• GIORNO DELLA MEMORIA

    Campi di sterminio per chi non si vaccina
    Giuseppe Gigantino, cardiologo

    Mi divertirei a vederli morire come mosche
    Andrea Scanzi, giornalista

    Se fosse per me costruirei anche due camere a gas
    Marianna Rubino, medico

    I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori
    Sebastiano Messina, giornalista

    Vagoni separati per non vaccinati
    Mauro Felicori, assessore

    Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile
    Stefano Feltri, giornalista

    I no vax fuori dai luoghi pubblici
    Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana

    Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo
    Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto

    Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli
    Paolo Guzzanti, giornalista

    Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci
    Roberto Burioni, virologo.

    Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti
    Alessia Morani, deputato

    Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo
    Selvaggia Lucarelli, giornalista

    I rider devono sputare nel loro cibo.
    David Parenzo, giornalista

    I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire.
    Mario Draghi, Presidente del Consiglio

    Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più.
    Cesare Manzini, infermiere

    Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla
    Francesca Bertellotti, infermiera

    Provo un pesante odio verso i no vax
    J-Ax, cantante

    Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina
    Carlotta Saporetti, infermiera

    Non siete vaccinati? Toglietevi dal ca**o!
    Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna

    Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi
    Alfredo Faieta, giornalista

    Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli
    Renato Brunetta, ministro

    E’ giusto lasciarli morire per strada
    Umberto Tognolli, medico

    Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente
    Giovanni Spano, vicesindaco

    Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro
    Filippo Maioli, medico

    Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo
    Giuliano Cazzola, giornalista

    Mandategli i Carabinieri a casa
    Luca Telese, giornalista

    Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi
    Piepaolo Sileri, Viceministro

    E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati
    Sabino Cassese, costituzionalista

    Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax?
    Laura Cesaretti, giornalista

    Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io
    Vania Zavater, infermiera

    I novax sono i nostri talebani
    Giovanni Toti, presidente regione Liguria

    Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi
    Matteo Bassetti, infettivologo
    GIORNO DELLA MEMORIA Campi di sterminio per chi non si vaccina Giuseppe Gigantino, cardiologo Mi divertirei a vederli morire come mosche Andrea Scanzi, giornalista Se fosse per me costruirei anche due camere a gas Marianna Rubino, medico I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori Sebastiano Messina, giornalista Vagoni separati per non vaccinati Mauro Felicori, assessore Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile Stefano Feltri, giornalista I no vax fuori dai luoghi pubblici Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli Paolo Guzzanti, giornalista Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci Roberto Burioni, virologo. Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti Alessia Morani, deputato Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo Selvaggia Lucarelli, giornalista I rider devono sputare nel loro cibo. David Parenzo, giornalista I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire. Mario Draghi, Presidente del Consiglio Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più. Cesare Manzini, infermiere Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla Francesca Bertellotti, infermiera Provo un pesante odio verso i no vax J-Ax, cantante Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina Carlotta Saporetti, infermiera Non siete vaccinati? Toglietevi dal ca**o! Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi Alfredo Faieta, giornalista Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli Renato Brunetta, ministro E’ giusto lasciarli morire per strada Umberto Tognolli, medico Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente Giovanni Spano, vicesindaco Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro Filippo Maioli, medico Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo Giuliano Cazzola, giornalista Mandategli i Carabinieri a casa Luca Telese, giornalista Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi Piepaolo Sileri, Viceministro E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati Sabino Cassese, costituzionalista Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax? Laura Cesaretti, giornalista Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io Vania Zavater, infermiera I novax sono i nostri talebani Giovanni Toti, presidente regione Liguria Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi Matteo Bassetti, infettivologo
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  • Panoramica del mercato della silice speciale: i materiali ad alte prestazioni trainano la crescita industriale

    Il mercato globale della silice speciale sta registrando una solida espansione grazie alla crescente domanda in diverse applicazioni industriali e ad alte prestazioni. Grazie alla sua capacità unica di migliorare la durata, le prestazioni e le caratteristiche di lavorazione dei prodotti, la silice speciale è diventata un componente essenziale in settori che spaziano dall'automotive e dalla gomma all'elettronica, alla cura della persona e ai rivestimenti. La traiettoria di crescita a lungo termine del mercato riflette la domanda strutturale proveniente dai principali segmenti di utilizzo finale e un portafoglio in espansione di applicazioni per materiali avanzati.

    Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato della silice speciale - https://www.skyquestt.com/report/specialty-silica-market

    #MercatoDellaSiliceSpeciale #MaterialiAvanzati #IndustriaChimica #IndustriaDeiPneumatici #MaterialiPerLAutomotive #ProdottiChimiciIndustriali #PneumaticiEcologici #IndustriaDeiRivestimenti #IngredientiPerLaCuraDellaPersona #ApprofondimentiPerGliInvestitori
    Panoramica del mercato della silice speciale: i materiali ad alte prestazioni trainano la crescita industriale Il mercato globale della silice speciale sta registrando una solida espansione grazie alla crescente domanda in diverse applicazioni industriali e ad alte prestazioni. Grazie alla sua capacità unica di migliorare la durata, le prestazioni e le caratteristiche di lavorazione dei prodotti, la silice speciale è diventata un componente essenziale in settori che spaziano dall'automotive e dalla gomma all'elettronica, alla cura della persona e ai rivestimenti. La traiettoria di crescita a lungo termine del mercato riflette la domanda strutturale proveniente dai principali segmenti di utilizzo finale e un portafoglio in espansione di applicazioni per materiali avanzati. Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato della silice speciale - https://www.skyquestt.com/report/specialty-silica-market #MercatoDellaSiliceSpeciale #MaterialiAvanzati #IndustriaChimica #IndustriaDeiPneumatici #MaterialiPerLAutomotive #ProdottiChimiciIndustriali #PneumaticiEcologici #IndustriaDeiRivestimenti #IngredientiPerLaCuraDellaPersona #ApprofondimentiPerGliInvestitori
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Specialty Silica Market Size, Share |Forecast Report [2033]
    Specialty Silica Market in 2025 was valued at $7.8 billion, projected to $13.61 billion by 2033 at 7.2% CAGR.
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  • Carabinieri bloccati a Ramallah: l'Idf ammette che è stato un loro soldato
    L'Italia reagisce: "Ancora più grave". Tensione diplomatica dopo che due carabinieri sono stati costretti a inginocchiarsi sotto minaccia.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/carabinieri-ramallah-crisi-diplomatica-israele-notizie/8270777/
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  • Trusted Platform Offering Call Girls Indore Services

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  • LA COERENZA E LA RESISTENZA (QUELLA VERA)

    Non è la “fama” il punto, né la firma mancante (che non rende meno veri i fatti). Il punto è la coerenza, che qui viene sistematicamente aggirata, diluita, giustificata.

    Per anni hai fatto presìdi ogni sabato.
    Per anni hai denunciato i danni da vaccino Covid-19, la narrazione sanitaria imposta, il ricatto del Green Pass, il tradimento della medicina.
    Non a parole, ma mettendoci la faccia e il tempo. Su questo nessuno discute.

    Ed è proprio per questo che oggi la scelta pesa di più.

    Perché non stiamo parlando di “ammazzare i vaccinati” (argomento caricaturale che nessuno ha mai posto), ma di sostenere politicamente un candidato che si dichiara vaccinista, cioè parte integrante di quella visione che per anni hai definito falsa, dannosa e pericolosa.

    La questione non è se si è vaccinato.
    La questione è cosa difende oggi e cosa rappresenta politicamente.

    Dire:
    “Credeva (o crede ancora) che i vaccini Covid siano serviti”

    non è un dettaglio.
    È una linea di frattura politica e morale.

    Perché chi crede che “siano serviti”:
    minimizza o nega i danneggiati
    legittima l’impianto emergenziale
    assolve le responsabilità istituzionali
    considera quegli anni, tutto sommato, giustificabili.

    Questo è vaccinismo, anche se temperato da buone maniere.

    La libertà di scelta terapeutica non è un optional da programma elettorale, né un “paletto” negoziabile come la viabilità o l’urbanistica.
    È il cuore del conflitto che ha mosso la cosiddetta “resistenza”.

    Ed è qui che cade l’argomento dell’“assenza di alternative”.

    Perché quando si dice:
    “Alternative non ce ne sono”

    si sta facendo esattamente ciò che si è sempre rimproverato al sistema: accettare il meno peggio, normalizzare l’inaccettabile, scegliere l’opportunismo al posto del principio.

    Sì, il movimento si è diviso.
    Sì, ci sono state colpe, personalismi, incapacità di sintesi.
    Ma il fallimento di un’aggregazione non autorizza a capovolgere il senso della lotta.

    Passare da:
    “Mai con chi sostiene il sistema sanitario che ci ha colpiti”

    a:

    “Appoggiamo un candidato vaccinista perché è disponibile al dialogo”

    non è realpolitik. È rimozione.

    Dire che “parlando nascono i dubbi in loro” è un’illusione già vista mille volte.
    Il potere non cambia idea dal basso, ma usa il consenso di chi spera di influenzarlo per legittimarsi.

    Tu parli di “lista mista” come strumento per far crescere i dubbi negli altri.
    Ma il rischio reale è un altro:
    che sia la resistenza a sciogliersi dentro una lista che non ne condivide il fondamento.

    E qui torniamo alla leggerezza.

    La vera leggerezza non è non votare.
    È pensare che la storia degli ultimi anni possa essere archiviata con una stretta di mano e qualche punto corretto nel programma.

    La vera resistenza non è “parlare con tutti”.
    È sapere con chi non si può scendere a compromesso.

    Se domani emergerà un candidato realmente coerente, sarete “ben felici di sostenerlo”, dici.
    Ma nel frattempo sostenete chi quella coerenza non ce l’ha.

    Ed è questo il cortocircuito.

    Non è una questione di purezza ideologica.
    È una questione di memoria, responsabilità e schiena dritta.

    Perché chi ha resistito davvero non dimentica.
    E chi non dimentica, non si presta a rendere “accettabile” ciò che per anni ha denunciato come inaccettabile.

    COMBATTENTI per le LIBERTÀ!
    LA COERENZA E LA RESISTENZA (QUELLA VERA) Non è la “fama” il punto, né la firma mancante (che non rende meno veri i fatti). Il punto è la coerenza, che qui viene sistematicamente aggirata, diluita, giustificata. Per anni hai fatto presìdi ogni sabato. Per anni hai denunciato i danni da vaccino Covid-19, la narrazione sanitaria imposta, il ricatto del Green Pass, il tradimento della medicina. Non a parole, ma mettendoci la faccia e il tempo. Su questo nessuno discute. Ed è proprio per questo che oggi la scelta pesa di più. Perché non stiamo parlando di “ammazzare i vaccinati” (argomento caricaturale che nessuno ha mai posto), ma di sostenere politicamente un candidato che si dichiara vaccinista, cioè parte integrante di quella visione che per anni hai definito falsa, dannosa e pericolosa. La questione non è se si è vaccinato. La questione è cosa difende oggi e cosa rappresenta politicamente. Dire: “Credeva (o crede ancora) che i vaccini Covid siano serviti” non è un dettaglio. È una linea di frattura politica e morale. Perché chi crede che “siano serviti”: minimizza o nega i danneggiati legittima l’impianto emergenziale assolve le responsabilità istituzionali considera quegli anni, tutto sommato, giustificabili. Questo è vaccinismo, anche se temperato da buone maniere. La libertà di scelta terapeutica non è un optional da programma elettorale, né un “paletto” negoziabile come la viabilità o l’urbanistica. È il cuore del conflitto che ha mosso la cosiddetta “resistenza”. Ed è qui che cade l’argomento dell’“assenza di alternative”. Perché quando si dice: “Alternative non ce ne sono” si sta facendo esattamente ciò che si è sempre rimproverato al sistema: accettare il meno peggio, normalizzare l’inaccettabile, scegliere l’opportunismo al posto del principio. Sì, il movimento si è diviso. Sì, ci sono state colpe, personalismi, incapacità di sintesi. Ma il fallimento di un’aggregazione non autorizza a capovolgere il senso della lotta. Passare da: “Mai con chi sostiene il sistema sanitario che ci ha colpiti” a: “Appoggiamo un candidato vaccinista perché è disponibile al dialogo” non è realpolitik. È rimozione. Dire che “parlando nascono i dubbi in loro” è un’illusione già vista mille volte. Il potere non cambia idea dal basso, ma usa il consenso di chi spera di influenzarlo per legittimarsi. Tu parli di “lista mista” come strumento per far crescere i dubbi negli altri. Ma il rischio reale è un altro: che sia la resistenza a sciogliersi dentro una lista che non ne condivide il fondamento. E qui torniamo alla leggerezza. La vera leggerezza non è non votare. È pensare che la storia degli ultimi anni possa essere archiviata con una stretta di mano e qualche punto corretto nel programma. La vera resistenza non è “parlare con tutti”. È sapere con chi non si può scendere a compromesso. Se domani emergerà un candidato realmente coerente, sarete “ben felici di sostenerlo”, dici. Ma nel frattempo sostenete chi quella coerenza non ce l’ha. Ed è questo il cortocircuito. Non è una questione di purezza ideologica. È una questione di memoria, responsabilità e schiena dritta. Perché chi ha resistito davvero non dimentica. E chi non dimentica, non si presta a rendere “accettabile” ciò che per anni ha denunciato come inaccettabile. COMBATTENTI per le LIBERTÀ!
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  • IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA

    Oggi è il 27 gennaio.
    Oggi ricordiamo la Shoah.
    Ed è giusto. È necessario. È sacro.

    Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto.
    Non può fermarsi dove è comoda.
    Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato.

    Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno.
    Mai avuto un tribunale.
    Mai avuto una narrazione onesta.

    Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione.

    Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe.

    50 milioni.
    70 milioni.
    90 milioni.
    Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate.

    Non in un campo.
    In un continente.
    Non in pochi anni.
    In quattro secoli.

    Non è stato un errore.
    Non è stato solo il vaiolo.
    Non è stato un incidente della storia.

    È stato un sistema.

    Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità.
    Un genocidio lento, strutturale, coloniale.
    Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio.

    E soprattutto propaganda.

    Perché questo genocidio non è stato solo commesso.
    È stato raccontato.

    I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”.
    Non è un termine indigeno.
    È un termine del conquistatore.

    Selvaggi perché non si piegavano.
    Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio.
    Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo.

    Mai descritti come popoli complessi.
    Mai come civiltà.
    Mai come esseri umani pieni.

    Il conquistatore è diventato eroe.
    La conquista è diventata scoperta.
    Lo sterminio è diventato inevitabile.

    Qui sta la verità più scomoda.

    La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata.
    Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso.

    E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero.

    Il colonialismo non è scomparso.
    Ha solo cambiato linguaggio.

    Oggi non dice più “vi conquistiamo”.
    Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”.

    Stessa logica.
    Stesso disprezzo.
    Stessa disumanizzazione.

    E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica.
    Chi lo difende.
    Chi lo rimpiange.
    Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace.

    La memoria selettiva è una forma di violenza.

    Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare.
    Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile.
    E ciò che è dimenticabile è ripetibile.

    Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore.
    È quello che diventa normale.
    Quello che entra nei libri come “epoca storica”.
    Quello che si studia senza tremare.
    Quello che non scandalizza più.

    Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda.
    Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta.

    Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili.
    E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo.

    Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato:
    che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero.

    Non perché più giusto.
    Ma perché più forte.

    E ha avuto la forza non solo di vincere,
    ma anche di far dimenticare.

    Dimenticare i popoli cancellati.
    Dimenticare le terre rubate.
    Dimenticare le culture distrutte.
    Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte.

    Ci sono genocidi che gridano.
    E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”.

    Quelli senza monumenti.
    Senza processi.
    Senza date.

    Ricordarli oggi non è una provocazione.
    È un atto di onestà.

    Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti
    e non quelli commessi
    non sta facendo memoria.

    Sta costruendo una menzogna comoda.

    E finché quella menzogna regge,
    il colonialismo non è passato.

    Ha solo cambiato nome.

    - Valerio Barsacchi -

    THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE

    Today is January 27th.
    Today we remember the Holocaust.
    And it is right. It is necessary. It is sacred.

    But memory, if it is true, cannot be a fence.
    It cannot stop where it is convenient.
    It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized.

    Because there is a genocide that has never had a day.
    Never had a court.
    Never had an honest narrative.

    A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression.

    That of the Indigenous Peoples of the Americas.

    50 million.
    70 million.
    90 million.
    Some studies put the number of lives lost at 110 million.

    Not in a camp.
    On a continent.
    Not in a few years.
    Over four centuries.

    It wasn't a mistake.
    It wasn't just smallpox.
    It wasn't an accident of history.

    It was a system.

    A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity.
    A slow, structural, colonial genocide.
    A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence.

    And above all, propaganda.

    Because this genocide wasn't just committed.
    It was told.

    The native peoples were portrayed as "savages."
    It's not an indigenous term.
    It's a conqueror's term.

    Savages because they didn't submit.
    Savages because they didn't speak the language of domination.
    Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world.

    Never described as complex peoples.
    Never as civilizations.
    Never as full human beings.

    The conqueror has become a hero.
    The conquest has become a discovery.
    The extermination has become inevitable.

    Here lies the most uncomfortable truth.

    The Holocaust was denied, but it was never glorified.

    The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress.

    And what is justified never truly ends.

    Colonialism hasn't disappeared.

    It's just changed language.

    Today it no longer says "we conquer you."
    Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development."

    Same logic.
    Same contempt.
    Same dehumanization.

    And today, without shame, there are those who claim it.
    Those who defend it.
    Those who mourn it.
    As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough.

    Selective memory is a form of violence.

    Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing.
    If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable.
    And what is forgettable is repeatable.

    The most effective genocide is not the one that makes the most noise.
    It is the one that becomes normal.
    The one that enters books as a "historical era."
    The one that is studied without trembling.
    The one that no longer scandalizes.

    And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date.
    Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one.

    Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible.
    And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it.

    Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted:
    that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought.

    Not because he was more just.
    But because he was stronger.

    And he had the strength not only to win,
    but also to make people forget.

    Forgetting the erased peoples.
    Forgetting the stolen lands.
    Forgetting the destroyed cultures.
    Forgetting that, very often, evil was not on the other side.

    There are genocides that cry out.
    And genocides that are buried under the word "history."

    Those without monuments.
    Without trials.
    Without dates.

    Remembering them today is not a provocation.
    It is an act of honesty.

    Because a civilization that remembers only the crimes suffered
    and not those committed
    is not remembering.

    It is constructing a convenient lie.

    And as long as that lie holds,
    colonialism hasn't passed.

    It's just changed its name.

    - Valerio Barsacchi -

    @follower
    American Indian Genocide Museum
    Indigenous Peoples Rights International
    Native American Rights Fund
    Indigenous Peoples Movement
    IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA Oggi è il 27 gennaio. Oggi ricordiamo la Shoah. Ed è giusto. È necessario. È sacro. Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto. Non può fermarsi dove è comoda. Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato. Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno. Mai avuto un tribunale. Mai avuto una narrazione onesta. Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione. Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe. 50 milioni. 70 milioni. 90 milioni. Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate. Non in un campo. In un continente. Non in pochi anni. In quattro secoli. Non è stato un errore. Non è stato solo il vaiolo. Non è stato un incidente della storia. È stato un sistema. Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità. Un genocidio lento, strutturale, coloniale. Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio. E soprattutto propaganda. Perché questo genocidio non è stato solo commesso. È stato raccontato. I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”. Non è un termine indigeno. È un termine del conquistatore. Selvaggi perché non si piegavano. Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio. Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo. Mai descritti come popoli complessi. Mai come civiltà. Mai come esseri umani pieni. Il conquistatore è diventato eroe. La conquista è diventata scoperta. Lo sterminio è diventato inevitabile. Qui sta la verità più scomoda. La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata. Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso. E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero. Il colonialismo non è scomparso. Ha solo cambiato linguaggio. Oggi non dice più “vi conquistiamo”. Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”. Stessa logica. Stesso disprezzo. Stessa disumanizzazione. E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica. Chi lo difende. Chi lo rimpiange. Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace. La memoria selettiva è una forma di violenza. Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare. Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile. E ciò che è dimenticabile è ripetibile. Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore. È quello che diventa normale. Quello che entra nei libri come “epoca storica”. Quello che si studia senza tremare. Quello che non scandalizza più. Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda. Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta. Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili. E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo. Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato: che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero. Non perché più giusto. Ma perché più forte. E ha avuto la forza non solo di vincere, ma anche di far dimenticare. Dimenticare i popoli cancellati. Dimenticare le terre rubate. Dimenticare le culture distrutte. Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte. Ci sono genocidi che gridano. E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”. Quelli senza monumenti. Senza processi. Senza date. Ricordarli oggi non è una provocazione. È un atto di onestà. Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti e non quelli commessi non sta facendo memoria. Sta costruendo una menzogna comoda. E finché quella menzogna regge, il colonialismo non è passato. Ha solo cambiato nome. - Valerio Barsacchi - THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE Today is January 27th. Today we remember the Holocaust. And it is right. It is necessary. It is sacred. But memory, if it is true, cannot be a fence. It cannot stop where it is convenient. It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized. Because there is a genocide that has never had a day. Never had a court. Never had an honest narrative. A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression. That of the Indigenous Peoples of the Americas. 50 million. 70 million. 90 million. Some studies put the number of lives lost at 110 million. Not in a camp. On a continent. Not in a few years. Over four centuries. It wasn't a mistake. It wasn't just smallpox. It wasn't an accident of history. It was a system. A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity. A slow, structural, colonial genocide. A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence. And above all, propaganda. Because this genocide wasn't just committed. It was told. The native peoples were portrayed as "savages." It's not an indigenous term. It's a conqueror's term. Savages because they didn't submit. Savages because they didn't speak the language of domination. Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world. Never described as complex peoples. Never as civilizations. Never as full human beings. The conqueror has become a hero. The conquest has become a discovery. The extermination has become inevitable. Here lies the most uncomfortable truth. The Holocaust was denied, but it was never glorified. The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress. And what is justified never truly ends. Colonialism hasn't disappeared. It's just changed language. Today it no longer says "we conquer you." Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development." Same logic. Same contempt. Same dehumanization. And today, without shame, there are those who claim it. Those who defend it. Those who mourn it. As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough. Selective memory is a form of violence. Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing. If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable. And what is forgettable is repeatable. The most effective genocide is not the one that makes the most noise. It is the one that becomes normal. The one that enters books as a "historical era." The one that is studied without trembling. The one that no longer scandalizes. And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date. Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one. Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible. And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it. Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted: that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought. Not because he was more just. But because he was stronger. And he had the strength not only to win, but also to make people forget. Forgetting the erased peoples. Forgetting the stolen lands. Forgetting the destroyed cultures. Forgetting that, very often, evil was not on the other side. There are genocides that cry out. And genocides that are buried under the word "history." Those without monuments. Without trials. Without dates. Remembering them today is not a provocation. It is an act of honesty. Because a civilization that remembers only the crimes suffered and not those committed is not remembering. It is constructing a convenient lie. And as long as that lie holds, colonialism hasn't passed. It's just changed its name. - Valerio Barsacchi - @follower American Indian Genocide Museum Indigenous Peoples Rights International Native American Rights Fund Indigenous Peoples Movement
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  • ECCO QUELLO che STA SUCCEDENDO in CISGIORDANIA!
    https://www.ilfattoquotidiano.it/millennium/2025/11/13/cisgiordania-nella-morsa-dei-coloni-gangster-e-limpunita-e-garantita-per-legge/8183945/

    Cisgiordania nella morsa dei coloni gangster. E l’impunità è garantita per legge
    Dal 7 ottobre 2023 sono oltre 1.100 i palestinesi uccisi in scontri con gruppi violenti di israeliani insediati illegalmente nei loro territori. Spalleggiati dalla politica e dalla polizia
    ECCO QUELLO che STA SUCCEDENDO in CISGIORDANIA! https://www.ilfattoquotidiano.it/millennium/2025/11/13/cisgiordania-nella-morsa-dei-coloni-gangster-e-limpunita-e-garantita-per-legge/8183945/ Cisgiordania nella morsa dei coloni gangster. E l’impunità è garantita per legge Dal 7 ottobre 2023 sono oltre 1.100 i palestinesi uccisi in scontri con gruppi violenti di israeliani insediati illegalmente nei loro territori. Spalleggiati dalla politica e dalla polizia
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    Cisgiordania nella morsa dei coloni gangster. E l’impunità è garantita per legge - Il Fatto Quotidiano
    Ogni maledetta notte una pira arde sulle colline intorno a Ramallah, a Gerico, nei campi di Betlemme o sulle alture di Hebron. È una casa, un fienile, un magazzino, una stalla, un trattore in fiamme, un uliveto bruciato con la benzina. Di giorno poi è pericoloso portare le greggi al pascolo, è pericoloso lavorare la …
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  • CARI AMICI, IL PESSIMO GOVERNO IN PIEDI, RETTO DALLA MELONA,SI STA OCCUPANDO DELLA STRAGE SUCCESSA NEL CANTONE SVIZZERO VALLESE, A CRAS MONTANA, NEL LOCALE DI MORETTI, STRAGE CHE HA PORTATO ALLA MORTE 40 ITALIANI E 116 FERITI, DEI QUALI ALCUNI SONO ANCORA NEGLI OSPEDALI. COME BEN SI SA, IL LOCALE DIVENNE NELLA NOTTE DI CAPODANNO, UNA ORRENDA TOMBA DI FUOCO A CAUSA DELLA SOSTANZA INFIAMMABILE COLLOCATA SUL SOFFITTO !!!! SCANDALOSO CHE IL MORETTI SIA STATO MESSO FUORI DAL CARCERE DOPO QUINDI GIORNI DI DETENZIONE, ATTRAVERSO IL PAGAMENTO DI UNA CAUZIONE DI 200.000 FRANCHI !!!!! CAUZIONE CHE NON SI CAPISCE NEANCHE BENE CHI HA VERSATO !!!!!REATI GRAVISSIMI, COME OMICIDIO PLURIMO COLPOSO, INCENDIO, O MEGLIO STRAGE E LESIONI GRAVISSIME !!!! COSI' FUNZIONA LA MAGISTRATURA IN SVIZZERA !!!!!BUONA GIORNATA A TUTTI. VI ABBRACCIO.

    CARI AMICI, IL PESSIMO GOVERNO IN PIEDI, RETTO DALLA MELONA,SI STA OCCUPANDO DELLA STRAGE SUCCESSA NEL CANTONE SVIZZERO VALLESE, A CRAS MONTANA, NEL LOCALE DI MORETTI, STRAGE CHE HA PORTATO ALLA MORTE 40 ITALIANI E 116 FERITI, DEI QUALI ALCUNI SONO ANCORA NEGLI OSPEDALI. COME BEN SI SA, IL LOCALE DIVENNE NELLA NOTTE DI CAPODANNO, UNA ORRENDA TOMBA DI FUOCO A CAUSA DELLA SOSTANZA INFIAMMABILE COLLOCATA SUL SOFFITTO !!!! SCANDALOSO CHE IL MORETTI SIA STATO MESSO FUORI DAL CARCERE DOPO QUINDI GIORNI DI DETENZIONE, ATTRAVERSO IL PAGAMENTO DI UNA CAUZIONE DI 200.000 FRANCHI !!!!! CAUZIONE CHE NON SI CAPISCE NEANCHE BENE CHI HA VERSATO !!!!!REATI GRAVISSIMI, COME OMICIDIO PLURIMO COLPOSO, INCENDIO, O MEGLIO STRAGE E LESIONI GRAVISSIME !!!! COSI' FUNZIONA LA MAGISTRATURA IN SVIZZERA !!!!!BUONA GIORNATA A TUTTI. VI ABBRACCIO.
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  • Panoramica del mercato dei cuscini in lattice: benessere, sostenibilità e biancheria da letto di alta qualità trainano la crescita

    Il mercato dei cuscini in lattice sta guadagnando slancio nel settore globale del sonno e della biancheria per la casa, grazie alla crescente attenzione dei consumatori alla qualità del sonno, al comfort ergonomico e ai materiali durevoli. I cuscini in lattice si stanno affermando sempre più come alternative di alta qualità ai tradizionali prodotti in fibra e schiuma, grazie alla loro durata, all'elasticità naturale e alle proprietà ipoallergeniche. Con il crescente interesse dei consumatori verso prodotti per la casa orientati al benessere, si prevede che il mercato manterrà una crescita costante nei prossimi anni.

    Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato dei cuscini in lattice - https://www.skyquestt.com/report/latex-pillow-market

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    Panoramica del mercato dei cuscini in lattice: benessere, sostenibilità e biancheria da letto di alta qualità trainano la crescita Il mercato dei cuscini in lattice sta guadagnando slancio nel settore globale del sonno e della biancheria per la casa, grazie alla crescente attenzione dei consumatori alla qualità del sonno, al comfort ergonomico e ai materiali durevoli. I cuscini in lattice si stanno affermando sempre più come alternative di alta qualità ai tradizionali prodotti in fibra e schiuma, grazie alla loro durata, all'elasticità naturale e alle proprietà ipoallergeniche. Con il crescente interesse dei consumatori verso prodotti per la casa orientati al benessere, si prevede che il mercato manterrà una crescita costante nei prossimi anni. Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato dei cuscini in lattice - https://www.skyquestt.com/report/latex-pillow-market #MercatoCusciniLattice #SoluzioniPerIlSonno #ProdottiPerIlBenessere #BiancheriaPerLaCasa #BiancheriaDaLettoPremium #LatticeNaturale #VitaSostenibile #SaluteDelSonno #BeniDiConsumo #CrescitaEcommerce #ApprofondimentiPerInvestitori #ProspettiveDiMercato
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    Latex Pillow Market Size, Share| Growth Report [2033]
    By 2033, Latex Pillow Market is projected to increase to $919.49 million, up from $519.41 million in 2025 at CAGR 7.4%.
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