• La mattanza del Crocus, chi è stato? IMMAGINI SCONVOLGENTI NON ADATTE ad UN PUBBLICO SENSIBILE.

    E’ la notte fra il 22 e il 23 marzo 2024. Da Mosca, Mark Bernardini. Sapete tutti benissimo di cosa voglio parlarvi, ma lo stigmatizzo. C’è stato un attentato terroristico...

    E’ la notte fra il 22 e il 23 marzo 2024. Da Mosca, Mark Bernardini. Sapete tutti benissimo di cosa voglio parlarvi, ma lo stigmatizzo. C’è stato un attentato terroristico a Mosca. Sono le 23:30 locali, finora ci sono quaranta morti ed oltre un centinaio di feriti. Un gruppetto di una decina di terroristi fascisti armati di mitra sono entrati in un centro commerciale ed hanno sparato a casaccio a tutti quelli che gli capitavano a tiro.
    Il sottoscritto è stato egli stesso, nel 1979, vittima di un attentato terroristico a Roma, da 45 anni mi porto in corpo quattro schegge di granata fascista. Mi scuserete se non vado per il sottile. Evito di oscurare ipocritamente le scene più cruente, con i cadaveri. Dovete sapere cos’è un attentato, prima di fare i soliti commenti imbecilli dal divano di casa a migliaia di chilometri.
    Si dice che fossero barbuti, e di aspetto non slavo. Non lo so, non lo sappiamo, è troppo presto. Per certo, che siano ucraini o caucasici, spero che li prendano vivi, se possibile: è importantissimo conoscere i mandanti, non gli esecutori. Anche perché quattro giorni fa le ambasciate britannica e statunitense a Mosca avvisavano dell’alta probabilità di attentati, ma rifiutando di fornire dettagli alle autorità russe.
    Come si diceva ai miei tempi, compagni, non accettiamo le provocazioni. Io ricordo il teatro Nord Ost a Mosca nel 2002 e la scuola a Beslan, in Ossezia, nel 2004. E anche la Puškinskaja, la Rižskaja, la Lubjanka, il Park Kul’tury. Ricordo però anche Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Ustica, l’Italicus, la stazione di Bologna, il treno di Natale.

    https://youtu.be/40ZTn9sHkJw?si=MtzRLsGvaie7EmGd

    #attentatomosca
    #mosca
    #moscow
    La mattanza del Crocus, chi è stato? IMMAGINI SCONVOLGENTI NON ADATTE ad UN PUBBLICO SENSIBILE. E’ la notte fra il 22 e il 23 marzo 2024. Da Mosca, Mark Bernardini. Sapete tutti benissimo di cosa voglio parlarvi, ma lo stigmatizzo. C’è stato un attentato terroristico... E’ la notte fra il 22 e il 23 marzo 2024. Da Mosca, Mark Bernardini. Sapete tutti benissimo di cosa voglio parlarvi, ma lo stigmatizzo. C’è stato un attentato terroristico a Mosca. Sono le 23:30 locali, finora ci sono quaranta morti ed oltre un centinaio di feriti. Un gruppetto di una decina di terroristi fascisti armati di mitra sono entrati in un centro commerciale ed hanno sparato a casaccio a tutti quelli che gli capitavano a tiro. Il sottoscritto è stato egli stesso, nel 1979, vittima di un attentato terroristico a Roma, da 45 anni mi porto in corpo quattro schegge di granata fascista. Mi scuserete se non vado per il sottile. Evito di oscurare ipocritamente le scene più cruente, con i cadaveri. Dovete sapere cos’è un attentato, prima di fare i soliti commenti imbecilli dal divano di casa a migliaia di chilometri. Si dice che fossero barbuti, e di aspetto non slavo. Non lo so, non lo sappiamo, è troppo presto. Per certo, che siano ucraini o caucasici, spero che li prendano vivi, se possibile: è importantissimo conoscere i mandanti, non gli esecutori. Anche perché quattro giorni fa le ambasciate britannica e statunitense a Mosca avvisavano dell’alta probabilità di attentati, ma rifiutando di fornire dettagli alle autorità russe. Come si diceva ai miei tempi, compagni, non accettiamo le provocazioni. Io ricordo il teatro Nord Ost a Mosca nel 2002 e la scuola a Beslan, in Ossezia, nel 2004. E anche la Puškinskaja, la Rižskaja, la Lubjanka, il Park Kul’tury. Ricordo però anche Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Ustica, l’Italicus, la stazione di Bologna, il treno di Natale. https://youtu.be/40ZTn9sHkJw?si=MtzRLsGvaie7EmGd #attentatomosca #mosca #moscow
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  • Il 14 dicembre 2021 Elena Alberton entra alle 17 nella stanza del figlio, Enrico Bozzetto. Svolgendo un lavoro notturno è abituata a vederlo dormire fino a tardi, ma non fino a quell’ora. Avvicinatasi al letto lo trova in posizione supina e senza vita. Chiama il 118, il medico ne constata il decesso, “malore improvviso, morte naturale”, è la sua conclusione. Nonostante lo strazio del momento, Elena trova la freddezza di chiedere l’autopsia. Enrico era un mezzofondista e a giugno aveva ottenuto un certificato di idoneità agonistica, quindi la “morte naturale” per lei non è una spiegazione. Il medico insiste con la propria diagnosi, vuole farla desistere, dice che l’autopsia è inutile, ma Elena non molla. Arrivano i carabinieri, rimangono in casa a presidiare la salma, Elena si chiude in bagno, le sembra di essere in un incubo, dopo ore i servizi funebri portano Enrico in obitorio. Il cuore di Enrico viene mandato al Dipartimento di anatomia patologica di Padova che dopo quattro mesi emette il proprio referto: morte improvvisa da far risalire alla condizione di brachicardia di Enrico. Elena è scossa, in quei mesi ha iniziato a ragionare sul fatto che il figlio aveva fatto il vaccino due mesi prima di morire e da quel momento aveva iniziato a sentirsi debole e ad apparire pallido. Porta i due referti anatomo-patologici (quello generale prodotto dall’ospedale e quello sul cuore prodotto da Padova) a una cardiologa, quest’ultima nota delle importanti incongruenze tra i due e le suggerisce di rivolgersi a uno specialista per ripetere l’esame. Affrontando enormi difficoltà, Elena riesce a ottenere i vetrini, i blocchetti e le relazioni e porta tutto a un altro anatomo patologo che individua come causa di morte una broncopolmonite atipica. Una diagnosi completamente diversa da quella precedente. “E’ stato come se mio figlio fosse morto una seconda volta”, è questo il pensiero di Elena quando apprende la notizia. Purtroppo i materiali ricevuti dalla precedente autopsia non sono sufficienti per indagare più a fondo e scoprire da cosa è stata causata la broncopolmonite. Dal dramma di Elena Alberton è nato il comitato Salvaguardia, che dallo scorso giugno raccoglie diversi genitori di giovani deceduti di morte improvvisa che stanno cercando una spiegazione alla scomparsa dei propri cari. Questa sera alle 21:30 su Byoblu - La TV dei Cittadini va in onda l’intervista a Elena Alberton e all’avvocato Laura Migliorini, che racconteranno la storia del comitato e il messaggio che quest’ultimo sta cercando di trasmettere.

    Dalla pagina FB di Adalbero Gianuario.

    https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.byoblu.com/2023/10/04/indagate-sui-malori-improvvisi-laccorato-appello-di-medici-e-giuristi-ai-governatori-di-regione-e-al-ministro-della-salute/&ved=2ahUKEwisqLOQqquCAxVHgf0HHdksAK8QFnoECBEQAQ&usg=AOvVaw1HVOQ_55uibwZfQu9dMMhi
    Il 14 dicembre 2021 Elena Alberton entra alle 17 nella stanza del figlio, Enrico Bozzetto. Svolgendo un lavoro notturno è abituata a vederlo dormire fino a tardi, ma non fino a quell’ora. Avvicinatasi al letto lo trova in posizione supina e senza vita. Chiama il 118, il medico ne constata il decesso, “malore improvviso, morte naturale”, è la sua conclusione. Nonostante lo strazio del momento, Elena trova la freddezza di chiedere l’autopsia. Enrico era un mezzofondista e a giugno aveva ottenuto un certificato di idoneità agonistica, quindi la “morte naturale” per lei non è una spiegazione. Il medico insiste con la propria diagnosi, vuole farla desistere, dice che l’autopsia è inutile, ma Elena non molla. Arrivano i carabinieri, rimangono in casa a presidiare la salma, Elena si chiude in bagno, le sembra di essere in un incubo, dopo ore i servizi funebri portano Enrico in obitorio. Il cuore di Enrico viene mandato al Dipartimento di anatomia patologica di Padova che dopo quattro mesi emette il proprio referto: morte improvvisa da far risalire alla condizione di brachicardia di Enrico. Elena è scossa, in quei mesi ha iniziato a ragionare sul fatto che il figlio aveva fatto il vaccino due mesi prima di morire e da quel momento aveva iniziato a sentirsi debole e ad apparire pallido. Porta i due referti anatomo-patologici (quello generale prodotto dall’ospedale e quello sul cuore prodotto da Padova) a una cardiologa, quest’ultima nota delle importanti incongruenze tra i due e le suggerisce di rivolgersi a uno specialista per ripetere l’esame. Affrontando enormi difficoltà, Elena riesce a ottenere i vetrini, i blocchetti e le relazioni e porta tutto a un altro anatomo patologo che individua come causa di morte una broncopolmonite atipica. Una diagnosi completamente diversa da quella precedente. “E’ stato come se mio figlio fosse morto una seconda volta”, è questo il pensiero di Elena quando apprende la notizia. Purtroppo i materiali ricevuti dalla precedente autopsia non sono sufficienti per indagare più a fondo e scoprire da cosa è stata causata la broncopolmonite. Dal dramma di Elena Alberton è nato il comitato Salvaguardia, che dallo scorso giugno raccoglie diversi genitori di giovani deceduti di morte improvvisa che stanno cercando una spiegazione alla scomparsa dei propri cari. Questa sera alle 21:30 su Byoblu - La TV dei Cittadini va in onda l’intervista a Elena Alberton e all’avvocato Laura Migliorini, che racconteranno la storia del comitato e il messaggio che quest’ultimo sta cercando di trasmettere. Dalla pagina FB di Adalbero Gianuario. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.byoblu.com/2023/10/04/indagate-sui-malori-improvvisi-laccorato-appello-di-medici-e-giuristi-ai-governatori-di-regione-e-al-ministro-della-salute/&ved=2ahUKEwisqLOQqquCAxVHgf0HHdksAK8QFnoECBEQAQ&usg=AOvVaw1HVOQ_55uibwZfQu9dMMhi
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