FRANCO BATTIATO
(23 marzo 1945 – 18 maggio 2021)

Difficile sintetizzare i molteplici percorsi di un maestro che manca a questa realtà da ormai cinque anni. Franco Battiato è stato capace di raggiungere vette altissime senza mai scivolare nell’élite autoreferenziale. Ha attraversato elettronica, avanguardia, rock, pop, musica colta e misticismo con una naturalezza irripetibile, trasformando ogni linguaggio in uno strumento di elevazione.

Nelle sue opere la parola non era semplice testo: era tensione verso l’alto, ricerca, disciplina interiore. Sacro e terreno convivevano senza contraddizione, come nelle grandi tradizioni filosofiche e spirituali che hanno attraversato la sua vita e la sua arte. Dai sintetizzatori degli esordi milanesi fino al sufismo, a Gurdjieff e alla contemplazione del limite umano, Battiato ha mostrato che la sperimentazione può essere popolare senza perdere profondità.

E persino la politica — che ebbe il coraggio di attraversare senza lasciarsene inghiottire — nelle sue mani avrebbe potuto ritrovare una dimensione quasi sacrale: servizio, rigore, visione. Non a caso scelse poi di tornare nella sua Milo, lontano dal rumore permanente del potere e dell’apparenza. Una Milo che, quasi per assonanza, sembra custodire anche il ricordo della Milano delle origini, dei laboratori sonori e delle prime rivoluzioni elettroniche.

Oggi, nell’anniversario della sua scomparsa, resta la forza di un’eredità che continua a parlare al presente. Perché riascoltare Battiato significa ancora cercare — in mezzo al caos del nostro tempo — quel “centro di gravità permanente” capace di mantenere la barra dritta quando il mondo, o il destino, sembrano venirci contro.

“E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.”
— Prospettiva Nevskij

#francobattiato
FRANCO BATTIATO (23 marzo 1945 – 18 maggio 2021) Difficile sintetizzare i molteplici percorsi di un maestro che manca a questa realtà da ormai cinque anni. Franco Battiato è stato capace di raggiungere vette altissime senza mai scivolare nell’élite autoreferenziale. Ha attraversato elettronica, avanguardia, rock, pop, musica colta e misticismo con una naturalezza irripetibile, trasformando ogni linguaggio in uno strumento di elevazione. Nelle sue opere la parola non era semplice testo: era tensione verso l’alto, ricerca, disciplina interiore. Sacro e terreno convivevano senza contraddizione, come nelle grandi tradizioni filosofiche e spirituali che hanno attraversato la sua vita e la sua arte. Dai sintetizzatori degli esordi milanesi fino al sufismo, a Gurdjieff e alla contemplazione del limite umano, Battiato ha mostrato che la sperimentazione può essere popolare senza perdere profondità. E persino la politica — che ebbe il coraggio di attraversare senza lasciarsene inghiottire — nelle sue mani avrebbe potuto ritrovare una dimensione quasi sacrale: servizio, rigore, visione. Non a caso scelse poi di tornare nella sua Milo, lontano dal rumore permanente del potere e dell’apparenza. Una Milo che, quasi per assonanza, sembra custodire anche il ricordo della Milano delle origini, dei laboratori sonori e delle prime rivoluzioni elettroniche. Oggi, nell’anniversario della sua scomparsa, resta la forza di un’eredità che continua a parlare al presente. Perché riascoltare Battiato significa ancora cercare — in mezzo al caos del nostro tempo — quel “centro di gravità permanente” capace di mantenere la barra dritta quando il mondo, o il destino, sembrano venirci contro. “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.” — Prospettiva Nevskij #francobattiato
Love
1
0 Commenti 0 Condivisioni 136 Visualizzazioni