I messaggi WhatsApp sono veramente privati? Ecco cosa è stato scoperto
“WhatsApp dichiara di adottare un meccanismo di crittografia end-to-end (E2E) basato sul Protocollo Signal (noto precedentemente come “TextSecure Protocol”).
L’assunto di fondo di un sistema E2E è che soltanto i dispositivi dei due interlocutori gestiscano le chiavi di crittografia necessarie alla cifratura e decifratura dei messaggi, escludendo chiunque altro (inclusi i server dell’azienda fornitrice).Tuttavia, i test sperimentali condotti suggeriscono che Meta potrebbe conservare le chiavi utilizzate per crittografare e decrittare i messaggi degli utenti.
Questa ipotesi si basa su un’osservazione specifica: la capacità di ricevere messaggi da nuovi contatti su WhatsApp Web o sull’app desktop anche quando lo smartphone è spento.
Questo comportamento indica che le chiavi crittografiche non sono archiviate esclusivamente sugli smartphone, un requisito fondamentale per garantire la crittografia ‘End-to-End’.
Infatti, se le chiavi fossero presenti solo sui dispositivi mobili, sarebbe tecnicamente e logicamente impossibile comunicare con nuovi contatti senza il telefono connesso. Di conseguenza, il fatto che questa comunicazione avvenga anche a telefono spento dimostra che le chiavi crittografiche potrebbero essere conservate in altri sistemi, non limitandosi ai nostri dispositivi personali.
Queste assunzioni generano forti dubbi sulla reale efficacia del canale E2E e sulla conformità alla stessa Privacy Policy di WhatsApp.”
L'articolo completo è a cura di Red Hot Cyber e continua a questo URL:
https://www.redhotcyber.com/post/i-messaggi-whatsapp-sono-veramente-privati-ecco-cosa-abbiamo-scoperto/
“WhatsApp dichiara di adottare un meccanismo di crittografia end-to-end (E2E) basato sul Protocollo Signal (noto precedentemente come “TextSecure Protocol”).
L’assunto di fondo di un sistema E2E è che soltanto i dispositivi dei due interlocutori gestiscano le chiavi di crittografia necessarie alla cifratura e decifratura dei messaggi, escludendo chiunque altro (inclusi i server dell’azienda fornitrice).Tuttavia, i test sperimentali condotti suggeriscono che Meta potrebbe conservare le chiavi utilizzate per crittografare e decrittare i messaggi degli utenti.
Questa ipotesi si basa su un’osservazione specifica: la capacità di ricevere messaggi da nuovi contatti su WhatsApp Web o sull’app desktop anche quando lo smartphone è spento.
Questo comportamento indica che le chiavi crittografiche non sono archiviate esclusivamente sugli smartphone, un requisito fondamentale per garantire la crittografia ‘End-to-End’.
Infatti, se le chiavi fossero presenti solo sui dispositivi mobili, sarebbe tecnicamente e logicamente impossibile comunicare con nuovi contatti senza il telefono connesso. Di conseguenza, il fatto che questa comunicazione avvenga anche a telefono spento dimostra che le chiavi crittografiche potrebbero essere conservate in altri sistemi, non limitandosi ai nostri dispositivi personali.
Queste assunzioni generano forti dubbi sulla reale efficacia del canale E2E e sulla conformità alla stessa Privacy Policy di WhatsApp.”
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“WhatsApp dichiara di adottare un meccanismo di crittografia end-to-end (E2E) basato sul Protocollo Signal (noto precedentemente come “TextSecure Protocol”).
L’assunto di fondo di un sistema E2E è che soltanto i dispositivi dei due interlocutori gestiscano le chiavi di crittografia necessarie alla cifratura e decifratura dei messaggi, escludendo chiunque altro (inclusi i server dell’azienda fornitrice).Tuttavia, i test sperimentali condotti suggeriscono che Meta potrebbe conservare le chiavi utilizzate per crittografare e decrittare i messaggi degli utenti.
Questa ipotesi si basa su un’osservazione specifica: la capacità di ricevere messaggi da nuovi contatti su WhatsApp Web o sull’app desktop anche quando lo smartphone è spento.
Questo comportamento indica che le chiavi crittografiche non sono archiviate esclusivamente sugli smartphone, un requisito fondamentale per garantire la crittografia ‘End-to-End’.
Infatti, se le chiavi fossero presenti solo sui dispositivi mobili, sarebbe tecnicamente e logicamente impossibile comunicare con nuovi contatti senza il telefono connesso. Di conseguenza, il fatto che questa comunicazione avvenga anche a telefono spento dimostra che le chiavi crittografiche potrebbero essere conservate in altri sistemi, non limitandosi ai nostri dispositivi personali.
Queste assunzioni generano forti dubbi sulla reale efficacia del canale E2E e sulla conformità alla stessa Privacy Policy di WhatsApp.”
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