• #Covid, odissea di un MEDICO PERSEGUITATO – con Alberto DALLARI e Daniele GIOVANARDI | Alla Mezza

    Evento e successivamente Diretta su YOUTUBE:
    https://www.youtube.com/live/HD-9zFlEHOk?is=14E_R8l0xCA_H-8r

    Alberto Dallari, medico ospedaliero, neurologo specialista nel trattamento degli ictus, pensionato, è stato fra i primi ad aderire ad Ippocrate. Ha curato centinaia di pazienti abbandonati a domicilio e trattati solo con Tachipirina e vigile attesa . Ha usato tutte le armi a disposizione, scegliendo fra idrossiclorochina, invermectina, antinfiammatori cortisone eparina e antibiotici. Lui di Reggio Emilia telefonava più volte al giorno ad un paziente fragile di Ferrara, consigliandolo piu’ volte il ricovero. Il paziente e’ entrato in Ospedale con le sue gambe ed è morto in ospedale 30 giorni dopo. I medici dell’ospedale, visto le terapie, hanno denunciato in procura il dott Dallari, poi rimandato a giudizio prima per omicidio colposo,poi per omissione di soccorso. Osteggiato anche dal suo Ordine dopo 4 anni di gogna mediatica e’ stato assolto definitivamente con formula piena perché “ il fatto non sussiste”. Conduce Stefano Becciolini e Daniele Giovanardi.



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    https://www.spreaker.com/podcast/becciolini-network--4717192
    #Covid, odissea di un MEDICO PERSEGUITATO – con Alberto DALLARI e Daniele GIOVANARDI | Alla Mezza Evento e successivamente Diretta su YOUTUBE: https://www.youtube.com/live/HD-9zFlEHOk?is=14E_R8l0xCA_H-8r Alberto Dallari, medico ospedaliero, neurologo specialista nel trattamento degli ictus, pensionato, è stato fra i primi ad aderire ad Ippocrate. Ha curato centinaia di pazienti abbandonati a domicilio e trattati solo con Tachipirina e vigile attesa . Ha usato tutte le armi a disposizione, scegliendo fra idrossiclorochina, invermectina, antinfiammatori cortisone eparina e antibiotici. Lui di Reggio Emilia telefonava più volte al giorno ad un paziente fragile di Ferrara, consigliandolo piu’ volte il ricovero. Il paziente e’ entrato in Ospedale con le sue gambe ed è morto in ospedale 30 giorni dopo. I medici dell’ospedale, visto le terapie, hanno denunciato in procura il dott Dallari, poi rimandato a giudizio prima per omicidio colposo,poi per omissione di soccorso. Osteggiato anche dal suo Ordine dopo 4 anni di gogna mediatica e’ stato assolto definitivamente con formula piena perché “ il fatto non sussiste”. Conduce Stefano Becciolini e Daniele Giovanardi. 🟥🟩🟦⬜ 👉 🎧 ASCOLTA IN PODCAST: Collegati ora, attiva le notifiche e resta aggiornato: https://www.spreaker.com/podcast/becciolini-network--4717192
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  • DOTTORESSA SIMONE GOLD :

    LA MEDICINA DEI PROTOCOLLI: PERCHÉ IL TUO MEDICO NON PUÒ PIÙ SCEGLIERE

    "Non serve un medico, basterebbe una lista di controllo".

    Con queste parole provocatorie, la dottoressa Simone Gold descrive la deriva della medicina moderna negli ultimi 30 anni.

    Attraverso la sua esperienza come medico di pronto soccorso, la dottoressa spiega come la professione medica sia passata dall'autonomia clinica a una rigida "protocolizzazione" imposta dall'alto

    Dall'obbligo di somministrare antibiotici entro un'ora per presunta sepsi — anche quando i sintomi potrebbero indicare semplice disidratazione o stress — fino alla paura di subire sanzioni dal sistema, i medici sono stati spinti a "seguire la linea" piuttosto che il proprio giudizio

    La dottoressa Gold sottolinea come questo addestramento alla conformità abbia portato molti professionisti a non "tenere la posizione" per il bene dei pazienti nel momento del bisogno, segnando un cambiamento epocale e preoccupante nel rapporto tra medico e assistito

    OLTRE LE CHECKLIST: DIFENDIAMO L'AUTONOMIA MEDICA PER IL BENE DEI PAZIENTI

    DOPPIAGGIO ITALIANO LVOGRUPPO.ORG

    Source: https://x.com/i/status/2042194309911331070
    DOTTORESSA SIMONE GOLD : LA MEDICINA DEI PROTOCOLLI: PERCHÉ IL TUO MEDICO NON PUÒ PIÙ SCEGLIERE "Non serve un medico, basterebbe una lista di controllo". Con queste parole provocatorie, la dottoressa Simone Gold descrive la deriva della medicina moderna negli ultimi 30 anni. Attraverso la sua esperienza come medico di pronto soccorso, la dottoressa spiega come la professione medica sia passata dall'autonomia clinica a una rigida "protocolizzazione" imposta dall'alto Dall'obbligo di somministrare antibiotici entro un'ora per presunta sepsi — anche quando i sintomi potrebbero indicare semplice disidratazione o stress — fino alla paura di subire sanzioni dal sistema, i medici sono stati spinti a "seguire la linea" piuttosto che il proprio giudizio La dottoressa Gold sottolinea come questo addestramento alla conformità abbia portato molti professionisti a non "tenere la posizione" per il bene dei pazienti nel momento del bisogno, segnando un cambiamento epocale e preoccupante nel rapporto tra medico e assistito 🛡️ OLTRE LE CHECKLIST: DIFENDIAMO L'AUTONOMIA MEDICA PER IL BENE DEI PAZIENTI DOPPIAGGIO ITALIANO LVOGRUPPO.ORG Source: https://x.com/i/status/2042194309911331070
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  • Mercato del Meropenem: Tendenze, Crescita e Prospettive del Settore

    Il mercato del meropenem rappresenta un segmento vitale dell'industria globale degli antibiotici, trainato dalla crescente prevalenza di gravi infezioni batteriche e dalla minaccia sempre maggiore della resistenza antimicrobica. Il meropenem, un antibiotico carbapenemico ad ampio spettro, è ampiamente utilizzato in ambito ospedaliero per il trattamento di infezioni potenzialmente letali, quali sepsi, polmonite, infezioni intra-addominali e meningite. La sua efficacia contro i batteri resistenti lo rende una componente fondamentale della moderna assistenza sanitaria.

    Leggi oggi stesso il Rapporto sul Mercato del Meropenem - https://www.skyquestt.com/report/meropenem-market

    #Meropenem #Antibiotici #Farmaceutica #SettoreSanitario #MalattieInfettive #MercatoFarmaceutico #TrattamentiMedici #TendenzeSanitarie #MercatoGlobale #IndustriaFarmaceutica
    Mercato del Meropenem: Tendenze, Crescita e Prospettive del Settore Il mercato del meropenem rappresenta un segmento vitale dell'industria globale degli antibiotici, trainato dalla crescente prevalenza di gravi infezioni batteriche e dalla minaccia sempre maggiore della resistenza antimicrobica. Il meropenem, un antibiotico carbapenemico ad ampio spettro, è ampiamente utilizzato in ambito ospedaliero per il trattamento di infezioni potenzialmente letali, quali sepsi, polmonite, infezioni intra-addominali e meningite. La sua efficacia contro i batteri resistenti lo rende una componente fondamentale della moderna assistenza sanitaria. Leggi oggi stesso il Rapporto sul Mercato del Meropenem - https://www.skyquestt.com/report/meropenem-market #Meropenem #Antibiotici #Farmaceutica #SettoreSanitario #MalattieInfettive #MercatoFarmaceutico #TrattamentiMedici #TendenzeSanitarie #MercatoGlobale #IndustriaFarmaceutica
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    Meropenem Market Size, Share | Industry Forecast [2033]
    Meropenem Market size was valued at USD 720.18 Million in 2025 to USD 1521.45 Million by 2033, growing at a CAGR of 9.8% during the forecast period (2026-2033).
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  • COSTUI dovrebbe TROVARSI già in GALERA!
    MENTE SPUDORATAMENTE SAPENDO di MENTIRE.
    Bill Gates annulla discorso in India dopo le rivelazioni sul caso Epstein
    Il fondatore di Microsoft non parteciperà al summit sull'intelligenza artificiale dopo essere stato nominato nei file del finanziere pedofilo.

    Il caso Epstein dispiega i suoi primi effetti su Bill Gates, che ha annullato il suo discorso previsto per oggi al summit sull’intelligenza artificiale in India. Lo ha dichiarato la Gates Foundation, dopo che il fondatore di Microsoft è stato nominato nei file del finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019. “Dopo un’attenta valutazione e per garantire che l’attenzione rimanga sulle priorità chiave dell’AI Summit, Gates non terrà il suo discorso”, ha affermato la fondazione in una nota. “La Fondazione Gates resta pienamente impegnata nel nostro lavoro in India per promuovere i nostri obiettivi comuni in materia di salute e sviluppo”, ha affermato. La Fondazione ha dichiarato che al posto del fondatore avrebbe parlato il presidente delle sedi in Africa e in India.

    Gates ha dichiarato di rimpiangere “ogni minuto” trascorso con Jeffrey Epstein, mentre la sua ex moglie Melinda ha affermato che aveva ancora domande a cui rispondere sulla sua relazione con il finanziere. In una bozza di e-mail contenuta nei documenti, Epstein affermava che Gates aveva avuto relazioni extraconiugali. In altre email il pedofilo ha scritto che il suo rapporto con Gates spaziava dall’aiutare Bill a procurarsi i farmaci, per affrontare le conseguenze dei rapporti sessuali con ragazze russe, al facilitare i suoi tentativi illeciti con donne sposate”.

    In una mail inviata a se stesso il 18 luglio 2013, che fa parte dei milioni di documenti resi pubblici dal Dipartimento della Giustizia, Epstein sostiene che Gates sarebbe rimasto contagiato da una malattia venerea dopo esser andato a letto con ragazze russe e attacca il fondatore di Microsoft per aver rotto la loro amicizia: “Per aggiungere insulto alla ferita mi chiedi ora di cancellare le mail relative alla tua malattia sessualmente trasmissibile e la tua richiesta di antibiotici da passare di nascosto a Melinda”, si legge, tra l’altro, nel messaggio.

    Il 4 febbraio in un’intervista a 9 News Australia, Gates ha ammesso di essere stato “sciocco” a trascorrere del tempo con Epstein, di essersi pentito di averlo mai conosciuto ma ha liquidato come “falsa” l’e-mail nella quale il finanziere pedofilo lamenta che Gates ha “scelto di ignorare la nostra amicizia” e fa riferimento alle “sue malattie sessualmente trasmissibili”. “Non sono mai andato all’Isola (di proprietà del finanziere sulla quale avvenivano gli incontri con le ragazze, ndr), non ho mai incontrato donne. Più cose verranno fuori, più sarà chiaro che, sebbene il momento sia stato un errore, non ha nulla a che fare con quel tipo di comportamento”.

    Il 18 dicembre i deputati democratici della Commissione di Vigilanza della Camera dei avevano hanno diffuso cinque fotografie provenienti dalla proprietà di Epstein: in una di queste Gates era in posa con una donna il cui volto era stato oscurato.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/19/caso-epstein-gates-microsoft-summit-india-news/8297127/
    COSTUI dovrebbe TROVARSI già in GALERA! MENTE SPUDORATAMENTE SAPENDO di MENTIRE. Bill Gates annulla discorso in India dopo le rivelazioni sul caso Epstein Il fondatore di Microsoft non parteciperà al summit sull'intelligenza artificiale dopo essere stato nominato nei file del finanziere pedofilo. Il caso Epstein dispiega i suoi primi effetti su Bill Gates, che ha annullato il suo discorso previsto per oggi al summit sull’intelligenza artificiale in India. Lo ha dichiarato la Gates Foundation, dopo che il fondatore di Microsoft è stato nominato nei file del finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019. “Dopo un’attenta valutazione e per garantire che l’attenzione rimanga sulle priorità chiave dell’AI Summit, Gates non terrà il suo discorso”, ha affermato la fondazione in una nota. “La Fondazione Gates resta pienamente impegnata nel nostro lavoro in India per promuovere i nostri obiettivi comuni in materia di salute e sviluppo”, ha affermato. La Fondazione ha dichiarato che al posto del fondatore avrebbe parlato il presidente delle sedi in Africa e in India. Gates ha dichiarato di rimpiangere “ogni minuto” trascorso con Jeffrey Epstein, mentre la sua ex moglie Melinda ha affermato che aveva ancora domande a cui rispondere sulla sua relazione con il finanziere. In una bozza di e-mail contenuta nei documenti, Epstein affermava che Gates aveva avuto relazioni extraconiugali. In altre email il pedofilo ha scritto che il suo rapporto con Gates spaziava dall’aiutare Bill a procurarsi i farmaci, per affrontare le conseguenze dei rapporti sessuali con ragazze russe, al facilitare i suoi tentativi illeciti con donne sposate”. In una mail inviata a se stesso il 18 luglio 2013, che fa parte dei milioni di documenti resi pubblici dal Dipartimento della Giustizia, Epstein sostiene che Gates sarebbe rimasto contagiato da una malattia venerea dopo esser andato a letto con ragazze russe e attacca il fondatore di Microsoft per aver rotto la loro amicizia: “Per aggiungere insulto alla ferita mi chiedi ora di cancellare le mail relative alla tua malattia sessualmente trasmissibile e la tua richiesta di antibiotici da passare di nascosto a Melinda”, si legge, tra l’altro, nel messaggio. Il 4 febbraio in un’intervista a 9 News Australia, Gates ha ammesso di essere stato “sciocco” a trascorrere del tempo con Epstein, di essersi pentito di averlo mai conosciuto ma ha liquidato come “falsa” l’e-mail nella quale il finanziere pedofilo lamenta che Gates ha “scelto di ignorare la nostra amicizia” e fa riferimento alle “sue malattie sessualmente trasmissibili”. “Non sono mai andato all’Isola (di proprietà del finanziere sulla quale avvenivano gli incontri con le ragazze, ndr), non ho mai incontrato donne. Più cose verranno fuori, più sarà chiaro che, sebbene il momento sia stato un errore, non ha nulla a che fare con quel tipo di comportamento”. Il 18 dicembre i deputati democratici della Commissione di Vigilanza della Camera dei avevano hanno diffuso cinque fotografie provenienti dalla proprietà di Epstein: in una di queste Gates era in posa con una donna il cui volto era stato oscurato. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/19/caso-epstein-gates-microsoft-summit-india-news/8297127/
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    Bill Gates annulla discorso in India dopo le rivelazioni sul caso Epstein
    Il fondatore di Microsoft non parteciperà al summit sull'intelligenza artificiale dopo essere stato nominato nei file del finanziere pedofilo
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  • Panoramica sul mercato della carne biologica: struttura del settore e panorama competitivo

    Il mercato globale della carne biologica sta vivendo una costante espansione, poiché i consumatori attribuiscono sempre più priorità alla sicurezza alimentare, al benessere degli animali e alle pratiche di allevamento sostenibili. La carne biologica, prodotta senza pesticidi sintetici, antibiotici, ormoni della crescita o mangimi geneticamente modificati, è passata dall'essere un'offerta di nicchia a una categoria di riferimento nel segmento delle proteine ​​premium. La crescente consapevolezza della salute, dell'impatto ambientale e dell'approvvigionamento etico sta rimodellando i modelli di domanda nei mercati sviluppati ed emergenti.

    Leggi il rapporto sul mercato della carne biologica oggi stesso - https://www.skyquestt.com/report/organic-meat-market

    #CarneBiologica #MercatoCarneBiologica #IndustriaAlimentareBiologica #AlimentiSostenibili #AlimentiEtichettaPulita #AgricolturaEtica #BenessereAnimale #ProteinePremium #TendenzeIndustriaAlimentare #MercatoAlimentareGlobale
    Panoramica sul mercato della carne biologica: struttura del settore e panorama competitivo Il mercato globale della carne biologica sta vivendo una costante espansione, poiché i consumatori attribuiscono sempre più priorità alla sicurezza alimentare, al benessere degli animali e alle pratiche di allevamento sostenibili. La carne biologica, prodotta senza pesticidi sintetici, antibiotici, ormoni della crescita o mangimi geneticamente modificati, è passata dall'essere un'offerta di nicchia a una categoria di riferimento nel segmento delle proteine ​​premium. La crescente consapevolezza della salute, dell'impatto ambientale e dell'approvvigionamento etico sta rimodellando i modelli di domanda nei mercati sviluppati ed emergenti. Leggi il rapporto sul mercato della carne biologica oggi stesso - https://www.skyquestt.com/report/organic-meat-market #CarneBiologica #MercatoCarneBiologica #IndustriaAlimentareBiologica #AlimentiSostenibili #AlimentiEtichettaPulita #AgricolturaEtica #BenessereAnimale #ProteinePremium #TendenzeIndustriaAlimentare #MercatoAlimentareGlobale
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    Organic Meat Market Share, Growth & Forecast 2033
    Organic Meat Market size is $24.75 billion in 2025, forecast at $45.14 billion by 2033, CAGR 7.8%.
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  • Hamburger nel carrello: batteri resistenti agli antibiotici nel 30% dei campioni
    Il test di Salvagente rivela super-batteri resistenti agli antibiotici in 4 hamburger su 12 acquistati nei supermercati italiani...

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/30/batteri-resistenti-antibiotici-hamburger-supermercati-news/8273038/
    Hamburger nel carrello: batteri resistenti agli antibiotici nel 30% dei campioni Il test di Salvagente rivela super-batteri resistenti agli antibiotici in 4 hamburger su 12 acquistati nei supermercati italiani... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/30/batteri-resistenti-antibiotici-hamburger-supermercati-news/8273038/
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    Hamburger nel carrello: batteri resistenti agli antibiotici nel 30% dei campioni
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  • LA PUGNALATA alla schiena della Meloni agli agricoltori e ai consumatori italiani e europei!

    Mercosur, Meloni firma e neutralizza il no di Macron. Ma per gli agricoltori non c’è vittoria. Ecco chi ci guadagna
    di Luisiana Gaita
    La presidente del Consiglio parla di "garanzie ottenute”. Ma l'intesa e le promesse non convincono chi protesta in piazza con i trattori e neppure gli ambientalisti.

    Giorgia Meloni lo ha detto: per dare l’ok all’accordo Mercosur “abbiamo messo in equilibrio interessi diversi”. Quelli dell’industria, quelli dell’agricoltura e quelli geopolitici. E quando ci sono troppi interessi in gioco, c’è il rischio che qualcuno perda. Così, mentre gli agricoltori manifestavano per le strade di Milano, con una protesta organizzata da Riscatto agricolo Lombardia e l’intero Coapi, Coordinamento agricoltori e pescatori italiani e i trattori bloccavano il traffico in Spagna, Francia e altre nazioni per dire no all’intesa negoziata per un quarto di secolo, i rappresentanti permanenti degli Stati membri riuniti a Bruxelles nel Coreper davano il primo via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. E avviavano la procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni.

    Una scelta che costerà più di un grattacapo
    Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria non si sono voluti assumere questa responsabilità e hanno votato contro. Il Belgio si è astenuto, l’Italia ha votato a favore. Stretta tra le richieste di reciprocità degli agricoltori e della sempre vicina Coldiretti, le pressioni di Confindustria, quelle della Commissione europea che vuole aprire a nuovi mercati, sperando di trovare in Sud America anche un salvagente alle strategie commerciali di Donald Trump. Sull’Italia il peso della decisione: con il suo voto è stata raggiunta la maggioranza qualificata, ossia il sostegno di almeno 15 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue. Con questa decisione, il governo italiano ha neutralizzato la Francia di Macron con cui Giorgia Meloni non ha mai avuto rapporto idilliaci. E d’altronde, è da settimane che i partiti di maggioranza esultano ad ogni concessione della Commissione europea, definendola “una vittoria italiana”. Sarebbe stato un problema dire ‘no’ all’accordo tanto voluto da Ursula von der Leyen dopo aver incassato tante “vittorie” politiche. Solo il tempo dirà a tutti, soprattutto agli agricoltori, se si trattava di vittorie concrete e se i vantaggi dell’accordo superano davvero i rischi. Nel frattempo, però, le organizzazioni agricole e le cooperative agricole europee, rappresentate da Copa e Cogeca “rimangono unanimi e unite nel denunciare un accordo che rimane fondamentalmente sbilanciato e imperfetto nella sua essenza, nonostante le ultime modifiche alle misure di salvaguardia aggiuntive”.

    Meloni: “Abbiamo detto sì, alla luce delle garanzie per gli agricoltori” - FALSO!

    E mentre il vicepremier polacco Władysław Kosiniak-Kamysz annncia che il Paese presenterà un ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue contro l’accordo, la premier italiana Giorgia Meloni non esulta per la maggioranza raggiunta. E si affretta a spiegare le ragioni che, alla fine, l’hanno spinta a dare l’ok. Un via libera che, già si aspetta, le procurerà più di un grattacapo. “Non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Non potevamo dire sì, a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni” ha detto alla conferenza di fine anno. E ha ricordato come l’Italia abbia aperto una interlocuzione con la Commissione Ue, ottenendo “alcuni risultati per gli agricoltori”. Tra questi, la premier ha ricordato il meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, il fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. E, nell’ambito della trattativa sul bilancio Ue per la Pac, la possibilità di poter utilizzare già dal 2028, altri 45 miliardi di euro che sarebbero rimasti bloccati fino al 2032. “Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l’ok all’accordo” ha ribadito. Anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha ricordato il fondo da 6,3 miliardi di euro “per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti previste dal regolamento Cbam.

    L’ultima conferma: indagini dopo l’aumento dei prezzi del 5%
    Nel corso della riunione degli ambasciatori, la presidenza cipriota dell’Ue ha constatato “l’ampio sostegno” sufficiente a raggiungere la maggioranza qualificata sul pacchetto per la firma e l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale ad Interim (iTA) e dell’accordo di partnership (Empa) con il Mercosur. Nella stessa sessione sono state formalmente approvate (con qualche modifica) le salvaguardie negoziate a dicembre da Parlamento e Consiglio Ue, che devono ancora essere adottate dal Parlamento europeo in sessione plenaria. Obiettivo: proteggere il settore agroalimentare europeo da potenziali gravi distorsioni su prodotti come pollame, carne bovina, uova, agrumi e zucchero. Il nuovo quadro stabilisce soglie specifiche affinché la Commissione europea possa avviare indagini e, nel caso, attivare misure specifiche, qualora si verificasse un forte impatto sui prodotti agricoli sensibili europei. A dicembre, Consiglio e Parlamento europei avevano concordato di fissare tali soglie all’8%, ma queste sono state ridotte al 5%, come sostenuto inizialmente dall’Eurocamera, per soddisfare le richieste di Roma. Quindi Bruxelles ora potrà intervenire ogni volta che le importazioni di prodotti sensibili aumenteranno in media del 5% e i prezzi scenderanno della stessa percentuale in un periodo di tre anni.

    Chi vince e chi rischia
    Ma allora chi è che più rischia e chi è che vince con la firma dell’accordo? A guadagnarci sono gli esportatori europei. Nell’Unione europea della manifattura, della meccanica, dell’impiantistica e della componentistica, Bruxelles punta alla rimozione graduale dei dazi su automobili e componenti auto, macchinari, vestiti, tessuti, prodotti chimici. E calcola un risparmio per gli esportatori europei di oltre 4 miliardi di euro all’anno. Da qui le pressioni di Confindustria per la firma dell’accordo. Per quanto riguarda il comparto agricolo i settori che potrebbero beneficiarne sono quello dei vini e dei liquori (con un abbattimento dei dazi fino al 35%) e dell’olio di oliva (con l’eliminazione graduale del 10% di dazio). Il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi considera “strategica la chiusura positiva dell’accordo”. Oggi i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all’importazione. Per il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino “il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivo”. Ma l’accordo aprirà la strada europea a prodotti del Mercosur, come la carne di bovino, il pollame e lo zucchero, dietro i quali c’è più di un rischio (Leggi l’approfondimento). Basta pensare che il Brasile, il maggiore esportatore di carne al mondo (con l’Unione europea come secondo mercato dopo la Cina), prevede un aumento delle esportazioni agricole versione l’Ue da oltre 8 miliardi di dollari al 2040. “Dal Mercosur – sostiene Coldiretti – arriveranno 300 milioni di chilogrammi di carne di manzo e di pollo dalle allevamenti dove si usano antibiotici vietati in Europa e 60 milioni di chilogrammi di riso coltivato con l’uso di pesticidi proibiti in Ue, oltre a 180 milioni di chilogrammi di zucchero prodotto anche attraverso lo sfruttamento dei lavoratori”.

    Gli agricoltori vogliono (ma non ottengono) “le stesse regole”
    Confagricoltura conferma le sue perplessità sostenendo che l’accordo, nella sua forma attuale “rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur”. Anche Cna Agroalimentare ribadisce la contrarietà all’accordo Mercosur senza garanzie sulla concorrenza e sugli standard ambientali e sanitari. E ribatte: “L’intesa, come attualmente configurata, rischia di introdurre elementi di concorrenza sleale, in ragione delle profonde differenze negli standard ambientali, sanitari e sociali tra l’Unione europea e i Paesi aderenti al Mercosur”. Per Cna Agroalimentare è fondamentale introdurre condizioni di reciprocità. Tradotto: i prodotti che entrano nell’Unione Europea devono rispondere alle stesse regole che devono essere rispettate da agricoltori e produttori europei. E torna il discorso degli interessi: “Non è sostenibile l’utilizzo dei prodotti agroalimentari come strumento di compensazione negoziale in accordi che favoriscono altri comparti economici. Gli accordi di libero scambio devono tenere insieme le esigenze degli esportatori e quelle degli importatori a tutela dei consumatori”. Per Coldiretti “il governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte.”. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale: “Ora la presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur”.

    L’accusa degli ambientalisti
    Anche gli ambientalisti protestano e manifestano le loro preoccupazioni. “Le promesse della Commissione europea di minori vincoli e maggiori risorse non affrontano i nodi strutturali dell’accordo, né garantiscono controlli efficaci sulle merci che entrano nel mercato europeo” commenta Martina Borghi, della campagna Foreste di Greenpeace Italia. E aggiunge: “Questo accordo si inserisce in un contesto già fortemente preoccupante: l’indebolimento e il rinvio del Regolamento europeo per smettere di importare deforestazione (Eudr), l’attacco alla Moratoria sulla soia in Amazzonia e la spinta a un modello di scambio che incentiva la distruzione degli ecosistemi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/09/accordo-mercosur-meloni-francia-agricoltori-notizie/8250658/
    LA PUGNALATA alla schiena della Meloni agli agricoltori e ai consumatori italiani e europei! Mercosur, Meloni firma e neutralizza il no di Macron. Ma per gli agricoltori non c’è vittoria. Ecco chi ci guadagna di Luisiana Gaita La presidente del Consiglio parla di "garanzie ottenute”. Ma l'intesa e le promesse non convincono chi protesta in piazza con i trattori e neppure gli ambientalisti. Giorgia Meloni lo ha detto: per dare l’ok all’accordo Mercosur “abbiamo messo in equilibrio interessi diversi”. Quelli dell’industria, quelli dell’agricoltura e quelli geopolitici. E quando ci sono troppi interessi in gioco, c’è il rischio che qualcuno perda. Così, mentre gli agricoltori manifestavano per le strade di Milano, con una protesta organizzata da Riscatto agricolo Lombardia e l’intero Coapi, Coordinamento agricoltori e pescatori italiani e i trattori bloccavano il traffico in Spagna, Francia e altre nazioni per dire no all’intesa negoziata per un quarto di secolo, i rappresentanti permanenti degli Stati membri riuniti a Bruxelles nel Coreper davano il primo via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. E avviavano la procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni. Una scelta che costerà più di un grattacapo Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria non si sono voluti assumere questa responsabilità e hanno votato contro. Il Belgio si è astenuto, l’Italia ha votato a favore. Stretta tra le richieste di reciprocità degli agricoltori e della sempre vicina Coldiretti, le pressioni di Confindustria, quelle della Commissione europea che vuole aprire a nuovi mercati, sperando di trovare in Sud America anche un salvagente alle strategie commerciali di Donald Trump. Sull’Italia il peso della decisione: con il suo voto è stata raggiunta la maggioranza qualificata, ossia il sostegno di almeno 15 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue. Con questa decisione, il governo italiano ha neutralizzato la Francia di Macron con cui Giorgia Meloni non ha mai avuto rapporto idilliaci. E d’altronde, è da settimane che i partiti di maggioranza esultano ad ogni concessione della Commissione europea, definendola “una vittoria italiana”. Sarebbe stato un problema dire ‘no’ all’accordo tanto voluto da Ursula von der Leyen dopo aver incassato tante “vittorie” politiche. Solo il tempo dirà a tutti, soprattutto agli agricoltori, se si trattava di vittorie concrete e se i vantaggi dell’accordo superano davvero i rischi. Nel frattempo, però, le organizzazioni agricole e le cooperative agricole europee, rappresentate da Copa e Cogeca “rimangono unanimi e unite nel denunciare un accordo che rimane fondamentalmente sbilanciato e imperfetto nella sua essenza, nonostante le ultime modifiche alle misure di salvaguardia aggiuntive”. Meloni: “Abbiamo detto sì, alla luce delle garanzie per gli agricoltori” - FALSO! E mentre il vicepremier polacco Władysław Kosiniak-Kamysz annncia che il Paese presenterà un ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue contro l’accordo, la premier italiana Giorgia Meloni non esulta per la maggioranza raggiunta. E si affretta a spiegare le ragioni che, alla fine, l’hanno spinta a dare l’ok. Un via libera che, già si aspetta, le procurerà più di un grattacapo. “Non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Non potevamo dire sì, a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni” ha detto alla conferenza di fine anno. E ha ricordato come l’Italia abbia aperto una interlocuzione con la Commissione Ue, ottenendo “alcuni risultati per gli agricoltori”. Tra questi, la premier ha ricordato il meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, il fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. E, nell’ambito della trattativa sul bilancio Ue per la Pac, la possibilità di poter utilizzare già dal 2028, altri 45 miliardi di euro che sarebbero rimasti bloccati fino al 2032. “Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l’ok all’accordo” ha ribadito. Anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha ricordato il fondo da 6,3 miliardi di euro “per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti previste dal regolamento Cbam. L’ultima conferma: indagini dopo l’aumento dei prezzi del 5% Nel corso della riunione degli ambasciatori, la presidenza cipriota dell’Ue ha constatato “l’ampio sostegno” sufficiente a raggiungere la maggioranza qualificata sul pacchetto per la firma e l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale ad Interim (iTA) e dell’accordo di partnership (Empa) con il Mercosur. Nella stessa sessione sono state formalmente approvate (con qualche modifica) le salvaguardie negoziate a dicembre da Parlamento e Consiglio Ue, che devono ancora essere adottate dal Parlamento europeo in sessione plenaria. Obiettivo: proteggere il settore agroalimentare europeo da potenziali gravi distorsioni su prodotti come pollame, carne bovina, uova, agrumi e zucchero. Il nuovo quadro stabilisce soglie specifiche affinché la Commissione europea possa avviare indagini e, nel caso, attivare misure specifiche, qualora si verificasse un forte impatto sui prodotti agricoli sensibili europei. A dicembre, Consiglio e Parlamento europei avevano concordato di fissare tali soglie all’8%, ma queste sono state ridotte al 5%, come sostenuto inizialmente dall’Eurocamera, per soddisfare le richieste di Roma. Quindi Bruxelles ora potrà intervenire ogni volta che le importazioni di prodotti sensibili aumenteranno in media del 5% e i prezzi scenderanno della stessa percentuale in un periodo di tre anni. Chi vince e chi rischia Ma allora chi è che più rischia e chi è che vince con la firma dell’accordo? A guadagnarci sono gli esportatori europei. Nell’Unione europea della manifattura, della meccanica, dell’impiantistica e della componentistica, Bruxelles punta alla rimozione graduale dei dazi su automobili e componenti auto, macchinari, vestiti, tessuti, prodotti chimici. E calcola un risparmio per gli esportatori europei di oltre 4 miliardi di euro all’anno. Da qui le pressioni di Confindustria per la firma dell’accordo. Per quanto riguarda il comparto agricolo i settori che potrebbero beneficiarne sono quello dei vini e dei liquori (con un abbattimento dei dazi fino al 35%) e dell’olio di oliva (con l’eliminazione graduale del 10% di dazio). Il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi considera “strategica la chiusura positiva dell’accordo”. Oggi i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all’importazione. Per il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino “il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivo”. Ma l’accordo aprirà la strada europea a prodotti del Mercosur, come la carne di bovino, il pollame e lo zucchero, dietro i quali c’è più di un rischio (Leggi l’approfondimento). Basta pensare che il Brasile, il maggiore esportatore di carne al mondo (con l’Unione europea come secondo mercato dopo la Cina), prevede un aumento delle esportazioni agricole versione l’Ue da oltre 8 miliardi di dollari al 2040. “Dal Mercosur – sostiene Coldiretti – arriveranno 300 milioni di chilogrammi di carne di manzo e di pollo dalle allevamenti dove si usano antibiotici vietati in Europa e 60 milioni di chilogrammi di riso coltivato con l’uso di pesticidi proibiti in Ue, oltre a 180 milioni di chilogrammi di zucchero prodotto anche attraverso lo sfruttamento dei lavoratori”. Gli agricoltori vogliono (ma non ottengono) “le stesse regole” Confagricoltura conferma le sue perplessità sostenendo che l’accordo, nella sua forma attuale “rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur”. Anche Cna Agroalimentare ribadisce la contrarietà all’accordo Mercosur senza garanzie sulla concorrenza e sugli standard ambientali e sanitari. E ribatte: “L’intesa, come attualmente configurata, rischia di introdurre elementi di concorrenza sleale, in ragione delle profonde differenze negli standard ambientali, sanitari e sociali tra l’Unione europea e i Paesi aderenti al Mercosur”. Per Cna Agroalimentare è fondamentale introdurre condizioni di reciprocità. Tradotto: i prodotti che entrano nell’Unione Europea devono rispondere alle stesse regole che devono essere rispettate da agricoltori e produttori europei. E torna il discorso degli interessi: “Non è sostenibile l’utilizzo dei prodotti agroalimentari come strumento di compensazione negoziale in accordi che favoriscono altri comparti economici. Gli accordi di libero scambio devono tenere insieme le esigenze degli esportatori e quelle degli importatori a tutela dei consumatori”. Per Coldiretti “il governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte.”. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale: “Ora la presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur”. L’accusa degli ambientalisti Anche gli ambientalisti protestano e manifestano le loro preoccupazioni. “Le promesse della Commissione europea di minori vincoli e maggiori risorse non affrontano i nodi strutturali dell’accordo, né garantiscono controlli efficaci sulle merci che entrano nel mercato europeo” commenta Martina Borghi, della campagna Foreste di Greenpeace Italia. E aggiunge: “Questo accordo si inserisce in un contesto già fortemente preoccupante: l’indebolimento e il rinvio del Regolamento europeo per smettere di importare deforestazione (Eudr), l’attacco alla Moratoria sulla soia in Amazzonia e la spinta a un modello di scambio che incentiva la distruzione degli ecosistemi”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/09/accordo-mercosur-meloni-francia-agricoltori-notizie/8250658/
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    Mercosur: Meloni dice sì all'accordo contro il volere di agricoltori e Macron
    L'Italia ha dato il via libera all'accordo commerciale con il Sud America, decisivo per raggiungere la maggioranza qualificata in Ue
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  • FATE MOLTA ATTENZIONE!
    "Attenzione, questi farmaci comuni alterano l'intestino anche anni dopo l'uso": l'allarme nel nuovo studio. L'esperto: “I farmaci restano sicuri, priorità resta la cura del paziente”
    Nuova ricerca rivela che beta-bloccanti, antidepressivi e inibitori della pompa protonica modificano la flora intestinale anche dopo la sospensione...
    Per capire meglio la portata di questo studio abbiamo intervistato Danilo De Gregorio, professore associato di Farmacologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano
    “Attenzione, questi farmaci comuni alterano l’intestino anche anni dopo l’uso”: l’allarme nel nuovo studio. L’esperto: “Restano sicuri, priorità resta la cura del paziente”


    Negli ultimi decenni abbiamo imparato a guardare al microbioma intestinale come a un organo chiave del nostro benessere. Non più soltanto un “aiutante digestivo”, ma un attore attivo nella salute immunitaria, metabolica e persino mentale. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista mSystems aggiunge però un tassello inatteso: molti farmaci di uso comune – dai beta-bloccanti agli antidepressivi, fino agli inibitori della pompa protonica – possono alterare l’equilibrio dei batteri intestinali per anni, anche dopo la sospensione della terapia.

    Non si tratta soltanto degli antibiotici, da tempo noti per il loro impatto sul microbiota, ma di molecole largamente prescritte nella pratica quotidiana per disturbi cronici come ipertensione, insonnia, ansia e reflusso gastrico. I ricercatori dell’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, hanno osservato che gli effetti di questi farmaci si protraggono nel tempo, modificando la composizione e la funzione della flora intestinale ben oltre la durata del trattamento. Si tratta di conclusioni di uno studio che richiedono altre conferme e approfondimenti, tuttavia suscita interrogativi cruciali: fino a che punto la “memoria farmacologica” del nostro intestino influenza la salute generale? E come possiamo bilanciare la necessità di cura con la tutela del microbioma, considerato ormai un alleato essenziale del cervello e del sistema immunitario? Per capire meglio la portata di questi risultati abbiamo intervistato Danilo De Gregorio, professore associato di Farmacologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
    L’esperto: “Risultati interessanti, ma da leggere con prudenza”

    “Lo studio è sicuramente interessante, anche per l’ampiezza della coorte analizzata – spiega De Gregorio – perché parliamo di oltre 2.500 individui sottoposti a screening per valutare l’impatto di diversi farmaci sul microbioma. Tuttavia, da farmacologo, ritengo che i risultati vadano interpretati con cautela. Gli autori hanno analizzato un numero molto elevato di farmaci su una popolazione eterogenea, dai giovani agli anziani, molti dei quali in politerapia. In queste condizioni è complesso isolare l’effetto di un singolo farmaco, poiché le interazioni tra molecole possono già di per sé modificare il microbioma, spesso in modo reversibile e non necessariamente negativo”. Il professore ricorda che il microbioma è un sistema dinamico, influenzato da molte variabili: “Dieta, stress, processi infiammatori, perfino fattori ambientali. Anche bere un bicchiere di latte può, nell’immediato, modificare la flora intestinale. Attribuire alterazioni durature esclusivamente ai farmaci, quindi, può essere fuorviante. I dati olandesi sono utili per generare ipotesi di lavoro, ma è prematuro trarre conclusioni cliniche definitive sulla salute a lungo termine”.
    “I farmaci restano sicuri: la priorità è sempre la cura del paziente”

    In ogni caso, come gestire il possibile impatto dei farmaci più diffusi? De Gregorio è netto: “La priorità resta la cura del paziente. I beta-bloccanti, gli antidepressivi o gli inibitori della pompa protonica hanno benefici consolidati e non ci sono motivi per sospenderli per timore di alterazioni microbiche. È però importante prescriverli sempre in modo appropriato, alla dose minima efficace e per il tempo strettamente necessario. Inoltre, bisognerebbe evitare politerapie superflue: quando si combinano troppi farmaci, le interazioni aumentano e l’effetto complessivo sul microbioma può diventare meno prevedibile”. Dal punto di vista del paziente, aggiunge, è possibile comunque adottare alcune buone pratiche: “Ridurre lo stress e seguire un’alimentazione equilibrata aiuta a mantenere l’omeostasi intestinale. Ma non ci sono, al momento, motivi per limitare o modificare le terapie consolidate sulla base dei risultati di un singolo studio”.

    Come “riparare” un microbioma alterato

    E se un trattamento farmacologico avesse effettivamente modificato la flora intestinale? “Uno dei modi per preservare o riequilibrare il microbioma – spiega l’esperto – è l’utilizzo di prebiotici o probiotici selezionati, combinati con una dieta ricca di fibre e alimenti fermentati. Anche la riduzione dello stress gioca un ruolo importante”. Il farmacologo cita le ricerche del neuroscienziato irlandese John Cryan, tra i pionieri dello studio del cosiddetto asse intestino-cervello: “Alcuni studi sperimentali hanno mostrato che nei pazienti depressi il microbioma risulta alterato e che, nei casi resistenti agli antidepressivi tradizionali, un trapianto fecale da donatori sani può migliorare i sintomi. Non è ancora una terapia clinicamente approvata, ma ci dà la misura di quanto la modulazione del microbioma possa influenzare anche la salute mentale”.
    Un sistema complesso, da rispettare

    Di fatto, lo studio olandese rappresenta più un punto di partenza che un allarme: “I risultati vanno presi con cautela, perché influenzati da molteplici fattori, in particolare nelle persone che assumono più farmaci contemporaneamente. Queste molecole – conclude De Gregorio – restano sicure e utili: ci ricordano soltanto che il corpo è un sistema complesso, e che ogni terapia deve essere calibrata con attenzione”.


    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/12/attenzione-questi-farmaci-comuni-alterano-lintestino-anche-anni-dopo-luso-lallarme-nel-nuovo-studio-lesperto-restano-sicuri-priorita-resta-la-cura-del-paziente/8184689/
    FATE MOLTA ATTENZIONE! "Attenzione, questi farmaci comuni alterano l'intestino anche anni dopo l'uso": l'allarme nel nuovo studio. L'esperto: “I farmaci restano sicuri, priorità resta la cura del paziente” Nuova ricerca rivela che beta-bloccanti, antidepressivi e inibitori della pompa protonica modificano la flora intestinale anche dopo la sospensione... Per capire meglio la portata di questo studio abbiamo intervistato Danilo De Gregorio, professore associato di Farmacologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano “Attenzione, questi farmaci comuni alterano l’intestino anche anni dopo l’uso”: l’allarme nel nuovo studio. L’esperto: “Restano sicuri, priorità resta la cura del paziente” Negli ultimi decenni abbiamo imparato a guardare al microbioma intestinale come a un organo chiave del nostro benessere. Non più soltanto un “aiutante digestivo”, ma un attore attivo nella salute immunitaria, metabolica e persino mentale. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista mSystems aggiunge però un tassello inatteso: molti farmaci di uso comune – dai beta-bloccanti agli antidepressivi, fino agli inibitori della pompa protonica – possono alterare l’equilibrio dei batteri intestinali per anni, anche dopo la sospensione della terapia. Non si tratta soltanto degli antibiotici, da tempo noti per il loro impatto sul microbiota, ma di molecole largamente prescritte nella pratica quotidiana per disturbi cronici come ipertensione, insonnia, ansia e reflusso gastrico. I ricercatori dell’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, hanno osservato che gli effetti di questi farmaci si protraggono nel tempo, modificando la composizione e la funzione della flora intestinale ben oltre la durata del trattamento. Si tratta di conclusioni di uno studio che richiedono altre conferme e approfondimenti, tuttavia suscita interrogativi cruciali: fino a che punto la “memoria farmacologica” del nostro intestino influenza la salute generale? E come possiamo bilanciare la necessità di cura con la tutela del microbioma, considerato ormai un alleato essenziale del cervello e del sistema immunitario? Per capire meglio la portata di questi risultati abbiamo intervistato Danilo De Gregorio, professore associato di Farmacologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. L’esperto: “Risultati interessanti, ma da leggere con prudenza” “Lo studio è sicuramente interessante, anche per l’ampiezza della coorte analizzata – spiega De Gregorio – perché parliamo di oltre 2.500 individui sottoposti a screening per valutare l’impatto di diversi farmaci sul microbioma. Tuttavia, da farmacologo, ritengo che i risultati vadano interpretati con cautela. Gli autori hanno analizzato un numero molto elevato di farmaci su una popolazione eterogenea, dai giovani agli anziani, molti dei quali in politerapia. In queste condizioni è complesso isolare l’effetto di un singolo farmaco, poiché le interazioni tra molecole possono già di per sé modificare il microbioma, spesso in modo reversibile e non necessariamente negativo”. Il professore ricorda che il microbioma è un sistema dinamico, influenzato da molte variabili: “Dieta, stress, processi infiammatori, perfino fattori ambientali. Anche bere un bicchiere di latte può, nell’immediato, modificare la flora intestinale. Attribuire alterazioni durature esclusivamente ai farmaci, quindi, può essere fuorviante. I dati olandesi sono utili per generare ipotesi di lavoro, ma è prematuro trarre conclusioni cliniche definitive sulla salute a lungo termine”. “I farmaci restano sicuri: la priorità è sempre la cura del paziente” In ogni caso, come gestire il possibile impatto dei farmaci più diffusi? De Gregorio è netto: “La priorità resta la cura del paziente. I beta-bloccanti, gli antidepressivi o gli inibitori della pompa protonica hanno benefici consolidati e non ci sono motivi per sospenderli per timore di alterazioni microbiche. È però importante prescriverli sempre in modo appropriato, alla dose minima efficace e per il tempo strettamente necessario. Inoltre, bisognerebbe evitare politerapie superflue: quando si combinano troppi farmaci, le interazioni aumentano e l’effetto complessivo sul microbioma può diventare meno prevedibile”. Dal punto di vista del paziente, aggiunge, è possibile comunque adottare alcune buone pratiche: “Ridurre lo stress e seguire un’alimentazione equilibrata aiuta a mantenere l’omeostasi intestinale. Ma non ci sono, al momento, motivi per limitare o modificare le terapie consolidate sulla base dei risultati di un singolo studio”. Come “riparare” un microbioma alterato E se un trattamento farmacologico avesse effettivamente modificato la flora intestinale? “Uno dei modi per preservare o riequilibrare il microbioma – spiega l’esperto – è l’utilizzo di prebiotici o probiotici selezionati, combinati con una dieta ricca di fibre e alimenti fermentati. Anche la riduzione dello stress gioca un ruolo importante”. Il farmacologo cita le ricerche del neuroscienziato irlandese John Cryan, tra i pionieri dello studio del cosiddetto asse intestino-cervello: “Alcuni studi sperimentali hanno mostrato che nei pazienti depressi il microbioma risulta alterato e che, nei casi resistenti agli antidepressivi tradizionali, un trapianto fecale da donatori sani può migliorare i sintomi. Non è ancora una terapia clinicamente approvata, ma ci dà la misura di quanto la modulazione del microbioma possa influenzare anche la salute mentale”. Un sistema complesso, da rispettare Di fatto, lo studio olandese rappresenta più un punto di partenza che un allarme: “I risultati vanno presi con cautela, perché influenzati da molteplici fattori, in particolare nelle persone che assumono più farmaci contemporaneamente. Queste molecole – conclude De Gregorio – restano sicure e utili: ci ricordano soltanto che il corpo è un sistema complesso, e che ogni terapia deve essere calibrata con attenzione”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/12/attenzione-questi-farmaci-comuni-alterano-lintestino-anche-anni-dopo-luso-lallarme-nel-nuovo-studio-lesperto-restano-sicuri-priorita-resta-la-cura-del-paziente/8184689/
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    "Attenzione, questi farmaci comuni alterano l'intestino anche anni dopo l'uso": l'allarme nel nuovo studio. L'esperto: “I farmaci restano sicuri, priorità resta la cura del paziente”
    Nuova ricerca rivela che beta-bloccanti, antidepressivi e inibitori della pompa protonica modificano la flora intestinale anche dopo la sospensione
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  • Da leggere per capire l'inganno: CURÒ IL COVID: ASSOLTO DOPO LA DELAZIONE DI UN COLLEGA CHE NON CURÒ IL COVID!
    Il medico bolognese Fabio Milani, che curò una famiglia con polmonite da Covid trattata dal medico di famiglia a ”Tachipirina e vigile attesa” fu segnalato da quest’ultimo all’ordine per ”non essersi vaccinato”, ed è stato processato per ”esercizio abusivo della professione medica”. Il 20 gennaio 2025, dopo ”cinque anni durissimi” e tre anni di processo può finalmente cantare vittoria, grazie al giudice della seconda sezione penale di Bologna Stefano Levoni che lo ha assolto ristabilendo così la sua onorabilità professionale che, durante la pandemia da Covid lo aveva indotto a sopperire alle ”assenze” di altri colleghi medici come quella del collega che lo denunciò.
    L’avvocato Riccardo Luzi di Cesena, legale del dott. Milani in questa vicenda kafkiana, ha commentato: ”Una vicenda drammatica ed emblematica della situazione, che molti medici hanno vissuto”.
    Ma questa storia merita di essere raccontata dall’inizio.
    Il dottor Fabio Milani è uno stimato medico del bolognese che durante il Covid ha curato non solo i suoi pazienti, ma anche quelli degli altri medici che si rifiutavano di andare a casa a visitarli, forti della raccomandazione delle circolari ministeriali ”Tachipirina e vigile” attesa che oggi il ministro speranzoso cerca di nascondere e negare.
    Dopo la pubblicazione del D.L. n° 44/2021 il dott. Milani decide di non sottoporsi alla vaccinazione e, per questo motivo, nel luglio 2021 riceve una segnalazione dalla sua Asl che ”lo sospende da tutte quelle attività inerenti il rischio di diffusione del Sars-Cov 2”. Una definizione piuttosto vaga e ridicola.
    Il 16 dicembre 2021 si rivolge al dott. Milani una signora di Bologna che sta male, come il marito e la figlia, per chiedere l’assistenza medica perché il loro medico di famiglia, per ben due volte, si è rifiutato di andare a casa a visitarli, e successivamente ai Nas ha detto ”Io a casa loro non ci metterò mai piede!”, mentre la sentenza del giudice recita: ”Per tale ragione aveva contattato il proprio medico curante, il quale le aveva detto di prendere della Tachipirina e di vedere l'evolversi della malattia, nonostante gli fosse stata rappresentata la gravità della condizione clinica della stessa e del marito.”. A quel punto entra in gioco il dott. Milani, suggerito da un suo assistito. Ricordate, vero? In quel periodo si cercavano disperatamente medici disponibili a curare mentre i ”medici di famiglia” osservavano le circolari ministeriali, una vergogna sanitaria sulla quale temo che la Commissione bicamerale Covid non si indagherà mai abbastanza.
    Il 16 dicembre il dott. Milani si reca a casa della famiglia riscontrando in tutti i tre componenti una polmonite in atto. Prescrive farmaci, fra cui un antibiotico e un cortisonico, e i tre malati iniziano le cure. Terminata la prima scatola di antibiotici, la signora richiama il medico di famiglia, lo aggiorna sulle loro condizioni, e gli chiede una nuova ricetta per i farmaci che stavano prendendo, necessari per proseguire le cure. Ma il medico di famiglie, dopo aver appreso della visita del dott. Milani a casa dei suoi assistiti, indaga su di lui e scopre che il medico è destinatario di una segnalazione dell'Asl che lo sospende (anche se tecnicamente è un termine improprio) dalle attività di cura. In realtà, Milani non era stato ancora sospeso dall'Ordine dei medici di appartenenza, pertanto, non aveva alcuna limitazione prescrittiva e di cura. Ma il collega pensa di segnalarlo comunque all'Ordine.
    Così, ”invece di indagare quel medico per omissione di soccorso e omissione d'atti d'ufficio”, parte un procedimento penale contro l’unico medico che ha curato i tre malati per ”esercizio abusivo della professione medica” anche se la famiglia curata da lui si è precipitata in tribunale per testimoniare a suo favore.
    Iniziato il processo, anche il Pm si convince dell'estraneità dai fatti del dott. Milani e, aderendo alla memoria del legale ne chiede l'assoluzione, arrivata il 20 gennaio scorso, scrive: ”P.Q.M. assolve Milani Fabio dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste”.
    L’avv. Luzi ha spiegato che ”In punta di diritto, la mossa vincente è stata aver eccepito che il 16 dicembre 2021 il mio assistito non era affatto sospeso dall'esercizio della professione medica. Fino al 31 dicembre 2021, infatti, per l'applicazione della legge n° 44/2021 (che regolamentava l'obbligo vaccinale dei sanitari) era in vigore un regime di sospensione comminato dalle Asl, ma che non inibiva l'esercizio della professione. Successivamente, col D.L. n° 172/2022 si è dato un giro di vite, chiamando in causa direttamente gli Ordini professionali anche per altre professioni. Quindi il dott. Milani a quella data non era sospeso, cosa che invece accadde solo successivamente”.
    Il Giudice ha dato ragione al dottor Milani che ogg” può tirare un sospiro di sollievo: ”Ha fatto bene il suo lavoro e, invece di sentirsi dire ‘grazie’, si è trovato in questa situazione drammatica”!
    Il dott. Milani ha commentato: ”È stato pesante, sono stati cinque anni di lotta, ma rifarei tutto perché ho testimoniato che il nostro dovere di medici è quello di curare, cosa che durante la pandemia purtroppo non è sempre avvenuta”.
    Complimenti, dott. Milani!

    Leggete anche: https://lanuovabq.it/it/curo-il-covid-assolto-dopo-la-delazione-del-collega

    Da leggere per capire l'inganno: CURÒ IL COVID: ASSOLTO DOPO LA DELAZIONE DI UN COLLEGA CHE NON CURÒ IL COVID! Il medico bolognese Fabio Milani, che curò una famiglia con polmonite da Covid trattata dal medico di famiglia a ”Tachipirina e vigile attesa” fu segnalato da quest’ultimo all’ordine per ”non essersi vaccinato”, ed è stato processato per ”esercizio abusivo della professione medica”. Il 20 gennaio 2025, dopo ”cinque anni durissimi” e tre anni di processo può finalmente cantare vittoria, grazie al giudice della seconda sezione penale di Bologna Stefano Levoni che lo ha assolto ristabilendo così la sua onorabilità professionale che, durante la pandemia da Covid lo aveva indotto a sopperire alle ”assenze” di altri colleghi medici come quella del collega che lo denunciò. L’avvocato Riccardo Luzi di Cesena, legale del dott. Milani in questa vicenda kafkiana, ha commentato: ”Una vicenda drammatica ed emblematica della situazione, che molti medici hanno vissuto”. Ma questa storia merita di essere raccontata dall’inizio. Il dottor Fabio Milani è uno stimato medico del bolognese che durante il Covid ha curato non solo i suoi pazienti, ma anche quelli degli altri medici che si rifiutavano di andare a casa a visitarli, forti della raccomandazione delle circolari ministeriali ”Tachipirina e vigile” attesa che oggi il ministro speranzoso cerca di nascondere e negare. Dopo la pubblicazione del D.L. n° 44/2021 il dott. Milani decide di non sottoporsi alla vaccinazione e, per questo motivo, nel luglio 2021 riceve una segnalazione dalla sua Asl che ”lo sospende da tutte quelle attività inerenti il rischio di diffusione del Sars-Cov 2”. Una definizione piuttosto vaga e ridicola. Il 16 dicembre 2021 si rivolge al dott. Milani una signora di Bologna che sta male, come il marito e la figlia, per chiedere l’assistenza medica perché il loro medico di famiglia, per ben due volte, si è rifiutato di andare a casa a visitarli, e successivamente ai Nas ha detto ”Io a casa loro non ci metterò mai piede!”, mentre la sentenza del giudice recita: ”Per tale ragione aveva contattato il proprio medico curante, il quale le aveva detto di prendere della Tachipirina e di vedere l'evolversi della malattia, nonostante gli fosse stata rappresentata la gravità della condizione clinica della stessa e del marito.”. A quel punto entra in gioco il dott. Milani, suggerito da un suo assistito. Ricordate, vero? In quel periodo si cercavano disperatamente medici disponibili a curare mentre i ”medici di famiglia” osservavano le circolari ministeriali, una vergogna sanitaria sulla quale temo che la Commissione bicamerale Covid non si indagherà mai abbastanza. Il 16 dicembre il dott. Milani si reca a casa della famiglia riscontrando in tutti i tre componenti una polmonite in atto. Prescrive farmaci, fra cui un antibiotico e un cortisonico, e i tre malati iniziano le cure. Terminata la prima scatola di antibiotici, la signora richiama il medico di famiglia, lo aggiorna sulle loro condizioni, e gli chiede una nuova ricetta per i farmaci che stavano prendendo, necessari per proseguire le cure. Ma il medico di famiglie, dopo aver appreso della visita del dott. Milani a casa dei suoi assistiti, indaga su di lui e scopre che il medico è destinatario di una segnalazione dell'Asl che lo sospende (anche se tecnicamente è un termine improprio) dalle attività di cura. In realtà, Milani non era stato ancora sospeso dall'Ordine dei medici di appartenenza, pertanto, non aveva alcuna limitazione prescrittiva e di cura. Ma il collega pensa di segnalarlo comunque all'Ordine. Così, ”invece di indagare quel medico per omissione di soccorso e omissione d'atti d'ufficio”, parte un procedimento penale contro l’unico medico che ha curato i tre malati per ”esercizio abusivo della professione medica” anche se la famiglia curata da lui si è precipitata in tribunale per testimoniare a suo favore. Iniziato il processo, anche il Pm si convince dell'estraneità dai fatti del dott. Milani e, aderendo alla memoria del legale ne chiede l'assoluzione, arrivata il 20 gennaio scorso, scrive: ”P.Q.M. assolve Milani Fabio dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste”. L’avv. Luzi ha spiegato che ”In punta di diritto, la mossa vincente è stata aver eccepito che il 16 dicembre 2021 il mio assistito non era affatto sospeso dall'esercizio della professione medica. Fino al 31 dicembre 2021, infatti, per l'applicazione della legge n° 44/2021 (che regolamentava l'obbligo vaccinale dei sanitari) era in vigore un regime di sospensione comminato dalle Asl, ma che non inibiva l'esercizio della professione. Successivamente, col D.L. n° 172/2022 si è dato un giro di vite, chiamando in causa direttamente gli Ordini professionali anche per altre professioni. Quindi il dott. Milani a quella data non era sospeso, cosa che invece accadde solo successivamente”. Il Giudice ha dato ragione al dottor Milani che ogg” può tirare un sospiro di sollievo: ”Ha fatto bene il suo lavoro e, invece di sentirsi dire ‘grazie’, si è trovato in questa situazione drammatica”! Il dott. Milani ha commentato: ”È stato pesante, sono stati cinque anni di lotta, ma rifarei tutto perché ho testimoniato che il nostro dovere di medici è quello di curare, cosa che durante la pandemia purtroppo non è sempre avvenuta”. Complimenti, dott. Milani! Leggete anche: https://lanuovabq.it/it/curo-il-covid-assolto-dopo-la-delazione-del-collega
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  • ORRORE SENZA FINE!
    Le testimonianze drammatiche degli operatori MSF sotto le bombe di Gaza
    Fame, bombardamenti e migliaia di bambini amputati: le voci di Tanya e Rosa raccontano l'inferno quotidiano di Gaza.

    Non guardare. Decine e decine di cadaveri disseminati sui lati della strada: sembrano marcire per terra. Si alza la polvere. Avvolge tutto. Macerie davanti, dietro. Di colpo ritornano quell’odore, quando il sangue si raggruma e si fa nero, e la puzza delle fogne. Il rumore dei carri di legno trasportati dagli asini, carichi di corpi flaccidi e sporchi di gesso, misto al gemito dei motori diesel dei blindati, con i soldati israeliani a bordo. Sotto, il ronzio dei droni. “Oggi in ospedale dovevo gridare per sentire la mia voce, i droni erano assordanti”, racconta al Fatto prima che internet salti per tutto il giorno Rosa Mazzone, amministratrice di missione per Medici Senza Frontiere a Deir al-Balah, dove attualmente l’ong ha uno dei suoi due ospedali da campo. “Qui stanno arrivando le persone che scappano dall’offensiva del nord. La scorsa settimana abbiamo soccorso nelle cliniche dove operiamo oltre 3.600 persone, pazienti che pochi giorni fa erano nelle terapie intensive al nord, che mai sarebbero dovuti essere dimessi, che sono stati caricati dalle loro famiglie su carretti e trasportati in ospedali che non riescono ad accoglierli né curarli. Ci sono moltissimi feriti di guerra con infezioni e siamo senza antibiotici, garze sterili, mancano tutte le forniture mediche essenziali bloccate al confine dalle autorità israeliane”. La medicazione delle amputazioni – nei 18 ospedali funzionanti (erano 36) al limite del collasso e che continuano a subire attacchi mirati – è diventata la principale attività medica. “Abbiamo aumentato i posti posti letto, siamo determinati ma affranti”, prosegue Rosa. “Nel nord abbiamo dovuto chiudere le nostre cliniche, avevamo i blindati a pochi metri…”. Anche la Croce Rossa, dopo MSF, pochi giorni fa è stata costretta a fare la stessa cosa. “Da due anni si susseguono i bombardamenti, gli sfollamenti, la carestia, gli attacchi agli ospedali, altri bombardamenti, altri sfollamenti. Ci chiediamo: ma i leader mondiali che aspettano? Da mesi, mesi e mesi servono due cose: cessate il fuoco immediato e duraturo e un massiccio ingresso di aiuti in tutta la Striscia”.

    Il blocco degli aiuti umanitari e alimentari, imposto a Gaza dal 2 marzo scorso, sta riducendo i palestinesi a una dipendenza. Per mangiare, devono strisciare verso i loro assassini e mendicare. Umiliati, terrorizzati, disperati per pochi brandelli di cibo, sono privati della dignità, dell’autonomia e della libertà di agire. “Non esiste un caso, dalla Seconda guerra mondiale, in cui un’intera popolazione sia stata ridotta alla fame estrema e all’indigenza con tale rapidità”, ha scritto sul Guardian Alex de Waal, direttore esecutivo della World Peace Foundation. Chi sta morendo di fame non ha abbastanza calorie per sostenersi. In preda alla disperazione, inizia a mangiare erba o foglie se le trova, insetti, topi, sporcizia. Strappa piccoli pezzi di cibo, spesso avariato, e li raziona. Soffre di diarrea e di infezioni respiratorie. Si abbassa il livello di ossigeno dai polmoni al corpo. Diventa anemico. I muscoli deperiscono. I reni si bloccano. Il sistema immunitario impazzisce. E malattie infettive come tifo o tubercolosi finiscono quel che resta di corpi scheletrici che vagano come zombie. In cerca di cibo e acqua. Con occhi svuotati, vitrei.

    “Negli ultimi anni sono stata in missione nella Striscia molte volte, l’ultima a marzo”, spiega Tanya Haj-Hassan, pediatra statunitense specializzata in terapia intensiva che lavora con MSF e con Medical Aid for Palestinians UK, in questi giorni in visita in diversi Paesi per raccontare come l’umanità sia morta a Gaza. Le sue parole e lacrime al Forum delle Nazioni Unite, l’anno scorso, fecero il giro del mondo. “A Gaza i bambini vengono uccisi e mutilati a un ritmo mai visto: sono la più grande popolazione di amputati pediatrici della storia”. Tanya ricorda quelli che hanno vissuto abbastanza da incrociare la sua missione. Pensa ad Amer, 13 anni, con una grave lesione al collo dopo il bombardamento della sua casa. Continuava a chiamare la sorella, senza riconoscerla nel letto accanto: era bruciata viva. Pensa ad Aline, sette mesi, sopravvissuta a stento, mentre i suoi genitori cercavano di proteggerla. Poi, la bomba. “Le ciglia e i capelli bruciacchiati, la pelle intrisa dell’odore acre delle armi fornite e finanziate dall’Occidente, si stringeva a me in terapia intensiva. Sua madre, suo padre e la sorellina di cinque anni tutti morti. E lei è rimasta orfana a sette mesi. Come mi ha detto un medico di Gaza, quando gli ho chiesto cosa volesse che raccontassi al mondo: ‘La gente là fuori ha visto davvero i corpi carbonizzati dei bambini? Io non riesco a capirlo’.”

    Negli ultimi due anni, gli operatori sanitari che hanno prestato volontariato a Gaza hanno lanciato senza sosta appelli e testimonianze ai media, ai governi nazionali, agli organismi internazionali. Nulla è cambiato. In questa striscia di terra e macerie, sono stati uccisi in 1.600: il 2024 è stato l’anno più letale per chi decide di aiutare semplicemente chi va aiutato, come amava ripetere Gino Strada. “Vi dico: continuate a mobilitarvi per Gaza. Da qui vi vediamo e ci sentiamo meno soli”. La voce di Rosa da Deir al-Balah arriva, forte. Poi, però, la comunicazione si interrompe.

    MASSIMA DIFFUSIONE!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/06/msf-gaza-testimonianze-crisi-umanitaria-oggi/8150850/
    ORRORE SENZA FINE! Le testimonianze drammatiche degli operatori MSF sotto le bombe di Gaza Fame, bombardamenti e migliaia di bambini amputati: le voci di Tanya e Rosa raccontano l'inferno quotidiano di Gaza. Non guardare. Decine e decine di cadaveri disseminati sui lati della strada: sembrano marcire per terra. Si alza la polvere. Avvolge tutto. Macerie davanti, dietro. Di colpo ritornano quell’odore, quando il sangue si raggruma e si fa nero, e la puzza delle fogne. Il rumore dei carri di legno trasportati dagli asini, carichi di corpi flaccidi e sporchi di gesso, misto al gemito dei motori diesel dei blindati, con i soldati israeliani a bordo. Sotto, il ronzio dei droni. “Oggi in ospedale dovevo gridare per sentire la mia voce, i droni erano assordanti”, racconta al Fatto prima che internet salti per tutto il giorno Rosa Mazzone, amministratrice di missione per Medici Senza Frontiere a Deir al-Balah, dove attualmente l’ong ha uno dei suoi due ospedali da campo. “Qui stanno arrivando le persone che scappano dall’offensiva del nord. La scorsa settimana abbiamo soccorso nelle cliniche dove operiamo oltre 3.600 persone, pazienti che pochi giorni fa erano nelle terapie intensive al nord, che mai sarebbero dovuti essere dimessi, che sono stati caricati dalle loro famiglie su carretti e trasportati in ospedali che non riescono ad accoglierli né curarli. Ci sono moltissimi feriti di guerra con infezioni e siamo senza antibiotici, garze sterili, mancano tutte le forniture mediche essenziali bloccate al confine dalle autorità israeliane”. La medicazione delle amputazioni – nei 18 ospedali funzionanti (erano 36) al limite del collasso e che continuano a subire attacchi mirati – è diventata la principale attività medica. “Abbiamo aumentato i posti posti letto, siamo determinati ma affranti”, prosegue Rosa. “Nel nord abbiamo dovuto chiudere le nostre cliniche, avevamo i blindati a pochi metri…”. Anche la Croce Rossa, dopo MSF, pochi giorni fa è stata costretta a fare la stessa cosa. “Da due anni si susseguono i bombardamenti, gli sfollamenti, la carestia, gli attacchi agli ospedali, altri bombardamenti, altri sfollamenti. Ci chiediamo: ma i leader mondiali che aspettano? Da mesi, mesi e mesi servono due cose: cessate il fuoco immediato e duraturo e un massiccio ingresso di aiuti in tutta la Striscia”. Il blocco degli aiuti umanitari e alimentari, imposto a Gaza dal 2 marzo scorso, sta riducendo i palestinesi a una dipendenza. Per mangiare, devono strisciare verso i loro assassini e mendicare. Umiliati, terrorizzati, disperati per pochi brandelli di cibo, sono privati della dignità, dell’autonomia e della libertà di agire. “Non esiste un caso, dalla Seconda guerra mondiale, in cui un’intera popolazione sia stata ridotta alla fame estrema e all’indigenza con tale rapidità”, ha scritto sul Guardian Alex de Waal, direttore esecutivo della World Peace Foundation. Chi sta morendo di fame non ha abbastanza calorie per sostenersi. In preda alla disperazione, inizia a mangiare erba o foglie se le trova, insetti, topi, sporcizia. Strappa piccoli pezzi di cibo, spesso avariato, e li raziona. Soffre di diarrea e di infezioni respiratorie. Si abbassa il livello di ossigeno dai polmoni al corpo. Diventa anemico. I muscoli deperiscono. I reni si bloccano. Il sistema immunitario impazzisce. E malattie infettive come tifo o tubercolosi finiscono quel che resta di corpi scheletrici che vagano come zombie. In cerca di cibo e acqua. Con occhi svuotati, vitrei. “Negli ultimi anni sono stata in missione nella Striscia molte volte, l’ultima a marzo”, spiega Tanya Haj-Hassan, pediatra statunitense specializzata in terapia intensiva che lavora con MSF e con Medical Aid for Palestinians UK, in questi giorni in visita in diversi Paesi per raccontare come l’umanità sia morta a Gaza. Le sue parole e lacrime al Forum delle Nazioni Unite, l’anno scorso, fecero il giro del mondo. “A Gaza i bambini vengono uccisi e mutilati a un ritmo mai visto: sono la più grande popolazione di amputati pediatrici della storia”. Tanya ricorda quelli che hanno vissuto abbastanza da incrociare la sua missione. Pensa ad Amer, 13 anni, con una grave lesione al collo dopo il bombardamento della sua casa. Continuava a chiamare la sorella, senza riconoscerla nel letto accanto: era bruciata viva. Pensa ad Aline, sette mesi, sopravvissuta a stento, mentre i suoi genitori cercavano di proteggerla. Poi, la bomba. “Le ciglia e i capelli bruciacchiati, la pelle intrisa dell’odore acre delle armi fornite e finanziate dall’Occidente, si stringeva a me in terapia intensiva. Sua madre, suo padre e la sorellina di cinque anni tutti morti. E lei è rimasta orfana a sette mesi. Come mi ha detto un medico di Gaza, quando gli ho chiesto cosa volesse che raccontassi al mondo: ‘La gente là fuori ha visto davvero i corpi carbonizzati dei bambini? Io non riesco a capirlo’.” Negli ultimi due anni, gli operatori sanitari che hanno prestato volontariato a Gaza hanno lanciato senza sosta appelli e testimonianze ai media, ai governi nazionali, agli organismi internazionali. Nulla è cambiato. In questa striscia di terra e macerie, sono stati uccisi in 1.600: il 2024 è stato l’anno più letale per chi decide di aiutare semplicemente chi va aiutato, come amava ripetere Gino Strada. “Vi dico: continuate a mobilitarvi per Gaza. Da qui vi vediamo e ci sentiamo meno soli”. La voce di Rosa da Deir al-Balah arriva, forte. Poi, però, la comunicazione si interrompe. MASSIMA DIFFUSIONE! https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/06/msf-gaza-testimonianze-crisi-umanitaria-oggi/8150850/
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