ππ π
ππ«π«ππ«π’ ππ₯ππππ«π’ππ è uno degli esempi più interessanti di ciò che succede quando un brand rischia di dimenticare cosa rappresenta davvero nella testa delle persone.
Perché il punto non è “l’elettrico sì” o “l’elettrico no”, l'innovazione, la ricerca e tutto il resto.
Quello è il dibattito superficiale per chi guarda il mercato solo dal punto di vista tecnico o ideologico.
Il punto vero è un altro: ππ‘π ππ¨π¬π π¬πππ’ π―ππ§πππ§ππ¨ πππ―π―ππ«π¨?
Ferrari non vende automobili, non le ha mai vendute.
Ferrari vende rumore.
Vibrazione.
Odore.
Status.
Sogno.
Infanzia.
Poster in camera.
Un certo modo quasi irrazionale di sentirsi vivi.
Una Ferrari non è mai stata una scelta logica, è sempre stata una scelta emotiva. Sempre, sempre, sempre.
Ed è qui che nasce il problema.
Quando un brand costruisce per un secolo il proprio valore attorno a sensazioni visceralmente analogiche, meccaniche e istintive, non può pensare di spostarsi improvvisamente verso una narrativa fredda, silenziosa e “responsabile” senza pagare un prezzo percettivo enorme.
Il rischio non è vendere meno auto.
Il rischio è smettere di essere Ferrari.
Ed è esattamente il motivo per cui moltissimi brand oggi si stanno schiantando contro la stessa parete: inseguono narrative sociali, politiche o culturali pensando che basti “adattarsi ai tempi”, senza chiedersi se quell’adattamento sia coerente con il posizionamento costruito nella mente delle persone.
Un brand forte non può permettersi di sembrare confuso.
Quando un brand diventa confuso, il mercato smette di desiderarlo e comincia semplicemente a valutarlo.
Nel momento in cui vieni valutato razionalmente, comparato razionalmente e giudicato razionalmente… perdi gran parte del tuo potere.
La verità è che quello che chiamano marketing moderno sta facendo danni enormi proprio perché troppi manager hanno smesso di capire una cosa fondamentale:
I ππ«ππ§π π§π¨π§ π―π’π―π¨π§π¨ π§ππ’ π©π«π¨ππ¨πππ’.
ππ’π―π¨π§π¨ π§ππ₯π₯π πππ¬ππ πππ₯π₯π π©ππ«π¬π¨π§π.
E se tradisci troppo violentemente quell’immagine mentale, puoi anche avere la tecnologia migliore del mondo.
Ma rischi di distruggere il motivo per cui le persone ti desideravano.
Hey, @Ferrari! Poi non dite che non vi avevo avvertito.
Perché il punto non è “l’elettrico sì” o “l’elettrico no”, l'innovazione, la ricerca e tutto il resto.
Quello è il dibattito superficiale per chi guarda il mercato solo dal punto di vista tecnico o ideologico.
Il punto vero è un altro: ππ‘π ππ¨π¬π π¬πππ’ π―ππ§πππ§ππ¨ πππ―π―ππ«π¨?
Ferrari non vende automobili, non le ha mai vendute.
Ferrari vende rumore.
Vibrazione.
Odore.
Status.
Sogno.
Infanzia.
Poster in camera.
Un certo modo quasi irrazionale di sentirsi vivi.
Una Ferrari non è mai stata una scelta logica, è sempre stata una scelta emotiva. Sempre, sempre, sempre.
Ed è qui che nasce il problema.
Quando un brand costruisce per un secolo il proprio valore attorno a sensazioni visceralmente analogiche, meccaniche e istintive, non può pensare di spostarsi improvvisamente verso una narrativa fredda, silenziosa e “responsabile” senza pagare un prezzo percettivo enorme.
Il rischio non è vendere meno auto.
Il rischio è smettere di essere Ferrari.
Ed è esattamente il motivo per cui moltissimi brand oggi si stanno schiantando contro la stessa parete: inseguono narrative sociali, politiche o culturali pensando che basti “adattarsi ai tempi”, senza chiedersi se quell’adattamento sia coerente con il posizionamento costruito nella mente delle persone.
Un brand forte non può permettersi di sembrare confuso.
Quando un brand diventa confuso, il mercato smette di desiderarlo e comincia semplicemente a valutarlo.
Nel momento in cui vieni valutato razionalmente, comparato razionalmente e giudicato razionalmente… perdi gran parte del tuo potere.
La verità è che quello che chiamano marketing moderno sta facendo danni enormi proprio perché troppi manager hanno smesso di capire una cosa fondamentale:
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E se tradisci troppo violentemente quell’immagine mentale, puoi anche avere la tecnologia migliore del mondo.
Ma rischi di distruggere il motivo per cui le persone ti desideravano.
Hey, @Ferrari! Poi non dite che non vi avevo avvertito.
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Perché il punto non è “l’elettrico sì” o “l’elettrico no”, l'innovazione, la ricerca e tutto il resto.
Quello è il dibattito superficiale per chi guarda il mercato solo dal punto di vista tecnico o ideologico.
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Una Ferrari non è mai stata una scelta logica, è sempre stata una scelta emotiva. Sempre, sempre, sempre.
Ed è qui che nasce il problema.
Quando un brand costruisce per un secolo il proprio valore attorno a sensazioni visceralmente analogiche, meccaniche e istintive, non può pensare di spostarsi improvvisamente verso una narrativa fredda, silenziosa e “responsabile” senza pagare un prezzo percettivo enorme.
Il rischio non è vendere meno auto.
Il rischio è smettere di essere Ferrari.
Ed è esattamente il motivo per cui moltissimi brand oggi si stanno schiantando contro la stessa parete: inseguono narrative sociali, politiche o culturali pensando che basti “adattarsi ai tempi”, senza chiedersi se quell’adattamento sia coerente con il posizionamento costruito nella mente delle persone.
Un brand forte non può permettersi di sembrare confuso.
Quando un brand diventa confuso, il mercato smette di desiderarlo e comincia semplicemente a valutarlo.
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E se tradisci troppo violentemente quell’immagine mentale, puoi anche avere la tecnologia migliore del mondo.
Ma rischi di distruggere il motivo per cui le persone ti desideravano.
Hey, @Ferrari! Poi non dite che non vi avevo avvertito.