HUMANITAS?
Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Francis Prevost, critica giustamente alcune attuali derive tecnocapitaliste anticristiane a antiumane. Ma nonostante tutto offre un’analisi spuntata e scarsamente incisiva. Ci sono ovviamente i riferimenti d’obbligo a Dio e a suo Figlio, ma l’impostazione di Prevost é chiaramente antropocentrica.
Essa contrappone, per semplificare al massimo, l’umanesimo (buono) al transumanesimo (cattivo).
Quindi la modernità (buona )alla postmodernità e alle sue derive (potenzialmente cattive).

Come un novello Pico della Mirandola (altro che Sant’Agostino!) Prevost cita il termine “dignità”, in riferimento all’uomo più di 100 volte.
Decine di volte fa riferimento ai “diritti umani”, confusi del tutto impropriamente con la legge naturale.
Ad una prima lettura, invece, non vi ho mai trovato il termine “peccato originale”.
Tutto questo è del resto perfettamente in linea con l’”umanesimo integrale” dei suoi predecessori dal Concilio in poi.
Orbene è assolutamente ingenuo, diciamo così, pensare come Prevost, che il transumanesimo non sia l’apice dell’umanesimo, del suo spirito originario: profano, borghese, affaristico, secolarizzato, calcolante.
E’ proprio l’umanesimo che fonda l’idea di un dominio tecnico illimitato sulla natura. E’ proprio l’umanesimo figlio dello spirito borghese acquisitivo, che antepone gradualmente i beni materiali a quelli spirituali. E’ proprio l’umanesimo che illude uomo di essere padrone della vita, sua e altrui. E’ proprio l’umanesimo che posta lo sguardo dal cielo alla terra. E’ proprio l’umanesimo che mettendo al centro l’uomo pone Dio ai margini. E trasforma prima la natura, poi gli esseri umani in oggetti di manipolazione.

Infine il capitalismo. Tutti i tecno futuristi più importanti, da Musk a Thiel, da Karp ad Andreessen, sono imprenditori miliardari che diventano sempre più ricchi grazie alle loro tecno -diavolerie, robot e intelligenza artificiale compresa. Non sarebbe giunto il momento di mettere in discussione il primato del mercato globale ipertrofico?
Una tecnica senza limiti è da sempre complementare a un ‘economia senza limiti (il capitalismo) e a un individualismo senza limiti . E’ il modello sociale e antropologico malato dell’anglofera. Anche su questo aspetto l’enciclica non sembra toccare il cuore del problema.

Martino Mora
HUMANITAS? Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Francis Prevost, critica giustamente alcune attuali derive tecnocapitaliste anticristiane a antiumane. Ma nonostante tutto offre un’analisi spuntata e scarsamente incisiva. Ci sono ovviamente i riferimenti d’obbligo a Dio e a suo Figlio, ma l’impostazione di Prevost é chiaramente antropocentrica. Essa contrappone, per semplificare al massimo, l’umanesimo (buono) al transumanesimo (cattivo). Quindi la modernità (buona )alla postmodernità e alle sue derive (potenzialmente cattive). Come un novello Pico della Mirandola (altro che Sant’Agostino!) Prevost cita il termine “dignità”, in riferimento all’uomo più di 100 volte. Decine di volte fa riferimento ai “diritti umani”, confusi del tutto impropriamente con la legge naturale. Ad una prima lettura, invece, non vi ho mai trovato il termine “peccato originale”. Tutto questo è del resto perfettamente in linea con l’”umanesimo integrale” dei suoi predecessori dal Concilio in poi. Orbene è assolutamente ingenuo, diciamo così, pensare come Prevost, che il transumanesimo non sia l’apice dell’umanesimo, del suo spirito originario: profano, borghese, affaristico, secolarizzato, calcolante. E’ proprio l’umanesimo che fonda l’idea di un dominio tecnico illimitato sulla natura. E’ proprio l’umanesimo figlio dello spirito borghese acquisitivo, che antepone gradualmente i beni materiali a quelli spirituali. E’ proprio l’umanesimo che illude uomo di essere padrone della vita, sua e altrui. E’ proprio l’umanesimo che posta lo sguardo dal cielo alla terra. E’ proprio l’umanesimo che mettendo al centro l’uomo pone Dio ai margini. E trasforma prima la natura, poi gli esseri umani in oggetti di manipolazione. Infine il capitalismo. Tutti i tecno futuristi più importanti, da Musk a Thiel, da Karp ad Andreessen, sono imprenditori miliardari che diventano sempre più ricchi grazie alle loro tecno -diavolerie, robot e intelligenza artificiale compresa. Non sarebbe giunto il momento di mettere in discussione il primato del mercato globale ipertrofico? Una tecnica senza limiti è da sempre complementare a un ‘economia senza limiti (il capitalismo) e a un individualismo senza limiti . E’ il modello sociale e antropologico malato dell’anglofera. Anche su questo aspetto l’enciclica non sembra toccare il cuore del problema. Martino Mora
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