci dalla stessa parte, quella dei diritti, delle libertà e della democrazia. In questo video le ragioni di una scelta difficile e sofferta”. Da regolamento il Collegio può operare anche con tre soli membri, ma già lunedì il presidente Stanzione e il segretario Montuori dovranno notificare ai presidenti di Camera e Senato per avviare le dimissioni di Scorza e per avviare l’iter per la nomina di un quarto membro da integrare al suo posto. E dunque, cosa faranno gli altri? Da quanto apprende il Fatto, Scorza prima dell’annuncio e delle comunicazioni ufficiali aveva avvertito telefonicamente tutti i colleghi della sua decisione, ma alla sua comunicazione non sono seguite analoghe decisioni. E questo vuol dire che probabilmente non si dimetteranno, non a breve. E questo dipenderà molto dalle strategie suggerite nelle scorse ore dai rispettivi legali, che hanno tentato rapidamente di valutare le accuse e se rispetto a queste sono più tutelati rimanendo nell’incarico o lasciando. I legali della vice presidente Cerrina Feroni, contattati a caldo da Fatto, dicono che “allo stato non è cambiato nulla” e che ne parleranno nei prossimi giorni. Nel suo discorso di dimissioni, Scorza descrive la scelta di fare un passo indietro come “giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione”, pur ammettendo senza remore che si tratta di una delle decisioni “più sofferte della mia vita”. La motivazione principale “è la necessità di preservare la credibilità dell’Ente”. Scorza afferma che il Paese ha bisogno di un Garante che possieda “autorevolezza non solo effettiva ma anche percepita” e che, senza questa “fiducia percepita”, diventa impossibile promuovere e proteggere un diritto fragile come la privacy,,,. Dichiara esplicitamente: “L’istituzione… viene prima di me e dei miei interessi”. Scorza ci tiene a precisare che lascia l’incarico nell’assoluta certezza di non avere… nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse”. Una scelta etica: “Rimanere al suo posto sarebbe stata la scelta egoisticamente migliore, più comoda e forse più saggia, ma incompatibile con la sua storia, i suoi valori e il suo senso dello Stato, che impone di dimostrare il rispetto per le istituzioni con i fatti e non solo a parole”. Attribuisce il momento difficile dell’Autorità non a errori interni, ma a “fattori estranei” e a “patologie e derive di un sistema”. Pur definendo le inchieste giornalistiche e giudiziarie “giuste, utili, democraticamente preziose”, lamenta il fatto che in questo sistema “esse possano compromettere il funzionamento di un’autorità indipendente prima ancora che venga accertata una responsabilità”. La colpa di ciò, secondo Scorza, ricade su un “circuito mediatico sensazionalistico, sugli algoritmi social e su una “politica con la P minuscola” a caccia di visibilità”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/17/scorza-dimissioni-garante-privacy-inchiesta-news/8260024/
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  • SI può MORIRE in QUESTO MODO a 18 ANNI?
    La Spezia: 18enne ucciso per una foto sui social con la ragazza dell'assassino
    "Volevo ucciderlo": il 19enne ha confessato di aver portato il coltello a scuola per vendicarsi della foto pubblicata.

    Una fotografia pubblicata sui social e una presunta gelosia per una ragazza sarebbero all’origine dell’omicidio di Youssef Abanoub, lo studente di 18 anni accoltellato all’interno dell’istituto professionale Einaudi–Chiodo di La Spezia. Per il delitto è stato arrestato Zouhair Atif, 19 anni, di origine marocchina, residente ad Arcola e iscritto alla stessa scuola. La ricostruzione e le dichiarazioni emergono dall’inchiesta riportata dal Corriere della Sera, mentre dall’Ansa arriva la notizia che il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Liguria ha disposto un’ispezione all’istituto Einaudi.

    Secondo quanto riferito dal quotidiano, Atif avrebbe ammesso il movente subito dopo l’arresto: “Volevo ucciderlo. Lui non doveva permettersi di mettere sui social una sua foto assieme alla mia ragazza”, avrebbe detto agli investigatori. Tuttavia, sempre secondo il Corriere, la versione dell’arrestato viene messa in dubbio da amici e familiari della vittima: Abanoub, spiegano, “non stava sui social” e la foto indicata come causa scatenante “forse sarebbe una vecchissima immagine di anni fa”. Un elemento che gli inquirenti stanno verificando.

    L’aggressione è avvenuta venerdì 16 gennaio, intorno alle 11 del mattino, all’interno dell’edificio scolastico, al secondo piano dell’istituto. Secondo la ricostruzione, il confronto tra i due sarebbe iniziato nei bagni durante un cambio d’ora. Dopo una discussione, Atif avrebbe estratto un coltello da cucina che, stando agli atti, aveva portato a scuola nello zaino. Abanoub avrebbe tentato di allontanarsi, dirigendosi verso la propria aula, ma è stato raggiunto e colpito davanti alla porta della classe. Il fendente, unico ma profondo, ha colpito il torace, provocando una grave lesione al fegato e una massiccia emorragia. Il ragazzo è stato soccorso da un’insegnante che ha tentato di tamponare la ferita in attesa dei sanitari. Trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea di La Spezia, Abanoub è andato in arresto cardiaco all’arrivo ed è stato rianimato a lungo. Nonostante un intervento chirurgico durato ore, è morto nel primo pomeriggio.

    Un punto centrale dell’inchiesta riguarda la presenza del coltello a scuola. Lo zio della vittima, intervistato dal Corriere della Sera, sostiene che non si sarebbe trattato di un episodio isolato. “Non era la prima volta che quel ragazzo portava il coltello in classe. Sarà successo almeno altre quattro volte”, afferma. Secondo il parente, diversi compagni di scuola sarebbero in grado di confermarlo: “Questa cosa andava bloccata subito invece di arrivare a questo punto”, aggiunge, spiegando di non sapere se le segnalazioni siano mai arrivate ai responsabili dell’istituto. “Spero che la giustizia faccia il suo corso – conclude lo zio – altrimenti ci saranno altri accoltellati”. Le sue parole pongono l’accento su eventuali mancate segnalazioni e sulla gestione di comportamenti ritenuti pericolosi.

    Gli inquirenti stanno ora valutando anche l’ipotesi della premeditazione, alla luce del fatto che il coltello sarebbe stato portato da casa e non reperito all’interno della scuola. Atif è stato arrestato con l’accusa di omicidio e si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/17/volevo-ucciderlo-lui-non-doveva-permettersi-di-mettere-sui-social-una-sua-foto-assieme-alla-mia-ragazza-il-movente-dellomicidio-del-18enne-accoltellato-a-la-spezia/8259537/
    SI può MORIRE in QUESTO MODO a 18 ANNI? La Spezia: 18enne ucciso per una foto sui social con la ragazza dell'assassino "Volevo ucciderlo": il 19enne ha confessato di aver portato il coltello a scuola per vendicarsi della foto pubblicata. Una fotografia pubblicata sui social e una presunta gelosia per una ragazza sarebbero all’origine dell’omicidio di Youssef Abanoub, lo studente di 18 anni accoltellato all’interno dell’istituto professionale Einaudi–Chiodo di La Spezia. Per il delitto è stato arrestato Zouhair Atif, 19 anni, di origine marocchina, residente ad Arcola e iscritto alla stessa scuola. La ricostruzione e le dichiarazioni emergono dall’inchiesta riportata dal Corriere della Sera, mentre dall’Ansa arriva la notizia che il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Liguria ha disposto un’ispezione all’istituto Einaudi. Secondo quanto riferito dal quotidiano, Atif avrebbe ammesso il movente subito dopo l’arresto: “Volevo ucciderlo. Lui non doveva permettersi di mettere sui social una sua foto assieme alla mia ragazza”, avrebbe detto agli investigatori. Tuttavia, sempre secondo il Corriere, la versione dell’arrestato viene messa in dubbio da amici e familiari della vittima: Abanoub, spiegano, “non stava sui social” e la foto indicata come causa scatenante “forse sarebbe una vecchissima immagine di anni fa”. Un elemento che gli inquirenti stanno verificando. L’aggressione è avvenuta venerdì 16 gennaio, intorno alle 11 del mattino, all’interno dell’edificio scolastico, al secondo piano dell’istituto. Secondo la ricostruzione, il confronto tra i due sarebbe iniziato nei bagni durante un cambio d’ora. Dopo una discussione, Atif avrebbe estratto un coltello da cucina che, stando agli atti, aveva portato a scuola nello zaino. Abanoub avrebbe tentato di allontanarsi, dirigendosi verso la propria aula, ma è stato raggiunto e colpito davanti alla porta della classe. Il fendente, unico ma profondo, ha colpito il torace, provocando una grave lesione al fegato e una massiccia emorragia. Il ragazzo è stato soccorso da un’insegnante che ha tentato di tamponare la ferita in attesa dei sanitari. Trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea di La Spezia, Abanoub è andato in arresto cardiaco all’arrivo ed è stato rianimato a lungo. Nonostante un intervento chirurgico durato ore, è morto nel primo pomeriggio. Un punto centrale dell’inchiesta riguarda la presenza del coltello a scuola. Lo zio della vittima, intervistato dal Corriere della Sera, sostiene che non si sarebbe trattato di un episodio isolato. “Non era la prima volta che quel ragazzo portava il coltello in classe. Sarà successo almeno altre quattro volte”, afferma. Secondo il parente, diversi compagni di scuola sarebbero in grado di confermarlo: “Questa cosa andava bloccata subito invece di arrivare a questo punto”, aggiunge, spiegando di non sapere se le segnalazioni siano mai arrivate ai responsabili dell’istituto. “Spero che la giustizia faccia il suo corso – conclude lo zio – altrimenti ci saranno altri accoltellati”. Le sue parole pongono l’accento su eventuali mancate segnalazioni e sulla gestione di comportamenti ritenuti pericolosi. Gli inquirenti stanno ora valutando anche l’ipotesi della premeditazione, alla luce del fatto che il coltello sarebbe stato portato da casa e non reperito all’interno della scuola. Atif è stato arrestato con l’accusa di omicidio e si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/17/volevo-ucciderlo-lui-non-doveva-permettersi-di-mettere-sui-social-una-sua-foto-assieme-alla-mia-ragazza-il-movente-dellomicidio-del-18enne-accoltellato-a-la-spezia/8259537/
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