TANTI VOLTI
(Dal metro quadrato alla città)
Leggo e ascolto molto clamore attorno alle elezioni amministrative di Milano del 2027. Si parla soprattutto di un dato: oltre venti candidati sindaco. Per qualcuno è un'anomalia, per altri il segno di una frammentazione crescente. Personalmente credo che il vero problema sia un altro.
Abbiamo trasformato quasi tutto in spettacolo. Anche la politica locale rischia di essere raccontata come una competizione tra moderni gladiatori, nella quale il numero dei contendenti conta più della qualità delle idee, dei programmi e dell'atteggiamento con cui ci si mette al servizio della città. Eppure qualcuno un progetto concreto lo ha già presentato (ad esempio: www.milanolibera.eu). Ma questo, oggi, sembra quasi passare in secondo piano.
Non mi spaventa il fatto che aumentino i candidati. Anzi, una maggiore offerta politica può essere persino essere un segnale di vitalità democratica. Mi preoccupa invece che, mentre discutiamo del numero dei nomi in corsa, perdiamo di vista il significato più profondo di un'elezione amministrativa.
Le elezioni comunali rappresentano il primo punto di contatto tra la politica e il territorio. Non dovrebbero essere una gara per conquistare clienti o tifosi, ma l'inizio di un percorso di fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni. Una relazione destinata a durare ben oltre il fine settimana delle urne.
Per questo motivo ritengo che la vera differenza non la farà il candidato con lo slogan più efficace o con la promessa più appariscente. La farà l'atteggiamento politico: il modo in cui ciascuno interpreterà il proprio ruolo, la capacità di assumersi responsabilità, di ascoltare, di costruire relazioni autentiche e di sostenere un programma che, pur potendo essere innovativo e visionario, rimanga sempre ancorato alla realtà quotidiana della città.
È qui che tornano attuali alcune intuizioni che considero preziose.
Da anni mi accompagna l'idea del "sindaco del proprio metro quadrato". Un'espressione semplice, ma tutt'altro che banale. Significa prendersi cura del proprio spazio, delle proprie scelte, del proprio comportamento quotidiano. Significa comprendere che la cittadinanza attiva non comincia a Palazzo Marino, ma davanti alla porta di casa, nel condominio, nella via, nel quartiere.
Qualcuno potrebbe vedere in questa visione una forma di ripiegamento individuale, quasi una contrapposizione rispetto all'idea gramsciana della costruzione di un senso comune. Io credo invece che le due prospettive siano profondamente compatibili.
Il "metro quadrato" non è chiusura. È responsabilità. È il luogo in cui si impara il rispetto delle regole, la cura del bene comune, il confronto con gli altri. È la palestra nella quale si forma quella coscienza civile che permette poi di contribuire alla vita della comunità più ampia.
Solo chi impara a governare con responsabilità il proprio piccolo spazio può partecipare con credibilità al governo della città. Solo così il senso comune evocato da Gramsci smette di essere una formula teorica e diventa pratica quotidiana, cultura condivisa, solidarietà concreta.
Per questo motivo faccio fatica ad appassionarmi al gossip politico di questi mesi. Contare i candidati, inseguire i sondaggi con due anni di anticipo o cercare ossessivamente il difetto di ogni volto nuovo rischia di essere un esercizio sterile. Non è lì che si misura la qualità della democrazia.
La vera domanda, allora, non è quanti siano i candidati sindaco.
La vera domanda è se noi cittadini siamo ancora disposti ad assumerci la responsabilità di essere protagonisti della vita della nostra città.
Perché il futuro di Milano non nascerà soltanto da chi siederà a Palazzo Marino. Nascerà soprattutto da migliaia di persone che avranno scelto di diventare, ogni giorno, sindaci del proprio metro quadrato.
Non chiediamoci soltanto cosa potranno fare quei tanti volti per Milano.
Chiediamoci cosa siamo disposti a fare noi, insieme a loro.
Perché una città cambia davvero solo quando cambia la coscienza di chi la abita.
#Milano2027 #CittadinanzaAttiva #Amministrative2027 #MilanoLibera #PoliticaLocale
TANTI VOLTI
(Dal metro quadrato alla città)
Leggo e ascolto molto clamore attorno alle elezioni amministrative di Milano del 2027. Si parla soprattutto di un dato: oltre venti candidati sindaco. Per qualcuno è un'anomalia, per altri il segno di una frammentazione crescente. Personalmente credo che il vero problema sia un altro.
Abbiamo trasformato quasi tutto in spettacolo. Anche la politica locale rischia di essere raccontata come una competizione tra moderni gladiatori, nella quale il numero dei contendenti conta più della qualità delle idee, dei programmi e dell'atteggiamento con cui ci si mette al servizio della città. Eppure qualcuno un progetto concreto lo ha già presentato (ad esempio: www.milanolibera.eu). Ma questo, oggi, sembra quasi passare in secondo piano.
Non mi spaventa il fatto che aumentino i candidati. Anzi, una maggiore offerta politica può essere persino essere un segnale di vitalità democratica. Mi preoccupa invece che, mentre discutiamo del numero dei nomi in corsa, perdiamo di vista il significato più profondo di un'elezione amministrativa.
Le elezioni comunali rappresentano il primo punto di contatto tra la politica e il territorio. Non dovrebbero essere una gara per conquistare clienti o tifosi, ma l'inizio di un percorso di fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni. Una relazione destinata a durare ben oltre il fine settimana delle urne.
Per questo motivo ritengo che la vera differenza non la farà il candidato con lo slogan più efficace o con la promessa più appariscente. La farà l'atteggiamento politico: il modo in cui ciascuno interpreterà il proprio ruolo, la capacità di assumersi responsabilità, di ascoltare, di costruire relazioni autentiche e di sostenere un programma che, pur potendo essere innovativo e visionario, rimanga sempre ancorato alla realtà quotidiana della città.
È qui che tornano attuali alcune intuizioni che considero preziose.
Da anni mi accompagna l'idea del "sindaco del proprio metro quadrato". Un'espressione semplice, ma tutt'altro che banale. Significa prendersi cura del proprio spazio, delle proprie scelte, del proprio comportamento quotidiano. Significa comprendere che la cittadinanza attiva non comincia a Palazzo Marino, ma davanti alla porta di casa, nel condominio, nella via, nel quartiere.
Qualcuno potrebbe vedere in questa visione una forma di ripiegamento individuale, quasi una contrapposizione rispetto all'idea gramsciana della costruzione di un senso comune. Io credo invece che le due prospettive siano profondamente compatibili.
Il "metro quadrato" non è chiusura. È responsabilità. È il luogo in cui si impara il rispetto delle regole, la cura del bene comune, il confronto con gli altri. È la palestra nella quale si forma quella coscienza civile che permette poi di contribuire alla vita della comunità più ampia.
Solo chi impara a governare con responsabilità il proprio piccolo spazio può partecipare con credibilità al governo della città. Solo così il senso comune evocato da Gramsci smette di essere una formula teorica e diventa pratica quotidiana, cultura condivisa, solidarietà concreta.
Per questo motivo faccio fatica ad appassionarmi al gossip politico di questi mesi. Contare i candidati, inseguire i sondaggi con due anni di anticipo o cercare ossessivamente il difetto di ogni volto nuovo rischia di essere un esercizio sterile. Non è lì che si misura la qualità della democrazia.
La vera domanda, allora, non è quanti siano i candidati sindaco.
La vera domanda è se noi cittadini siamo ancora disposti ad assumerci la responsabilità di essere protagonisti della vita della nostra città.
Perché il futuro di Milano non nascerà soltanto da chi siederà a Palazzo Marino. Nascerà soprattutto da migliaia di persone che avranno scelto di diventare, ogni giorno, sindaci del proprio metro quadrato.
Non chiediamoci soltanto cosa potranno fare quei tanti volti per Milano.
Chiediamoci cosa siamo disposti a fare noi, insieme a loro.
Perché una città cambia davvero solo quando cambia la coscienza di chi la abita.
#Milano2027 #CittadinanzaAttiva #Amministrative2027 #MilanoLibera #PoliticaLocale